RECENSIONE/Poor Things

“Poor things” o “povere creature” è un film di Yorgos Lanthimos uscito da poco nei cinema. Lo stile si avvicina al gotico e al vittoriano, la trama non è nuova ma rivisitata e prende molta ispirazione dal classico horror Frankenstein. Il film racconta la storia di Bella Baxter, una giovane donna che dopo il suo suicidio viene riportata in vita; Bella è interpretata dall’attrice Emma Stone, che grazie a questo ruolo è riuscita a guadagnarsi nuovamente un Golden Globe. È il dottor Godwin Baxter, interpretato da Willem Dafoe, artefice della sua rinascita, ma sostituirà il cervello della ragazza con quello del bambino che portava in grembo. Nel corso del film la protagonista ha una vera e propria presa di coscienza di sé che la porta a voler sperimentare e capire la realtà circostante. Bella non è disposta a scendere a compromessi e a diventare una donna oggetto, si ribella costantemente ai soprusi maschili. A rappresentare le povere creature in questo film sono proprio gli uomini che volevano impedire a Bella di trovare la sua identità, non riconoscendo la libertà che lei aveva appreso di avere.

Una caratteristica fondamentale che bisogna riconoscere è quella dei colori, la prima parte del film è in bianco e nero, mentre poi, man mano che Bella prende coscienza di se e che le si apre una nuova opportunità di vita il film inizia a prendere colore. Quella del bianco e nero non è una tecnica inusuale, e per quanto noi la colleghiamo alle pellicole del passato molti registi di oggi la usano in molte delle loro scene per simboleggiare una serie di eventi, in questo caso per mostrare lo sviluppo del personaggio.

Poor Things è un film che offre tanti spunti di riflessione sulla società odierna con un cast di rilievo unito ad una colonna sonora diversa dal solito, da costumi originali e artistici e ad una cinematografia di grande effetto.

Articolo di Anita Tricotti, Aurora Moggia e Cecilia Mocata.