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DAILY/6 cose che farò post Covid

Sara Avallato

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Non sappiamo quanto tempo ancora passeremo a destreggiarci tra nuovi lockdown, gel ingienizzanti e didattica a distanza. Per distrarsi, è facile fantasticare su quello che succederà quando tutto sarà tornato finalmente alla normalità. E qual è il modo migliore per farlo, se non scrivere una lista delle prime cose che vorrete fare? Io ci ho provato, e devo ammettere che il risultato non è proprio quello che mi aspettavo!

1. Guarderò un film il sabato sera. Cosa che ho già fatto ampiamente in questi mesi di isolamento (chi è che non si è concesso qualche serie di troppo?). I mesi in casa sono stati un’ottima scusa per perdere ore e ore a guardare programmi di dubbia qualità, ammettiamolo! Però finalmente non mi capiterà di rimanere scioccata da ogni abbraccio, viaggio in treno o scena in discoteca che non preveda la presenza di mascherina chirurgica e di una buona dose di distanziamento sociale.

2. Riprenderò a mettere un po’ di trucco in faccia, oltre al mascara! (Cosa che, devo ammettere, suona abbastanza ironica detta da me: alzi la mano chi si ricorda di avermi mai vista a scuola con almeno un minimo di trucco: nessuno? Immaginavo.)  Non mi mancherà l’infelice momento in cui mi accorgo puntualmente che sì, certo che il fondotinta è colorato. E pure il rossetto. E forse finalmente smetterò di sorprendermi, come se non mi fosse già capitato 1000 volte, che a fine giornata la mascherina sia sempre ridotta alla brutta copia di un quadro di arte moderna.

3. Per Natale una mia amica ha regalato a sua madre una fodutiera. Fino al momento in cui me l’ha annunciato, devo ammettere di non aver mai pensato minimamente di desiderarne una. Poi mi hanno fatto notare che mangiare la fonduta in compagnia, immergendo i propri crostini (sì, ho dovuto cercare online “con cosa si serve la fonduta”) nella fondutiera che condividi con tutti gli altri commensali, forse non è la scelta più saggia in periodo di pandemia globale. E ovviamente, da quel momento, non riesco a smettere di pensare a che esperienza fantastica deve essere poterla mangiare in un rifugio in montagna dopo una sciata, o semplicemente un sabato sera in casa, durante una di queste fredde serate di gennaio. Sarebbe davvero un’esperienza così indimenticabile? La risposta è: probabilmente no. Ma sognare fa sempre bene.

4. Riprenderò a usare la regina delle scuse: “ho due linee di febbre, mi spiace proprio ma non posso venire!” Che si tratti di cercare un modo di evitare una temutissima lezione di patente o una “emozionante” serata in giro con gli amici a febbraio, con temperature artiche e allegata Bora direttamente da Trieste, quella è sempre la risposta perfetta. Se dite di non averlo fai fatto, state mentendo. Devo ammettere di aver avuto la tentazione di rifarmi alle tanto amate “due linee di febbre” un paio di volte in questo periodo, ma l’idea che nessuno si avvicinasse a me per i prossimi due mesi per paura di essere contagiato mi ha decisamente fatto cambiare idea.

5. Riprenderò a fermarmi in mezzo alla strada per accarezzare ogni (e dico ogni) cane che incroci la mia strada, per la felicità di chi cammina con me e dei poveri padroni, che sicuramente avrebbero di meglio da fare. Probabilmente sarebbero tutti d’accordo nell’affermare che l’avermi fatto smettere di importunare tutti i cani della mia città è uno dei maggiori (e soli) meriti del Covid-19, ma questo, mi spiace ammetterlo, non mi fermerà dal continuare.

6. Andrò a pranzo da mia nonna ogni domenica. Mi siederò a una tavola finalmente piena: cugini rumorosi, zii polemici, prozii mezzi sordi. Mangeremo tanto, parleremo molto, discuteremo un po’, come si fa in tutte le famiglie. Probabilmente mia nonna farà le lasagne, oppure l’arrosto, o qualche altra sua specialità. Io le farò notare che sì, sono ancora vegetariana e quindi no, le lasagne propio non le posso assaggiare. No, neanche un pochino! Ma nonostante questo, nulla batte la felicità di poter stare insieme, sentirsi uniti, non avere più paura. E cosa c’è di meglio per festeggiare, se non stare con chi ami, intorno a una tavola imbandita, forse anche condividendo un bel piatto di fonduta?

Studio al liceo classico. Nel poco tempo libero che mi resta mi dedico alla pasticceria (con scarso successo) e alla lettura.

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USA/Carolina del Sud: ritorna la fucilazione come metodo di condanna a morte

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La vicenda

Lo scorso 17 maggio il governatore del Sud Carolina Henry McMaster ha annunciato, tramite Twitter, la rettifica della legge che permetterà l’attuazione della condanna a morte tramite plotoni di esecuzione, scelto come metodo alternativo vista la scarsa reperibilità dei farmaci per l’iniezione letale, ad oggi considerato, l’unico metodo “più umano” per le esecuzioni.

Il contenuto del Tweet

«Questo fine settimana ho ratificato una legge che consentirà allo Stato di applicare la pena di morte. Le famiglie e i parenti delle vittime hanno il diritto di piangere e ottenere giustizia grazie alla legge. Ora possiamo farlo»

Per McMaster questa legge consentirà allo Stato di poter fare giustizia soprattutto in nome delle famiglie delle vittime. Ma è veramente così?

La pena di morte come detterente e solida giustizia

Acceso e moderno risulta il dibattito tra abolizionisti e pro-pena capitale, per questi ultimi le argomentazioni che pongono a favore della pena di morte risiedono in un controverso senso di giustizia, di fatto risulta una sorta di vendetta masochista e soddisfacente, attuata da uno Stato che contradittoriamente si eleva a garante di equità per tutti, severo punitori di tutti i reati, per poi elevarsi e autoleggitimarsi a uccidere lui stesso, protetto dall’imparziale sentimento delle vittime e delle masse assetate dello spettacolo della morte, attuando un omicidio che non potrà essere a sua volta processato da nessuno. Inoltre ampiamente dibattuto è il carattere di deterrenza della pena capitale. Non esistono studi che confermano la correlazioni tra esecuzioni e diminuzione degli omicidi, quanto invece il contrario, per non parlare delle numerose esecuzioni documentate di persone poi comprovate innocenti oppure condannate per discriminazioni razziali, contro omosessuali o infermi mentali.

I metodi di esecuzioni

Rimaniamo attaccati alla convinzione che le esecuzioni capitali vengano eseguite senza nessuna forma di tortura del detenuto, ma la realtà dei fatti risulta ben diversa.
Analizziamo quindi il metodo considerato “più umano”, l’iniezione letale. Consiste in un mix letale di tre sostanze: la prima è il Pentobarbital, un barbiturico che induce uno stato di sonnolenza e contrazione muscolare, spesso usato per l’eutanasia animale. La seconda sostanza è un miorilassante estremamente potente che paralizza il diaframma, infine seguito dal cloruro di potassio che provoca l’arresto cardiaco. Il tutto eseguito da personale non medico ed è chiaro che il condannato prima di spirare soffrirà le pene dell’inferno. Come può non essere considerata una tortura? Insieme ad altre pratiche spesso utilizzate come: la sedia elettrica, l’impiccagione, la lapidazione, l’uccisione tramite gas e ora il plotone di esecuzione.

Altre info qui

Alcuni dati e la lotta dell’UE contro la pena di morte

Secondo i dati del 2019 sono 142 i paesi nel mondo che hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica, lasciando a 56 il numero dei paesi che ancora praticano esecuzioni capitali. Sono state almeno 657 le esecuzioni registrate in 20 paesi (escludendo la Cina, dove si crede che siano migliaia le sentenze eseguite), mentre sono oltre 25mila le persone nel braccio della morte. Il numero di esecuzioni nel 2019 è stato il più basso dell’ultimo decennio. Nel 2018 le esecuzioni erano state 690, mentre nel 2017 ne erano state eseguite 993.

Circa l’86% di tutte le esecuzioni registrate nel 2019 ha avuto luogo in quattro paesi – Iran, Arabia Saudita, Iraq e Egitto. Tali stime sono ignote per la Cina, che protegge questi dati con il segreto di stato. (Fonte: Amnesty International)

Organo di fondamentale importanza per la difesa dei diritti umani, è proprio l’Unione europea, che con grande impegno, è il più grande donatore nella lotta contro la pena di morte nel mondo. Tutti i paesi europei hanno abolito la pena di morte in linea con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’Unione europea, come osservatore permanente dell’ONU, agisce e sostiene convintamente tutte le azioni che pongono fine alla pena di morte dove è ancora praticata.

Il Parlamento europeo adotta le risoluzioni e ospita i dibattiti che condannano le azioni dei paesi che ancora utilizzano la pena capitale. Un esempio è la risoluzione del 2015 sulla pena di morte, che condannava il suo uso per sopprimere l’opposizione, oppure per ragioni di credo religioso, omosessualità e adulterio.

Il valore della morte

Da un lato la pena di morte viene vissuta come la peggiore delle pene, giusta punizione e l’unica vera condanna che può portare sollievo per chi ha sofferto una perdita. Se invece, diamo uno sguardo ai classici spesso ritroviamo una visione della morte come liberatrice e anzi preferibile rispetto alla vita, considerata vera pena micidiale, in uno Stato ingiusto, corrotto e non egualitario.
Chiaro esempio risulta Socrate, descritto nell’ ”Apologia di Socrate” dal discepolo Platone, accusato ingiustamente di empietà e corruzione dei giovani, accettò causticamente la condanna vivendola con estrema liberazione, andando a biasimare gli accusatori rei di tali accuse infime. Stessa sorte ebbe Seneca, che si suicidò sotto il regime dittatoriale neroniano, e anche Lucano, nipote di Seneca. Molto interessante risulta la posizione di Nietzsche sostenitore sì della pena capitale,ma per la sua particolare considerazione di pena non come deterrente per il senso di colpa né di rieduca del criminale, ma soltanto come punizione in chiave extramorale, infatti in Umano, troppo umano (1879), il filosofo tedesco contestò l’utilizzo della giustizia, e anche della stessa pena capitale, in chiave moralista e colpevolista, sottolineando un punto di fondamentale importanza che viene considerato parzialmente nella valutazione del criminale:

«Come è che ogni esecuzione ci offende più di un omicidio? È la freddezza dei giudici, sono i meticolosi preparativi, è il sapere che qui un uomo viene usato come mezzo per spaventarne altri. Giacché la colpa non viene punita, se anche ce ne fosse una: questa è negli educatori, nei genitori, nell’ambiente, in noi, non nell’omicida, – intendo le circostanze determinanti»

Conclusione

Condanne ingiuste e processi lunghissimi non hanno fatto altro che acuire i sentimenti vendicativi e la repulsione di alcune persone verso i canonici metodi di giustizia, come Seneca stesso parla nel suo trattato “De Clementia” :

“Nello Stato in cui gli uomini vengono puniti raramente, si instaura una sorta di cospirazione a favore della moralità, della quale ci si prende cura come per un bene pubblico. I cittadini si considerino privi di colpe e lo saranno”;

Seneca parla di moralità e bene pubblico come concetti chiave legati alla Giustizia, di fatto non si può pulire il sangue con altro sangue, e far prevalere i sentimenti di vendetta per giudicare in sede processuale l’amoralità altrui.

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SPAGNA/L’abbraccio simbolico tra un migrante e una volontaria

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Arrivato dal Marocco attraversando il confine fino ad arrivare sulle spiagge di Ceuta, un giovane migrante insieme a un amico, soccorso in gravi condizioni, si getta in un pianto disperato tra le braccia di una volontaria della croce rossa.

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TIKTOK/Le dimissioni inaspettate del Ceo

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Zhang Yiming, che nel 2012 ha fondato ByteDance e ha contribuito a creare TikTok, ha deciso di fare un passo indietro. Entro la fine dell’anno lascerà la poltrona di Ceo dell’azienda per passare a un nuovo ruolo, concentrandosi sulla strategia “a lungo termine”.

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