Connect with us

NEWS

Chirurgia rigenerativa con cellule staminali del tessuto adiposo

Anna Gosio

Pubblicato

il

Le biotecnologie sono una scienza che consiste nell’utilizzo di esseri viventi per la produzione di un bene di interesse, che può essere un alimento, un farmaco o un biocarburante. In particolare le biotecnologie utilizzano molto spesso la tecnologia del DNA ricombinante, al fine di sfruttare il patrimonio genetico (o parte) di un qualunque organismo, inserendolo per esempio in un altro.

Le applicazioni dell’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM) sono molto varie: dall’industria alla medicina, passando per la salvaguardia dell’ambiente e l’agricoltura.

Le biotecnologie sono un argomento molto interdisciplinare, che non comprende soltanto tutti i settori della biologia (fisiologia cellulare, biochimica, biologia molecolare, etc.), ma anche la chimica (in particolare la chimica organica), l’ingegneria, la fisica e l’informatica.

Chirurgia rigenerativa con cellule staminali del tessuto adiposo

Negli ultimi anni molti scienziati hanno dimostrato l’esistenza di cellule del corpo adulto capaci di riparare o rigenerare tessuti danneggiati. Oggi, grazie alla chirurgia rigenerativa, queste cellule vengono impiegate in campo ortopedico per la cura delle più diffuse patologie a carico di anca e ginocchio.

La cartilagine è un tessuto di sostegno fondamentale per le articolazioni e può andare incontro ad usura a causa dell’artrosi o in presenza di altre patologie provocando dolore articolare e problemi di movimento.

Oggi è possibile intervenire chirurgicamente per stimolare la rigenerazione cartilaginea, ottenendo una naturale ricrescita biologica del tessuto e innescando un processo di autoguarigione, senza l’impiego di materiali sintetici esterni.

Queste nuove metodologie di chirurgia ortopedica rigenerativa sfruttano le cosiddette cellule mesenchimali (cellule staminali adulte di origine adiposa) che vengono prelevate dallo stesso paziente e, dopo una particolare procedura di trattamento, iniettate nell’articolazione danneggiata (innesto autologo).

 

Usura della cartilagine e dolori articolari

Le articolazioni (come anca, ginocchio e spalla) sono le parti anatomiche che permettono l’utilizzo e la movimentazione delle estremità del corpo umano. Queste giunture svolgono un lavoro meccanico continuo e sono protette dalla cartilagine, una struttura complessa che ha il compito di ammortizzare e rendere fluido il movimento articolare.

Avendo una struttura non vascolarizzata la cartilagine ha una limitata la capacità di rigenerazione. Ciò la rende una delle parti del corpo più fragili e soggette all’usura.

Il conseguente avvicinamento dei capi ossei causa dolore con difficoltà nella deambulazione e nel normale di utilizzo dell’arto.

Traumi, malformazioni, errori posturali, patologie infiammatorie e degenerative possono determinare o aggravare un’usura eccessiva e precoce della cartilagine.

In alcuni casi il dolore è destinato a diventare sempre più acuto fino a rendere ardui i movimenti più semplici come scendere e salire dal letto. Quello che è iniziato come un fastidio passeggero può tramutarsi in un dolore cronico influenzando negativamente la sfera lavorativa e privata della persona.

 

Chirurgia rigenerativa e cura della cartilagine

Nei casi in cui le terapie conservative (mediche e fisioterapiche) siano inefficaci, è possibile ricorrere alla chirurgia rigenerativa e sottoporsi ad interventi con innesti autologhi di tessuto adiposo.

La chirurgia rigenerativa è una particolare branca della medicina che ha come obiettivo quello di riparare” cellule, tessuti e organi non con la sostituzione (come nel caso della chirurgia protesica, ad esempio), ma attraverso pratiche tecnologicamente avanzate di rigenerazione cellulare.

Le tecniche rigenerative, nate negli ultimi anni grazie al contributo di programmi di ricerca internazionali, si avvalgono di cellule staminali, riprogrammazione cellulare, terapia genetica e ingegneria tissutale.

Le ricerche sulla chirurgia rigenerativa hanno ottenuto, in ortopedia, grandi risultati rendendo l’impianto autologo di cellule mesenchimali prelevate dall’adipe una valida alternativa nella cura di patologie collegate all’usura cartilagine articolare.

Le cellule mesenchimali sono cellule staminali adulte e indifferenziate capaci di intraprendere percorsi differenziati e mutare in cellule di vari tessuti come cellule del tessuto osseo, adiposo, cartilagineo, cardiaco e muscolare e ancora in cellule neuron-like, cellule endoteliali, epatociti, cellule pancreatiche. 

 

Cosa sono le cellule mesenchimali adipose?

Le cellule mesenchimali di origine adiposa sono delle cellule staminali adulte estratte direttamente dal grasso corporeo. L’adipe è una fonte unica, facilmente accessibile e abbondante di cellule staminali adulte dall’alto potenziale rigenerativo. Il corpo umano è totalmente ricoperto di tessuto adiposo e in una persona sana rappresenta circa il 10-30% del peso.

Le cellule mesenchimali (MSC) sono cellule staminali che hanno proprietà immunomodulatorie, ovvero sono in grado di regolare le alterazioni delle risposte del sistema immunitario, hanno capacità anti-infiammatorie e una volta innestate nell’organismo migrano verso il tessuto danneggiato favorendo i processi rigenerativi in loco.

Dopo la scoperta iniziale avvenuta alla fine del XX secolo, i ricercatori hanno isolato le MSC da vari tessuti come il midollo osseo, il sangue del cordone ombelicale, la placenta, il liquido amniotico, il liquido sinoviale, il periostio e il grasso

Le cellule staminali del tessuto adiposo (ASC, ovvero: Adipose Stem Cell) sono state scoperte nel 2000 e sono state studiate per più di 10 anni. L’esito della ricerca le ha incoronate come elemento centrale della medicina rigenerativa

Le cellule staminali del tessuto adiposo, una volta innestate nell’organismo, sono in grado di stimolare la produzione della cartilagine, migliorare la lubrificazione del comparto intrarticolareaumentare la distanza tra i capi articolari riducendone l’attrito, mantenere lo spazio articolare per migliorare l’attività visco suppletiva del liquido sinoviale, provocare la rigenerazione cartilaginea a seguito di un evento traumatico o in conseguenza a una malformazione ossea.

Inoltre le ASC hanno una notevole capacità proliferativa sia in vivo, successivamente all’innesto, sia in vitro, in coltura, conservando un potenziale multilineare

 

Come si svolge l’intervento di chirurgia rigenerativa?

L’innesto autologo di ASC è un’operazione che prevede il prelievo e l’innesto di cellule mesenchimali adipose dal paziente che è contemporaneamente donatore e ricevente.

Utilizzare questo meccanismo ha diversi vantaggi quali: scarsa possibilità di rigetto, impossibilità di contrarre malattie infettive da altro donatorefacilità di riassorbimento da parte dell’organismo e tempi di recupero veloci con benefici a medio lungo termine.

L’intervento avviene senza ricovero e complessivamente ha una durata di circa 30 minuti. Avviene in un unico tempo operatorio e viene svolto secondo una prassi mini-invasiva.

Dopo l’anestesia locale – o generale a seconda delle necessità del paziente – il chirurgo effettua una piccola incisione nella zona addominale e procede con lalipoaspirazione aiutandosi con lievi pressioni nel punto di prelievo.

Il grasso recuperato viene processato attraverso un apposito kit monouso. Il materiale, pulito e purificato dai residui, assume una consistenza liquida. Finita la processazione, della durata di pochi minuti, vengono isolate le cellule mesenchimali pronte per essere iniettate.

In artroscopia si procede allo shaving articolare, ovvero alla pulizia cartilaginea, rimuovendo eventuali porzioni danneggiate. Infine viene effettuato l’innesto autologo di tessuto adiposo all’interno della cavità articolare.

Al termine dell’intervento la zona del prelievo viene suturata e coperta con un bendaggio compressivo. Dopo il trattamento in alcuni soggetti è possibile notare un lieve gonfiore nel punto della lipoaspirazione. In genere è consigliato tenere lamedicazione per circa una settimana e, a seconda del caso clinico, lo specialista potrà prescrivere un breve percorso riabilitativo.

 

Cellule mesenchimali e trattamento dell’artrosi

Le principali patologie che colpiscono la cartilagine sono le patologie reumatiche in particolare l’artrite e l’artrosi.

Un’équipe di ricercatori internazionali ha di recente monitorato l’effetto dell’innesto autologo di cellule mesenchimali adipose nelle articolazioni di ginocchio e anca a intervalli regolari durante l’anno successivo all’operazione.

Lo studio, condotto dal King Abdulaziz University Hospital in Arabia Saudita, ha coinvolto 1.128 persone affette da artrosi dal 2° al 4° stadio e quasi l’85% erano in stato di sovrappeso o obesità.

A distanza di 3/6 mesi dal trattamento coloro che avevano un indice di massa corporea maggiore e un grado di artrosi più avanzato presentavano una lenta rigenerazione cartilaginea.

Un ulteriore monitoraggio effettuato sugli stessi pazienti a distanza di 6/12 mesi dalla terapia, mostrava che i pazienti avevano raggiunto lo stesso risultato clinicodi pazienti con artrosi ad un livello minore e un minor indice di massa corporea. I ricercatori hanno concluso che l’infiltrazione autologa di cellule staminali adipose può essere considerata una terapia efficace, sicura e duratura, in grado di migliorare la qualità della vita del paziente.

 

 

 

Viaggiatrice e cittadina del mondo, scrittrice e musicista a tempo perso, fotografa autodidatta per passione. Sognatrice accanita sia di notte che di giorno. Mi piace camminare, ma su due ruote viaggio meglio.

Continua a leggere

NEWS

Margherita Hack, scienza e società

Avatar

Pubblicato

il

Se pensiamo allo scenario scientifico italiano contemporaneo, non possiamo fare a meno di citare Margherita Hack, importante astrofisica di fama internazionale, la quale si distingue non solo per le sue scoperte e la sua dedizione nel campo della fisica astronomica, ma anche per il suo impegno sociale e politico.

 

 

Cosa la rese un’astrofisica di tale portata?

Margherita si laureò in fisica e in seguito in astronomia nel corso degli anni quaranta. Subito dopo la laurea iniziò il suo impiego all’Istituto di ottica della città , dove teneva corsi di perfezionamento per neolaureati in fisica e matematica e , nel frattempo, si occupava di monitorare le macchie solari nell’osservatorio dell’istituto. Dopo un breve periodo di lavoro in un’industria, margherita cominciò lo studio astronomico di alcune Cefeidi e della costellzione della Velpicula, recandosi in seguito anche al celebre osservatorio di Brera. Nel 1950 vinse la cattedra universitaria di astrofisica.

Nel ’52 lavorò per sei mesi all’ Institut d’Astrophysique di Parigi intraprendendo degli studi riguardanti la luminosità delle stelle. Una volta tornata a Firenze riprese l’analisi delle Cefeidi. Approfondì poi l’astrofisica sperimentale ad Utrecht, nel 1955 si trasferì all’Università di Berkley. Grazie ai suoi studi , si rivelò che la vicinanza tra due stelle può provocare uno stato di eccitazione dei loro strati superficiali. I risultati di questo studio vennero pubblicati dall’importante rivista Astrophysical Journal.

 

Dal 15 dicembre del 63 la Hack divenne quindi titolare della cattedra di astronomia dell’Università di Trieste, ed ebbe per legge l’incarico di direttore dell’osservatorio astronomico. In quegli anni l’osservatorio di Trieste era l’ultimo in Italia, sia per numero di dipendenti che per la dotazione strumentale.

Vi era quindi la necessità di avviare nuovi programmi di ricerca e bandire rapidamente concorsi per tutti i posti vacanti per tecnici e astronomi.Nel 1971, quando entrò in funzione il telescopio da un metro per le ricerche di fotometria, fu realizzata la succursale di Basovizza e la sua attrezzatura scientifica fu portata a termine.Margherita Hack aveva già risolto i principali problemi che si era proposta di affrontare nel momento in cui assunse la direzione. Nel giro di relativamente poco tempo l’osservatorio di Trieste divenne ben noto in campo internazionale, sia per le ricerche spettroscopiche e fotometriche di fisica stellare, che per quelle di radioastronomia solare. Nel 1974 proprio a seguito di tutto ciò a Margherita Hack fu chiesto di organizzare il secondo congresso europeo dell’Unione astronomica internazionale.

 

 

 

 

L’IMPEGNO SOCIALE :

Margherita però non va ricordata solo per il suo successo nel mondo della fisica e per il suo contributo alla divulgazione scientifica, bensì per il suo impegno sociale e politico, altrettanto degno di nota. Vegetariana, atea, sostenitrice delle coppie gay e dell’eutanasia legale, diventerà un punto di riferimento di giovani radicali, e prestò sempre il suo volto e le sue parole per battersi a favori dei diritti civili e sociali.

Per quanto riguarda i diritti civili..

Nel 12 agosto 2010 Margherita Hack fu premiata  come personaggio gay dell’anno per la sua attività a favore dei diritti civili e del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. In quell’occasione dichiarò che «da parte di altri paesi è certamente un segno di civiltà. Noi invece siamo un paese arretrato, che non sa cos’è il rispetto della libertà. Il Vaticano è certamente un deterrente che influenza la classe politica, ma la politica non è libera e non ha il coraggio di reagire. E se non reagisce questo significa che è più bacchettona della Chiesa e non sa cos’è il rispetto della libertà altrui».

La Hack si schierò poi a favore della proposta di legge a iniziativa popolare promossa riguardo l’eutanasia legale: l’astrofisica fiorentina si dichiarò favorevole alla liceità dell’eutanasia e al rifiuto dei trattamenti sanitari.

Nell’anno 2011: sottoscrisse il proprio testamento biologico.

Impegno per difendere gli animali:

La Hack è sempre stata un animalista convinta e vegetariana sin da bambina.Più volte la scienziata è intervenuta per difendere il vegetarianesimo  che deve essere abbracciato come scelta sia etica che scientifica e ha più volte denunciato gli allevamenti intensivi, dove agli animali sono causate enormi sofferenze e dove le bestie sono sottoposte a trattamenti ormonali che non ne rendono sana la carne.Una scelta che, nel corso degli anni, è stata supportata anche da una visione filosofica del rapporto fra uomini e animali: «Gli animali sono creature di questa terra – raccontava in un’intervista  – sono nostri fratelli e quindi non si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi,che hanno capacità di amare e soffrire. E quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più evoluto, più potente. Ma questo non vuol dire che dobbiamo abusare di loro».

Impegno sul nucleare:

Riguardo al tema della questione energetica Margherita Hack si è sempre espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che l’Italia non è in grado di mantenere i costi e i mantenimenti delle centrali. Sostenne perciò l’esistenza di «una paura irrazionale, anche scientifica, per l’energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell’energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere». Al contempo sottolineò sempre l’importanza della ricerca anche riguardo alle energie rinnovabili che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico.

La difesa del mantenimento dell’insegnamento in Italiano nelle università:

Nella sua intervista, rilasciata l’8 giugno 2013, la Hack affermò la sua contrarietà all’utilizzo esclusivo e obbligatorio della lingua inglese nelle università italiane, dichiarando che «non bisogna abbandonare la propria lingua, certi concetti si possono esprimere solo quando una lingua si conosce molto bene come la propria.

L’IMPEGNO POLITICO:

La fede politica rivolta alla Sinistra rimase sempre forte tanto che la Hack si candidò alle elezioni regionali in Lombardia nel 2005, all’interno della Lista del Partito dei Comunisti Italiani ottenendo 5634 voi nella città di Milano. Dopo la sua elezione cedette il seggio. Alle elezioni politiche dell’anno successivo si schierò nuovamente al fianco del Partito dei Comunisti Italiani: candidata in molteplici circoscrizioni della Camera, ancor una volta, dopo essere stata eletta, rinunciò al seggio ottenuto per continuare a dedicarsi all’astronomia.

 Nel 2009 si candidò alla Lista Anticapitalista per le elezioni europee di giugno come capolista nella Circoscrizione Isole e nella Circoscrizione Nord-Ovest, ma non fu eletta perché la lista non raggiunse la soglia del 4%. Lo stesso anno scrisse sulla rivista MicroMega una lettera aperta al Presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, riguardo ai procedimenti giudiziari in cui era coinvolto e sul suo presunto tentativo di eluderli.Nel 2011 prese la tessera del partito Democrazia Atea, con cui si candidò alle elezioni politiche del 2013 come capolista alla Camera nella Circoscrizione Veneto 2. Infine, nell’Ottobre 2012 sostenne apertamente Nichi Vendola alle elezioni primarie del Centrosinistra, mentre, in fase di ballottaggio tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, si schierò a  favore di quest’ultimo.

SCIENZA E RELIGIONE:

Per quanto riguarda la religione, la Hack, proveniente da una famiglia aderente alla Società  teosofica, si formò da sé una propria opinione circa la religione e sempre si dichiarò atea, tanto da diventare Presidente onorario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Le sue posizioni non comportarono però mai il disprezzo nei confronti dei credenti, anzi la scienziata dichiarò che «Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente». Inoltre riteneva possibile il dialogo tra scienza e fede: «Scienza e fede possono benissimo convivere. Lo scienziato credente adotterà il metodo scientifico per le sue ricerche e attribuirà la capacità del cervello umano di decifrare l’universo a questa misteriosa entità chiamata Dio, ispiratore della ragione e anche causa ultima del mondo. Il non credente, dal canto suo, prenderà atto del fatto che la materia nelle sue forme più elementari abbia la capacità di aggregarsi e formare atomi e molecole, stelle e pianeti, ed esseri viventi. Ateo e credente possono anche dialogare, a patto che ambedue siano laici, nel senso che rispettano le credenze o le fedi dell’altro senza voler imporre le proprie».

Più duri furono invece gli scontri con il Vaticano che la Hack riteneva un grosso ostacolo alla ricerca scientifica: secondo la scienziata, la Chiesa si era intromessa nelle questioni scientifiche già ai tempi di Galileo e continuava a farlo anche in merito alle più recenti scoperte, come quella delle cellule staminali, promuovendo una vera e propria azione antiscientifica. Ciò che criticò soprattutto furono quelle che lei definiva le ingerenze del Vaticano in tutti i campi dell’esistenza e sottolineò in più occasioni la laicità dello Stato italiano.

 

Continua a leggere

NEWS

Iran e “giustizia”, il caso di Nasrin Sotoudeh

Avatar

Pubblicato

il

Sfortunatamente, è insolito sentir parlare di Nasrin Sotoudeh tra gli adulti e i giovani di oggi; eppure, il caso della donna Iraniana, è molto più recente di quanto si pensi , e altrettanto preoccupante.

Chi è Nasrin Sotoudeh?

Nasrin è nata nel 1963 a Teheran, ed è un’importante avvocata, scrittrice e attivista Iraniana, militante per i diritti umani. Si lauerò in diritto internazionale nel 2011 e detiene ad oggi diversi premi a seguito del suo impegno sociale, tra cui il Premio per la Scrittura per la Libertà e il Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Oggi è sposata e madre di due bambini. Nel 2011 venne arrestata per la prima volta sotto l’accusa di aver diffuso “menzogne sullo Stato” e per aver collaborato con il Defenders of Human Rights Center, associazione che si occupa

della difesa e della tutela dei diritti delle donne, dei prigionieri politici e delle minoranze in Iran , non autorizzata dallo stato, ma riconosciuta dalla Commissione Nazionale dei Diritti Umani Francese. La sua pena di 11 anni, venne poi ridotta e nel 2013, Nasrin potè tornare in libertà, ma venne nuovamente accusata nel 2018 per aver commesso “reati di sicurezza nazionale”. A seguito di questa sentenza, venne condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate.

Il caso.

Alla prima sentenza del 2018, ne succederanno molte altre, tutte irregolari, che porteranno alla condanna di 38 anni di carcere totali . Si tratta di una delle pene più dure mai inflitte nella storia a un difensore dei diritti umani. Tra le svariate accuse partite dallo Stato Iraniano , possiamo sottolineare il reato per “incoraggiamento alla prostituzione e alla corruzione” e per “atti peccaminosi”, dopo essere apparsa diverse volte in pubblico senza indossare il velo.

Ma per cosa si è battuta Nasir, fino ad arrivare al punto di ricevere una condanna pari a quella di un serial killer?

L’unico vero “reato” che Nasrin ha commesso, è stato quello di difendere pubblicamente le ragazze di Engehelab Street , che tra il 2017 e 2018 , protestarono contro l’obbligo per le donne iraniane di indossare il velo (Hijab); l’avvocata, sentendosi molto vicina a questa rivolta, decise di farsi promotrice di quest’ultima, in modo totalmente pacifico.

L’agenzia di stampa della repubblica iraniana affermò che la scrittrice fu condannata a soli sette anni di carcere per la violazione delle degradanti e obsolete leggi che impongono l’uso del velo alle donne ( sotto l’accusa di “offesa alla Guida Suprema”) , e non fu mai chiarito se la dichiarazione si riferisse ad un processo separato, o meno.

Il caso di Nasrin, mobilitò inevitabilmente l’opinione pubblica internazionale, coinvolgendo soprattutto avvocati e giornalisti, i quali esprimono ancora oggi profonda solidarietà e vicinanza nei confronti della donna. La notizia dell’avvenuto arresto, venne diffusa dal marito di Nasrin, Reza Khandan, anch’esso arrestato e picchiato davanti alla prigione di Evian , per aver chiesto di poter avere novità circa la situazione della moglie in carcere. Il fatto, interessò fin da subito associazioni di portata mondiale, tra cui ricordiamo Amnesty International, la quale divulgò diverse petizioni online a favore della liberazione della giornalista, che contano oggi circa un milione di firme. Sempre grazie ad una delegazione di Amnesty , ha avuto luogo nel marzo di quest’anno, in occasione della festa della donna, la sit-in di fronte all’ambasciata dell’ Iran, a Roma; si è trattato di una manifestazione pubblica , durante la quale diverse donne sono rimaste per alcune ore in strada, in piedi, indossando il velo e mostrando la schiena scoperta, sulla quale erano presenti diversi segni rossi , con lo scopo di simulare le conseguenze delle frustrate alle quali è stata sottoposta Nasrin.

Purtroppo , a distanza di un anno dal suo arresto, ancora nulla è cambiato, ma, fortunatamente, molte persone continuano a lottare al suo fianco(seppur da altre parti del mondo), ritenedo la condanna di Nasrin un vero e proprio insulto al genere umano.

Inutile dire che il fatto in questione dovrebbe spingere tutti noi a interrogarci sulle condizioni alle quali sono sottoposte diverse donne in alcune parti del mondo. Nell’epoca del femminismo e delle libertà individuali, risulta ridicolo che esistano ancora stati nei quali le leggi vengono formulate esclusivamente dagli uomini e nei quali queste ultime subordinano le donne al genere maschile; sono molte le limitazioni imposte, come il divieto di abbandonare il paese da sole, o di partecipare ad eventi pubblici non accompagnate. A fronte di ciò, e di quello che sta accadendo oggi in diversi paesi democratici, occidentalizzati e “liberi”, i quali sembrano compiere molti passi indietro davanti ai diritti delle donne (basti vedere l’annullamento del diritto all’aborto in Alabama) , è giusto mobilitarsi, e ricordarsi che i diritti umani sono fondamentali per la salvaguardia e la tutela di tutti gli individui e della giustizia, e che per questo, non devono essere annullati .

Davanti ai diritti non si torna indietro.

Articolo 19. della Costituzione Italiana. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

La norma, afferma, implicitamente, il principio di laicità: lo Stato garantisce a tutti, cittadini e stranieri, di professare la propria fede, qualunque essa sia, senza che una religione sia privilegiata rispetto alle altre. Ciò accadeva, invece, sotto il regime fascista, quando lo Stato era dichiaratamente cattolico e tollerante verso le diverse fedi.

Articolo 18 Dichiarazione dei Diritti Umani.

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Continua a leggere

NEWS

The role of women through the years

Julietta Figueroa

Pubblicato

il

The role of women has been greatly understimated in the last few decades. Throughout history in some past societies women were seen as wives who were intended to cook, clean and take care of their children. Other times male writers portrayed them as inferior to them.

Across Europe, women could not vote, were discouraged from owning a business. Young aristocratic women were forced to marry men and all their property was transferred to their husband. Women who broke the rules were punished or exiled.

After the First World War with the development of industry, the role of women changed. Women’s groups for example “Suffragettes” campaigned for women to be granted the right to vote.

During the Roaring Twenties women have made such gains in equality. They had more freedom and emancipation; they drank, drove cars. The two World Wars showed that women were able to work outside the home and that they could crontribute to the economy. The role of women in public life has encouraged greater reliability in institutions. They work shoulder to shoulder with men in all the areas.

Women enjoy a better level of equality today in Western-societies (many of them are financially independent), but in many parts of the World women do not enjoy equal opportunities to earn, participate in politics or get education. They are struggling against violence and discrimination. In the Middle East, until last year women weren’t allowed to drive. Saudi Arabian women were allowed into a football stadium to watch a match for the first time on January 2018. However, today they can only sit in ‘the family section’ and cannot mix freely with male.

The role of women in modern society is constantly evolving. They are aware of their worth in the family, in the society and in the world. Women continuously work hard to get equality, so they should be free to choose the career or lifestyle they prefer without being discriminated.

Continua a leggere

Trending