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POLIS

CELLULE STAMINALI/La nuova frontiera della scienza

Alice Demarchi

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I progressi della medicina rigenerativa. Terapie avanzate contro malattie considerate incurabili.

Si fa un gran parlare di cellule staminali e spesso si fa confusione.
Si sentono chiamare così le cellule che, in Italia, è vietato prelevare dagli embrioni, ma anche quelle a cui si ricorre quotidianamente nei reparti di ematologia.
Si parla di staminali e medicina rigenerativa, di Stamina, di Legge 40.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sull’ argomento.

Il punto di partenza è la medicina rigenerativa, quella branca della medicina che si prefigge di ricostruire un tessuto danneggiato, o di curare un difetto genetico in quelle popolazioni di cellule, le staminali, che possono garantire il mantenimento del tessuto nel tempo.

Cellule staminali, cosa sono?

Si tratta di cellule primitive non specializzate, giovani, che non hanno ancora assunto la funzione e la conformazione definitiva all’ interno dell’ organismo.
Hanno due caratteristiche: la possibilità di autorigenerarsi e la capacità di differenziarsi.
Due sono le tipologie di staminali:
embrionali, presenti esclusivamente nell’ embrione nelle primissime fasi dello sviluppo in grado di generare tutti i tipi cellulari di cui è composto il corpo;
adulte, si trovano all’ interno dei tessuti già maturi, dove fungono da fonte di ricambio cellulare.

La prima terapia con staminali, in particolare quelle adulte del sangue, è stato il trapianto di midollo osseo. Da quel momento la sperimentazione ha ottenuto ottimi risultati.

Esistono sperimentazioni cliniche importanti

Un gruppo di ricercatori londinesi le sta, per esempio, usando su due pazienti anziani con una malattia all’ occhio, la degenerazione della macula retinica.
Le staminali embrionali, fatte differenziare in cellule della retina, cresciute in laboratorio e reimpiantate come un sottile cerotto applicato alla stessa retina, hanno permesso il parziale riacquisto della vista.

Una sperimentazione italiana

Anche in Italia la sperimentazione fa il suo corso: uno studio ha provato la sicurezza dei trapianti di cellule staminali cerebrali umane nel midollo spinale di pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica. Diciotto pazienti, tutti con una diagnosi definitiva di Sla, hanno ricevuto da tre a sei trapianti di cellule staminali neurali umane nel midollo spinale o cervicale. A distanza di cinque anni nessuno di loro ha manifestato “ eventi avversi seri” né aumento nella progressione della malattia a causa del trattamento. Questo studio verrà completato con una seconda fase per confermare l’ efficacia della cura.

Le più versatili, le staminali embrionali

Le più versatili, le uniche capaci di differenziarsi in qualunque tessuto del corpo, ma più difficili da applicare e sulle quali c’è ancora molto da imparare, sono le staminali embrionali.
In Italia, però, il loro utilizzo è vietato per legge.
E’ una delle ultime barriere della Lex 40 sulla fecondazione assistita che ancora resiste, nonostante un sistematico smantellamento nelle aule di tribunale.
La legge 40 vieta di usare le blastocisti in sovrannumero, che si formano tra il quarto e il quattordicesimo giorno dopo la fecondazione e che sono la fonte da cui ricavare le staminali embrionali.
Si preferisce lasciarle deteriorare nei congelatori delle cliniche che si occupano di procreazione assistita.
Nei Paesi in cui la ricerca è più libera, invece, queste cellule vengono usate per trattare pazienti con patologie altrimenti incurabili.

L’ Italia è all’ avanguardia

Il nostro Paese ha un primato mondiale per i trattamenti con alcuni tipi di staminali adulte, quelle del sangue, della pelle e della cornea. Su sei o sette terapie approvate dall’ European medicine agency tre sono italiane.

Staminali non è Stamina

Quando si parla di staminali, di medicina rigenerativa non si parla del metodo Stamina. Questo non ha alcuna evidenza scientifica di efficacia né una ricerca di base robusta. Solo soluzioni miracolistiche.

La medicina rigenerativa è un modello nuovo, di precisione e personalizzato che deve affrontare problemi importanti di ricerca legati a costi elevati.

ATTUALITA'

Hong Kong: la città delle proteste

Cesarina Remiz

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Centinaia di migliaia sono i manifestanti che negli ultimi giorni hanno invaso le strade e le piazze della città di Hong Kong per protestare contro un progetto di legge del governo locale per autorizzare le estradizioni. La legge prevede che Hong Kong possa estradare, non solo in Cina ma in ogni paese con cui non ha precedenti accordi, chiunque abbia commesso reati nel paese che richiede l’estradizione, su richiesta della magistratura. Difatti, questo testo di legge viene considerato dai cittadini come una violazione al principio“un paese, due sistemi”. 

Bisogna ricordare, inoltre, che Hong Kong è stata a lungo una colonia britannica e che solo nel 1997 è ritornata sotto la sovranità cinese. L’impero britannico ottenne Hong Kong dopo la prima guerra dell’Oppio nel 1841, successivamente, nel 1984, è stata sottoscritta la dichiarazione congiunta fra Cina e Gran Bretagna, un accordo per il trasferimento della sovranità alla Repubblica Popolare Cinese, che stabiliva che Hong Kong sarebbe stato governata, a partire dal luglio 1997, come una regione amministrativa speciale, conservando le sue leggi e un alto livello di autonomia per almeno 50 anni.

Hong Kong viene definita come una città di “libertà senza democrazia”, infatti, la popolazione di Hong Kong non ha la possibilità di eleggere direttamente il governo ed il loro capo esecutivo, che attualmente è Carrie Lam, ma vi è un comitato elettorale che varia da 400 a 1200 membri.
Tuttavia, gli abitanti godono della libertà di espressione, della libertà di stampa e della libertà di riunione, esercitata in particolar modo. 

La metropoli ha una lunga storia di proteste politiche, tutte con un tema comune: salvaguardare l’identità che la contraddistingue. 

Tra le principali manifestazioni possiamo citare, ad esempio, quella che riguarda l’opposizione all’articolo 23 verificatasi nel 2003, anno in cui la città affrontò una grave crisi economica in cui la disoccupazione si alzò in particolar modo e la popolazione non era soddisfatta del capo esecutivo Tung Chee-Hwa.

L’articolo 23 sancisce come dovere costituzionale che “la Regione ad Amministrazione Speciale di Hong Kong dovrà per parte sua promulgare delle leggi per proibire ogni atto di tradimento, secessione, sedizione, sovversione contro il Governo Centrale del Popolo, o il furto di segreti di Stato, per proibire che organizzazioni o enti politici esteri conducano attività politiche nella Regione, e per proibire che organizzazioni e enti politici della Regione stabiliscano legami con organizzazioni o enti politici esteri”. Questo breve paragrafo suscitò una crescente inquietudine nel territorio e milioni di cittadini scesero in strada per domandare le revoca dell’articolo 23, Tung decise, quindi, di fare un passo indietro, la protesta ebbe un grande successo. Questa rimane ancora oggi la maggior manifestazione politica tenutasi nella città.

Qualche anno dopo, nel 2011, un’altra importante manifestazione accadde, in cui vennero coinvolti, in primo luogo, gli studenti. Il governo, infatti, suggerì di inserire come corso obbligatorio nelle strutture scolastiche la cosiddetta “Educazione morale e nazionale” che destò un certo allarme, difatti, gli insegnanti, i genitori e gli stessi studenti considerarono questo progetto come una sorta di  “brainwashing” (lavaggio del cervello).
I residenti della città si riunirono nuovamente in piazza per domandare la revoca della proposta: il governo cedette.

Di certo, tra le manifestazioni più importanti da ricordare avvenute ad Hong Kong, vi è quella in cui nacque la famosa “Rivoluzione degli ombrelli”, una protesta pacifica iniziata da un gruppo di attivisti pro-democrazia nel settembre del 2014 e durata 79 giorni, questa è stata innescata dalla decisione della Cina di porre forti limiti alle prime elezioni a suffragio universale del capo del governo locale che si sono svolte nel 2017. Innanzitutto, Pechino decise di limitare a due o tre il numero dei candidati alla carica di “capo esecutivo”. Inoltre, il governo centrale stabilì che i candidati dovessero essere approvati da un’apposita commissione elettorale di 1.400 persone, i cui membri venissero nominati da Pechino. E’ soprattutto quest’ultima decisione che scatenò la protesta degli studenti. Per il movimento ‘Occupy Central’ questa, infatti, venne considerata come una marcia indietro rispetto alla promessa della Cina di instaurare una piena democrazia politica.
Gli ombrelli che i manifestanti alzarono per potersi proteggere dai gas lacrimogeni, dallo spray al peperoncino e dai cannoni ad acqua usati dalla polizia per disperdere la folla, diventarono il simbolo di questa protesta. Ma ciò nonostante, il governo non cedette.

Possiamo dunque dedurre che per gli abitanti della metropoli asiatica la parola chiave è “libertà”, e sarebbero disposti a tutto pur di conservarla.

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POLIS

ELEZIONI EUROPEE/Ma come funziona l’Europa?

Alice Demarchi

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Tra il 23 e il 26 maggio 2019 i cittadini europei, circa 400 milioni, si recheranno alle urne per rinnovare il Parlamento europeo, la sola istituzione dell’Unione europea i cui membri sono eletti direttamente a suffragio universale. Per gli italiani l’appuntamento è previsto per domenica 26 maggio dalle 7:00 alle 23:00.
A pochi giorni dal voto si vuole fare un pò di chiarezza sull’argomento per rendere più consapevoli i giovani elettori. Il primo interrogativo è per cosa si vota. Si vota per eleggere i deputati che andranno a comporre il Parlamento europeo per i prossimi cinque anni e che rappresenteranno i cittadini dell’Ue.

Il Parlamento europeo è l’organo legislativo dell’Unione, decide sugli accordi internazionali e in merito all’ allargamento dell’Unione. Ha una funzione di supervisore, cioè di controllo democratico su tutte le istituzioni europee, elegge il presidente della Commissione e può votare una mozione di censura obbligando la Commissione a dimettersi. Inoltre, esamina le petizioni dei cittadini, avvia indagini, insieme al Consiglio elabora il bilancio dell’Ue e approva il bilancio di lungo periodo.

Riguardo alla sua composizione, bisogna sapere che il numero di deputati di ciascun Stato membro dipende dalla sua popolazione: da un minimo di sei, es. Lussemburgo, Malta, a un massimo di novantasei, è il solo caso della Germania, per ciascun Stato. Tecnicamente per questa Legislatura il numero di deputati da eleggere sarebbe dovuto cambiare poiché nel febbraio 2018 il Parlamento europeo aveva votato a favore di una riduzione del numero dei suoi seggi (il caso Brexit) passando da 751 a 705 dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Dei 73 seggi assegnati storicamente agli inglese, 46 sarebbero stati rimossi e 27 ridistribuiti tra 14 Paesi membri (inclusa l’Italia).
Tuttavia, in seguito agli ultimi sviluppi di Brexit e la proroga concessa a UK dal Consiglio europeo, anche i cittadini britannici voteranno i propri rappresentanti.

A proposito del sistema elettorale si ricorda che ogni Stato elegge i propri rappresentanti secondo le modalità previste dal proprio ordinamento. L’unica indicazione è che i parlamentari siano eletti con un sistema proporzionale.

É importante chiarire che i risultati elettorali influenzeranno anche l’elezione del presidente della Commissione europea, organo esecutivo che detiene anche l’iniziativa legislativa della politica comunitaria.
È previsto che il presidente della Commissione sia proposto dal Consiglio europeo che decide a maggioranza qualificata. Con il trattato di Lisbona del 2009, la scelta deve tenere conto dei risultati delle elezioni europee.
È la procedura “del candidato principale”: i partiti politici europei indicano i propri candidati alla presidenza della Commissione in caso di vittoria alle europee, per rafforzare la legittimità politica sia del Parlamento che della Commissione.

Si conclude sottolineando l’importanza indiscutibile di queste elezioni. L’Europa dovrà prendere decisioni per i prossimi cinque anni a proposito del commercio internazionale, della sicurezza, della protezione dei consumatori, della lotta al cambiamento climatico e della crescita economica.
Ogni individuo ha una ragione diversa per andare a votare. Esercitare questo diritto è un passo verso la democrazia europea.

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POLIS

ABORTO/Negli Stati Uniti potrebbe tornare illegale: ecco perché

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L’interruzione di gravidanza è legale da quasi cinquant’anni.

Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema degli Stati Uniti affronta il caso di Roe contro Wade, che vede una donna alla sua terza gravidanza contro lo stato del Texas. In difficili condizioni economiche e sociali, Norma McCorvey, alias Jane Roe, desidera vedersi riconosciuto il diritto ad abortire. La sentenza è a suo favore, segnando la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti.

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