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MONDI

IL DESIDERIO DI ESSERE COME TUTTI/Un libro per capire e ricordare

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Registra, sceneggiatore e scrittore, Francesco Piccolo è uno dei volti più importanti del panorama artistico italiano.

Varie volte vincitore ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento, lo scrittore casertano ha scritto numerosi libri, apprezzati sia da pubblico sia da critica. Tra questi, Momenti Di Trascurabile Felicità, da cui è stata tratta l’omonima pellicola del 2019, interpretata da Pif.

Il Desiderio Di Essere Come Tutti:

Nel 2013, Piccolo ha pubblico il libro-confessione Il Desiderio Di Essere Come Tutti, vincitore nel 2014 del Premio Strega, il più prestigioso premio letterario italiano.

Con un’impostazione di natura genealogica, lo scrittore casertano compie un resoconto spietato ma veritiero degli ultimi decenni di storia politica italiana.

In un continuo alternarsi di privato e pubblico – con un successivo travaso del pubblico nel privato, che segnerà irrimediabilmente l’ideologia del protagonista-autore –, Il Desiderio Di Essere Come Tutti rappresenta una profonda riflessione sulla storia italiana del secondo Novecento.

Il libro, scritto in prima persona, alterna sapientemente la biografia (quella di Piccolo, che è identificabile col protagonista senza nome) agli spunti letterari, la critica cinematografica a quella letteraria, in un corpus compatto ma sfaccettato.

La vita pura e la vita impura:

Pur mancando capitoli numerati, Il Desiderio Di Essere Come Tutti si divide in due macro-sequenze, che rappresentano due momenti opposti della politica italiana: la vita pura, ai tempi di Berlinguer, e quella impura, durante Berlusconi.

Questa alternanza fra purezza ed impurità si rispecchia in una piccola storia narrata nella prima macro-sequenza: il protagonista-autore, infatti, si divide fra l’amore giovanile e puro per Elena, militante di estrema sinistra, finito a causa della politica; e quello più adulto ed impuro per la donna che poi diventerà sua moglie, chiamata “Chesaramai”, ad indicare la leggerezza con cui affronta le scelte di ogni giorno.

La stessa leggerezza che, sul finire del libro, Piccolo scoprirà essere l’unico modo per evitare la deriva della sinistra contemporanea.

L’opera rappresenta una spietata descrizione della sinistra italiana, scritta da un uomo di sinistra. A tal proposito, all’interno del libro, spiccano per importanza ed oggettività narrativa la parte dedicata al rapimento di Moro e quella che analizza in un’ottica contemporanea il testamento politico di Berlinguer.

Francesco Piccolo è uno degli scrittori più apprezzati al giorno d’oggi.

Berlinguer e la sinistra oggi:

Il titolo del libro si rifà alla prima pagina dell’Unità del 14 giugno 1984, il giorno dopo i funerali di Berlinguer, dove comparve, in rossi caratteri cubitali, un enorme ADDIO, riferito al politico sassarese, seguito da un TUTTI, a richiamare l’immensa folla che aveva preso parte alle celebrazioni.

Nel libro, Piccolo afferma che fu proprio una sbagliata interpretazione politica di Berlinguer, figura cardine nella giovinezza del protagonista, ad avere determinato la decadenza della sinistra italiana.

Infatti, dopo l’omicidio di Moro e la sconfitta – più personale che politica – inflittagli da Craxi, Berlinguer, nonostante in un primo momento avesse cercato il compromesso con la DC, si arroccò in una chiusura totale verso ogni novità e verso ogni possibile accordo con un partito che non fosse il proprio. È da qui che nasce l’idea della purezza della sinistra, e da qui prende il titolo la prima macro-sequenza del libro.

Per l’autore, l’eredità di Berlinguer è morale e non politica: la purezza, a suo dire, non deve più caratterizzare la sinistra italiana, se questa vuole tornare ad essere un riferimento per le masse, perdendo quella gretta etichetta di elitarismo che sempre più spesso le viene affibbiata, non sempre a torto.

Dalla moglie, Piccolo impara la lezione più grande: la leggerezza è il più grande farmaco contro la purezza elitaria della sinistra, che ritorna ogni volta che si usa l’etica come unico campo in cui discutere.

La stessa etica che Piccolo paragona, sul finire del libro, ad un gruppo di ciclisti che, sapendo di essere nel giusto, invadono una città per umiliare tutti coloro che – colpevoli – non seguono il loro esempio eco-sostenibile.

«Quelli che decidono di andarsene»:

Il Desiderio Di Essere Come Tutti è un libro profondo e attuale, che si rivolge non solo a lettori di sinistra, ma ad ogni persona che voglia approfondire la storia della sinistra italiana nel secondo Novecento.

Con una prosa agile ma al tempo stesso dotta, Piccolo trasmette un forte messaggio di amore per questo Paese, concludendo la narrazione con un’“invettiva” – che certo non manca di ironia e di sottile satira – rivolta a tutti coloro che, per una ragione o per l’altra, lasciano l’Italia:

«Quelli che dicono di andarsene da questo Paese, o semplicemente dicono per tutta la vita di volerlo fare, è perché si vogliono salvare.

Io invece resto qui. Perché non mi voglio salvare.»

MONDI

F1/Il weekend è un puzzle

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Verstappen non si ferma più e vince il sesto appuntamento del mondiale, a Montreal in Canada nel circuito di Gilles, aumentando il divario fra se e il resto del Paddock.

Già dal venerdì si era capito che non sarebbe stato un weekend facile per la rossa; dopo le grandissime delusioni di Barcellona (ritiro di Leclerc partito dalla pole), Monaco (sbaglio di strategia e perdita dell’uno-due di sabato) e Baku (ritiro prima di Sainz e di Leclerc poi, partito dalla pole).

C’era bisogno di riportare entusiasmo nell’ambiente ma la partenza dalla penultima casella di Charles per il cambio della Power Unit, la quarta della stagione, presagiva già una gara di grandissima fatica e pazienza, mentre Carlos partendo dalla terza piazza avrebbe dovuto fare il massimo per portare a casa possibilmente la vittoria.

Al via Verstappen saluta e si trova dopo solo pochi giri in solitaria, Sainz dietro, dopo aver superato Alonso fantastico nelle qualifiche a guadagnarsi il secondo posto, con le gomme medie non può tenere il ritmo della Red Bull, il principino invece partito con la mescola più dura prova a recuperare più posizioni possibili tra il traffico mentre Perez è costretto a ritirare la sua RedBull per problemi, fatto che testimonia ancora una volta l’altalenante affidabilità delle nuove vetture che non è soltanto un problema Ferrari.

Leclerc ferma la sua rimonta dietro Ocon su Alpine che non riesce a sorpassare nonostante sia costantemente sotto il secondo di ritardo, infatti nel tornantino prima del lunghissimo rettilineo, dove la velocità è minima, il cavallino ha meno trazione in uscita e poca velocità in più sul dritto e tutto il vantaggio preso per farsi vicino svanisce.

A 17 giri dalla fine della gara per una Safety Car causata da Tsunoda tutti cambiano gomme. Leclerc finisce la gara in quinta posizione riuscendo a bruciarsi 5 piloti in pochi giri tra cui Alonso e Ocon con due manovre spettacolari al tornantino. Sainz per 15 giri rimane incollato a Verstappen sotto il secondo di ritardo ma sempre per i motivi dell’altra rossa, poca trazione all’uscita del tornantino e velocità di punta insufficiente, vede Max tagliare il traguardo prima di lui per pochi decimi, a seguire Hamilton che ritrova il podio davanti a Russell.

Questi weekend più di altri fanno notare come per vincere bisogna essere perfetti in tutto e sempre: non basta fare la pole il sabato, non basta fare bene soltanto la domenica, non basta la strategia se i pitstop sono lenti e non basta essere più veloci per battere i campioni del mondo. Parole come “accontentarsi” o “poteva andare peggio” al Drake non sarebbero sicuramente andate giù come tutto il resto, perché non è nel dna della scuderia di Maranello.

Bisogna voltare pagina e nella solitamente uggiosa Silverstone si parla di grandi aggiornamenti da parte di Mercedes, che è ancora lontana dal tornare a competere per la vittoria, e qualche cambiamento per RedBull, che vuole marcare stretto il cavallino rampante. Il campionato sicuramente non finisce qui.

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ARTE

ANDY WARHOL/Il quadro da 195 milioni

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Shot Sage Blue Marilyn raffigura l’attrice Marilyn Monroe, sintesi del sogno americano, un’immagine universalmente riconosciuta e impressa nella coscienza collettiva. Il quadro più caro del XX secolo è proprio questo, uno degli iconici ritratti pop realizzati da Andy Warhol (1928-1987). 

Nel 1964, è stato acquistato per 195 milioni di dollari da Christie’s a New York. Dopo una battaglia di offerte durata meno quattro minuti tra altrettanti potenziali compratori, ad aggiudicarsi l’opera d’arte è stato il gallerista Larry Gagosian, che non ha rivelato se ha comprato il quadro per sé o per un cliente.

Quella di Warhol è una Marilyn sorridente, simbolo di una Hollywood dorata e, al tempo stesso, avvolta da un velo di malinconia. L’immagine incarna il senso di una bellezza che incanta e che insieme sfugge e fu replicata da Warhol in cinque tele quadrate, ciascuna misura 101.6 x 101.6 cm, raffiguranti la diva Marilyn Monroe colpita alla fronte da un singolo proiettile con diversi sfondi colorati: rosso, arancione, azzurro, blu salvia e turchese.

“Il più significativo dipinto del XX secolo, la Marilyn di Andy Warhol, è l’apice assoluto della Pop Art americana e la promessa del sogno americano che racchiude ottimismo, fragilità, celebrità e iconografia tutti insieme. Il dipinto trascende il genere del ritratto in America, superando l’arte e la cultura del Novecento secolo. Accanto alla Nascita di Venere di Sandro Botticelli, alla Gioconda di Leonardo Da Vinci e a Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso, la Marilyn di Warhol è categoricamente uno dei più grandi dipinti di tutti i tempi”, ha dichiarato Alex Rotter, presidente di Christie’s 20th.

Tutti i proventi della vendita andranno a beneficio della Fondazione Thomas e Doris Ammann di Zurigo, che negli anni ha sostenuto numerosi artisti di arte moderna e contemporanea e si dedica a migliorare la vita dei bambini di tutto il mondo con programmi di assistenza sanitaria ed educativa.

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MONDI

F1/Notte insonne per la Rossa

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Nel lussureggiante e stravagante Gran Premio di Miami Max Verstappen vince ancora.

Dopo la totale disfatta delle Ferrari in una Imola tedia e uggiosa che vede la Red Bull recuperare tantissimi punti in classifica sia piloti che costruttori, si passa alla soleggiata e arida costa della Florida. A Miami l’arrivo della F1 attira, oltre i tifosi, tantissimi personaggi di spicco, da sportivi come Michael Jordan a cantanti come Post Malone. L’evento dai media locali è paragonato alla finale del Super Bowl o a un PlayOff NBA proprio per l’affluenza di persone.

Il layout del circuito è nuovo di zecca, classico isolamento da tracciato cittadino con poche vie di fuga e muri che delineano l’ampiezza del tracciato. Tre lunghi rettilinei che consentono l’uso del DRS alternano curve di alte e basse velocità; il percorso è lungo e le Red Bull sulla carta sono avvantaggiate.

Leclerc e Sainz ancora amareggiati da Imola, dove la Red Bull aveva nettamente un’ altro passo gara, danno speranza ai Tifosi: “la macchina è competitiva”. Infatti per contrastare la potenza Red Bull sul dritto la Ferrari porta modifiche all’aerodinamica della monoposto per renderla più veloce nel rettilineo. Ancora una volta la vittoria è in palio a due team, il resto del Paddock, a sorpresa anche la Mercedes, non riesce a portare novità sufficienti per ridurre il gap tra la Scuderia di Maranello e il team austriaco.

Il sabato di qualifiche la sorpresa: Leclerc in Pole Position, a seguire Sainz e poi Verstappen che fa un errore nell’ultimo giro da lanciato. I tempi sono veramente ristretti, in due decimi di secondo sono raccolte le prime tre macchine, ci si aspetta una gara molto tirata.

Alle 21:30, ora italiana, si spengono i semafori che danno il via alla gara; Sainz è in un primo momento troppo conservativo, lascia tutto l’esterno della prima curva a Verstappen che lo occupa subito, sfilando via al Ferrarista, incollandosi poi al posteriore della Ferrari di Leclerc. Nessuno regge il passo dei primi due piloti che fanno vuoto dietro di se fino ai primi dieci giri, dopodichè la mescola media delle gomme di Leclerc comincia a lavorare male, infatti nell’anteriore destra inizia a formarsi una striscia di graining.

Il graining è un effetto che si forma nelle gomme di Formula 1 quando, invece di aderire bene all’asfalto, scivolano. Ciò causa un distaccamento di piccoli pezzettini di gomma che si attaccano di nuovo alla stessa. Alla fine il contatto tra la gomma e l’asfalto è limitato a causa di questa sporcizia e di conseguenza la macchina diventa ancora più scivolosa. Dopo un certo periodo si dovrebbe pulire da solo se il pilota adotta il giusto stile di guida.

Le gomme medie non aiutano il pilota monegasco che si trova in grandissima difficoltà e viene facilmente superato da Verstappen. La gara davanti è congelata, al cambio gomme, introducendo la mescola dura, il campione del mondo e il pilota monegasco girano negli stessi identici tempi, ciò non da la possibilità a nessuno dei due o di fuggire o di recuperare.

Soltanto nei giri finali una Safety Car ricompatta il gruppo; alla ripartenza Leclerc nonostante rimanesse costantemente sotto un secondo di distacco non riesce a superare Verstappen, invece Sainz attuta una formidabile difesa sul secondo pilota Red Bull Perez mantenendo la terza posizione.

La gara finisce così, due Ferrari a podio. La Rossa dopo la vittoria in Australia si è adagiata sugli allori, mentre la Red Bull ha recuperato il gap e sembra essere diventata più veloce nel passo gara. Nonostante questo le macchine sono di identiche prestazione e saranno i piloti a fare la differenza. Prossima tappa Catalogna, la Ferrari porterà importanti aggiornamenti al motore e al telaio; il campionato è diventato cosa di chi sarà più scaltro.

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