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ARTE

Amore.

Luca Ruperto

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“Mamma, qual è l’argomento perfetto per un articolo, quello che può interessare chiunque?”

“L’amore.”

 

Su una sdraio, aspettando tra un bagno e l’altro, o in un momento di follia da maturando, che cerca di trovare spunti per l’esame orale, e ancora durante la pausa pranzo, per distrarsi dalla frustrazione di non essere anche noi al mare, potrebbe capitare di leggere questo articolo. Molti avranno cercato le notizie che vanno dalla politica, alla scienza fino alla cronaca, ma potrebbe essere che non vogliate i soliti tecnicismi o le frasi complicate e talvolta noiose, ma che vi serva rilassarvi. Forse, per una volta, può essere piacevole lasciarsi trascinare in un viaggio mentale, leggendo un articolo che di solito è invece il genere destinato ad una lettura veloce, facendosi accompagnare alla scoperta di noi uomini.

L’amore è la forza che ci spinge, l’energia che ci alimenta e il carburante che consumiamo: permette di andare avanti e superare i limiti. Noi forse non ce ne accorgiamo del tutto, ma è sempre presente.

 

AMORE SENTIMENTALE

Questo è l’amore a cui pensiamo tutti: quello tra Romeo e Giulietta, quello che comincia all’improvviso guardando qualcuno sul treno, quello che si dichiara di provare in eterno, quello che i genitori sentono verso i figli, nel bene e nel male. Potrei cimentarmi nel cercare di descriverlo ancora, per ore, ma verrei criticato, visto che la letteratura ci ha già donato frasi insuperabili: penso a

“Uno spettacolo per gli dèi è la vista di due innamorati” di Goethe,

o immagino a come Saffo possa essersi sentita quando scrisse

“Eros ha sconvolto il mio cuore, come un vento che si abbatte sulle querce sulla montagna”;

è un momento inspiegabile se non lo si sperimenta: ineffabile dice Dante alla vista di Dio che è amore per eccellenza; è tanto intenso da non essere razionale o scientificamente spiegabile

“Capì che non solo ella gli era vicina, ma che ora non sapeva dove finiva lei e cominciava lui.” (“Anna Karenina”)

È la prima accezione che gli diamo. Non dobbiamo credere però che sia l’unica…

AMORE NELL’ARTE

Forse ho risvegliato in voi un po’ di interesse per la letteratura con le citazioni di prima, ma vi siete mai chiesti cosa abbia dato la prima spinta a scrittori, scultori e artisti? È una domanda retorica, perché sicuramente non sono il primo teorico di questa idea, ma la risposta è di nuovo l’amore. Sono innumerevoli i tentativi di raffigurare un bacio: dalla celebre opera di Klimt, alla significativa fotografia di Eisenstaed del 1945, fino all’intensissima statua di Canova… è mozzafiato. Anche noi abbiamo in parte amato le donne che i cantautori ci hanno descritto nei loro album, personalmente in questo periodo piuttosto che sudare la “notte prima degli esami” andrei io a consolare “Sara” e a prendermi cura di suo figlio. Walter Gropius dice che l’architetto inizia dove finisce l’ingegnere, perché è ovvio che non basti la tecnica senza gusto estetico e sentimento. L’amore è sempre stato il centro di tutto, tanto che non ci basta viverlo nella quotidianità, ma ci serve rappresentarlo, infatti un qualunque film romantico ci fa avvertire le sensazioni provate dai protagonisti della storia.

La seconda tappa è conclusa, abbiamo capito che l’amore è il sentimento che sentiamo la necessità di ricreare.

AMORE PER IL PROGRESSO

Se vi ho convinti con l’amore per l’arte, ora cercherò di sciogliere i cuori anche dei più razionali e meno sentimentali (o meglio, quelli considerati tali): gli uomini di scienza. Anche loro (o se posso permettermi, noi) non possono fare a meno di relazionarsi con questa forza, questa accelerazione della massa umana.

“Dopamina, norepinefrina, serotonina… quando ci innamoriamo siamo una fabbrica di droghe naturali”

scrive Helen Fisher, ma anche solo cercando di dargli una definizione, o una spiegazione logica, non fa altro che esprimere il proprio amore per l’antropologia, la sua passione. Altri scienziati credono di non comprenderlo, come il chimico protagonista della canzone di Fabrizio de André che dice:

“Ma gli uomini mai mi riuscì di capire perché si combinassero attraverso l’amore”;

questa incomprensione è ciò che li spinge a cercare, sperimentare e scoprire tutto quello che hanno da offrire al mondo. E se quello che provano per la loro più grande scoperta non è amore, allora ditemi voi che cos’è. Infine, i più geniali, perché altro modo non c’è di definire Albert Einstein, si esprimono al riguardo in maniera più consapevole, dicendo:

“Io non pretendo di sapere cosa sia l’amore per tutti, ma posso dirvi che cosa è per me

[…]” e ancora

“Vi è una forza estremamente potente per la quale la scienza finora non ha trovato una spiegazione formale. […] Questa forza universale è l’amore”.

AMORE NELLE DIFFICOLTÁ

Non sono gli scienziati gli unici a sentirsi abbandonati e senza amore. La storia ci ha permesso di conoscere i più grandi pensatori pessimisti, ma questo ci permette di non sentirci soli quando anche noi ci sentiamo come loro. L’amore, quando manca, origina la tristezza.

“Non si ama finché non si soffre” (Etienne Rey)

Giacomo Leopardi, che dalla sua infinita cultura ha saputo trarre conclusioni incontestabili, è forse stata la persona più consapevole che la mancanza di amore della natura nei nostri confronti è più terribile di qualunque catastrofe. Dice:

“I migliori momenti dell’amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia, dove tu piangi e non sai di che […]”.

La tristezza che ti fa gelare il sangue leggendo le sue opere è di una verità sconcertante. Lui però non si è tirato indietro, ci ha donato degli scritti magnifici, perché forse, in fondo, l’unico modo per non pensare alla mancanza di amore è concentrarsi su qualcosa e amarlo. Tutte le volte che ho letto la parola “pessimismo” studiando Leopardi, senza accorgermene, ho bilanciato la tristezza che mi suscitava con l’amore per questo autore, così tanto ammirevole.

AMORE FILOSOFICAMENTE

L’amore come mancanza nel “Fedro” e nel “Simposio”, a cui si contrappone l’erotismo come nostalgia del tempo passato per Aristofane; l’amore per Dio e da Dio di cui ci parlano Aristotele, Agostino e Spinoza; l’amore di sé dei narcisisti e dell’ego inconsapevole, analizzato dalla psicoanalisi; l’amore per la natura concreta o per l’astratto e l’inanimato; l’amore come errore, secondo Shopenhauer, contro l’amore come strumento per superare i limiti, secondo Hegel; l’amore innaturale e sbagliato di Edipo verso la madre, ma anche quello che aiuta Ettore ad abbandonare Ecuba, morendo per la sua patria. Sono troppe le definizioni che sono state date dell’amore in filosofia, e questo dimostra la natura molteplice di questo sentimento che si ritrova sotto ogni forma, modo ed espressione.

 

 

Mamma: “Ti è servito il mio consiglio, sei riuscito a produrre qualcosa di nuovo o utile per gli altri?”

“Non credo, ma ho amato provarci.”

 

 

di Luca Ruperto

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Il Nome della Rosa

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Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.”
È parte dell’incipit di uno dei capolavori della Letteratura italiana e straniera,        Il Nome della Rosa. Scritto da Umberto Eco e pubblicato nel 1980 costituisce un romanzo storico, ed un giallo, unico. Il libro ebbe un enorme successo: vinse il premio Strega, il più alto riconoscimento nella letteratura italiana, e venne riproposto in versione cinematografica nel 1986.

Il libro inizia con un tipico espediente letterario usato già da Manzoni per            i Promessi Sposi: il manoscritto ritrovato.
Il testo della pergamena tratta le memorie di un certo monaco Adso da Melk, il quale, ormai giunto alla vecchiaia, decide di trascrivere i suoi ricordi, riguardanti una tragica vicenda a cui assistette quando ancora era un novizio.
Nel 1327, infatti, l’erudito monaco francescano Guglielmo da Baskerville, seguito dal suo giovane novizio benedettino Adso, venne inviato in una lontana abbazia italiana, dotata di una prestigiosa ed inespugnabile biblioteca, dove grazie al suo finissimo intelletto avrebbe dovuto risolvere l’omicidio di un monaco. La vicenda si complica quando alla prima susseguono altre inspiegabili morti e Guglielmo sarà costretto a ricorrere a tutto il suo ingegno per avvantaggiarsi nelle indagini. Per sette giorni, Guglielmo ed Adso cercheranno l’ assassino fino a scoprirlo nel vecchio e cieco monaco Jorge; il quale anni prima avvelenó le pagine di un libro causando la morte di chi lo avrebbe letto. Il libro in questione, il II libro della poetica di Aristotele, giustificava ed apprezzava il riso, detestato ed aspramente criticato da Jorge. Il romanzo termina con l’ incendio della biblioteca e dell’ abbazia e con alcune riflessioni dell’ ormai vecchio Adso sulla natura umana.

Perché è importante?

Il libro tratta tematiche molto importanti come il conflitto tra i valori monastici e quelli che sono i piaceri profani, la difficoltà di operare contro il male senza provocarne altro, nonché tutta una serie di informazioni storiche riguardanti la vita di quell’ epoca, l’eresia e la inquisizione.
Libro lungo e a tratti difficile, ma coinvolgente, dallo stile elaborato e dal finale sorprendente, merita di essere letto da chiunque ami la letteratura.

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Quando la musica manda un messaggio

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Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.”
(Victor Hugo)
Così si pronunciò uno dei più grandi autori che la Francia abbia mai visto riguardo la musica. La parola è uno strumento potente, e lo è ancor di più se abbinata ad una melodia. È in grado di farci prendere coscienza, di arrivare alle masse, ed è proprio per questo motivo che decine di artisti hanno usato questo mezzo per inviare un messaggio, sociale o politico che sia, col fine di smuovere le situazioni.
Ci basta pensare a “Bella ciao”, canto popolare associato al movimento partigiano italiano e divenuto simbolo della resistenza; o alla musica di Fabrizio De André, che con la sua ironia ha criticato aspramente la società. Il periodo più emblematico per la musica di protesta è senza dubbio gl’ anni 60 che videro lo scoppio dei movimenti giovanili ed una conseguente rivoluzione in ambito musicale. È in questo momento che band come The Doors, i Rolling Stones o i Creedence Clearwater Revival infondono attraverso i loro testi un messaggio di ribellione contro la guerra e la violenza, alla generazione dei “baby boomers”. Poco più tardi, negl’ anni 70, la band irlandese degli U2, gruppo che tra l’ altro decenni dopo compose la celebre “Ordinary Love” in occasione della morte di Nelson Mandela; pubblicó “Sunday Bloody Sunday”, la struggente canzone dedicata ai fatti del 30 Gennaio 1972 in Irlanda del Nord, che videro l’ uccisione di quattordici manifestanti per i diritti civili da parte del primo battaglione paracadutisti dell’esercito britannico. Troviamo poi gl’ indimenticabili Pink Floyd i quali rappresentano nei loro album temi che potremmo definire quasi filosofici, come la conflittualità all’interno dell’ uomo. Tra tutti spicca l’ album “The Wall”, il quale va a rappresentare nei suoi testi, il lutto per i genitori, l’ ingresso della guerra in una vita qualunque, una scuola priva di umanità, l’ incapacità di avere un amore adulto, e l’ alienazione.
Concludiamo questo viaggio attraverso la storia della musica “impegnata”, con le parole di un altro artista, che ha fatto della musica la sua vita:
“La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori” (J.S Bach)

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La Terapia dell’ Arte

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Leopardi, Chopin, Tchaikovsky, e poi Wagner, Monet, Picasso e Van Gogh. In una sola parola, arte. L’ arte che descrive il presente, che racconta il passato, o che dona una visione innovativa del futuro. La pura bellezza, in sé e per sé, e fonte di piacere. Arte come via di fuga dal dolore, catartica, pregna dei sentimenti di chi ne è fautore.
Proprio in relazione a ciò, oggi andremo ad analizzare l’ opera artistica come terapia psicologica.
L’ Art Therapy si sviluppa a cavallo tra gl’ anni 40 e 50 del secolo scorso, e prevede la creazione artistica come valvola di sfogo per il paziente, il quale riesce a dar espressione al lato più intimo di sé. L’ Art Therapy è inoltre in grado di mettere in contatto il paziente con la propria interiorità e con gl’ aspetti poco chiari o inconsci della sua persona. Particolarmente adatta per i bambini, i quali si divertono nel disegnare cantare o ballare, l’ Art Therapy è utile anche agli adulti, i quali difficilmente nella vita di tutti i giorni vengono a contatto con la propria interiorità. Questo tipo di terapia apporta molti benefici ed è qualcosa che possiamo fare in solitudine, sebbene in alcuni casi la presenza di uno psicoterapeuta che ci guidi attraverso questo percorso sia importante. L’ arte, può aiutare a migliorare i sintomi di molte malattie anche gravi, in quanto è in grado di ridurre ansia e dolore. Può essere di beneficio a chi soffre di cancro, di disturbo post traumatico da stress, o di sindrome bipolare.
Concludiamo con il pensiero di uno dei più grandi filosofi della storia, Schopenhauer, il quale, riferendosi momento della contemplazione dell’ opera d’arte afferma: “Allora sopraggiunge, improvvisa e spontanea, quella pace che, sempre dapprima cercata sulla via del volere, ognora sfuggiva, e noi siamo allora perfettamente felici. È quello stato senza dolore, che Epicuro lodò come il massimo bene e come condizione degli dèi: perché noi siamo, in quell’istante, liberati dal vile impulso della volontà, e celebriamo, noi forzati lavoratori della volontà, il nostro giorno di festa: la ruota di Issione si arresta.”

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