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ATTUALITA'

ATTACCO HACKER ALLE KEY DI INTERNET/Violate le protezioni del sistema

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a cura della Redazione Sharing Nicoloso

– Nel 2016 un attacco informatico straordinario, di cui i giornali hanno tanto parlato, ha colpito gli Stati Uniti d’America e svelato molti segreti di internet al grande pubblico. Infatti gli hacker hanno attaccato DYN: uno dei fornitori di DNS, Domain Name System, un sistema che traduce gli indirizzi web dei siti in IP numerici che sono poi utilizzati dal computer. L’attacco ha colpito quindi molte piattaforme importanti come Amazon, New York Times, Spotify e Twitter.

DYN è stato violato con una grandissima quantità di richieste di accesso, inviate contemporaneamente non solo da computer, ma anche da altre macchine intelligenti come frigoriferi o stampanti. Gli hacker sono riusciti ad “impossessarsi” degli elettrodomestici smart, grazie ad una cosa che gli utenti fanno raramente: cambiare la password iniziale.
Per fortuna non è stato possibile prendere il controllo delle piattaforme sotto tiro; l’attacco ha però causato un black out informatico di qualche ora.

Dopo aver letto di recente questa notizia, ci è sorta una domanda: ma il DNS dove è conservato e come è protetto? Esistono solo tredici DNS centrali in tutto il mondo, la loro sicurezza è attuata tramite chiavi fisiche, che sono nelle mani di quattordici persone. Dal 2010, ogni tre mesi, i “guardiani di internet” si riuniscono per la “cerimonia delle chiavi”, durante la quale vengono aggiornate e verificate le stesse. I passaggi sono pomposi e avvengono tramite apertura di porte fisiche e scansioni digitali che aprono e chiudono l’accesso a stanze, come nei film americani. I partecipanti sono componenti dell’ICANN, Internet Corporation for Assigned Names e Numbers, che è responsabile dell’assegnazione di indirizzi internet numerici a siti web e computer.

Le persone scelte sono quattordici per distribuire la responsabilità e non centralizzare il potere in una sola di esse, sette di queste detengono le chiavi e le altre le “Backup key”. I componenti dell’ICANN abitano in diversi luoghi dispersi nel globo, ma a gruppi, perché – se per caso si dovesse agire su un DNS – deve esserci una persona vicina che intervenga al più presto.

Ma le chiavi di sicurezza che cosa aprono? Le chiavi fisiche aprono cassette di sicurezza all’interno delle quali ci sono delle smart card. Si ha bisogno di chiavi per accedere al dispositivo che genera “l’Internet master key”, più conosciuta come “key-signin key”, che è la chiave di firma principale, l’unica che può accedere al database ICANN. Con questa vengono generate altre chiavi, ognuna protegge una parte di rete in diverse parti del globo, e affidate a diverse organizzazioni di sicurezza.

Il 27 Ottobre 2017, c’è stata una cerimonia particolare: per la prima volta è stata cambiata la master card, precisamente la coppia di chiavi fondamentali per il sistema di sicurezza di DNS, nota come “Root Zone Signing key”. Come si può facilmente capire l’azienda “Internet”, l’Internet Corporation, sta prendendo sempre più valore, come il web stesso. A marzo 2016 la corporazione ha visto un giorno di grande valenza storica con il “giorno dell’indipendenza di Internet”, sottoscrivendo la riflessione uscita nel cinquantacinquesimo meeting a Marrakech, e si è posta come obiettivo che l’ente, adesso sotto supervisione statunitense, e la sua IANA, Internet Assigned Numbers, cominci a lavorare come un vero ente internazionale.

Come potete notare da questa serie infinita di “words” inglesi Internet è molto protetto, ma l’attacco avvenuto il 21 ottobre ha minato le sicurezze: pensare ad una violazione del DNS è un immagine apocalittica, immaginate di poter controllare il web e quindi di reindirizzare tutte le persone che lo usano ovunque vogliate, avendo accesso a infiniti dati riservati. Ovvero bloccare l’accesso a siti di ogni tipo, pubblica sicurezza, e-commerce o semplicemente impedire la visione della vostra serie tv preferita.

Internet quindi è un grandissimo canale di ricerca e conoscenza ma che, nelle mani sbagliate, può diventare una delle armi più potenti al servizio del potere o dell’ideologia.

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VITTORIO FELTRI/Marketing o onestà?

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Nessuno mai si aspetterebbe di sentire una persona che abbia un minimo di senso logico e istruzione, pronunciare parole contro il ricordo delle vittime della Seconda Guerra Mondiale. Sembra universale il pensiero che la memoria degli errori passati sia anche la chiave per evitare che questi si ripetano, ma a quanto pare non tutti la pensano allo stesso modo.

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SICILIA/Quando l’Etna torna a far paura

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di Francesco Garbarino

– Nella notte tra il 25 e il 26 dicembre si è verificato un terremoto di magnitudo 4.8 nelle zone intorno a Catania. Tanta paura e tanti sfollati ma nessuna vittima.

Che cosa è successo?

Nella notte tra Natale e Santo Stefano, in Sicilia, si è verificato un terremoto di magnitudo 4.8 con epicentro tra Viagrande e Trecastagni in provincia di Catania. Tanti i comuni colpiti in particolare quelli di Zafferana Etnea (con la frazione di Fleri), Acireale (con la frazione di Pennisi), Aci Sant’Antonio, Aci Catena, Aci Bonaccorsi e Santa Venerina.

Che cosa ha causato?

Questo terremoto ha causato molti danni. Le case non agibili sono 422 i plessi scolastici inagibili sono 33 ma il numero che viene più all’occhio sono 1096 sono gli sfollati di cui 300 hanno fatto ricorso a sistemazioni autonome e 794 quelli ospitati in alberghi convenzionati con la Regione Sicilia.

Chi ha causato tutto ciò?

A scatenare tutto questo è stato l’Etna. Dall’alto dei suoi 500.000 anni, l’Etna è uno dei vulcani più attivi del mondo ed è tornato a farsi sentire, questa volta più che mai. Secondo Eugenio Privitera, direttore dell’Osservatorio di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), dal 24 dicembre mattina a oggi si sono succedute circa 1.000 scosse, molte piccole e rilevabili solo dagli strumenti, quattro uguali o superiori a magnitudo 4. Questo evento ci fa capire che non bisogna mai scherzare con la natura e inoltre quando la terra si arrabbia per tutto il male che le facciamo questo è quello che succede e inoltre la terra ci punisce quando meno ce lo aspettiamo.

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SCUOLA/ Lo studio della storia

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Di Pietro Vago

Oggi in tutta Italia ed in tutte le scuole, dalle elementari all’università, viene seguito un metodo di studio che, per molte materie, da quelle scientifiche a quelle umanistiche, si basa sulla storia. Si pensi alla matematica: in realtà ogni nuovo argomento affrontato segue un percorso storico e non un percorso logico progressivo; per questo spesso si passa da un argomento a quello successivo senza che siano direttamente connessi.
Anche per quanto riguarda la filosofia, ad esempio, non si parla di filosofia in sé ma di storia della filosofia e così per molte altre materie ancora.
Tutti i ragazzi italiani studiano seguendo un metodo strettamente dipendente dal percorso storico che forma, di conseguenza, quella mentalità tipica italiana che ragiona spostandosi su una linea temporale.
A questo punto però alcune domande sorgono spontanee: che cosa è davvero importante della storia?
È forse importante ricordare i nomi dei personaggi protagonisti delle vicende oppure le date precise di queste? E soprattutto, di quello che noi tutti studiamo, che cosa ci rimane? È corretto uno studio mnemonico? Che cosa dobbiamo assimilare davvero?
Forse, in questi anni, la dipendenza dalla storia è diventata radicale, tanto da farci dimenticare che cosa davvero è importante. Forse perdiamo troppo tempo a cercare di ricordarci, nomi, date e lezioni che ci vengono presentate come racconti, ormai distanti dalla realtà che stiamo vivendo, tanto che, a volte, nel parlarne, sembrano quasi frutto della fantasia di uno scrittore, tralasciando così ciò che dovremmo fare nostro. Studiare storia e studiare in relazione alla storia, significa fare propri i pregi del passato, imparare dagli errori di altri,  avere l’occasione di analizzare situazioni precedenti a noi per poterle perfezionare, comprendere come si è arrivati al nostro modo di pensare e da dove si è partiti e capire cosa ha portato ad un cambiamento e perché in un determinato momento. Non sono importanti i racconti, le date scrupolosamente precise e i nomi dei protagonisti, forse la storia andrebbe studiata come analisi degli eventi e dei comportamenti umani, per capire il meccanismo che sta alla base delle decisioni e delle azioni di chi è venuto prima di noi; per non dimenticare. La storia viene definita ciclica poiché, circa dopo 7 generazioni, viene completamente dimenticata l’esperienza passata e con questa gli errori che le appartengono, portando così gli uomini a compiere gli stessi sbagli e a causare nuovamente caos e distruzione. Forse, nel 2018 è il momento di dire basta e per farlo basterebbe partire da una cosa semplice come lo studio della storia, che probabilmente in Italia dovrebbe essere aggiornato, tralasciando il futile ed evidenziando l’utile, perché è nei giovani che è riposto il seme del futuro che necessita di una terra fertile per poter far nascere un florido germoglio.

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