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ALBERTO VINCE AMICI/Si apre una nuova stagione per la musica italiana?

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Si è conclusa il 25 maggio la diciottesima stagione di “Amici di Maria De Filippi”, quest’anno si è imposto Alberto Urso, che ha battuto in finale la cantante Giordana e i ballerini Rafael e Vincenzo.
Rafael ha vinto il premio per la danza, Giordana ha vinto il premo della critica, assegnato da una giuria di esperti, Alberto ha anche vinto il premio Tim, per i risultati ottenuti dalla sua canzone in radio.
La finale è stata molto coinvolgente, i primi a essere eliminati sono stati i due ballerini, che hanno offerto delle bellissime performance, poi i cantanti si sono sfidati fino all’ultima nota, subito dopo è stato annunciato il vincitore.
Gli ultimi due concorrenti hanno due stili molto differenti: Giordana è una girl power, piena di energia e con una voce graffiante, simile a quella di Mia Martini, di cui ha interpretato la “Nevicata del ‘56”, inoltre questa ragazza ha un grandissimo talento come cantautrice. Alberto invece è un ragazzo molto umile ed educato, che riesce a trasportare ogni canzone nel suo mondo lirico.
Ad Amici sono sempre stati sfornati dei talenti, infatti diversi cantanti usciti da questo talent hanno vinto il Festival di Sanremo come Emma Marrone o sono diventati famosi in tutto il mondo come Alessandra Amoroso. Il disco di Alberto è già primo nelle classifiche dei dischi più venduti in Italia, quello di Giordana invece è terzo.
I risultati di questa stagione di Amici suggeriscono un cambiamento nel panorama musicale italiano o sono un fatto isolato? Negli ultimi anni infatti le classifiche dei dischi e delle canzoni più venduti in Italia erano governate da trapper e rapper, anche al festival di Sanremo, noto per essere il tempio della musica pop e lirica, quest’anno hanno partecipato diversi cantanti appartenenti al genere urban. É un’operazione commerciale voluta dalla De Filippi oppure c’é un processo in atto di valorizzazione e ritorno di quello che é definito “bel canto”?
Vedremo se questo tendenza verrà confermata negli anni a venire, tornando alle origini della musica nostrana.

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LETTURA/La veloce scomparsa delle biblioteche

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Le biblioteche stanno scomparendo. I giovani – e non solo – non ci vanno più; meno della metà della popolazione nel nostro paese legge libri. I dati sono devastanti: in dieci anni abbiamo perso tre milioni e trecento mila lettori; difatti risulta che quasi il sessanta per cento degli italiani non legge neanche un libro all’anno. La crisi, come si sa, sta colpendo tutti i comparti economici e l’editoria, non fornendo un bisogno per molti considerato primario.
La domanda che, a qualunque lettore sorge involontaria a questo punto, é:” Perché le persone non leggono? ” Ecco qui di seguito raccolti i motivi più comuni.
Innanzitutto, una premessa: bisogna dire che, molto frequentemente, l’interesse per la lettura, é introdotto dai genitori sin da quando l’individuo é solo un bambino, attraverso l’utilizzo e il gioco con libri colmi di figure, oppure grazie alla presenza di molti libri nella propria casa. C’è un livello di intervento pubblico, di sensibilizzazione, di potenziamento delle biblioteche, di formazione degli adulti, ma anche uno di tipo privato, che, a parer mio, é quello che ha un impatto maggiore sulla persona.
Per iniziare, i libri di carta hanno un costo troppo elevato: é vero, difatti trovare un libro al di sotto dei nove/dieci euro é arduo. Per quanto riguarda gli ebook, invece, gli stessi sono ancora mediamente diffusi, difatti coloro che hanno letto nell’anno un ebook, rappresentano solo il 7% della popolazione. Leggere un libro da un ebook per certi motivi è meno avvincente poiché non si avverte il senso della carta fra le dita, l’odore di un libro appena comprato e non si può monitorare facilmente, ogni volta che si legge, quanto abbiamo letto e quanto manca per arrivare alla fine del libro. Parlando dei contenuti, si può notare che, soprattutto fra i libri per adolescenti, molti non insegnano niente e ciò significa che la storia é obsoleta o scritta senza un apparente obiettivo, se non quello monetario.
I più pigri invece, o non hanno voglia di ricercare il libro giusto per loro, che li attragga, oppure pensano che i film siano più brevi e quindi impieghino meno tempo nel vederli, al contrario dei libri. Inoltre, i film sono anche più accessibili. Si pensa di non avere abbastanza tempo per leggere, molto spesso in questo incorre anche la presenza di metodi d’intrattenimento molto più interessanti ed entusiasmanti.
Tanto é vero che l’uso di Internet è entrato in concorrenza con la lettura di libri perché quest’ultimo, quando lo utilizziamo, ci interagiamo, ci viene fornita una risposta, ed immediata. Basti pensare a quando facciamo una semplice ricerca o utilizziamo un social come instagram.

Questo disinteresse é un vero e prioprio dispiacere, oltre che una perdita finanziaria per le librerie, bliblioteche, gli editori e gli autori, perché leggere libri è elemento fondamentale di crescita culturale delle persone. Ciascuno di noi può fare molto per investire in questa ricchezza, perchè una delle risorse, anche economiche, più durevoli e promettenti del nostro Paese è proprio la cultura.

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TRIAL/Uno sport “only for brave people”

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Il trial è una disciplina sportiva motociclistica, questa disciplina è praticabile sia da maschi che da femmine a qualsiasi età, gli elementi principali sono la concentrazione e la capacità del pilota a mantenere l’equilibrio.
Il nome di questo sport nasce dall’unione di due parole inglesi: “try all”, che significa provare
tutto, già da questo si può capire lo spirito di questo sport ( provare a superare qualunque tipo di ostacolo, sia quello naturale “trial outdoor” sia quello artificiale “trial indoor”).
Si fa risalire la storia del trial agli inizi del XX secolo con le prime gare, in Inghilterra, con moto di serie, obbligate a percorrere le strade del tempo, già di per sé stesso normalmente in condizioni pessime, intervallate da salite ripidissime. Il Trial moderno nasce circa nel 1945. Dall’inizio degli anni cinquanta nacquero i primi prototipi (works bikes) delle più famose case inglesi. Alcuni modelli entrarono poi nei listini e furono prodotti in discrete quantità, dato il crescente numero di richieste da parte degli sportivi. Il trial divenne il vero banco di prova per misurare l’abilità di guida dei piloti e nel contempo un eccellente punto di confronto dei mezzi.
Il primo Campionato Mondiale di Trial venne organizzato nel 1975 e, in quell’edizione inaugurale, la prova italiana fu disputata sul circuito del Vandalino (vicino a Torino).
Le competizioni di trial outdoor si svolgono generalmente su un percorso all’aperto con 10/15 zone fetucciate, aventi ostacoli obbligati in base al livello di abilità e controllate da un giudice di zona, da percorre per 2/3 giri e in un tempo massimo di 5/6 ore ;

però da quest’anno lo svolgimento sarà differente: le categorie elevate gareggeranno il sabato e la domenica pomeriggio, invece le categorie ‘inferiori’ solo la domenica mattina, inclusa la categoria femminile. Lo scopo dei concorrenti è quello di cercare di superare gli ostacoli senza mai appoggiare i piedi giù dalla moto.

Le penalità vengono cosi assegnate:
1 piede appoggiato a terra = 1 penalità
2 piedi = 2 penalità
3 o più piedi = 3 penalità
Manubrio che tocca a terra, togliere la mano dal manubrio col piede a terra, rottura della fettuccia, spegnimento della moto col piede a terra , scendere dalla moto o non completare la zona = 5 penalità
Ogni minuto di ritardo (nel tempo totale) = 1 penalità
Alla fine sarà vincitore chi avrà ottenuto meno penalità
Il trial indoor si svolge generalmente in piazze o palazzetti e la differenza dal trial outdoor è che gli ostacoli vengono creati artificialmente.
Si svolgono anche delle mulatrial cioè giri autorizzati che permettono di percorrere vecchi sentieri o mulattiere godendosi meravigliosi paesaggi.
Attualmente il campione italiano di trial è Matteo Grattarola (classe 1988 ) e il
campione mondiale in carica è Toni Bou (classe 1986).

E voi ragazzi? Che aspettate a praticare il trial? Chissà che nel prossimo articolo non si parli proprio di voi…

 

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VIDEOGAMES/I cinque giochi più influenti del decennio

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L’anno nuovo è cominvicato e in queste settimane sono uscite le varie top ten, top five, top three, nelle quali si fanno classifiche di qualsiasi genere: gli uomini più ricchi dell’anno, i più influenti, le canzoni più ascoltate, i gesti sportivi più incredibili… Quindi abbiamo deciso di aggregarci anche noi: ecco la top five dei videogiochi più influenti del decennio appena finito (le posizioni sono puramente casuali).

1) MINECRAFT

Il gioco premiato come “più venduto nella storia” (480 milioni di copie vendute).
Il gioco uscito nel 2011 è caratteristico per la sua ambientazione: un mondo fatto interamente di cubetti.
Lo scopo di Minecraft è quello di creare, e sopravvivere nel proprio mondo; bisogna, in soldoni, vivere come gli uomini primitivi: costruendo ripari, cercando cibo e sfuggire ai predatori/mostri che si presentano in base alla difficoltà impostata.

2) FORTNITE

Molti non lo sopportano più, altri ancora addirittura sono finiti per odiarlo, ma Fornite ha un posto di diritto in questa classifica. Infatti, il gioco sviluppato dalla “Epic game” e pubblicato nella prima volta nel 2017, è diventato un must tra gli amanti dei videogiochi: qualsiasi gamer almeno una volta ha cominciato una partite di questo gioco.
Fortnite Battle Royale ha uno scopo molto semplice: 100 persone (ognuno comodamente seduto sul suo divano, dalla sua console) si tuffano in un isola, nella quale sono presenti armi di ogni tipo, lo scopo è sparare agli avversari, per restare l’ultimo in vita e fare la tua “Vittoria reale”

3) FIFA

Hai sempre sognato di diventare un calciatore, o un allenatore, ma con il tempo hai capito che allenarti poteva risultare faticoso o troppo impegnativo? Fifa è la soluzione adatta!
Il gioco sviluppato dalla EA Sports infatti permette di simulare partite di calcio con più di 300 squadre, dalle più tradizionali (Real Madrid, Barcellona, Juventus…) alle meno note (sono presenti squadre dei campionati arabi, o delle leghe  inferiori del campionato inglese).
Il gioco nasce nel 1993 e ogni anno esce una nuova versione (l’ultima è Fifa 20), e ormai il videogioco ha il monopolio sul mondo del calcio, sbaragliando la concorrenza dei coreani della Konami, che hanno creato PES (pro evolution soccer).
Una delle innovazioni migliori di fifa è stata l’invenzione di FUT (fifa ultimate team), nella quale è possibile creare la propria squadra aprendo pacchetti, come quelli delle figurine che tanto appassionano bambini o ex bambini, e schierarli in campo contro altri giocatori online.

4) GRAND THEFT AUTO V

Il gioco è del 2013, prodotto dalla Rockstar North, racconta le storie di Franklin (giovane gangster), Michael (ex criminale) e Trevor (criminale ancora in attività) che si incrociano, o ri incrociano, nel caso di Michael e Trevor, tra furti, attività losche ed omicidi che avvengono nella città di Los Santos (riproduzione fedele di Los Angeles) e dintorni.
Il successo del gioco è planetario, ed i meriti non sono solo da attribuire alla trama (che resta emozionante e mai monotona) ma anche alla grafica molto realistica e alla riproduzione dettagliata della città.
GTA V è l’ultima versione uscita di questo gioco, che segue i 4 capitoli precedenti: l’uno, il due, Vice city e San Andreas (considerato dai videogiocatori migliore tra i 5).
È prevista per il 2020 l’uscita del sesto capitolo.

5) TETRIS

Potrà sembrare strano, soprattutto per i meno giovani che ci giocavano nell’adolescenza, ma con l’arrivo della nuova tecnologia tetris è rimasto comunque uno dei giochi più influenti.
Il gioco, uscito per la prima volta nel 1984, dal Russo Aleksej Leonidovič Pažitnov, è rimasto nel tempo uno dei giochi più venduti al mondo, sbaragliando la concorrenza senza troppe difficoltà: resta, inoltre, il secondo gioco più venduto della storia (in prima posizione abbiamo minecraft).

 

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