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DIARIO SCOZZESE/Day 6 – Sveglia alle 6 e Vegan hamburger, ma almeno c’è il sole!

Valentina Testa

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E’ passata quasi una settimana dal nostro arrivo nella capitale scozzese, ma nessuno di noi è riuscito ancora ad ambientarsi e abituarsi agli orari. Sarà perché alcuni non hanno ancora un time-table stabile, che altri si svegliano all’alba e altri ancora quando il sole è già alto, che abbiamo avuto un weekend piuttosto frenetico: fatto sta che siamo ancora un po’ scombussolati.

I nostri due accompagnatori si aggirano come fantasmi nella zona della colazione a partire dalla prima sveglia fino all’ultima per accertarsi della nostra presenza fisica, che molto spesso non corrisponde a quella mentale.
Tutti al lavoro! C’è chi si improvvisa uomo/donna delle pulizie dedicandosi a sgabuzzini e vestiti, chi continua con gli shooting e chi deve scrivere un articolo di 5000 parole che dopo qualche ora – considerando che il tutto procedeva velocemente – si sono trasformate in 6000.

Dopo un po’ di allenamento in palestra e un giretto in centro ci riuniamo tutti alla Casa dello Studente e dedichiamo l’ultima parte del nostro pomeriggio allo studio o – per quanto riguarda Emanuele e Gaia – a un film.
Ci raccontiamo le notizie del giorno, sempre immersi nella bellissima sala vintage di questo luogo e il prof Pichetto attira l’attenzione di un ragazzo scozzese che, osservandolo da lontano, commenta con un suo amico definendolo “a teller”.
Usciamo di fretta, prendiamo l’autobus che ci dovrebbe portare a pochi passi dal nostro residence, ma peccato che finiamo esattamente dalla parte opposta e ci tocca fare un bel pezzo di strada a piedi.

Cosa inaspettata e positiva della giornata? Il tempo, bellissimo, tutto il giorno con il sole.
Cosa inaspettata e negativa della giornata? La cena. Ci aspettavamo un bel hamburger con un pezzo di manzo, invece questo si è rivelato essere vegan!

Raccontiamo la nostra giornata e le nostre impressioni e, dopo la raccolta dei vestiti sporchi per la lavanderia, alcuni si ritirano sotto coperta, altri giocano a carte, altri studiano.

Arrivederci dai diciassette scozzesi, l’avventura continua!

Mi piacciono le persone che fanno il primo passo: nel torto, nella ragione, poco importa. Mi piace la spontaneità.

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XENOBOT/Arriva il primo robot vivente

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Con l’inizio del nuovo decennio l’umanità continua senza sosta nella ricerca scientifica volta a sfruttare ogni mezzo possibile per migliorare la nostra vita nel quotidiano e nei casi di estrema necessità. Che questi siano legati alla salute o alla conoscenza, questo nuovo millennio ha ampliato nuovi orizzonti considerati per anni irraggiungibili dall’essere umano, e oggi ci troviamo di fronte a una realtà che abbiamo sempre considerato essere al di fuori del possibile.
Stiamo parlando dell’invenzione del primo robot vivente.
Nonostante questa sembri una notizia irreale possiamo affermare con certezza la veridicità di questa nuova invenzione sviluppata nell’University of Vermont (USA), anche se non corrisponde precisamente a ciò che si può immaginare a primo impatto. Non si tratta di un robot tradizionale o di una nuova specie animale, ma di un organismo vivente e programmabile assemblato interamente con cellule viventi attraverso un super computer. Prendono il nome di “Xenobot”, in riferimento alla rana africana Xenopus Laevis dai cui embrioni gli scienziati hanno prelevato delle cellule staminali che uniti in un agglomerato danno vita a questi robot le cui dimensioni non supera il millimetro. Questo prototipo biodegradabile, definibile come una nuova classe di artefatti, è il risultato di simulazioni al computer attraverso algoritmi per la costruzione e dell’incubazione delle cellule staminali volta a moltiplicarle, fino a raggiungere il migliaio; questi due processi hanno permesso lo sviluppo di diversi tipi di tessuti, tra i quali anche strati cardiaci che permettono la locomozione dell’organismo e il trasporto. Ciò significa che l’utilizzo dei “Xenobot” può variare a diversi campi di applicazione: dalla somministrazione di farmaci attraverso il trasporto all’interno del nostro corpo, alla rimozione di microplastiche nell’oceano e alla ricerca di contaminazioni radioattive. Questi sono solo esempi dei possibili impieghi di questa affascinante invenzione, ma nonostante il prezioso vantaggio che l’umanità può trarre da essa, degli osservatori hanno fatto notare il possibile (seppur ipotetico) utilizzo della medesima per cause meno nobili, come lo sviluppo di bio-arme. Per tale ragione è facile immaginare che la crescita di questo filone di ricerca dovrà essere accompagnata dalla stesura di precise linee guida di carattere etico.

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ALCUNE PICCOLE COSE/8- In continua attesa di un’altra vita quello che non viviamo è l’oggi

Federico Pichetto

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Quando la settimana riprende il suo cammino,

le cose sembrano sempre troppo distanti per essere raggiunte,

le persone troppo lontane per essere toccate,

e io mi ritrovo in questa enorme distanza

che è la misura della mia solitudine. (altro…)

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ALCUNE PICCOLE COSE/7- E se per caso doveste partire, ricordate di portarvi dietro una porta

Federico Pichetto

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Si chiama TOI-700D e sarebbe, secondo il telescopio spaziale Tess, il primo pianeta individuato al di fuori dal sistema solare nella cosiddetta “zona abitabile”. Ci sono le montagne, potrebbe esserci l’acqua, è a circa cento milioni di anni luce, ma il tempo e la tecnologia ovvieranno a questo problema. (altro…)

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