Connect with us

LA REALTA'

Sport, miti e leggende

Pubblicato

il

di Enrico Tognon

– Quando diciamo sport intendiamo un insieme di cose diverse, perché vissute diversamente dalle varie culture. Per gli antichi greci, l’ agonismo era parte integrante di una cultura che faceva delle gare olimpiche uno dei momenti più solenni dell’identità greca. Oggi lo sport appare mutato, snaturato , venduto come un qualsiasi prodotto commerciale. Grandi miti- però -continuano a far sognare la nostra generazione; dagli eroi della mitologia greca, ai record-men dell’epoca contemporanea, la storia racconta di grandi uomini capaci di abbattere il muro della fatica, grazie a una grande tenacia e forza d”animo.Ma cosa significa essere un mito? Probabilmente l’età storica influisce molto su questo aspetto; credo che però diventare  un mito nello sport significhi essere un esempio per molte persone.Un esempio concreto,  una strada spianata per molti; un campione indiscusso, senza tempo. Di fronte a tutto ciò occorre, però, conservare la consapevolezza che, accanto alle storie di questi miti, di queste leggende, ci sono le storie di persone normali, capaci di dimenticare per un attimo la loro identità umana per stare soli con il loro corpo. E se non ci fossero miti nello sport? Apparentemente saremmo tutti in grado di strabiliare chiunque;  senza punti di riferimento non sapremmo neanche come confrontarci con lo sport.I miti, perciò, sono fondamentali nella vita di tutti gli sportivi: passando da un semplice amico, a un campione olimpico, chiunque, anche nel suo piccolo, può essere un mito.Un compagno d’allenamento, un ragazzo più grande, una squadra del cuore, possono essere tutti possibili miti. Il mito, nello sport, non risiede, come è facile pensare, solo nei grandi campioni senza tempo, ma anche nelle esperienze, nelle sensazioni che ogni sportivo, a modo suo, vive.Inoltre i miti in tutte le epoche sono stati punti di riferimento per intere generazioni: un atleta  vede nella leggenda un punto di arrivo, e non un punto di inizio. Pur sapendo che probabilmente non si arriverà mai a un tale livello, l’ambizione  scaturita dall’ammirazione è così grande che ci permette di continuare imperterriti  a faticare, a correre verso obiettivi sempre più difficili.Penso che ogni sportivo abbia il proprio mito, qualcuno da cui imparare, qualcuno che ci incoraggi, anche inconsapevolmente,  ad andare avanti, sopportare la fatica, fino ad ottenere i risultati desiderati.Ognuno pratica il proprio sport, con i propri miti; per me, praticando atletica leggera fin da quando ero piccolo, il mio grande campione è Pietro Mennea; vincitore dei 200 metri nel 1980 a Mosca, stabilendo un record che fu battuto solamente da Michael Jonson nel 1996 e successivamente da  Usain Bolt nel 2009 a Berlino. Il record di Mennea rimane  tuttora comunque  la migliore prestazione europea.Un semplice ragazzo del sud, grazie ai suoi sacrifici è stato capace di fare emozionare una nazione intera ieri, e molti giovani oggi.Una leggenda difficile anche da descrivere: sarà per la  ritrosia che ha contraddistinto l’atleta e che lo ha differenziato dagli attuali campioni, sempre in cerca di spettacolo.Grazie Pietro, sei il mio grande mito.Chi sarà il prossimo Pietro Mennea?  Le ormai imminenti  olimpiadi di Rio 2016 ci potranno consegnare un nuovo nome di qualcuno  capace di entrare nella leggenda, non soltanto per le sue vittorie ma per il modo in cui le otterrà e per le emozioni che ci farà vivere?

Continua a leggere
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

CAPIRE

NIGERIA/Quando lo sport si trasforma in guerra

Pubblicato

il

Un anno come questo, autore di catastrofi impensabili, non si lascia sfuggire proprio niente: la rabbia spesso è causa di tremendi mali. In un clima dove vittime e perdite non mancano a causa della guerra, ne sopraggiungono altre per tragedie sempre più strazianti. Nigeria, 29 Marzo 2022, con l’eliminazione dai mondiali della squadra nigeriana, in campo scendono i tifosi: infuriati per il pareggio (fatale per l’esclusione dal campionato) gli spettatori hanno trasformato lo stadio in un campo di battaglia. Una partita pareggiata 1-1 con il Ghana ha portato al fallimento della qualificazone al Mondiale in Qatar. Tragedie come questa non dovrebbero nemmeno esistere, eppure sono più attuali di quanto crediamo.

In un clima di scompiglio, rabbia e ribellione da parte dei tifosi, un medico addetto ai controlli antidoping dei giocatori è stato aggredito e ucciso. Non si conosce ancora con certezza la dimanica, ma una cosa si sa per certo: allo stadio nazionale di Abuja è scopppiato il caos. Una rabbia confusa, priva di fondamenti, sfogata su persone e oggetti, ha portato anche a questo: una luce in meno nel mondo dello sport. Anche i tentativi di rianimare la vittima, dopo essere stata percossa e calpestata violentemente dalla folla, sono stati inutili.

Così scompare un uomo, così si distrugge una famiglia: nello scompiglio di una semplice partita di calcio, un risultato sfavorevole ha portato alla morte di un innocente. L’uomo era stato numrose volte chiamato come medico in altri campionati e occasioni negli anni precedenti, ma a causa di persone così spregevoli non potrà prenderne più parte in futuro. Adesso il vuoto non è solo più in quello stadio, su quegli spalti e sul terreno da gioco devastato, ma anche nei cuori di chi lo conosceva.

Perde la vita Joseph Kabungo, che lascia un silenzio così profondo e triste da far riflettere anche i cuori più meschini. E’ bastata questa dimostrazione, qualche zolla di terreno strappata e panchine rovesciate, a insegnare che la guerra non esiste solo all’interno di determinati confini. Nessuno è salvo fuori dalle frontiere, perché a determinare la guerra è l’uomo stesso e i suoi istinti ingiusti, non  soldati e missili. La vera guerra è dentro l’uomo e per quanta paura possa fare, siamo i primi a ostinarci a combatterla contro gli altri. Questa tragica vicenda, per quanto brutale, è solo l’ennesima prova che la violenza è sempre causa e mai soluzione.

Continua a leggere

CAPIRE

MADRI LAVORATRICI/Come le donne liguri hanno affrontato il Covid

Pubblicato

il

Mancano ormai pochi giorni all’arrivo dell’estate e, con essa, di quel senso di spensieratezza e leggerezza che i mesi caldi portano con sé. Quest’anno, però, la fine della primavera preannuncia anche un definitivo abbandono delle tanto odiate norme anti-Covid.  (altro…)

Continua a leggere

CAPIRE

VIRUS/Cosa succederebbe se sparissero tutti?

Pubblicato

il

Nel corso dei secoli i virus sono stati responsabili di decine di milioni di morti, provocando malattie in parte ancora oggi incurabili. Quest’ultimo anno sarà ricordato per la diffusione della pandemia da Covid-19, che ha mietuto in tutto il mondo migliaia di vittime.  (altro…)

Continua a leggere

Trending