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L'EDITORIALE

Il male ha facce che neanche immaginiamo

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La triste memoria delle atrocità compiute dai Nazisti non è andata perdendosi con il passare dei decenni. Il ricordo del terrore e delle sofferenze patite dai milioni di perseguitati appare chiaro e vivido anche nelle menti di chi, come noi giovani, ha avuto la fortuna di non assistervi. La descrizione fosca e spesso stereotipata di coloro che si sono resi colpevoli di tali atti deplorevoli, tuttavia, appare in contrasto con il tono realistico riscontrabile nella maggior parte delle testimonianze. Spesso la descrizione delle SS risulta piuttosto tetra e ricca di particolari “leggendari”, quali cattiveria disumana, completa assenza di sentimenti e freddezza al limite del credibile. Memori di queste descrizioni agghiaccianti, risulta quasi inconcepibile riscontrare somiglianze tra quest’ultimi e persone del nostro tempo. D’altronde, nessuno riuscirebbe ad immaginare i terroristi come demoni che portano morte per desideri perversi. Un elemento che, tuttavia, aiuta a comprendere meglio la psicologia di questi “cattivi” del passato, è, sicuramente, la galleria di 116 immagini scattate da Richard Baer nel 1944. Le fotografie ritraggono le famigerate SS colte in momenti di svago. Vedendo come anche persone che si sono macchiate di tali delitti potessero essere serene e sorridere sembra impossibile pensare che non fossero convinte che ciò che compivano fosse giusto. Tutto ciò fa sorgere spontanea una domanda: é possibile che anche ai giorni nostri sorgano organizzazioni atte a compiere crimini atroci, in buona fede? Una buona educazione può davvero fare la differenza?

L'EDITORIALE

GIOVANI/Siete sicuri che vada tutto bene?

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di Emanuele Canessa

– Partecipiamo alla vita di un mondo che sembra dover finire da un momento all’altro, ma non si parla né guerre né di catastrofi, bensì delle persone che lo abitano. Si parla di Noi. Nonostante tutto, decine di anni fa sembrava che tra tutti gli esseri che popolavano la terra ci fosse un sentimento di profondo bene; ora l’umanità appare l’unica “speranza” di sé stessa. E di fronte ad una realtà così dura, cupa e soffocante ci si chiede ancora perché noi ragazzi di questa generazione viviamo con un malessere di fondo apparentemente inguaribile. Ci deve essere un briciolo di verità nel malessere esistenziale dell’essere umano e, allo stesso modo, ci deve essere per Noi. Viviamo con la sempre più costante consapevolezza che domani tutto potrebbe finire, i progetti cadere, il mondo estinguersi. Siamo tutti “claustrofobici”: ci sentiamo attanagliati a tutto e ci manca la libertà di respirare.

Per trovare una risposta è forse troppo tardi, ma ci può essere, e ci deve essere, il tempo per trovare una soluzione, una cura. Non è un caso se sempre più ragazzi fanno di tutto per togliersi la vita o rovinarsela, non vedono alternativa alcuna e, se non si hanno alternative, il margine di errore si ingigantisce. Curare il corpo non serve a niente se la testa continua a viaggiare nel vuoto.
Le critiche non servono a nulla, i vari “questi ragazzi hanno tutto e ancora si lamentano, ai miei tempi…” o “se solo sapessero cosa passavamo quando noi eravamo giovani” sono disperatamente inutili. Se qualcuno lontano da noi ha un problema che non concepiamo, non possiamo chiamarci fuori dall’aiutarlo solo perché non consideriamo grave quel tale problema, il menefreghismo non ha mai aiutato nessuno.

A questo punto le domande nascono spontanee: Siamo tutti così sicuri di noi stessi? Davvero questi problemi sono così insignificanti? Siamo davvero sicuri di voler smettere di essere esseri umani, di essere noi stessi?

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L'EDITORIALE

FridayFever/Non avere paura di sbagliare

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di Riccardo Ciuffreda e Enessa Scarlato

–  Oggi, noi di FridayFever vi parleremo della finale di Champions League tenutasi il 26 maggio 2018 e che ha visto andare in scena Real Madrid e Liverpool, sicuramente non sono mancati i colpi di scena. Dopo un primo tempo in cui le squadre si studiano e cercano una via per trovare il gol, il giovane portiere Loris Karius si rende negativamente protagonista. (altro…)

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L'EDITORIALE

Whatever it takes: è un male divertirsi?

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di Alberto Zali

– In risposta all’articolo “Discoteca: ne vale davvero la pena?” di Maria Elena Cassinelli, che ringrazio per aver suscitato in me questa riflessione, torno a scrivere, questa volta in difesa di tutti quei ragazzi che cercano un po’ di divertimento frequentando le discoteche.

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