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Alberto Zali

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a cura di Federico Lobiano e Alberto Zali

– Ci inoltriamo sempre più nella settimana S.A.R.O’. che offre agli studenti del Liceo Da Vigo la possibilità di confrontarsi con esperti e professionisti e di comprendere qualcosa in più circa il mondo del lavoro. S.A.R.O’. ha permesso inoltre a noi ragazzi di Sharing.School di intervistare personalità di gran rilievo, da cui imparare molto dal punto di vista lavorativo e umano. Oggi abbiamo intervistato il dottor Pettinaroli, direttore del Secolo XIX – edizione Levante!

Vorremmo ringraziare ulteriormente il dottor Pettinaroli per la sua grande disponibilità, che ci ha permesso di realizzare questo video.

Quanto a voi, cari lettori, appuntamento alla prossima video-intervista!

#staysharing

#staytuned

Da Vigo

L’importanza dell’orientamento: un incontro significativo

Sofia Animato

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La settimana S.A.R.O’.
All’inizio dell’anno è stato proposto a noi studenti, così come l’anno precedente, di trascorrere un’intera settimana in pausa didattica al fine di dedicarci interamente all’orientamento universitario e lavorativo. Questo progetto, meglio definito come settimana S.A.R.O’, consisteva nella suddivisione della giornata in tre turni (circa di un’ora e mezza l’uno) in cui noi alunni avevamo la possibilità di scegliere a quali corsi partecipare attraverso una preiscrizione avvenuta nei giorni precedenti. I corsi erano tenuti da studenti universitari o da ex-studenti del nostro istituto comprensivo, da adulti già avviati al mondo del lavoro come direttori di banca o di qualche start up, imprenditori del luogo, social media manager e psicologi; insomma, anche chi non aveva la benché minima idea riguardo alle scelte da prendere relative al suo futuro aveva una vasta gamma di corsi da cui attingere che rispettassero anche un minimo i suoi interessi personali.

La scelta dell’argomento
Ho scelto di parlare di questa esperienza perché ritengo che sia stata molto utile in quanto ci ha permesso di fare un confronto sia con il mondo universitario che lavorativo: ci ha dato la possibilità di chiarire le idee riguardo molti aspetti e di eliminare i pregiudizi per lasciare spazio a poche ma buone certezze. Personalmente, ritengo di aver avuto più di un incontro significativo che mi ha fatto aprire gli occhi sul mio futuro; per l’appunto, uno di questi incontri non aveva come argomento un determinato lavoro o una facoltà universitaria piuttosto che un’altra, ma era incentrato sulla problematica della scelta da fare, possibilmente, con più consapevolezza e serenità possibile: un tema a me caro dato che all’inizio dell’anno non avevo idea di quale decisione prendere pochi mesi dopo.

Un incontro significativo
Questo incontro mi ha fatto ragionare molto nonostante il mio scetticismo iniziale, mi ha fatto capire una cosa fondamentale, ovvero che devo pensare prima di tutto alle mie passioni e alle mie capacità, alle cose in cui esprimo meglio me stessa e a quelle in cui invece non amo addentrarmi, in secondo luogo scegliere l’università basandomi su questi aspetti, a prescindere dai pregiudizi e dai limiti imposti dagli altri. Questo incontro mi ha fatto capire che l’obiettivo che dobbiamo prefissare non è quello di arrivare a risultati perfetti così come impone la società capitalistica che fin da subito innesca in noi la necessità di produzione pedissequa, ma quello di fare il proprio lavoro con passione ed impegno, e questo, in un secondo momento, inevitabilmente, porterà a risultati ottimi.
In ultima analisi, soprattutto, mi ha fatto capire l’importanza di decidere autonomamente la persona che voglio essere e che vorrò diventare, lasciando da parte i pregiudizi degli altri che spesso, erroneamente, facciamo nostri; concentrandosi solo sul miglioramento della propria capacità di problem solving e cercando di lavorare su se stessi per una crescita personale, infatti, si possono raggiungere risultati pazzeschi; spetta a noi non fare dei giudizi altrui un assioma.

Conclusione
Questa esperienza era già stata proposta l’anno scorso, ma, purtroppo, per problemi di organizzazione, non era stato possibile scegliere tutti i corsi a cui partecipare. Quest’anno, invece, l’organizzazione è migliorata notevolmente e abbiamo avuto la possibilità di fare scelte oculate in base alle nostre esigenze e ai nostri interessi.
Sono rimasta felicemente colpita da questa esperienza e sono sicura che, se riproposta, subirà ulteriori miglioramenti; dunque, mi piacerebbe consigliare alla scuola e a chi ne fa le veci di riproporre ulteriormente questo tipo di orientamento agli studenti del prossimo triennio e ci tengo a ringraziare, allo stesso tempo, per l’opportunità che mi è stata data.

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Da Vigo

Scegliere: affermazione della volontà o esclusione di altre possibilità?

Sofia Animato

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Durante lo svolgersi di quest’ultimo anno di liceo uno dei temi che abbiamo affrontato in classe, e che, per giunta, dovrò affrontare in prima persona tra poco, è sicuramente quello della scelta.
Grandissimi scrittori fin dall’antichità si sono interrogati su questo tema e ciascuno di loro ha cercato di dare una propria interpretazione a riguardo, primo tra tutti Eschilo che, nell’Orestea, dedica un’intera sezione all’approfondimento psicologico e introspettivo di Oreste che deve decidere se uccidere la madre per vendicare il padre ed obbedire agli dei, oppure dare ascolto al cuore e far vincere il suo legame di sangue, nonché affettivo, con la madre. Attenendomi sempre al mondo classico, il grande scrittore Seneca si occupò, tra i vari argomenti trattati, della questione della scelta. Una decisione che lui stesso dovette prendere in prima persona caratterizzata dal rapporto otium-negotium apparentemente difficile, ma che lui riesce a far funzionare utilizzando l’otium al fine di un miglior negotium; detto in altri termini, se si identifica con otium il suo speculare filosofico e, con negotium, i doveri del cittadino nella società si arriva alla conclusione che il politico saggio debba utilizzare come metro di giudizio e di azione la filosofia e, in particolar modo, l’etica.
Facendo un salto in avanti nella linea temporale si nota come anche nel panorama della letteratura italiana non manchino certo esempi; Pirandello, per l’appunto, si presenta come un amante del tema: Il personaggio di Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno, nessuno e centomila, è uno dei più complessi personaggi pirandelliani che vuole scindere quello che pensa di essere dalle cosiddette “forme” attribuitegli dagli altri. Bisogna accettare, però, che non sempre la nostra scelta è attuabile, che non siamo onnipotenti: le maschere, infatti, non sono esclusivamente una scelta con la quale ci proponiamo agli altri, ma è anche un meccanismo altrui che, partendo dal giudizio come parametro universale, sviluppa una propria percezione di un altro individuo.
In ambito filosofico Kierkegaard teorizzando nell’ Aut-Aut la possibilità dell’uomo di compiere una decisione unidirezionale, afferma che la scelta determina il tipo di vita che l’uomo vuole intraprendere. La scelta, però, assume una connotazione negativa se si pensa che, proprio per la sua unidirezionalità, ne esclude automaticamente altre. La scelta, dunque, deve essere considerata una cosa positiva in quanto affermazione del proprio libero arbitrio o un aspetto negativo se intesa come esclusione meccanica e necessaria di altre possibilità? Per arrivare ad una meta prefissata occorre spesso andare oltre, attraversare questa ferita: l’esito sarà proporzionale all’intensità della sofferenza provata. Un chiaro esempio di questo aspetto è un discorso intitolato “La visione e l’enigma” del filosofo Nietzsche in cui narra della presenza di due emblematiche scelte esistenziali. La prima è quella del protagonista, avvenuta in una visione nella quale egli, in compagnia di un nano, arrivato ad una salita su un impervio sentiero di montagna, vede che esso si dirama in altri due sentieri “che nessuno ha mai percorso fino alla fine”: il primo è quello che porta indietro (al passato) l’altro in avanti (al futuro): è il momento di prendere una decisione che si concluderà con la manifestazione concreta dell’Eterno Ritorno. In questo breve racconto Nietzsche affronta la metamorfosi che avviene da uomo a superuomo dopo aver necessariamente vinto la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno di quella sofferenza. Questo superamento lo ha portato ad accettare e a contemplare ciò che prima denigrava: accoglie in sé la concezione tragica e dionisiaca dell’esistenza, dice sempre “Si” alla vita, sopporta la morte di Dio trovando le risposte in sé. Il tutto è partito con una scelta, indubbiamente difficile, che però è riuscita a trasformare il suo essere.
Insomma, per concludere, la scelta è indubbiamente una prerogativa necessaria dell’uomo a prescindere dal contesto socio-culturale o dall’arco temporale in cui si trova, detto ciò, resta il grande arcano del come affrontare la scelta. Per quanto mi riguarda non bisognerebbe solo limitarsi ad accettare passivamente questa realtà necessaria, ma affrontare di petto e con razionalità ogni decisione ci si ponga davanti, tenendo sempre a mente che interrogarsi sul “come sarebbe potuto essere se…” sia un’inutile perdita di tempo dal momento che la scelta presa deve essere frutto di un ragionamento ben fondato e, dunque, rende inevitabilmente il rimpianto un aspetto infondato.

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Da Vigo

Le français n’est pas que une langue

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J’ai participé pour la troisième année consécutive au projet « Francese alla primaria », avec ma camarade de classe Sofia. Cette année, c’est l’Istituto Nido S. Girolamo à Rapallo qui nous a été attribué. Nous avons donné des cours à une quatrième qui avait déja étudié le français. Comme ils sont encore très jeunes, nous nous sommes limitées à réviser et approfondir les thématiques de l’année passée. À la première leçon nous nous sommes présentées en italien en expliquant le but de notre projet. Ensuite ce sont les enfants qui se sont présentés à tour de rôle: « Moi, je m’appelle…. et toi ? ». À la fin de la leçon nous avons demandé à chacun d’écrire son prénom en français sur une feuille et de la colorier comme ils le souhaitaient. C’était touchant de voir comme ils étaient interessés à la prononciation exacte de leur prénom en français, par exemple “Giacomo” qui se traduisait en français par “Jacques”. Au deuxième cours nous leur avons enseigné les nombres de 0 à 20 en leur faisant repasser les chiffres sur une feuille que nous avons distribuée à toute la classe. Ensuite nous avons chanté une comptine pour mémoriser les nombres, elle s’intitulait « 1,2,3…allons dans les bois ». À la troisième leçon nous avons revisé les animaux de la savane et de la ferme. Les enfants devaient venir au tableau et savoir si le nom était masculin ou fémminin et donc choisir la bonne colonne UN/UNE. Pour finir ils ont colorié un masque de giraffe ou de rénard pour le carnaval. Pendant le quatrième cours nous avons discuté avec les enfants des activités qu’ils font pendant la semaine. Nous avons distribué des feuilles à compléter, il fallait relier chaque jour de la semaine à un sport ou un hobbie. A la fin de la leçon nous avons fait un tour de la classe en demandant à chaque élève de nous racconter une journée typique. Au cinquième cours nous avons écrit une liste de fruits et de légumes au tableau que les enfants ont récopiée dans leurs cahiers. Ils ont ensuite divisé la page en deux colonnes, d’un côté le titre J’AIME et de l’autre JE DETESTE. Les artistes de la classe se sont mis au travail en dessinant tous les fruits et les légumes. Pendant les dernières 10 minutes, nous avons joué aux mimes. Pour la sixième leçon nous avons affronté le thème des magasins. Les élèves avaient une photo de la boulangerie, de la pâtisserie ou du marchand de fruits et légumes et devaient deviner le mot français. A la fin du cours les enfants se sont amusés à imiter les différents marchands. A la septième leçon nous avons commencé en étudiant les différentes saisons. La classe a partagé la page du cahier en quatre pour ensuite dessiner chaque saison dans une des quatre cases. Sofia a écrit ensuite une liste de vêtements au tableau que les élèves devaient choisir et insérer dans la bonne saison. Le thème de la leçon 8 était la famille. Nous avons distribué à chaque enfant un dessin de la famille de Maggie (des Simpson). La tâche était celle d’insérer le nom de chaque membre de la famille. Nous avons ensuite posé des questions sur la famille des élèves qui en avaient envie. A la moitié du cours nous avons distribué un test très facile pour vérifier leur niveau final. On leur a aussi demandé d’étudier la chanson « Frère Jacques » pour le prochain cours.

Nous avons regroupé les deux dernières leçons pour pouvoir préparer une petite fête avec les enfants et présenter aux parents de la classe le travail accompli, les activités, les coloriages, les dialogues en français et surtout la chanson. Les dernières deux heures se sont très bien passées. Les enfants ont chanté devant les parents et ont reçu les test corrigés. Ensuite nous avons pris le goûter tous ensemble. Madame Cignatta a participé aussi à l’après-midi et elle était très fière de nous. La classe s’est montrée généreuse et reconnaissante car les enfants nous ont fait à toutes les deux un joli cadeau: des parfums et des savons à la barbe à papa! Je suis très triste que ce soit la dernière année que je puisse donner des leçons de français aux plus petits car cela a été une expérience unique. Je trouve qu’il est vraiment important de voir de temps en temps l’école et les cours d’un point de vue différent, dans ce cas du point de vue d’un professeur et non plus d’un élève. Il est en plus fondamental de ne pas oublier qu’on a tous été des enfants comme eux et que les enfants ont besoin aussi de nous, les jeunes, pour grandir. J’espère que, l’année prochaine, notre classe de l’école primaire se trouvera entre de bonnes mains et que nous aurons l’occasion de les rencontrer à nouveau.

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