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POLIS

OLTRE LA PANDEMIA/E se il futuro cominciasse a 16 anni?

Sara Avallato

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Tra le grandi discussioni politiche dell’ultimo periodo che, giustamente, si concentrano su vaccini, lockdown ed economia, capita anche che si facciano largo altri problemi, sicuramente secondari, ma non per questo non degni di nota.  Uno di questi è la spinosa questione del diritto di voto a partire dal compimento dei sedici anni di età. 

Solo a sentire nominare la questione, sono in tanti a distanziarsi da una tale proposta che, effettivamente, può risultare piuttosto estrema. Si sa, i giovani d’oggi non brillano per impegno politico e preferiscono dedicarsi ad attività ben più futili. E, comunque, per votare serve una consapevolezza del mondo che a quell’età è impossibile possedere. 

Ma ne siamo proprio sicuri?

La risposta non è così semplice, visto anche che i sostenitori di questa proposta sono più di quanti si potrebbe immaginare. E, a dirla tutta, non sono neanche degli incompetenti. Forse è un po’ che non si sente fare il nome di Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio dei Ministri. Ecco, si sarà pure ritirato dalla politica italiana da qualche anno, ma questo non lo ha fermato dal dire la sua riguardo alla questione, dando competo appoggio alla proposta. Insieme a lui, anche personaggi di spicco di diversi schieramenti politici si sono dichiarati favorevoli, chi con più e chi con meno entusiasmo. Forse uno dei pochi argomenti sui quali Zingaretti, Salvini e Di Maio possono considerarsi concordi: un evento sicuramente non all’ordine del giorno.

Rimane però un fatto: moltissimi diffidano da questa ipotesi, tra cui anche alcuni degli stessi giovani interessati dalla riforma. Il problema principale è che, a sedici anni, spesso non si viene ritenuti abbastanza maturi per adempiere a un tale impegno. Votare, d’altronde, deve essere un atto consapevole, che racchiuda una riflessione personale e una conoscenza sufficiente del clima politico odierno. 

L’informazione a portata di click

Ma chi dice che i giovani davvero non ne sappiano niente del mondo che li circonda? A volte ci dimentichiamo che il web ha anche dei lati positivi. Basta cercare un po’ per trovare centinaia di siti di informazione capaci di spiegare anche i concetti più complessi con un linguaggio semplice, chiaro e capace di intrattenere. 

Non serve leggere il Corriere della Sera ogni mattina per rimanere aggiornati, anzi. Il vantaggio dell’informazione digitale è che con un semplice click si può passare da una testata giornalistica all’altra, in modo da avere accesso a diversi punti di vista riguardo a una stessa questione. Così facendo, si può aggirare il rischio di non essere esposti a diverse opinioni, finendo per accettare per vero tutto ciò che leggiamo e quindi mettendo da parte il nostro senso critico. Il problema, in effetti, è specialmente concreto per i più piccoli, che potrebbero essere facilmente influenzabili (anche se, dobbiamo ammetterlo, non risparmia anche le altre fasce d’età).

A ognuno i suoi tempi

Ora, appurato il fatto che informarsi non sia così difficile come una volta, resta da chiedersi se gli adolescenti sfruttino davvero queste risorse. Non è una colpa, infatti, se ragazzi appena entrati nel mondo delle scuole superiori hanno ancora poco interesse verso la politica. D’altronde, non sembra ancora avere un grande impatto sulle loro vite. Ma questo discorso non si applica a tutti: come sappiamo, ognuno ha dei tempi di crescita differenti, e mentre alcuni potrebbero sentirsi ancora distanti da questo ambito, sono in migliaia a desiderare di avere il diritto di voto.

Infatti, non serve raggiungere i diciotto anni per avere a cuore certe tematiche. Ci siamo dimenticati di quanti adolescenti sono scesi in piazza per farsi sentire durante la marcia di Fridays for Future dell’anno scorso? Non sono mancate le critiche da parte di numerosi adulti (anche se quelle, purtroppo, non mancano mai), ma questo non cancella l’immenso impatto che questo evento ha avuto a livello globale. Da queste manifestazioni possiamo, se non altro, imparare qualcosa: siamo tutti disposti a metterci in gioco quando una questione ci è cara, non importa l’età. 

Bastrebbe un po’ di fiducia

Proprio a partire da questo lodevole esempio, possiamo immaginare quella che sarà la scena politica del futuro. Forse l’Italia non è ancora pronta a dare il diritto di voto ai sedicenni, ma perché escludere che questo non possa cambiare nei prossimi anni? Abbiamo visto con i nostri occhi che i nostri ragazzi sono capaci di grandi cose, e dovremmo esserne fieri. Eventi del genere, però, dovrebbero smettere di essere un’eccezione e divenire la norma. Non dovrebbe essere solo un’emergenza climatica a cogliere l’attenzione di così tante persone, e, a essere onesti, non lo è. Proprio grazie ai social, si può vedere come anche i più piccoli si sentano coinvolti dalle decisioni politiche odierne.

Quello che manca, forse, è il sostegno di chi giovane non lo è più. Serve mostrare ai ragazzi che noi per primi abbiamo fiducia in loro e nelle loro capacità, e continuare a spronarli alla curiosità verso le questioni di attualità. Perché questa proposta raccolga davvero consensi, dobbiamo dimostrare ai ragazzi che la politica non è affatto distante dalle loro vite e, agli adulti, che i ragazzi non sono affatto distanti dalla politica. 

Facciamo capire ai giovani che le loro opinioni contano, e il loro desiderio di informarsi e conoscere il mondo seguirà.

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