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BUONE FESTE/Il Natale che abbiamo dimenticato

Tea Sperandio

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Eccoci arrivati a Natale, uno dei periodi più attesi dai bambini e dagli adulti, dove si trascorre del tempo in famiglia e si è solitamente felici, dimenticandosi così dei problemi quotidiani.

Già a novembre, passeggiando per le vie di una qualsiasi città, si possono ammirare vetrine traboccanti di decorazioni e alberi addobbati con luci colorate. Vediamo i supermercati che allestiscono reparti dedicati a dolciumi tipici e ogni genere di negozio si riempie di merci e persone. I bambini aspettano con ansia l’arrivo di Babbo Natale, una figura ormai fondamentale per questa festività, mentre gli adulti ne approfittano per scambiarsi regali e promesse di essere “più buoni”. Insomma, si respira felicità ovunque, il Natale sembra una festa irrinunciabile, una luce che illumina la nostra vita durante il freddo inverno, ma è così per tutti?

Le persone che si ritrovano costrette a vivere per strada in Italia, come in altri paesi europei, sono ormai tantissime, ogni anno sempre di più, e per loro, purtroppo, il Natale si svolgerà in maniera un po’ diversa.

Le code nelle mense solidali sono sempre più lunghe, il 24 sera non farà eccezione, così come il pranzo del 25; per loro non ci sarà né una fetta di panettone, né un regalo sotto l’albero. La sera non aspetteranno la mezzanotte per festeggiare con la famiglia, ma penseranno semplicemente a coricarsi in un anfratto e ad addormentarsi in fretta, cercando di patire meno freddo possibile.

Alcuni bambini saranno fortunati, avranno molti regali sotto l’albero e una tavola imbandita ad aspettarli, mentre altri potrebbero non ritrovarsi alcun regalo e la tavola semivuota, magari solo con un piatto di pasta. Quando torneranno a scuola, come tipico di tutti i bambini, si chiederanno tra loro che cosa hanno ricevuto; alcuni si sentiranno fieri e soddisfatti dei loro regali, mentre altri saranno delusi e proveranno un sentimento di insoddisfazione e invidia verso gli amici, che magari hanno ricevuto il regalo costoso che desideravano.

Tutti i ragazzi in comunità o gli anziani, ormai rimasti soli, non troveranno differenze tra il periodo natalizio e tutti i giorni del resto dell’anno: nessun regalo, nessun parente, solo un giorno come gli altri.

Tutte le minoranze cristiane perseguitate quotidianamente nei paesi arabi e africani saranno costrette a festeggiare in segreto o a non festeggiare affatto per la paura di venire scoperti, separati e poi uccisi o torturati. Tutte le persone, cristiane o non, che abitano in luoghi di guerra vivono questo periodo nel terrore, sperando di non svegliarsi l’indomani senza casa o con la paura che un loro famigliare, uscendo di casa, non ritorni mai più.

Questo ci fa capire che niente è scontato e che, se trascorreremo il giorno di Natale in famiglia, felici e circondati da cibo e regali, ci dovremmo considerare davvero fortunati. Durante questo periodo bisognerebbe essere tutti più buoni nel vero senso della parola, fare beneficenza o volontariato sarebbe già un buon inizio.

Tutti dovremmo lasciare da parte l’egoismo e focalizzarci sulla condivisione: non è forse questo lo scopo del Natale che molti sembrano avere dimenticato?

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Tea Sperandio

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