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ATTUALITA'

Governo/Questione italiana o europea?

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di Vittoria Ludovica Di Lauro e Isabella Mistretta
– Circa tre mesi dopo le ultime elezioni, l’Italia è pronta ad essere guidata da un nuovo Governo. Un Governo che si vede prevalentemente dominato da due partiti, o meglio, movimenti, che hanno scelto di adottare come cavallo di battaglia, sia pre-elettorale che elettorale, l’euroscetticismo e l’anti-europeismo.

Noi italiani, dunque, ci troviamo costretti ad attendere la modalità nella quale verranno, se verranno, messe in atto le premesse/promesse di questi ultimi mesi. Il campo è ampio: si va da un’uscita dall’Euro senza alcun indugio, arrivando perfino all’uscita dall’ intera UE, una vera e propria “Brexit all’italiana”;  ad una più moderata rivisitazione delle questioni maggiormente controverse: dalla regola di bilancio, alla riduzione del debito pubblico. Oppure, si possono anche raggiungere posizioni ancora più blande, consistenti nella “semplice” richiesta di avere, come Paese, un peso maggiore per quanto riguarda le decisioni comunitarie.
Queste questioni, l’Unione Europea e l’Euro, sono quelle che, anche se in maniera subconscia, occupano i pensieri di Italiani, in Italia o all’Estero, fin dalle prime misure prese dalla stessa UE al fine di contenere e contrastare la crisi che affligge non solo la nostra Nazione, ma anche altre che fanno parte dell’Unione.
Sono svariati i vantaggi che il restare nell’UE offre, alcuni tra i più importanti sono il fatto di possedere un mercato unico, ovvero che non impone dazi e tasse varie, ma che puó invece imporli ad altri Paesi, favorendo dunque notevolmente l’economia collettiva; e la libertà di spostamento, all’interno dell’Unione, non solo di merci, bensì anche di cittadini, servizi e liberi professionisti, un vantaggio da non sottovalutare in quanto fattore fondamentale dello sviluppo di molteplici Paesi. Come ogni cosa, però, essa ha anche i suoi contro, primo tra i quali la conseguenza, forse più tangibile e significativa di tutte, del sopra citato mercato unitario, le cui regole non sono esattamente “corrette”: infatti, esso non presenta norme e regolamentazioni uguali per ogni Paese, variano soprattutto i valori di tasse e costi sul lavoro, elemento che dovrebbe essere alla base di qualsivoglia unione politica e sociale.
Per quanto riguarda la questione della moneta, anch’essa presenta i suoi pro ed i suoi contro, tra i vantaggi che sono decantati da coloro che sono intenzionati a mantenere l’Euro vi è quello di possedere un unità monetaria, che garantisce l’assenza di rischio di oscillazioni monetarie che potrebbero portare anche al crollo economico. Uno svantaggio di questa valuta è quello di essere stata una delle cause della crisi, infatti, il tasso di cambio dalla Lira all’Euro(1€= 1.936,27 Lire) si è mostrato essere estremamente svantaggioso, e ha causato il raddoppiamento dei prezzi, con conseguenti regolamentazioni più dure e pesanti.

Infografica a cura di Sara Avallato

La redazione ha pensato di legare quest’articolo ad un’opera d’arte molto particolare. In quanti si sono mai chiesti da dove venga il simbolo dell’euro? Quest’ultimo ha origini antiche, deriva infatti dalla lettera greca epsilon. Le parole glyphe (francese) e glufè (greco) hanno donato il nome a questo particolare simbolo, il glifo, riferendosi ad un incavo con una sezione tonda. Sono stati quattro esperti, vincitori di un concorso, a dare vita alla “€” che oggi tutti noi conosciamo.  I disegnatori hanno affermato che le due linee “simboleggiano la stabilità dell’Euro e la “E” si ispira all’Europa.” La vera e propria apparizione in scena del glifo è avvenuta il primo Gennaio del 1999.
Se siete interessati a vedere in maniera più dettagliata il processo di raggiungimento del nostro Governo, andate a vedere su YouTube il video realizzato da Cecilia Bertolotto.

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ATTUALITA'

CHRISTCHURCH/Le due facce della Nuova Zelanda

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di Sara Avallato

– Un gruppo di credenti è riunito in preghiera in una delle moschee di Christchurch, Nuova Zelanda, quando un uomo irrompe nell’edificio. Comincia a sparare, in un paio minuti le vittime sono decine. (altro…)

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DALL'ITALIA

15 MARZO/Giovani in piazza per il futuro, ma domani?

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di Sara Avallato

– Migliaia di studenti da ogni parte d’Italia e del mondo si sono riuniti ieri in piazza per protestare e far sentire la propria voce. A nessuno è infatti rimasto indifferente l’appello di scienziati, attivisti e ambientalisti a prendere finalmente sul serio l’impatto che gli uomini hanno sulla natura che li circonda.

Cosa possiamo fare?
Per troppi anni si sono ignorate le conseguenze dell’industrializzazione, scaricando alle generazioni future il peso di dover far fronte a tale problematica. Adesso, però, è diventato impossibile rimandare ulteriormente le nostre preoccupazioni. Per quanto possa sembrare minimo, l’aumento della temperatura media di soli 1,5 gradi porta con sé conseguenze drastiche alle quali ci stiamo lentamente avvicinando. Basti pensare che in poche decine di anni questa sia già salita di 0,8 gradi e che non accenni ad arrestarsi. Secondo la scienza, però, siamo molto vicini a superare quella soglia. L’aumento del livello del mare, come anche la diffusione di grave siccità in zone fino ad adesso sempre state abitate, sono ciò che ci aspetta in futuro se non prendiamo immediatamente provvedimenti.
Per quanto ognuno si possa adoperare per ridurre al minimo i propri sprechi, il grande passo deve essere fatto dalle industrie e dai nostri politici. Nonostante questi abbiano attuato piani a lungo termine per diminuire le emissioni di gas nocivi al nostro ambiente e allo stesso tempo aumentare le energie green, questo non basta. Si stima che anche se tutti i progetti venissero rispettati, cosa già di per sé non scontata, si finirebbe solo per rimandare di qualche anno l’inevitabile.

Tutti in piazza
È per questo che si è deciso di far sentir il proprio dissenso ed incitare i nostri capi di stato a prendere in mano la situazione.
La folla di studenti di ogni età che ha riempito le nostre piazze è stata ispirata, prima di tutto, da una giovane attivista svedese di soli 15 anni: Greta Thunberg. Si è fatta conoscere grazie alla sua decisione di saltare scuola ogni venerdì per manifestare davanti al parlamento, con l’obbiettivo di convincere i parlamentari di Stoccolma ad affrontare il problema del riscaldamento globale. I suoi sforzi sono stati ascoltati quando ha avuto l’opportunità di parlare al Parlamento Europeo di Bruxelles, catturando l’interesse dei media e di moltissimi giovani nel mondo.
Proprio dal suo impegno è nata l’organizzazione Fridays for Future, che ha proposto lo sciopero del 15 marzo. Sono stati in migliaia a portare con sé striscioni e cartelli e marciare per le più grandi città d’Italia, non presentandosi a scuola e lasciando moltissime aule praticamente vuote.
Ancora una volta è stata lasciata ai ragazzi la responsabilità di lottare per il proprio futuro e per il mondo nel quale cresceranno, ma le loro richieste saranno ascoltate?

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DAL MONDO

OTTO MARZO/ Un giorno come gli altri?

Matilde Passerini

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– di Matilde Passerini

 

Come ogni anno, è tradizione in gran parte del mondo dedicare la giornata dell’otto marzo alla festa della donna. Si tratta di una ricorrenza che rappresenta non solo un importante evento culturale, ma ci permette anche di ricordare le battaglie affrontate nel corso della storia per arrivare alla conquista dei diritti fondamentali delle donne. Purtroppo questa celebrazione viene spesso sottovalutata, poiché la si considera una festività di scarsa importanza. Inoltre, sebbene la tradizione del mazzo di mimosa e i ripetuti auguri non passino mai di moda, la festa che conosciamo oggi è segnata da cicatrici provocate dagli ormai innumerevoli episodi di violenza nei confronti della donna, sia a carattere fisico che psicologico.

Questo Otto Marzo 2019 è iniziato infatti con la notizia di due femminicidi avvenuti in due città italiane differenti: a Napoli una donna di 36 anni e madre di tre figlie è stata uccisa dal marito poiché egli riteneva che lei non lo amasse più; a poche ore di distanza,a Roma una ragazza di circa ventinove anni è stata picchiata a sangue e uccisa dal fidanzato, ancora una volta, per gelosia.

Avvenimenti di tale atrocità sembrano non trovare fine. La violenza fisica non è l’unico problema, infatti si trascura il fatto che la donna è spesso oggetto di stereotipi: La maggior parte degli uomini ritiene che la donna sia meno competente in specifici ambiti lavorativi, che non sappia risolvere determinati problemi e che quindi  non sappia portare a termine progetti che in realtà è benissimo in grado di realizzare. Ad esempio, si è sempre pensato che le ragazze non fossero portate per gli studi scientifici, mentre i risultati che oggi ottengono nella scienza e nella medicina confermano il contrario. La donna ha sempre avuto più difficoltà a raggiungere i propri obbiettivi, perché ostacolata, spesso inconsciamente, da quegli stessi stereotipi che la fanno apparire più debole e meno capace di affrontare determinate sfide.

Eppure, la giornata dell’otto marzo sembra far svanire tutte le ingiustizie e i pregiudizi che la donna subisce: in realtà, i problemi permangono anche nel 2019 e tutte noi dobbiamo continuare a combattere per far valere i nostri diritti sul lavoro, in famiglia e nella società.

La festa della donna assume oggi un valore ancora più significativo perché ci vuole dare un segnale: la donna ha bisogno dei propri diritti, che dopotutto sono quelli umani,e ha la necessità di vivere in un mondo dove può avere la consapevolezza di essere trattata al pari di tutti gli uomini, di raggiungere gli obbiettivi che si è posta e realizzare i propri sogni.

 

 

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