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MONDI

GREENBOOK/Nella svolta di Peter Farrelly non è tutto troppo perfetto?

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di Caterina D’Amico

– Il vincitore della 91esima edizione degli Academy Awards per miglior film è stato Green Book di Peter Farrelly, anche se i pronostici vedevano come favorito Roma di Alfonso Cuaròn.

La trama

Il film, tratto da una storia vera, racconta di Tony “Lip” Vallelonga, uomo italoamericano impiegato come buttafuori di un locale, ma dopo la chiusura di questo si ritrova ad essere l’autista di Don Shirley, prodigioso pianista classico afroamericano, in un viaggio nel sud segregazionionista americano, avventura che li porterà in un viaggio non solo esteriore, ma anche interiore.

La regia

Il regista, Peter Farrelly, è principalmente conosciuto per i film fatti con il fratello Bobby.
Green Book rappresenta una grande svolta per Peter rispetto ai lavori con il fratello che vertevano sul genere comico-demenziale, quali “Scemo & più scemo”, “Tutti pazzi per Mary” o ancora “Comic Movie”.
Questo prodotto non è però totalmente slegato dallo stile dei Farrelly, infatti porta con sé una certa tenera ingenuità carica di buoni sentimenti  e una semplicità di rappresentazione che in questa produzione mette in evidenza una capacità di commuovere e intrattenere il pubblico senza risultare banale.
Le inquadrature sono in grado di far capire alcuni dettagli senza bisogno di spiegarli a parole.
All’inizio ad esempio ci viene presentata l’abitazione di Shirley, al cui interno si possono trovare numerosi elementi appartenenti della cultura africana e durante il suo primo incontro con Tony Vallelonga lo vediamo indossare gli abiti tradizionali in un’ostentata dimostrazione della cultura del suo paese d’origine, quasi come se volesse tenersi lontano dalla ghettizzata cultura afroamericana, cosa che si capisce anche quando rifiuta di mangiare o ascoltare ciò che viene dai bianchi automaticamente collegato alla cultura afro.
Un altro esempio è quello che abbiamo nella scena in cui in un ristorante a Don Shirley viene impedito di sedersi, l’inquadratura s’incentra sul quadro della natività e in particolare stringendo sul bambin Gesù, rappresentato con pelle candida e riccioli biondi, ci mostra una delle più famose appropriazioni culturali da parte degli occidentali.

La sceneggiatura

Il film è stato scritto da Peter Farrelly e Nick Vallelonga, figlio di Tony, per la quale hanno anche vinto il premio per la miglior sceneggiatura non originale.
Sono state riscontrate però delle controversie perché la famiglia di Don Shirley dichiara di non essere stata interpellata e definisce la storia una “sinfonia di menzogne”, Nick si difende dicendo che loro alcune cose non le hanno sapute direttamente da Shirley, ma dal racconto di Vallelonga e avrebbero reagito negativamente perché feriti dalla cosa, ma non essendoci più i protagonisti, non potremmo mai essere sicuri di quale sia l’effettiva verità.

I personaggi

Nella parte di Tony Lip abbiamo l’attore Viggo Mortensen, in quella di Don Shirley l’attore Mahershala Ali e abbiamo invece Linda Cardellini ad interpretare Dolores, la moglie di Vallelonga.
Quest’ultima deve tollerare il comportamento alle volte rozzo del marito, che però è comunque un esempio positivo nella relazione, infatti dimostra senza vergogna i sentimenti alla moglie con innumerevoli lettere, cosa che, a causa di un machismo tossico, spesso viene considerato erroneamente poco virile. In più notiamo che è la stessa Dolores a gestire i conti in famiglia e che il marito la include nelle decisioni importanti come appunto quella di partire con Shirley, il quale la chiama per chiedere il suo consenso.
Viggo Mortensen, ottimo attore, è conosciuto maggiormente per la sua interpretazione di Aragorn ne “Il Signore degli Anelli”.
Nel ruolo di buttafuori italoamericano però risulta un po’ caricaturale, in particolare per alcune movenze e per la gestualità che tenta di imitare quella italiana, ma risultando come poco spontanea.
Per quanto riguarda il suo “physique du role”, il risultato non è molto “italiano” – nonostante la pancia che gli hanno fatto crescere cercasse di dirci il contrario – i suoi tratti nordici infatti tradiscono le sue origini danesi.
Inoltre nella produzione in lingua originale ci sono anche alcune scene in cui parla in italiano, ovviamente con un forte accento anglosassone.
Mahershala Ali, che per questo ruolo ha ricevuto l’Oscar per miglior attore non protagonista, dona al personaggio di Don Shirley eleganza nella gestualità come si addice ad un uomo con una certa cultura ed educazione.
Si denota un forte contrasto tra le forti situazioni umilianti che si vede costretto ad affrontare nel corso del film e la forza della sua dignità, concetto che capiamo essere molto caro a Shirley.
La sua grande ricchezza lo porta sì a sentirsi come un sovrano nel suo piccolo mondo, ma mostra anche chiaramente il suo bisogno di colmare il vuoto d’identità che sente dentro.

Le tematiche

Green Book non è solo il classico film in cui l’uomo bianco con i pregiudizi impara a conoscere l’uomo nero e smette di essere razzista, ma scandaglia anche una vasta serie di altre discriminazioni quali quella contro l’omosessualità, quella tra bianchi, che vediamo rivolta contro Tony Lip e le sue origini italiane e quella tra persone più istruite e persone meno istruite, considerate a prescindere stupide perché non hanno avuto le stesse disponibilità.
La pellicola ha un tono molto dolce e delicato, cerca di prendere il meglio dal peggio, in particolare riesce a trasmettere la pesantezza di una vita vissuta accerchiato da persone che ti considerano in automatico inferiore perché diverso.
Da alcune scene si percepisce il disgusto che molti personaggi rivolgono a Don Shirley sia quando entra in una stanza di bianchi, i quali nonostante osannino le sue doti musicali gli rendono chiaro che non sarà mai uno di loro, sia in una stanza di neri, che per via del suo privilegio di aver avuto un’istruzione e la sua ricchezza, lo fanno sentire un pesce fuor d’acqua.
Quello rappresentato nel film potremmo descriverlo come un razzismo addolcito al contrario di quello rappresentato in un altro film, candidato anch’esso come miglior film, ovvero BlacKkKlansman il quale parla di razzismo in maniera più audace e forte, che sembrerebbe quindi più meritevole del premio da questo punto di vista.

Green Book è comunque un film che piace perché dice le cose giuste nel modo giusto e possiede una particolare capacità di comunicazione che riesce ad arrivare a tutti.

NEWS

Chirurgia rigenerativa con cellule staminali del tessuto adiposo

Anna Gosio

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Le biotecnologie sono una scienza che consiste nell’utilizzo di esseri viventi per la produzione di un bene di interesse, che può essere un alimento, un farmaco o un biocarburante. In particolare le biotecnologie utilizzano molto spesso la tecnologia del DNA ricombinante, al fine di sfruttare il patrimonio genetico (o parte) di un qualunque organismo, inserendolo per esempio in un altro.

Le applicazioni dell’utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM) sono molto varie: dall’industria alla medicina, passando per la salvaguardia dell’ambiente e l’agricoltura.

Le biotecnologie sono un argomento molto interdisciplinare, che non comprende soltanto tutti i settori della biologia (fisiologia cellulare, biochimica, biologia molecolare, etc.), ma anche la chimica (in particolare la chimica organica), l’ingegneria, la fisica e l’informatica.

Chirurgia rigenerativa con cellule staminali del tessuto adiposo

Negli ultimi anni molti scienziati hanno dimostrato l’esistenza di cellule del corpo adulto capaci di riparare o rigenerare tessuti danneggiati. Oggi, grazie alla chirurgia rigenerativa, queste cellule vengono impiegate in campo ortopedico per la cura delle più diffuse patologie a carico di anca e ginocchio.

La cartilagine è un tessuto di sostegno fondamentale per le articolazioni e può andare incontro ad usura a causa dell’artrosi o in presenza di altre patologie provocando dolore articolare e problemi di movimento.

Oggi è possibile intervenire chirurgicamente per stimolare la rigenerazione cartilaginea, ottenendo una naturale ricrescita biologica del tessuto e innescando un processo di autoguarigione, senza l’impiego di materiali sintetici esterni.

Queste nuove metodologie di chirurgia ortopedica rigenerativa sfruttano le cosiddette cellule mesenchimali (cellule staminali adulte di origine adiposa) che vengono prelevate dallo stesso paziente e, dopo una particolare procedura di trattamento, iniettate nell’articolazione danneggiata (innesto autologo).

 

Usura della cartilagine e dolori articolari

Le articolazioni (come anca, ginocchio e spalla) sono le parti anatomiche che permettono l’utilizzo e la movimentazione delle estremità del corpo umano. Queste giunture svolgono un lavoro meccanico continuo e sono protette dalla cartilagine, una struttura complessa che ha il compito di ammortizzare e rendere fluido il movimento articolare.

Avendo una struttura non vascolarizzata la cartilagine ha una limitata la capacità di rigenerazione. Ciò la rende una delle parti del corpo più fragili e soggette all’usura.

Il conseguente avvicinamento dei capi ossei causa dolore con difficoltà nella deambulazione e nel normale di utilizzo dell’arto.

Traumi, malformazioni, errori posturali, patologie infiammatorie e degenerative possono determinare o aggravare un’usura eccessiva e precoce della cartilagine.

In alcuni casi il dolore è destinato a diventare sempre più acuto fino a rendere ardui i movimenti più semplici come scendere e salire dal letto. Quello che è iniziato come un fastidio passeggero può tramutarsi in un dolore cronico influenzando negativamente la sfera lavorativa e privata della persona.

 

Chirurgia rigenerativa e cura della cartilagine

Nei casi in cui le terapie conservative (mediche e fisioterapiche) siano inefficaci, è possibile ricorrere alla chirurgia rigenerativa e sottoporsi ad interventi con innesti autologhi di tessuto adiposo.

La chirurgia rigenerativa è una particolare branca della medicina che ha come obiettivo quello di riparare” cellule, tessuti e organi non con la sostituzione (come nel caso della chirurgia protesica, ad esempio), ma attraverso pratiche tecnologicamente avanzate di rigenerazione cellulare.

Le tecniche rigenerative, nate negli ultimi anni grazie al contributo di programmi di ricerca internazionali, si avvalgono di cellule staminali, riprogrammazione cellulare, terapia genetica e ingegneria tissutale.

Le ricerche sulla chirurgia rigenerativa hanno ottenuto, in ortopedia, grandi risultati rendendo l’impianto autologo di cellule mesenchimali prelevate dall’adipe una valida alternativa nella cura di patologie collegate all’usura cartilagine articolare.

Le cellule mesenchimali sono cellule staminali adulte e indifferenziate capaci di intraprendere percorsi differenziati e mutare in cellule di vari tessuti come cellule del tessuto osseo, adiposo, cartilagineo, cardiaco e muscolare e ancora in cellule neuron-like, cellule endoteliali, epatociti, cellule pancreatiche. 

 

Cosa sono le cellule mesenchimali adipose?

Le cellule mesenchimali di origine adiposa sono delle cellule staminali adulte estratte direttamente dal grasso corporeo. L’adipe è una fonte unica, facilmente accessibile e abbondante di cellule staminali adulte dall’alto potenziale rigenerativo. Il corpo umano è totalmente ricoperto di tessuto adiposo e in una persona sana rappresenta circa il 10-30% del peso.

Le cellule mesenchimali (MSC) sono cellule staminali che hanno proprietà immunomodulatorie, ovvero sono in grado di regolare le alterazioni delle risposte del sistema immunitario, hanno capacità anti-infiammatorie e una volta innestate nell’organismo migrano verso il tessuto danneggiato favorendo i processi rigenerativi in loco.

Dopo la scoperta iniziale avvenuta alla fine del XX secolo, i ricercatori hanno isolato le MSC da vari tessuti come il midollo osseo, il sangue del cordone ombelicale, la placenta, il liquido amniotico, il liquido sinoviale, il periostio e il grasso

Le cellule staminali del tessuto adiposo (ASC, ovvero: Adipose Stem Cell) sono state scoperte nel 2000 e sono state studiate per più di 10 anni. L’esito della ricerca le ha incoronate come elemento centrale della medicina rigenerativa

Le cellule staminali del tessuto adiposo, una volta innestate nell’organismo, sono in grado di stimolare la produzione della cartilagine, migliorare la lubrificazione del comparto intrarticolareaumentare la distanza tra i capi articolari riducendone l’attrito, mantenere lo spazio articolare per migliorare l’attività visco suppletiva del liquido sinoviale, provocare la rigenerazione cartilaginea a seguito di un evento traumatico o in conseguenza a una malformazione ossea.

Inoltre le ASC hanno una notevole capacità proliferativa sia in vivo, successivamente all’innesto, sia in vitro, in coltura, conservando un potenziale multilineare

 

Come si svolge l’intervento di chirurgia rigenerativa?

L’innesto autologo di ASC è un’operazione che prevede il prelievo e l’innesto di cellule mesenchimali adipose dal paziente che è contemporaneamente donatore e ricevente.

Utilizzare questo meccanismo ha diversi vantaggi quali: scarsa possibilità di rigetto, impossibilità di contrarre malattie infettive da altro donatorefacilità di riassorbimento da parte dell’organismo e tempi di recupero veloci con benefici a medio lungo termine.

L’intervento avviene senza ricovero e complessivamente ha una durata di circa 30 minuti. Avviene in un unico tempo operatorio e viene svolto secondo una prassi mini-invasiva.

Dopo l’anestesia locale – o generale a seconda delle necessità del paziente – il chirurgo effettua una piccola incisione nella zona addominale e procede con lalipoaspirazione aiutandosi con lievi pressioni nel punto di prelievo.

Il grasso recuperato viene processato attraverso un apposito kit monouso. Il materiale, pulito e purificato dai residui, assume una consistenza liquida. Finita la processazione, della durata di pochi minuti, vengono isolate le cellule mesenchimali pronte per essere iniettate.

In artroscopia si procede allo shaving articolare, ovvero alla pulizia cartilaginea, rimuovendo eventuali porzioni danneggiate. Infine viene effettuato l’innesto autologo di tessuto adiposo all’interno della cavità articolare.

Al termine dell’intervento la zona del prelievo viene suturata e coperta con un bendaggio compressivo. Dopo il trattamento in alcuni soggetti è possibile notare un lieve gonfiore nel punto della lipoaspirazione. In genere è consigliato tenere lamedicazione per circa una settimana e, a seconda del caso clinico, lo specialista potrà prescrivere un breve percorso riabilitativo.

 

Cellule mesenchimali e trattamento dell’artrosi

Le principali patologie che colpiscono la cartilagine sono le patologie reumatiche in particolare l’artrite e l’artrosi.

Un’équipe di ricercatori internazionali ha di recente monitorato l’effetto dell’innesto autologo di cellule mesenchimali adipose nelle articolazioni di ginocchio e anca a intervalli regolari durante l’anno successivo all’operazione.

Lo studio, condotto dal King Abdulaziz University Hospital in Arabia Saudita, ha coinvolto 1.128 persone affette da artrosi dal 2° al 4° stadio e quasi l’85% erano in stato di sovrappeso o obesità.

A distanza di 3/6 mesi dal trattamento coloro che avevano un indice di massa corporea maggiore e un grado di artrosi più avanzato presentavano una lenta rigenerazione cartilaginea.

Un ulteriore monitoraggio effettuato sugli stessi pazienti a distanza di 6/12 mesi dalla terapia, mostrava che i pazienti avevano raggiunto lo stesso risultato clinicodi pazienti con artrosi ad un livello minore e un minor indice di massa corporea. I ricercatori hanno concluso che l’infiltrazione autologa di cellule staminali adipose può essere considerata una terapia efficace, sicura e duratura, in grado di migliorare la qualità della vita del paziente.

 

 

 

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ARTE

Il Nome della Rosa

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Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.”
È parte dell’incipit di uno dei capolavori della Letteratura italiana e straniera,        Il Nome della Rosa. Scritto da Umberto Eco e pubblicato nel 1980 costituisce un romanzo storico, ed un giallo, unico. Il libro ebbe un enorme successo: vinse il premio Strega, il più alto riconoscimento nella letteratura italiana, e venne riproposto in versione cinematografica nel 1986.

Il libro inizia con un tipico espediente letterario usato già da Manzoni per            i Promessi Sposi: il manoscritto ritrovato.
Il testo della pergamena tratta le memorie di un certo monaco Adso da Melk, il quale, ormai giunto alla vecchiaia, decide di trascrivere i suoi ricordi, riguardanti una tragica vicenda a cui assistette quando ancora era un novizio.
Nel 1327, infatti, l’erudito monaco francescano Guglielmo da Baskerville, seguito dal suo giovane novizio benedettino Adso, venne inviato in una lontana abbazia italiana, dotata di una prestigiosa ed inespugnabile biblioteca, dove grazie al suo finissimo intelletto avrebbe dovuto risolvere l’omicidio di un monaco. La vicenda si complica quando alla prima susseguono altre inspiegabili morti e Guglielmo sarà costretto a ricorrere a tutto il suo ingegno per avvantaggiarsi nelle indagini. Per sette giorni, Guglielmo ed Adso cercheranno l’ assassino fino a scoprirlo nel vecchio e cieco monaco Jorge; il quale anni prima avvelenó le pagine di un libro causando la morte di chi lo avrebbe letto. Il libro in questione, il II libro della poetica di Aristotele, giustificava ed apprezzava il riso, detestato ed aspramente criticato da Jorge. Il romanzo termina con l’ incendio della biblioteca e dell’ abbazia e con alcune riflessioni dell’ ormai vecchio Adso sulla natura umana.

Perché è importante?

Il libro tratta tematiche molto importanti come il conflitto tra i valori monastici e quelli che sono i piaceri profani, la difficoltà di operare contro il male senza provocarne altro, nonché tutta una serie di informazioni storiche riguardanti la vita di quell’ epoca, l’eresia e la inquisizione.
Libro lungo e a tratti difficile, ma coinvolgente, dallo stile elaborato e dal finale sorprendente, merita di essere letto da chiunque ami la letteratura.

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ARTE

Quando la musica manda un messaggio

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Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.”
(Victor Hugo)
Così si pronunciò uno dei più grandi autori che la Francia abbia mai visto riguardo la musica. La parola è uno strumento potente, e lo è ancor di più se abbinata ad una melodia. È in grado di farci prendere coscienza, di arrivare alle masse, ed è proprio per questo motivo che decine di artisti hanno usato questo mezzo per inviare un messaggio, sociale o politico che sia, col fine di smuovere le situazioni.
Ci basta pensare a “Bella ciao”, canto popolare associato al movimento partigiano italiano e divenuto simbolo della resistenza; o alla musica di Fabrizio De André, che con la sua ironia ha criticato aspramente la società. Il periodo più emblematico per la musica di protesta è senza dubbio gl’ anni 60 che videro lo scoppio dei movimenti giovanili ed una conseguente rivoluzione in ambito musicale. È in questo momento che band come The Doors, i Rolling Stones o i Creedence Clearwater Revival infondono attraverso i loro testi un messaggio di ribellione contro la guerra e la violenza, alla generazione dei “baby boomers”. Poco più tardi, negl’ anni 70, la band irlandese degli U2, gruppo che tra l’ altro decenni dopo compose la celebre “Ordinary Love” in occasione della morte di Nelson Mandela; pubblicó “Sunday Bloody Sunday”, la struggente canzone dedicata ai fatti del 30 Gennaio 1972 in Irlanda del Nord, che videro l’ uccisione di quattordici manifestanti per i diritti civili da parte del primo battaglione paracadutisti dell’esercito britannico. Troviamo poi gl’ indimenticabili Pink Floyd i quali rappresentano nei loro album temi che potremmo definire quasi filosofici, come la conflittualità all’interno dell’ uomo. Tra tutti spicca l’ album “The Wall”, il quale va a rappresentare nei suoi testi, il lutto per i genitori, l’ ingresso della guerra in una vita qualunque, una scuola priva di umanità, l’ incapacità di avere un amore adulto, e l’ alienazione.
Concludiamo questo viaggio attraverso la storia della musica “impegnata”, con le parole di un altro artista, che ha fatto della musica la sua vita:
“La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori” (J.S Bach)

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