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#cosechenonsidicono/Diciamo no al bullismo

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di Veronica Rabbi
– Questa settimana sharing ha posto un hashtag comune a tutte le redazioni con varie sfumature differenti. La nostra è: tra di noi, noi come ragazzi, noi come redazione, noi come scuola. A volte sembra che tra di noi si possa parlare di tutto, ma spesso anche se si è molto legati, parlare di temi sensibili è sempre difficile. Un tema purtroppo poco sensibilizzato e trattato tra di noi è il bullismo.
Parlare di quest’argomento è spesso complicato soprattutto se ne si è soggetti.
Le vittime del bullismo sono scelte per i motivi più disparati: troppo studiosi, troppo grassi, troppo timidi, troppo nerd. A volte basta aprire gli occhi per accorgersi che anche nella nostra scuola episodi del genere non sono poi così rari.
Non c’è un modus operandi preciso dei bulli, semplicemente operano nella maggior parte dei casi in gruppo e vogliono prevalere con la loro forza, umiliando la loro “preda”.
Gli atti di bullismo possono essere vari, nel peggiore dei casi si tratta di violenza fisica, in altri psicologica ma si arriva sempre allo stesso risultato, allo stesso scopo: l’isolamento.
Purtroppo non è cosa rara che le vittime di bullismo esasperate dalle loro condizioni di vita cadano in depressione o peggio decidano di togliersi la vita.
Il bullismo esiste da sempre, ma purtroppo con le nuove tecnologie gli atti rimangono impressi. I bulli per vantarsi delle loro bravate spesso filmano o fotografano gli atti e li condividono sui social media.
In generale chi ne è vittima ha paura a parlarne, anche se sarebbe la cosa migliore da fare. Gli insegnanti, i genitori, gli amici sono sempre pronti a darti una mano, parlare e aiutarti a risolvere il problema. Molti ragazzi e ragazze non riescono a parlarne con i genitori per paura di essere giudicati e di deludere le loro aspettative.
Uno studio definitivo e completo sugli effetti del bullismo, pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry, mostra effetti molto gravi su bulli e vittime. Il risultato di 20 anni in cui sono stati raccolti dati, mostrano che le ferite del bullismo lasciano segni indelebili anche da adulti. Secondo l’ultima Report Card dell’UNICEF-Centro di Ricerca Innocenti, che valuta il benessere dei bambini in 41 paesi, ha affermato che in Italia esiste un livello di pace e giustizia molto superiore a quello di altre nazioni, e gli  indicatori sono migliori rispetto agli episodi di bullismo, al tasso di suicidio tra giovanissimi e alla violenza contro i bambini. Mentre in America il tasso di suicidio dovuto al bullismo è altissimo.
Da poco su Netflix sta andando in onda la seconda stagione della serie televisiva chiamata 13 reasons why che con scene e discorsi molto crudi, vuole affrontare il tema del bullismo e del suicidio.
La cosa più importante per chi ne è vittima è sfogarsi, parlare, non sentitevi giudicati, ognuno di noi non è perfetto,ognuno di noi ha dei difetti e compie degli errori per cui verremo sempre giudicati,ma non bisogna mai abbattersi.  Il fenomeno del bullismo ha creato un quadro che anno dopo anno si fa sempre più complesso e difficile da monitorare. Interi trattati,articoli di giornali e libri sono stati scritti sull’argomento eppure,ancora oggi,sono tanti i ragazzi vittime di violenza.
Se hai letto questo articolo e sei vittima di bullismo o conosci qualcuno che ne è soggetto, non  avere paura, prendi coraggio e denuncia chi ti fa del male. Ricorda invece se stai leggendo l’articolo e sei un bullo, non giudicare un libro dalla copertina, non dire grassa ad una ragazza che passa giorni a non mangiare per perdere peso, non dire brutta ad una ragazza che passa ore allo specchio prima di uscire di casa, quella ragazza che hai spinto ed è caduta beh lei è già stata picchiata e abusata a casa. Pensi di conoscere le cose, indovina un po’? Non le sai…
Cerchiamo tutti insieme un punto di forza e nel nostro piccolo cerchiamo di eliminare questo fenomeno. Le parole possono ferire e fare male,utilizziamole in maniera positiva per fare del bene.
Invito tutti a condividere l’articolo e diffondere il messaggio,diciamo NO al bullismo.
Edit foto: Samuele Roma
Non si conclude qui l’appuntamento di oggi con FridayFever, ebbene si, ti aspettano altri due articoli a riguardo del fallimento e del doping. Se sei interessato ad altri nostri articoli, leggi a proposito del femminicidio o della prestazione e seguici sui social. #cosechenonsidicono.
A presto, FridayFever

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CAPODANNO/ 7 ricette per cominciare bene

Maria Elena Cassinelli

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di Maria Elena Cassinelli
– Mancano ormai meno di 24 ore alla fine dell’anno e, quindi, all’inizio di quello nuovo. Molti di noi trascorreranno l’intera giornata con frenesia, intenti ad ultimare gli ultimi preparativi per la serata più attesa dell’anno. (altro…)

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SCUOLA/ Lo studio della storia

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Di Pietro Vago

Oggi in tutta Italia ed in tutte le scuole, dalle elementari all’università, viene seguito un metodo di studio che, per molte materie, da quelle scientifiche a quelle umanistiche, si basa sulla storia. Si pensi alla matematica: in realtà ogni nuovo argomento affrontato segue un percorso storico e non un percorso logico progressivo; per questo spesso si passa da un argomento a quello successivo senza che siano direttamente connessi.
Anche per quanto riguarda la filosofia, ad esempio, non si parla di filosofia in sé ma di storia della filosofia e così per molte altre materie ancora.
Tutti i ragazzi italiani studiano seguendo un metodo strettamente dipendente dal percorso storico che forma, di conseguenza, quella mentalità tipica italiana che ragiona spostandosi su una linea temporale.
A questo punto però alcune domande sorgono spontanee: che cosa è davvero importante della storia?
È forse importante ricordare i nomi dei personaggi protagonisti delle vicende oppure le date precise di queste? E soprattutto, di quello che noi tutti studiamo, che cosa ci rimane? È corretto uno studio mnemonico? Che cosa dobbiamo assimilare davvero?
Forse, in questi anni, la dipendenza dalla storia è diventata radicale, tanto da farci dimenticare che cosa davvero è importante. Forse perdiamo troppo tempo a cercare di ricordarci, nomi, date e lezioni che ci vengono presentate come racconti, ormai distanti dalla realtà che stiamo vivendo, tanto che, a volte, nel parlarne, sembrano quasi frutto della fantasia di uno scrittore, tralasciando così ciò che dovremmo fare nostro. Studiare storia e studiare in relazione alla storia, significa fare propri i pregi del passato, imparare dagli errori di altri,  avere l’occasione di analizzare situazioni precedenti a noi per poterle perfezionare, comprendere come si è arrivati al nostro modo di pensare e da dove si è partiti e capire cosa ha portato ad un cambiamento e perché in un determinato momento. Non sono importanti i racconti, le date scrupolosamente precise e i nomi dei protagonisti, forse la storia andrebbe studiata come analisi degli eventi e dei comportamenti umani, per capire il meccanismo che sta alla base delle decisioni e delle azioni di chi è venuto prima di noi; per non dimenticare. La storia viene definita ciclica poiché, circa dopo 7 generazioni, viene completamente dimenticata l’esperienza passata e con questa gli errori che le appartengono, portando così gli uomini a compiere gli stessi sbagli e a causare nuovamente caos e distruzione. Forse, nel 2018 è il momento di dire basta e per farlo basterebbe partire da una cosa semplice come lo studio della storia, che probabilmente in Italia dovrebbe essere aggiornato, tralasciando il futile ed evidenziando l’utile, perché è nei giovani che è riposto il seme del futuro che necessita di una terra fertile per poter far nascere un florido germoglio.

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ATTUALITA'

Economia e Sviluppo/C’è ancora spazio per il progresso?

Alberto Zali

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di Alberto Zali

– Martedì 5 giugno – ore 20: 52 – Giuseppe Conte ottiene la fiducia in Senato. Bufera nei giorni precedenti circa chi dovesse ricoprire la carica di Ministro dell’Economia. Il ruolo, a sostituzione del no-euro Paolo Savona, verrà ricoperto da Giovanni Tria, professore di economia ed ex consulente economico di Forza Italia. Ma chi è Tria? E soprattutto quale sarà la sua linea politico – economica? Lega e 5 Stelle hanno ottenuto, tra slogan e promesse elettorali, un consenso senza precedenti: ora ci chiediamo se saranno in grado di mantenere tali promesse – flax tax e reddito di cittadinanza in primis – e se, soprattutto, l’Italia ne ricaverà giovamento.

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