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L'EDITORIALE

I film Disney da bollino rosso

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Dopo il grandissimo successo ottenuto da Aladin e il Re Leone, la Disney nel Marzo del 2020 avrebbe dovuto iniziare le riprese del live action de “La Sirenetta”.

Al momento non è stata annunciata né la data di uscita né il trailer e si presume che solo nel 2022 si potrà assistere allo spettacolo sui nostri teleschermi.

Perché questa notizia ha fatto così tanto scalpore?

Il primo volto confermato all’Investor Day del 10 dicembre 2020, svoltosi sulla piattaforma streaming Disney+, è quello di Halle Bailey nei panni della protagonista. La Sirenetta è una celebre fiaba nordica; ha fatto dunque scalpore che il ruolo di Ariel sia ricoperto da un’attrice nera. Molti hanno interpretato questa scelta della Disney come buonista, in modo tale da riparare alcune uscite infelici fatte in passato da questa enorme azienda.

I film bollino rosso

Il bollino rosso indica che il film non è visibile sulla piattaforma Disney+ ai bambini al di sotto dei 7 anni. La Disney ha assegnato questa etichetta verso la fine di gennaio a tre dei suoi film: Dumbo (1948), Peter Pan (1953) e Gli Aristogatti (1971). I piani alti della casa produttrice hanno affermato che: “trasmettono stereotipi e messaggi dannosi e razzisti”.

L’azienda ha inoltre aggiunto un disclaimer introduttivo che precede i titoli di testa di questi film. “Questo programma include rappresentazioni negative e/o denigrano popolazione e culture. Questi stereotipi erano sbagliati allora e lo sono ancora. Piuttosto che rimuovere questi contenuti, vogliamo riconoscerne l’impatto dannoso, imparare da esso e stimolare il dibattito per creare insieme un futuro più inclusivo”.

A mio parere è da apprezzare questo passo avanti fatto della Disney, che capisce gli errori fatti a metà del Novecento e, senza cancellare il passato, cerca di superare quei vecchi concetti.

Perché questi film hanno ricevuto il bollino rosso?

Sono poche le scene considerate razziste. Per quanto riguarda Dumbo, il film è stato contestato per i versi di una canzone “E quando veniamo pagati, buttiamo via tutti i nostri sogni”. Queste parole sono pronunciate da alcuni corvi che stereotipano la razza nera. La strofa è quindi riferita agli schiavi afroamericani che al tempo lavoravano nelle piantagioni.

In Peter Pan invece vengono denigrati i nativi americani, poiché nel film i membri della tribù Giglio Tigrato sono chiamati “pellerossa”, considerato ai nostri giorni irrispettoso.

Negli Aristogatti viene invece preso di mira il popolo asiatico, con la caricatura di Shun Gon, il gatto siamese con i denti sporgenti, gli occhi a mandorla e le bacchette.

Queste rappresentazioni risultano quindi offensive e stereotipate, un po’ come il tipico italo-americano mafioso e violento, detestato da noi abitanti della penisola ma molto amato dalle persone oltreoceano.

La scelta della protagonista della Sirenetta è da considerare buonista?

Sembra quasi di passare da un estremo all’altro. È indubbio il fatto che in passato, le scelte fatte da Disney fossero sbagliate e fuori luogo. Vedo però quella attuale come un tentativo di accattivarsi gli spettatori. A mio avviso questa decisione risulta presa più per una scelta di marketing che come rimedio agli errori commessi in precedenza.

Bisogna tenere presente il passato per non ripetere gli stessi errori. Non credo che un bambino si possa accorgere di questi spunti razzisti presenti in alcune scene. Personalmente non me ne ero mai reso conto, ma la domanda ora sorge spontanea, è giusto vietare a causa di alcuni minuti questi film ai bambini? Sono grandi classici che portano dei bellissimi messaggi. In Dumbo ad esempio, l’elefantino ha rivelato ai bambini che diverso vuol dire anche speciale e che nella vita non bisogna arrendersi mai, anche quando abbiamo davanti ostacoli che ci appaiono insormontabili, insegnandoci quindi a credere in noi stessi.

Sono un ragazzo di diciassette anni e frequento la 4C SCT nella sede di Recco. Ho una grande passione per gli animali e lo sport. Mi ritengo una persona determinata e talvolta testarda. Vorrei riuscire a scrive in modo da tenere il lettore incollato allo schermo per tutto l'articolo.

L'EDITORIALE

L’amicizia, come l’amore, non è che un nome

Gaia Filippi

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Oggi voglio parlare di due argomenti molto importanti che sono l’amicizia e l’amore. Ormai tutti usano i social per conoscersi, io compresa. Molte persone le ho conosciute a scuola, ma altre grazie ai social. A volte penso che un amico conosciuto tramite internet sia meglio di uno conosciuto dal vivo.

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L'EDITORIALE

Le donne odiano le donne

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Come si sa i ruoli di genere sono da sempre uno dei fondamenti della nostra società, eradicati, pietre miliari di stereotipi e tossicità. Essi per la maggior parte dei casi definiscono i generi in base a delle preferenze che sin dall’infanzia vengono propinate, ponendo delle definite categorizzazioni sia se sei donna o uomo. Ma cosa succede se in questi schemi mentali proprio non ti ci rivedi? E perchè le donne si ritrovano ad odiare le altre donne? (altro…)

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L'EDITORIALE

“Not all men, but all women”, che cosa sta sbagliando la società?

Tea Sperandio

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Il 97% delle donne negli Stati Uniti è stato vittima di catcalling, abusi, stupri, immagini pornografiche ricevute senza richiesta e molto altro. Sempre in America una donna su sei è vittima di stupro, in Italia invece negli ultimi 5 anni sono 2 milioni 435 mila quelle che hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale.

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