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ATTUALITA'

GATWICK/ Scatta l’allarme droni

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di Tea Sperandio

Tra mercoledì 19 e venerdì 21 dicembre l’aeroporto di Gatwick, il secondo più importante di Londra, è rimasto chiuso per circa trenta ore causando la cancellazione di numerosissimi voli e, di conseguenza, un enorme disagio ai passeggeri.

Che cosa è successo?

Durante la giornata di mercoledì 19 sono stati avvistati dalla sicurezza aeroportuale alcuni droni che sorvolavano le piste di atterraggio. Tutto ciò, oltre ad essere rischioso per gli aerei in atterraggio o in partenza, è anche pericoloso poiché non si può sapere chi sia a comandarli.
 Inoltre nel Regno Unito c’è una specifica legge che dichiara illegale far volare dei droni a meno di un chilometro di distanza da un aeroporto; i trasgressori sono solitamente puniti con cinque anni di prigione.
 Tutto ciò che cosa ha causato?
Il danno principale causato da questo “blocco” è stata la cancellazione di più di 300 voli internazionali, con conseguenti disagi per un numero approssimativo di 140 mila passeggeri. Inoltre la cancellazione di un numero così elevato di aerei ha causato ritardi non indifferenti su molti altri voli europei. Il personale ha provato a riportare la calma e a rendere la situazione meno disagevole per i passeggeri distribuendo loro dolci e bevande facendo il giro di tutti i terminal.
Chi sono gli autori di questo gesto, ma soprattutto qual è stato il movente?
Si pensa che a compiere l’atto siano stati un uomo e una donna, rispettivamente di 47 e 54 anni, provenienti dalla cittadina di Crawly, situata a 45 chilometri a sud della capitale.
Sono stati arrestati nel momento in cui l’aeroporto stava per riaprire, ancora scosso dalle turbolenze.
 Come conferma la polizia del Sussex, i due sarebbero stati condotti alla centrale di polizia verso le 22 del venerdì sera, precisamente dopo che un testimone aveva avvistato una persona pedalare freneticamente via dall’aeroporto con due droni sul retro della bicicletta.
Come dichiara il sovrintendente della polizia del Sussex, le indagini sul caso sono ancora in corso per capire il preciso movente di questa azione.
In più si sta cominciando a studiare come riuscire ad intercettare la presenza di droni in un tempo relativamente breve e sia come impedire il più possibile l’uso di oggetti come questi nei pressi degli aeroporti.
Per il momento si pensa che i droni non avessero nulla a che fare con un’azione di matrice terroristica, ma avevano il semplice scopo di recare danni all’aeroporto, anche se potrebbe esserci un altro movente.
La causa della chiusura dell’aeroporto può perciò essere considerata un atto vandalico, quasi una ragazzata, che però non può restare impunita, visto che ha causato numerosi danni, non solo nel “ristretto” aeroporto di Gatwick, ma anche in tutta Europa.
 Evidentemente i due colpevoli sono riusciti nel loro sciocco intento; ma valeva davvero la pena fare una cosa del genere, arrecando danni all’aeroporto, ma soprattutto a persone che non c’entrano nulla e che, probabilmente, stavano per andare a lavorare o in vacanza o magari a trovare le loro famiglie per le feste?

DALL'ITALIA

CINEMA/Ai David di Donatello trionfano i grandi film

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di Caterina D’Amico

– Si sono svolti a Roma agli Studi de Paolis, mercoledì 27, i premi dei David di Donatello, con la conduzione di Carlo Conti.
I David di Donatello sono finalizzati a premiare i grandi film del cinema italiano usciti nell’anno 2018 e sono considerati come “gli Oscar italiani”.
La serata ha visto la presenza di numerosi ospiti: sia personalità del cinema nazionale sia personaggi di spicco del cinema estero. (altro…)

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ATTUALITA'

CHRISTCHURCH/Le due facce della Nuova Zelanda

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di Sara Avallato

– Un gruppo di credenti è riunito in preghiera in una delle moschee di Christchurch, Nuova Zelanda, quando un uomo irrompe nell’edificio. Comincia a sparare, in un paio minuti le vittime sono decine. (altro…)

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DALL'ITALIA

15 MARZO/Giovani in piazza per il futuro, ma domani?

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di Sara Avallato

– Migliaia di studenti da ogni parte d’Italia e del mondo si sono riuniti ieri in piazza per protestare e far sentire la propria voce. A nessuno è infatti rimasto indifferente l’appello di scienziati, attivisti e ambientalisti a prendere finalmente sul serio l’impatto che gli uomini hanno sulla natura che li circonda.

Cosa possiamo fare?
Per troppi anni si sono ignorate le conseguenze dell’industrializzazione, scaricando alle generazioni future il peso di dover far fronte a tale problematica. Adesso, però, è diventato impossibile rimandare ulteriormente le nostre preoccupazioni. Per quanto possa sembrare minimo, l’aumento della temperatura media di soli 1,5 gradi porta con sé conseguenze drastiche alle quali ci stiamo lentamente avvicinando. Basti pensare che in poche decine di anni questa sia già salita di 0,8 gradi e che non accenni ad arrestarsi. Secondo la scienza, però, siamo molto vicini a superare quella soglia. L’aumento del livello del mare, come anche la diffusione di grave siccità in zone fino ad adesso sempre state abitate, sono ciò che ci aspetta in futuro se non prendiamo immediatamente provvedimenti.
Per quanto ognuno si possa adoperare per ridurre al minimo i propri sprechi, il grande passo deve essere fatto dalle industrie e dai nostri politici. Nonostante questi abbiano attuato piani a lungo termine per diminuire le emissioni di gas nocivi al nostro ambiente e allo stesso tempo aumentare le energie green, questo non basta. Si stima che anche se tutti i progetti venissero rispettati, cosa già di per sé non scontata, si finirebbe solo per rimandare di qualche anno l’inevitabile.

Tutti in piazza
È per questo che si è deciso di far sentir il proprio dissenso ed incitare i nostri capi di stato a prendere in mano la situazione.
La folla di studenti di ogni età che ha riempito le nostre piazze è stata ispirata, prima di tutto, da una giovane attivista svedese di soli 15 anni: Greta Thunberg. Si è fatta conoscere grazie alla sua decisione di saltare scuola ogni venerdì per manifestare davanti al parlamento, con l’obbiettivo di convincere i parlamentari di Stoccolma ad affrontare il problema del riscaldamento globale. I suoi sforzi sono stati ascoltati quando ha avuto l’opportunità di parlare al Parlamento Europeo di Bruxelles, catturando l’interesse dei media e di moltissimi giovani nel mondo.
Proprio dal suo impegno è nata l’organizzazione Fridays for Future, che ha proposto lo sciopero del 15 marzo. Sono stati in migliaia a portare con sé striscioni e cartelli e marciare per le più grandi città d’Italia, non presentandosi a scuola e lasciando moltissime aule praticamente vuote.
Ancora una volta è stata lasciata ai ragazzi la responsabilità di lottare per il proprio futuro e per il mondo nel quale cresceranno, ma le loro richieste saranno ascoltate?

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