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DIARIO SCOZZESE/Day 15 – lavoro e condivisione

Matilde Passerini

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Day 15

Mercoledì 8 Maggio

Ore 6:20: è tempo di alzarsi e cercare di prepararmi alla cieca in fretta e furia, evitando di accendere le luci per non svegliate le mie coinquiline.

Oggi la giornata è iniziata con il piede sbagliato, dato che ho sbattuto il mignolino contro uno spigolo e sono dovuta stare anche zitta e muta.

A colazione mi siedo davanti alla vetrata per vedere cosa fanno i coniglietti che abitano nei cespugli dell’hotel. Un cucciolo si avvicina al vetro, ma la mamma lo rimprovera correndogli dietro…questa scena mi ricorda qualcosa.

Credo che la mia sveglia sia inutile, dato che non la sento mai o, a mali estremi, la lancio per terra. Infatti la Sara si è già dileguata poco prima che rimandassi la seconda. La mia giornata inizia così: a colazione cerco sempre di evitare che qualcuno rubi il mio uovo bollito, perché dovete sapere che qui all’Ibis hotel è usanza rubare le uova degli altri. Di consuetudine ci dirigiamo verso la fermata del tram e appena mettiamo piede sul mezzo sentiamo la voce rilassante del controllore che con il suo sguardo pieno di entusiasmo ci fa iniziare la giornata con il piede giusto.

È Mercoledì, ciò significa che è l’ultimo giorno in cui Nora ed io vedremo Eric, un collega con cui abbiamo fatto amicizia sin da subito. Si sa, non c’è modo migliore per dirsi addio se non cucinare insieme delle teglie enormi di lasagne. Sono andate a ruba. Qui alla Bridgend Farmhouse sembra che non abbiamo mai visto una simile pietanza.

La giornata procede spedita, il lavaggio dei piatti meno, che non è niente confronto la fatica del sgrassare le pareti della cucina con l’aiuto di uno spazzolino.

Oggi ho avuto la possibilità di visitare un liceo di Edimburgo, di cui ho conosciuto un gruppo di studenti dediti a un progetto molto interessante: la loro classe si era trasformata in una sorta di set cinematografico in cui stavano per essere filmate le scene di un video contro il bullismo. La parte migliore di questa esperienza è stata conoscere Nemo, alunno di cui è difficile ignorare la presenza durante la lezione; mascotte della classe nonché attore protagonista del video, Nemo è pimpante e energico nonostante la sua altezza poco prosperosa. Ho conosciuto anche Grace, studentessa romana di origini africane che si è trasferita da poco in Scozia e che dice di odiare Nemo, anche se io credo di essere già diventata una sua grande fan.

La mattinata prosegue in ufficio, dove io e il mio collega Riccardo lavoriamo a un video per l’open day dell’azienda.

Dopo aver finito il lavoro in cucina e in caffetteria decidiamo di dilettarci partecipando alle attività del club di arte. Oggi si tratta di cucito. Ho sempre voluto imparare a cucire, ma purtroppo non è mai stata la pigrizia a fermarmi, bensì la paura degli aghi. Si, proprio così. Mani tremanti e sudore alla fronte, decido di rendere fiera mia nonna e fare un tentativo. Meglio di quanto mi aspettatti. Male ma non malissimo per essere la prima volta. Almeno non sono svenuta.

Nel pomeriggio raggiungo il mio amico Davide in centro e prima di andare a studiare ci concediamo la schifezza del giorno: barretta al cioccolato fritta e tante, tante calorie. Anche oggi la dieta si inizia domani.

Raggiunta la casa dello studente, ormai trasformatasi in un centro di recupero, decidiamo di riposarci una decina di minuti sulle poltrone: gravissimo errore che ci porta allo stato vegetativo e tanta confusione, insomma, come direbbe un mio grande idolo “Lost in time and lost in space”. Dopo questo piccolo grande coma ci sforziamo di mantenere l’attenzione sui libri di scuola e, prima di tornare in hotel, ci riuniamo per raccontare come è andata la giornata.

Prima di scendere nella hall, viene improvvisata una gara di salto nel corridoio del terzo piano, suscitando così l’ira di un signore che, semi-nudo, ci chiede cortesemente di non disturbare il suo sonno alle 20.45 .

La serata termina con un dibattito su ciò che ognuno di noi ha imparato fin’ora da questa esperienza; credo che questi momenti di condivisione, per quanto possano sembrare banali, mi abbiano insegnato a conoscere più a fondo le persone con cui ho trascorso ormai quasi tre settimane, grazie alle quali ho imparato molte cose che mi hanno cambiata e che mi faranno tornare a casa come una persona diversa da quella che ero prima di venire qui in Scozia.

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XENOBOT/Arriva il primo robot vivente

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Con l’inizio del nuovo decennio l’umanità continua senza sosta nella ricerca scientifica volta a sfruttare ogni mezzo possibile per migliorare la nostra vita nel quotidiano e nei casi di estrema necessità. Che questi siano legati alla salute o alla conoscenza, questo nuovo millennio ha ampliato nuovi orizzonti considerati per anni irraggiungibili dall’essere umano, e oggi ci troviamo di fronte a una realtà che abbiamo sempre considerato essere al di fuori del possibile.
Stiamo parlando dell’invenzione del primo robot vivente.
Nonostante questa sembri una notizia irreale possiamo affermare con certezza la veridicità di questa nuova invenzione sviluppata nell’University of Vermont (USA), anche se non corrisponde precisamente a ciò che si può immaginare a primo impatto. Non si tratta di un robot tradizionale o di una nuova specie animale, ma di un organismo vivente e programmabile assemblato interamente con cellule viventi attraverso un super computer. Prendono il nome di “Xenobot”, in riferimento alla rana africana Xenopus Laevis dai cui embrioni gli scienziati hanno prelevato delle cellule staminali che uniti in un agglomerato danno vita a questi robot le cui dimensioni non supera il millimetro. Questo prototipo biodegradabile, definibile come una nuova classe di artefatti, è il risultato di simulazioni al computer attraverso algoritmi per la costruzione e dell’incubazione delle cellule staminali volta a moltiplicarle, fino a raggiungere il migliaio; questi due processi hanno permesso lo sviluppo di diversi tipi di tessuti, tra i quali anche strati cardiaci che permettono la locomozione dell’organismo e il trasporto. Ciò significa che l’utilizzo dei “Xenobot” può variare a diversi campi di applicazione: dalla somministrazione di farmaci attraverso il trasporto all’interno del nostro corpo, alla rimozione di microplastiche nell’oceano e alla ricerca di contaminazioni radioattive. Questi sono solo esempi dei possibili impieghi di questa affascinante invenzione, ma nonostante il prezioso vantaggio che l’umanità può trarre da essa, degli osservatori hanno fatto notare il possibile (seppur ipotetico) utilizzo della medesima per cause meno nobili, come lo sviluppo di bio-arme. Per tale ragione è facile immaginare che la crescita di questo filone di ricerca dovrà essere accompagnata dalla stesura di precise linee guida di carattere etico.

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ALCUNE PICCOLE COSE/8- In continua attesa di un’altra vita quello che non viviamo è l’oggi

Federico Pichetto

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Quando la settimana riprende il suo cammino,

le cose sembrano sempre troppo distanti per essere raggiunte,

le persone troppo lontane per essere toccate,

e io mi ritrovo in questa enorme distanza

che è la misura della mia solitudine. (altro…)

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ALCUNE PICCOLE COSE/7- E se per caso doveste partire, ricordate di portarvi dietro una porta

Federico Pichetto

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Si chiama TOI-700D e sarebbe, secondo il telescopio spaziale Tess, il primo pianeta individuato al di fuori dal sistema solare nella cosiddetta “zona abitabile”. Ci sono le montagne, potrebbe esserci l’acqua, è a circa cento milioni di anni luce, ma il tempo e la tecnologia ovvieranno a questo problema. (altro…)

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