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L'EDITORIALE

Comfort zone, il nostro rifugio o una prigione?

Tea Sperandio

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Con il termine comfort zone (zona di comfort) ci si riferisce ad una condizione mentale in cui una persona agisce in uno stato tranquillo, senza ansie, non scostandosi troppo da una sua “routine”. Nessun rischio e nessuna minaccia: niente si allontana troppo dalle azioni quotidiane di ognuno di noi.

A primo impatto si pensa che questa “zona” porti beneficio e tranquillità, ma è davvero così o è solo una letale apparenza?

Se tutti restassimo veramente nella nostra comfort zone per tutta la vita probabilmente non vedremmo i nostri sogni realizzarsi, in quanto, come ha detto Neale Donald Walsh, “la tua vita inizia dove finisce la tua zona di confort”

Se ci fermiamo troppo a lungo in questo spazio di “tranquillità e monotonia” non saremo mai in grado di rompere quelle nostre abitudini, che noi magari vediamo come benefiche, che ci spingono verso il fondo.

Rischiamo di restare fermi ad un punto morto, perdendo quindi la voglia di “fare di più”, di creare, di imparare nuove cose, di cambiare lavoro, iniziare un diverso percorso di studi e molte altre azioni. Per non parlare inoltre delle nostre passioni che magicamente entrano in uno stato di “stallo” per poi pian piano azzerarsi.

Fare sempre le stesse cose, guardare sempre gli stessi film, leggere gli stessi libri e parlare degli stessi argomenti con sempre le solite persone, può questo veramente aiutarci? 

Con ciò non intendo dire di stravolgere completamente le nostre azioni o di cambiare amici, ma semplicemente di “buttare un occhio” oltre alla siepe e di aggiungere alla nostra quotidianità dei nuovi orizzonti.

Quando studiamo per una verifica e magari incontriamo un argomento che ci interessa particolarmente perché non approfondirlo?

“Eh ma la prof non lo chiede in verifica” non è una risposta valida, bisognerebbe andare oltre al libro dato dalla scuola o agli appunti, che  a loro volta sono uno sterile “copia incolla” delle parole di un professore.

Scavando nei nostri interessi, facendo un passo avanti rispetto al “normale” si scoprono nuovi mondi, nuove passioni, nuove parti di noi stessi che magari non conoscevamo.

Il comfort non è però disdegnato da tutti, soprattutto se si parla di questo “spazio” dove la vita sembra alleggerirsi e le ansie scomparire.

Uscire dalla comfort zone non è semplice e mai lo sarà, non tutti sono pronti per farlo ed è sicuramente una cosa che non si mette in atto “dall’oggi al domani”.

Non sempre fare il fatidico passo è piacevole, molte volte a primo impatto ci si ritrova impacciati o a ricevere inaspettate “secchiate di acqua gelida”. Una persona timida e introversa che decide di provare a fare amicizia e ad essere più espansiva può ritrovarsi inizialmente spaesata, con la paura di un giudizio negativo da parte degli altri e un ‘ansia sociale alle stelle.

La cosa peggiore che ci blocca dall’uscire dalla comfort zone è “il pensare e ripensare” su qualsiasi errore commesso o su ogni azione compiuta che sia minimamente riconducibile alla “sfera esterna”. Questo fenomeno viene spesso indicato da noi giovani con il verbo inglese to overthink

Per quanto sia facile a dirsi, ma difficile a farsi, rimuginare sugli accaduti passati è la cosa più sbagliata poiché ormai “quel che fatto è fatto”, le cose passate non si possono cambiare. Possiamo però avere grande influenza sul presente, scusarci se abbiamo fatto un errore o chiarire eventuali fraintendimenti.

Mi piace pensare, per quanto cosciente io sia che sarebbe troppo bello per essere vero, che nessuno in fondo giudichi le nostre azioni o un nostro eventuale cambiamento, in quanto tutti siamo sulla stessa barca. Tutti viviamo la nostra comfort zone in modo differente e siamo noi a decidere quando è ora di rompere i confini e come farlo.

“Non avere paura di espanderti, per lasciare la zona di comfort. Ecco dove risiedono la gioia e l’avventura”.

Concludo con questa frase, sperando che faccia riflettere su questo argomento e che possa inoltre spronare più persone possibili ad un’analisi accurata della loro mente e della loro idea di comfort zone, così da riuscire ad uscirne il prima possibile serenamente per vivere la propria vita al massimo.

L'EDITORIALE

L’amicizia, come l’amore, non è che un nome

Gaia Filippi

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Oggi voglio parlare di due argomenti molto importanti che sono l’amicizia e l’amore. Ormai tutti usano i social per conoscersi, io compresa. Molte persone le ho conosciute a scuola, ma altre grazie ai social. A volte penso che un amico conosciuto tramite internet sia meglio di uno conosciuto dal vivo.

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L'EDITORIALE

Le donne odiano le donne

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Come si sa i ruoli di genere sono da sempre uno dei fondamenti della nostra società, eradicati, pietre miliari di stereotipi e tossicità. Essi per la maggior parte dei casi definiscono i generi in base a delle preferenze che sin dall’infanzia vengono propinate, ponendo delle definite categorizzazioni sia se sei donna o uomo. Ma cosa succede se in questi schemi mentali proprio non ti ci rivedi? E perchè le donne si ritrovano ad odiare le altre donne? (altro…)

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L'EDITORIALE

“Not all men, but all women”, che cosa sta sbagliando la società?

Tea Sperandio

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Il 97% delle donne negli Stati Uniti è stato vittima di catcalling, abusi, stupri, immagini pornografiche ricevute senza richiesta e molto altro. Sempre in America una donna su sei è vittima di stupro, in Italia invece negli ultimi 5 anni sono 2 milioni 435 mila quelle che hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale.

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