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INTERVISTE AI MATURANDI/L’esame di stato e il mondo del lavoro

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Tra poco, esattamente il 16 giugno, inizieranno gli esami di maturità 2020-2021 in tutta Italia. Quest’anno, a causa della pandemia di COVID-19, si svolgeranno in modo particolare: infatti noi ragazzi di quinta dovremo affrontare solamente l’esame orale, quindi non faremo il tema e lo scritto della materia principale del nostro corso d’indirizzo.

Dato che in un momento così particolare non ci sono molte certezze sul nostro futuro, soprattutto nel caso di noi giovani, che stiamo per entrare nel mondo del lavoro o dell’università, mi è sembrato interessante chiedere a due mie coetanee come sia stata la loro esperienza durante il periodo delle superiori e cosa faranno nel prossimo futuro. Ho deciso di intervistare due ragazze che arrivassero dalla mia stessa città, ossia Recco, ma che abbiano intrapreso due strade differenti: la prima, Emma, ha frequentato il liceo scientifico Nicoloso da Recco, mentre la seconda, Camilla, ha frequentato il liceo linguistico E. Montale di Genova.

La maturità al tempo del COVID-19

Quest’anno, a causa della pandemia, l’esame di stato sarà molto differente rispetto al solito, quindi mi è sembrato opportuno chiedere quali siano i punti a favore e a sfavore di una maturità svolta in questo modo.
Camilla ha affermato di essere contenta del fatto che lei possa fare la maturità con la commissione interna, quindi all’esame saranno presenti solo i suoi professori e il presidente esterno, perché così si sente più a proprio agio e svolge la sua prova davanti a dalle persone che già la conoscono. Lei si lamenta del fatto che nel periodo di maggio abbia dovuto preparare dei documenti molto importanti per l’esame, come l’elaborato e il curriculum dello studente, mentre avrebbe preferito avere più tempo o farlo in un mese differente, perché spesso a maggio vengono date le ultime valutazioni.
Emma, invece, pensa che l’esame svolto in questa maniera sia positivo per coloro che sono bravi a parlare e a “cavarsela” con i giri di parole; inoltre, secondo lei, quest’anno verranno favoriti gli studenti che si sono preparati in maniera più leggera, rispetto a quelli che hanno studiato in modo più approfondito, perché in un’unica ora si devono affrontare molte materie, quindi gli argomenti verranno trattati in modo più superficiale. Secondo lei vengono sfavorite le persone più emotive, che normalmente renderebbero di più negli scritti.
Personalmente condivido pienamente le loro affermazioni. Inoltre vorrei aggiungere che secondo me ai maturandi di quest’anno mancherà la condivisione delle proprie esperienze con i compagni: infatti noi non potremo uscire dopo gli esami scritti confrontandoci con gli altri sulle prove appena svolte.

Le esperienze nel periodo delle scuole superiori

Secondariamente ho chiesto quale sia il bilancio di questi cinque anni di scuole superiori, che ovviamente sono fondamentali nel percorso di un ragazzo, che in prima per certi aspetti è ancora un bambino, mentre quando esce dalla quinta è ormai un vero e proprio adulto.
Emma sostiene che inizialmente ha scelto questa scuola perché le avrebbe garantito un’ottima base culturale, che le sarebbe stata utile nel suo futuro, dato che non sapeva esattamente quale università avrebbe scelto, mentre già nel secondo anno aveva capito che poi non avrebbe frequentato una facoltà scientifica, nonostante avesse scelto un liceo come il Nicoloso da Recco, però ha deciso di continuare, perché voleva dimostrare a sé stessa di poter superare questa difficoltà. Inoltre lei ha affermato che il suo liceo le ha dato un ottimo metodo di studio, le ha aumentato lo spirito critico, con cui ha iniziato ad approfondire maggiormente le materie che le sono piaciute di più, e in generale le ha insegnato a riflettere molto.
Camilla ha affermato che è molto contenta del percorso fatto in questi anni perché ha compiuto delle esperienze che le rimarranno nel cuore, anche grazie agli stage che ha fatto all’estero. D’altra parte però non ha frequentato la scuola adatta a lei e a quello che vorrebbe fare in futuro: medicina, quindi in realtà avrebbe dovuto scegliere un liceo scientifico. In questi cinque anni il concetto più importante che ha imparato è che non ci sono differenze tra le persone, anche se appartenenti a culture e credenze diverse, anzi dall’incontro tra diversi ideali ed etnie può nascere uno scambio molto interessante. Inoltre ha capito che i pregiudizi sono assolutamente falsi, per esempio lei ha incontrato ragazzi francesi simpatici e accoglienti, al contrario di ciò che alcuni pensano normalmente.
Ritengo che queste ragazze abbiano esposto delle esperienze molto significative per loro, che ci fanno comprendere l’importanza degli anni di scuola superiore, in cui i ragazzi plasmano il proprio carattere e la propria persona. Trovo anche curioso il fatto che entrambe loro abbiano scelto un indirizzo liceale sbagliato rispetto a quello che vorrebbero fare dopo.

L’università

L’università è fondamentale per il percorso di studi di molti ragazzi: infatti attualmente sempre più persone si laureano e così ci sono sempre più lavoratori specializzati e competenti. Per questo ho deciso di chiedere alle due ragazze quale università frequenteranno, per quale motivo e che cosa si aspettano da questa nuova esperienza.
Camilla ha dichiarato che vorrebbe frequentare l’università di medicina, perché non vuole che le persone soffrano e lei vorrebbe curarle: infatti pensa che la morte dei propri cari sia uno dei più grandi dolori che un uomo possa affrontare nella propria vita, quindi lei vorrebbe evitare questo dolore a più persone possibili. Vuole frequentare questa facoltà perché le è sempre piaciuto studiare il corpo umano e il suo desiderio è quello di inventare nuove cure. Per lei la nuova esperienza sarà bellissima, perché potrà fare quello che le piace davvero.
Emma ha detto che inizialmente pensava di andare a fare economia, poi informandosi meglio ha capito che quella non sarebbe stata la sua strada, quindi, quasi casualmente, ha provato a fare il test d’ingresso all’università di Trento, dove è passata e l’anno prossimo andrà a fare giurisprudenza. Ha scelto questa facoltà perché è molto irruente quando si trattano temi legali molto importanti e pensa che ci debbano essere più controlli e meno influenze politiche all’interno del mondo legale, soprattutto per quanto riguarda la parte legata alle istituzioni. Lei spera di aver scelto la facoltà giusta, anche se dice che queste decisioni sono sempre un po’ un salto nel buio.

A questo punto ho chiesto loro come mai abbiano scelto di frequentare un’università che non da continuità al percorso di studi che hanno svolto nelle superiori.
Camilla ha detto che lei sin da piccola voleva fare il medico, ma voleva studiare all’estero, quindi, dato che serve una certificazione linguistica molto alta, ha pensato di fare il liceo linguistico. Adesso pensa di frequentare la facoltà in Italia, quindi ritiene di aver sbagliato scuola superiore, ma un’idea di fondo c’era.
Emma ha affermato che non ha fatto una scelta prestabilita, ma, dato che non sapeva cosa avrebbe fatto all’università, ha scelto il liceo scientifico, che secondo lei è quello che ti lascia più possibilità aperte.
Da questa parte dell’intervista si può evincere il fatto che la scelta delle scuole superiori sia importante, ma neanche così tanto, dato che queste due ragazze hanno trovato lo stesso la propria strada e stanno inseguendo i propri sogni.

Il mondo del lavoro

Attualmente, anche a causa della pandemia, per molti giovani è complicato trovare un proprio posto nel mondo del lavoro e se ci riescono spesso è di livello inferiore rispetto alla propria cultura e al proprio percorso di studi. Per questi motivi ho deciso di trattare questa tematica con le due ragazze intervistate.
Emma sostiene che in generale il lavoro ci sia, ma spesso i ragazzi si accontentano di fare delle mansioni abbastanza comuni, che quindi sono svolte da molte persone e per questo poi si devono “accontentare” di lavori meno conformi al loro livello di studi. Secondo lei per evitar ciò bisogna porsi degli obiettivi molto elevati e si devono trovare dei lavori un po’ differenti ed originali, in cui ci sarebbero meno persone a contenderseli. Lei non pensa che in Italia le persone vengano sempre valorizzate e non sempre emergono i lavoratori più competenti, a volte ciò accade a causa della corruzione o delle regole non rispettate, come i funzionari che andavano a timbrare il proprio cartellino in mutande per poi tornare a casa propria. Emma pensa che in alcuni stati esteri questi fenomeni avvengano meno frequentemente, quindi in questi paesi vengono premiati maggiormente le persone più competenti.
Camilla pensa che uno dei motivi per cui molti giovani non trovano lavoro è il fatto che la soglia di pensionamento si stia alzando sempre di più, la conseguenza di ciò è che ci siano sempre meno posti per i giovani; questo ovviamente non è colpa delle persone che non riescono ad andare in pensione, che spesso lottano per questo loro diritto. Secondo lei il fatto che molti dei ragazzi delle ultime generazioni si siano laureati ha fatto si che cercassero lavori adatti al loro percorso di studi, saturando questa tipologia di mercato: infatti i datori di lavoro che cercano personale che faccia il panettiere o l’infermiere, spesso non trovano dipendenti disposti a farlo. Secondo Camilla in tutti gli ambiti, purtroppo, spesso ci sono i favoritismi, quindi lei non ritiene che il mondo del lavoro premi sempre le persone più preparate, ovviamente se uno si impegna moltissimo può lo stesso arrivare ad alti livelli. Per lei è presente un’altra criticità: spesso sia nel mondo del lavoro, che nella scuola, si tende a focalizzarsi più sulle cadute e gli errori che una persona fa: infatti, spesso, se si fa uno sbaglio, si viene ricordati per quello e se nelle prove successive si ottengono dei grandi risultati, si viene comunque valutati mediocremente.

Le nuove categorie di lavoro

Dopo queste riflessioni molto interessanti ho pensato di chiedere alle ragazze dei pareri sulle figure professionali che stanno nascendo nell’ultimo periodo, come quella dell’influencer, che molto spesso viene criticata.
Camilla pensa che in generale sia sbagliato criticare la vita altrui. In questo caso, se loro sono felici del proprio lavoro, non vede il perché li si debba criticare, dato che non fanno niente di male e secondo lei è come se facessero il lavoro dei modelli del passato.
Emma pensa che gli influencer siano delle persone capaci nel loro mestiere, ossia quello di piacere ai propri seguaci, però secondo lei non è corretto che guadagnino così tanto, perché ciò vuol dire che moltissimi giovani perdono gran parte del proprio tempo sui social. Infine, secondo lei, in generale e idealmente è scorretto che gli influencer guadagnino di più di molti altri lavoratori, che magari studiano anni e anni, per poi non trovare lavoro.

La parità di genere nell’ambiente scolastico

Dato che ho avuto il piacere di parlare con due ragazze di questi argomenti molto importanti, ho deciso di trattare alla fine un tema che per me è fondamentale e a cui tengo molto, ossia la parità di genere. Per far ciò ho chiesto a Emma e a Camilla se secondo loro la donna all’interno dell’ambiente scolastico fosse svantaggiata rispetto all’uomo.
Emma sostiene che lei a scuola non si è mai sentita sfavorita in quanto donna e spera che anche nell’ambiente universitario succeda lo stesso, anche perché lei soffrirebbe particolarmente queste situazioni e lotterebbe affinché ciò non accada. Afferma anche che, da alcune testimonianze che ha avuto, nel mondo del lavoro, purtroppo, ci sono degli episodi in cui le donne vengono sfavorite.
Camilla afferma che lei non è mai stata protagonista di esperienze del genere e non ne ha neanche sentito parlare. Dice che lei spera che non accada a nessuna donna, però, sapendo cosa succede nel mondo, ha paura che alcune ragazze possano soffrire per queste discriminazioni.

Secondo me da queste riflessioni sono emersi molti spunti interessanti sul mondo della scuola e su quello del lavoro, speriamo che le varie criticità che sono state sollevate si possano risolvere nel tempo. Infine volevo concludere l’articolo con un tema che mi è molto caro: certamente la scelta della scuola superiore è fondamentale, ma non è vincolante, basti pensare ad Emma e Camilla, che, nonostante abbiano fatto delle scelte di cui poi in parte si sono pentite, sono delle ragazze molto soddisfatte, che hanno degli obbiettivi molto chiari davanti e sono sicuro che avranno un futuro brillante.
In generale nella vita si possono compiere delle scelte sbagliate o inesatte, ma l’importante è avere la forza e il coraggio di superare le difficoltà e si deve fare il possibile per raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Volevo ringraziare Camilla ed Emma che, nonostante in questo periodo siano molto concentrate e impegnate per preparare il loro esame di maturità, mi hanno regalato un po’ del loro tempo per trattare dei temi molto importanti, soprattutto in un periodo particolare come questo.

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CINEMA/“Memories of murder”, Il killer di Hwaseon

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Il pluripremiato film “ Memories of murder” del regista sud coreano Bong Joon-ho, lo stesso che ha realizzato il lungometraggio più premiato del 2020 “ Parasite”, ha creato una finestra sugli avvenimenti accaduti in corea negli anni 80, infatti racconta la storia del killer di Hwaseong –un piccolo paesino composto solo da campagne della corea rurale di un tempo- il quale è il responsabile di una serie di omicidi brutali che hanno colpito Hwaseong dal 1986 fino al 1991.

Quando Bong Joon-ho produsse il film non si era ancora a conoscenza di chi fosse l’assassino, perciò il finale rimase aperto per moltissimi anni.

Il caso sembrava irrisolvibile al pari del mostro di Firenze o del cavaliere dello zodiaco, seppur l’assassino aveva lasciato molti campioni di DNA nelle scene del crimine, la polizia coreana dei piccoli paesini non era consona per svolgere quel tipo di indagini, infatti i poliziotti usavano il pugno di ferro e facevano leva sulle debolezze altrui per avere una confessione, picchiavano tutti i sospettati portandoli dunque a confessare anche crimini che non avevano commesso, talvolta era la polizia che suggeriva ai sospettati cosa dire per avere una base più solida per essere incriminato, inoltre i poliziotti non presero subito coscienza della gravità del caso  e anche per questo il killer è stato così difficile da trovare, per la svogliatezza e l’incompetenza della polizia che più di una volta ha inquinato le prove a causa dell’inesperienza,  della pigrizia e inaccuratezza, anche i cittadini e la stampa hanno contribuito ad aiutare l’assassino nella sua fuga inquinando ancora di più le prove.

La prima vittima

Lee Wan-im, 71 anni.

Era il 15 settembre del 1986, mentre stava tornando a casa fu trascinata in un campo e uccisa, c’è da dire che quel paesino era pieno di campi, soprattutto incolti che potevano nascondere facilmente i corpi, solo il riso è stato testimone di tanta violenza, la vittima è stata trovata 4 giorni dopo la morte, con la parte inferiore nuda era stata legata con i suoi stessi indumenti, strangolata con le sue calze e violentata.


La seconda vittima

Park Hyun-sook, 25 anni, 20 ottobre 1986

Quando esce da casa sua alle 20:50 è vestita bene, una camicetta e una gonna, percorre la strada in direzione della fermata dell’autobus seguendo per un chilometro un piccolo corso d’acqua, il tempo è nuvoloso, sta per piovere e si precipita a prendere un autobus per Songtan, il suo cadavere viene rinvenuto 3 giorni dopo all’interno di un piccolo canale agricolo dove può entrare una sola persona; il corpo della ragazza è completamente nudo, le sono state trovate delle ferite inferte con un taglia unghie appartenuto alla vittima stessa,  altri segni sono presenti sulla schiena del cadavere, secondo le forze dell’ordine la ragazza ha subito violenza sessuale, sono recuperate tracce di sperma, ma purtroppo l’analisi del sangue non da risultato a causa del degrado subito nell’arco di tempo; alcuni mozziconi di sigaretta e dei peli vengono evidenziati e raccolti dalla scena del crimine, non se ne conosce l’origine ne è possibile attribuire questi reperti all’assassino, tuttavia l’analisi del DNA ha dato esito positivo fornendo in tutti i futuri casi un gruppo sanguineo di tipo “B”.

Le calze della vittima come nel precedente caso sono state rinvenute avvolte intorno al collo, la ragazza è stata strangolata dal tergo dell’assassino che ha utilizzato le calze della donna.

Park Hyun-sook era una ragazza che  non passava inosservata per la sua bellezza, aveva anche un ammiratore, ma ovviamente la pista non ha portato a nessuna conclusione.

La terza vittima

Kwon Jung-bon, 25 anni, 12 dicembre 1986.

Sono le 22:30, la corriera lascia la donna vicina alla sua abitazione in un incrocio a tre vie, la distanza tra la fermata e la casa della donna è di appena 100 metri, ma l’assassino la colpisce in questo tratto di strada.

Il cadavere della ragazza viene rinvenuto 4 mesi dopo, il 23 aprile del 1987 dal proprietario di una risaia, si trovava a meno di 50 metri a casa propria.

Le mani della vittima erano legate dietro la schiena, le calze, la cintura e le mutandine le erano state rimosse, la cintola usata dall’assassino per impedirle di urlare stringendole la bocca, la ragazza è stata strangolata con le proprie calze; dopo l’omicidio, l’assassino occulta il cadavere sotto alcuni sacchi di sabbia, al ritrovamento la bocca è imbavagliata da calze e cintura, le mutandine insanguinate le coprono il viso, il corpo si trovava  in così pessime condizioni che l’autopsia non è andata a buon fine.


La sopravvissuta

Park, 45 anni, 30 novembre 1986

Essendo una zona solamente rurale la donna si trovava a passare fra i campi, così quando l’assalitore l’ha legata per violentarla, la signora Park si è buttata nel concime e completamente sporca l’assassino l’ha lasciata viva, scappando, tuttavia il caso non è stato ricollegato al killer, ma vengono fuori delle informazioni utili al caso, l’uomo infatti era abbastanza giovane, sui 20-30 anni, basso e molto magro, e un dettaglio fondamentale per le ricerche future, l’uomo aveva le mani morbide.

La quarta vittima 

Lee Kye-sook, 23 anni, 14 dicembre 1986.

La prima vittima è stata una donna anziana poiché le possibilità che si difendesse erano  pressoché nulle, ma andando avanti i crimini e le perversioni di questo essere che definiamo uomo, sono diventate sempre più spaventose, inquietanti e aggressive.

Lee Kye-sook è stata ritrovata in una risaia 2 mesi dopo il secondo omicidio a  seguito della testimonianza dell’autista dell’autobus scattano le ricerche della donna nell’area del suo ultimo avvistamento.

Il 21 dicembre, una settimana dopo, il cadavere della ragazza viene rinvenuto verso le 12.30, il corpo è coperto da alcuni scavi sulle rive di Gwanhangcheon.

L’ispezione esterna del cadavere rivela che le mani della donna sono state legate con la camicetta e la cintura, le calze vengono ritrovate strette intorno al collo ( sono l’arma del delitto),indossa anche altri indumenti a coprirle il volto.

Sulla scena viene individuato un ombrello appartenente alla vittima e con cui è stata violata, presentando sul manico tracce di sangue, dopo questo caso la polizia prende sul serio la serie di omicidi.

Il corpo della vittima e alcuni oggetti rinvenuti sul luogo del delitto sono stati spediti al National Institute of Scientific Investigation che evidenziano tracce di liquido seminale di tipo “B” rinvenuto su un fazzolettino e anche peli e capelli sempre di tipo “B”.

Il giorno di questo brutale omicidio pioveva e la ragazza indossava intimo di colore rosso, secondo il film “ Memories of Murder” l’assassino uccide sempre nei giorni di pioggia donne che portano indumenti di colore rosso, in realtà solo due vittime sono state uccise in un giorno di pioggia e solamente la quarta vittima indossava vestiti rossi, ma la polizia coreana essendo legata a scaramanzie tipiche delle loro credenze, credeva che fosse una caratteristica che ispirava il killer ad uccidere.

La quinta vittima 

Hong Jin-young, 19 anni, 10 gennaio 1987

L’omicidio avviene in aperta campagna, il killer si nasconde all’interno di una balla di paglia non lontano dalla strada e assale la donna alle spalle; la vittima viene ritrovata dal proprietario del campo che avverte subito la polizia.

Dall’ispezione esterna del cadavere si nota che la vittima aveva entrambe le mani legate con il proprio reggiseno e  una sciarpa o uno scialle avvolto attorno al collo, l’arma del delitto con la quale la ragazza è stata strangolata, inoltre aveva le sue mutandine che le coprivano il volto.

Il corpo è insolitamente vestito  ( rispetto alle altre vittime), ma alcuni brandelli di vestiti e capelli rinvenuti vengono mandati al National Institute of Scientific Investigation dove alcune tracce di sperma sono individuate su in pezzo di stoffa e nella vagina della vittima.

La sesta vittima

Park Eun-joo, 29 anni, 2 maggio 1987

Sabato 2 maggio 1987 era una notte di forti piogge a Jinan-dong.

La donna osserva dalla finestra e si accorge che l’intensità della pioggia è aumentata e il marito deve rincasare dal lavoro senza nemmeno un ombrello, così decide di andargli incontro alla fermata dell’autobus con un ombrello in mano, indossa una felpa blu e una camicetta, viene notata alla fermata alle 21:30.

Il 9 maggio, una settimana dopo la sua scomparsa viene individuato il suo cadavere sotto una catasta di potatura di pino a solo 200 metri dall’ abitazione della donna.

Il cadavere della Park viene ritrovato con entrambe le mani legate dietro la schiena, la parte superiore del corpo è completamente nuda, camicetta e reggiseno sono avvolti intorno al collo, i pantaloni della tuta sono stati rimessi; è stata soffocata e apparentemente sembra che il soffocamento sia dovuto al legname sotto la quale era stata seppellita, accanto vengono ritrovati due ombrelli, la felpa blu della donna e le sue mutandine.

Dalla maglietta indossata dalla vittima viene isolato del DNA di tipo “A”, ciò manda in confusione le indagini poiché si pensa che il delitto potrebbe non essere legato alla serialità e l’autore è possibile non sia la stessa persona.

Si colgono altre differenze rispetto agli altri delitti, la bocca della vittima non è imbavagliata, lo strangolamento non è avvenuto con gli indumenti, i pantaloni sono stati rimessi e apparentemente sembra non ci sia stata violenza sessuale, tuttavia il marito della vittima aveva gruppo sanguigno di tipo “A”, così tutte le insicurezze svaniscono.


La settima vittima

Ahn Gi-soon, 54 anni, 7 settembre 1987.

Alle 20:40 viene avvistata mentre prende un autobus, tuttavia il marito della donna non la vede rincasare e l’aspetta alzato tutta la notte, così alle prime luci dell’alba decide di andarla a cercare, passa dalla fermata dell’autobus assieme al cugino e individua il cadavere della moglie a pochi metri da un bosco; al corpo di Ahn è stata rimossa la giacca con cui le hanno legato le mani dietro le schiena, i calzini le sono stati rinvenuti in bocca per soffocare eventuali grida, è morta per strangolamento meccanico effettuato da tergo con uno scialle che la stessa donna indossava.

In sede di ispezione cadaverica all’interno della vagina della vittima vengono rinvenuti nove pezzi di pesca, equivalenti a due pesche, tagliate con un coltello, sembra che si tratti di oggetti appartenuti direttamente all’assassino forse tagliati in attesa della vittima; appare per la prima volta che l’assassino sia in possesso di un’ arma bianca ( il coltello con cui ha tagliato le pesche) e molto probabilmente lo utilizza per minacciare le vittime prima di legarle.

La donna è stata violentata e viene rinvenuto del liquido seminale appartenente al gruppo sanguigno “B”.

La polizia ha inoltre ritrovato un autista che ha descritto un ragazzo che si è buttato in mezzo alla strada con gli indumenti sporchi di fango, questo sospettato chiede all’autista un accendino e l’uomo descrive le mani del giovane come estremamente morbide, e fornisce una prima bozza della faccia del sospettato.


La testimonianza di Kang Won-tae

“Intorno alle ore 20.50 del 7 settembre 1987 l’autobus che conducevo aveva al suo interno 8-9 passeggeri, partiva dal terminal degli autobus situato a Balan-eup.

Quando passai dalla fermata che dista 400-500 metri dal luogo del delitto, sul lato della risaia, ho notato un uomo che alzava la mano in segno di richiesta di fermata.

Nella mano sinistra teneva in mano dei vestiti, era di giovane età, salì sull’autobus e si mise a sedere dietro ad un posto vuoto. La persona individuata aveva un’apparente età di 25-27 anni, erano le ore 22- 22.10”

L’autista nota anche una piccola cicatrice sul dito indice della mano destra.

“Ho visto anche quello che a me pareva un tatuaggio di un punto sul polso della mano sinistra, aveva anche un’orologio delle dimensioni di una castagna” dice sicuro Kang Won-tae; l’uomo raggiunge il terminal degli autobus della scuola superiore, scende all’ultima fermata che dista poco più di un chilometro dal delitto avvenuto il 14 dicembre 1987.

il motivo per cui l’autista dell’autobus si ricorda perfettamente di questa persona è perché ha avuto un litigio con lui, infatti il ragazzo non appena si siede mette il piede sinistro sul cofano accanto al sedile del conducente, l’uomo si accorge così che le scarpe del presunto killer sono bagnate, ma anche i pantaloni lo sono, fino all’altezza della ginocchia.


La testimonianza di un agente di polizia

“Cercando nel zona, ho trovato qualcosa di strano nell’erba vicina. Intorno al corpo l’erba era sempre dritta, mentre solo da un lato i fili d’erba erano piegati, tanto da sembrare che qualcuno fosse passato da li. Quando, mi sono avvicinato e ho osservato attentamente, era ovvio che qualcuno era passato tra l’erba alta.

Per prima cosa ho chiesto agli altri investigatori e alle persone vicine se erano passati da lì. Tutti hanno scosso la testa. Nessuno era passato da li. In quel momento, mi sono spostato in avanti, seguendo la scia di erba sdraiata come se fossi attratto da qualcosa. L’erba era carica di rugiada, ho camminato nel prato per circa 400m, i pantaloni che indossavo erano già completamente bagnati sotto al ginocchio e anche le scarpe. Lungo il passaggio percorso ho notato che l’erba era caduta da entrambi i lati nello stesso modo in cui era quella che si allontanava dal cadavere. Non è stato difficile dedurre che l’assassino allontanandosi dal luogo del delitto abbia calpestato l’erba creando un passaggio. Dopo aver ucciso Ahn il killer è passato dal prato calpestando l’erba nonostante vi fosse una fermata poco lontano da li a 200m, ha scelto di allontanarsi e andare alla fermata successiva per Suwon”.


L’ottava vittima

Park Sang-hee, 13 anni, 16 settembre 1988

Park Sang-hee di soli 13 anni, va ancora alle medie quando viene uccisa nella sua camera mentre sta dormendo, tuttavia il caso è stato ricollegato a un giovane di 22 anni, si pensa però che il modus operandi sia stato copiato e che quindi sia solo un’imitazione del killer di Hwaseong, tuttavia in seguito si scoprirà la verità.


La nona vittima

Kim Mi-jung, 14 anni, 15 novembre 1990

Il corpo di Kim Mi-jung è stato trovato con mani e piedi legati dalle calze nere che indossava, la bocca imbavagliata con il reggiseno e delle foglie, la parte superiore del corpo nuda, indossa ancora le mutandine bianche, ma non la gonna, la giovane è stata strangolata da tergo con la camicetta; gli agenti della scientifica vengono prontamente avvisati e si recano sul posto in maniera tempestiva, rinvengono tracce di sperma sulla parte superiore dei calzini e sono evidenziati almeno 40 peli di cui uno di colore bianco. 

Il giorno seguente all’omicidio viene effettuata l’autopsia sul cadavere, il torace presenta alcuni tagli, mentre nella vagina vengono rinvenute molte tracce di DNA che permettono di effettuare numerosi test ed accertare con precisione il gruppo sanguigno che corrisponde al gruppo “B” come negli altri omicidi, all’interno della sua intimità vengono anche rinvenuti : un cucchiaio, una forchetta, una penna a sfera e una lima, appartenute alla vittima.


La decima vittima

Kwon Soon-sang, 69 anni, 3 aprile 1991

Il corpo della vittima è stato rinvenuto su una collina, è stata immobilizzata, le viene ritrovato un calzino in bocca per soffocarne le grida e risultano tracce di violenza sessuale, dalla scentifica vengono isolate tracce di sperma.

Si fermano gli omicidi.

Bong Joon-ho afferma che se il killer fosse stato ancora vivo sarebbe sicuramente andato a vedere il suo film.

 Con l’avanzare della tecnologia è stato possibile fare l’analisi del DNA con le prove conservate, finché nel settembre del 2019 ci fu  un match nel database.


L’assassino

Dopo aver incriminato il 22 enne Yoon Seung Yeo per l’omicidio di Park Sang-hee, la polizia gli estorce una confessione per tutti gli omicidi avvenuti a Hwaseong e nonostante lui si dichiarasse innocente nessuno gli crebbe scontando così una condanna di 20 anni in carcere, per un crimine che non aveva commesso, poichè il vero assassino è Lee Chun-jae, che nel 1986 era stato dimesso dall’esercito iniziando a compiere la serie di omicidi per cui è diventato successivamente famoso; Lee Chung-jae nel 1994 fu arrestato per aver ucciso e stuprato la moglie e la cognata, tuttavia con l’evolversi delle tecnologie nel 2019 è stata ritrovata una corrispondenza con il suo DNA, annuniciando dopo 30 anni il vero killer; nonostante Lee provò a smentire le accuse infertegli nella fine del 2019 confessa i suoi crimini, tutti i 10 omicidi aggiungendone 4 e altri 30 assalti sessuali, malgrado la confessione a causa dello stato di limitazione oramai finito nel 2006 l’assassino non può essere incriminato per gli omicidi commessi a Hwaseong.

Il caso di Yoon Seung Yeo viene riaperto e nel processo emerge tutto quello che la polizia ha fatto per ottenere quella confessione necessaria, dalla tortura alla fabbricazione di prove false come i capelli analizzati, anche il risultato del DNA viene completamente ribaltato poiché era un sangue di tipo “0” e non di tipo “B” come negli omicidi.

Sebbene le scadenti indagini iniziali, la polizia di Hwaseong impiegò molte energie per trovare l’assassino di quelle donne, scoprendo solo alla fine che colui che avevano tanto cercato era solamente una faccia comune, non un essere mostruoso che andava in giro nell’ombra, ma una persona comune che cela l’animo di un demone, più precisamente, un assassino.


La testimonianza del killer

“ Non pensavo che i crimini sarebbero stati sepolti per sempre, ancora non capisco perché non ero un sospetto. I crimini sono avvenuti intorno a me e non ho cercato di nascondere le cose, quindi ho pensato che sarei stato scoperto facilmente. C’erano centinaia di forze di polizia; mi sono imbattuto in detective tutto il tempo, mi chiedevano sempre delle persone a me vicino.”

Lee ha detto che stava portando uno degli orologi di una delle sue vittime quando è stato interrogato dalla polizia durante il culmine di quei brutali omicidi, ma gli hanno solamente chiesto perché non avesse con sé una carta d’identità, lasciandolo andare via.

L’omicidio per cui il 22 enne Yoon è stato condannato, l’unico dei 10 in cui era stato individuato il colpevole è stato quello di una ragazza di 13 anni; Lee ha detto alla corte che è stato un atto impulsivo, “ Non avevo motivo per uccidere una 13 enne” , non mostrava alcuna emozione nel descrivere il modo in cui l’aveva uccisa, prendendosi anche gioco dei familiari delle vittime, scusandosi con coloro, come se le sue scuse potessero cancellare il dolore arrecato a quelle povere donne.

 Sentito che molte persone erano state indagate e messe sotto controllo ingiustamente il killer ha aggiunto “ Vorrei scusarmi con tutte quelle persone, sono venuto e ho testimoniato e descritto i crimini nella speranza che ( le vittime e le loro famiglie) trovassero un pò di conforto, quando la verità sarà rivelata vivrò la mia vita con pentimento.” l’ennesima presa in giro del signor Lee che ha aspettato intenzionalmente che i fatti cadessero in prescrizione.


Hwaseong

Provincia del Gyeonggi, non si trova molto distante da Seoul, ma in quegli anni era una cittadina rurale, coperta di campagne e colline, non troppo popolata e piuttosto tranquilla; l’attività dominante era l’agricoltura, infatti, la maggior parte degli omicidi è avvenuta nei campi; distese di risaie e pochi mezzi di trasporto, le fermate degli autobus erano molto distanziate dalle abitazioni, perciò si doveva camminare a piedi anche di notte, punto fondamentale per lo svolgimento di questa storia, perché spesso le vittime erano aggredite proprio in quel tragitto percorso moltissime volte.


Memories of Murder

“ Memorie di un assassino” di Bong Joon-ho del 2003 è forse il più fedele e accurato film su questa storia, con un finale aperto che fa venire i brividi; l’accuratezza di questo lavoro pazzesco è in molti dettagli e in particolare nell’esporre l’inadeguatezza di un sistema acerbo, grezzo e corrotto che danneggia le scene del crimine e vaga nel buio più totale affrontando solo molto dopo la pena del rimpianto.

 

 

 

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NIGERIA/Quando lo sport si trasforma in guerra

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Un anno come questo, autore di catastrofi impensabili, non si lascia sfuggire proprio niente: la rabbia spesso è causa di tremendi mali. In un clima dove vittime e perdite non mancano a causa della guerra, ne sopraggiungono altre per tragedie sempre più strazianti. Nigeria, 29 Marzo 2022, con l’eliminazione dai mondiali della squadra nigeriana, in campo scendono i tifosi: infuriati per il pareggio (fatale per l’esclusione dal campionato) gli spettatori hanno trasformato lo stadio in un campo di battaglia. Una partita pareggiata 1-1 con il Ghana ha portato al fallimento della qualificazone al Mondiale in Qatar. Tragedie come questa non dovrebbero nemmeno esistere, eppure sono più attuali di quanto crediamo.

In un clima di scompiglio, rabbia e ribellione da parte dei tifosi, un medico addetto ai controlli antidoping dei giocatori è stato aggredito e ucciso. Non si conosce ancora con certezza la dimanica, ma una cosa si sa per certo: allo stadio nazionale di Abuja è scopppiato il caos. Una rabbia confusa, priva di fondamenti, sfogata su persone e oggetti, ha portato anche a questo: una luce in meno nel mondo dello sport. Anche i tentativi di rianimare la vittima, dopo essere stata percossa e calpestata violentemente dalla folla, sono stati inutili.

Così scompare un uomo, così si distrugge una famiglia: nello scompiglio di una semplice partita di calcio, un risultato sfavorevole ha portato alla morte di un innocente. L’uomo era stato numrose volte chiamato come medico in altri campionati e occasioni negli anni precedenti, ma a causa di persone così spregevoli non potrà prenderne più parte in futuro. Adesso il vuoto non è solo più in quello stadio, su quegli spalti e sul terreno da gioco devastato, ma anche nei cuori di chi lo conosceva.

Perde la vita Joseph Kabungo, che lascia un silenzio così profondo e triste da far riflettere anche i cuori più meschini. E’ bastata questa dimostrazione, qualche zolla di terreno strappata e panchine rovesciate, a insegnare che la guerra non esiste solo all’interno di determinati confini. Nessuno è salvo fuori dalle frontiere, perché a determinare la guerra è l’uomo stesso e i suoi istinti ingiusti, non  soldati e missili. La vera guerra è dentro l’uomo e per quanta paura possa fare, siamo i primi a ostinarci a combatterla contro gli altri. Questa tragica vicenda, per quanto brutale, è solo l’ennesima prova che la violenza è sempre causa e mai soluzione.

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RUSSIA-UCRAINA/La propaganda sociale e le proteste

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Ormai da giorni lo scenario politico mondiale è dominato dall’imminente conflitto tra Russia e Ucraina, un’invasione che si protrae da undici giorni e che non sembra dare cenni di sospensione. Dalla mobilitazione delle truppe russe verso il confine ucraino, quando la situazione ha iniziato a destare sospetti, fino ad oggi, i social media sono stati la prima arma di polemica e propaganda, al passo con ogni aggiornamento ed evento a riguardo.

Il ruolo dei social media e la censura

Milioni di utenti da diversi paesi del mondo, Russia compresa, hanno condiviso nelle piattaforme digitali i loro pensieri e molto di più: è nato un vero e proprio movimento di protesta e supporto. Così come nelle maggiori piattaforme multimediali, quali Instagram, TikTok e Twitter, anche nelle piazze si sono svolte numerose manifestazioni, volte alla divulgazione della pace. È sorprendente il numero di persone che ha aderito alle iniziative; dall’Italia, al Brasile, fino all’India, passando per il Parlamento Europeo; sia chi si è rivolto a un pubblico più vasto, sia chi ha collaborato dalla sua piccola realtà, ha contribuito.

D’altra parte, come spesso avviene durante simili eventi, i dati di arresti, censure e restrizioni sono sconcertanti e in costante aumento, principalmente in città russe. Più di 4500 protestanti incarcerati. Le loro voci inevitabilmente risuonano e intimoriscono e per questo è stata messa in atto un’operazione crudele di disinformazione riguardo la situazione attuale.

La rivolta digitale e la “cyber guerra” 

 

Tuttavia, per combattere una guerra, oggi non bastano i carri armati. Infatti, entrano in gioco superpotenze digitali, proprio come il movimento di hacktivismo, che recentemente ha dichiarato cyber guerra alla Russia: “Anonymous”. Questo è un collettivo di hacker di cui non si conosce identità, che opera per un obiettivo comune; In questo caso:  la diffusione di informazione sul conflitto in Ucraina e l’impedimento dell’ulteriore avanzata russa, per quanto possibile.

Ne sono esempio alcune delle loro recenti azioni: la condivisione di documenti privati russi e la trasmissione nei canali televisivi e via sms di contenuti riguardanti l’invasione in Ucraina, sviando la censura ufficiale. Noto per la sua modalità di interazione è anche il Presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyi, che, maggiormente via Twitter, comunica e lancia appelli a USA e UE e sollecita la NATO a respingere e punire l’offensiva russa.

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