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#Sharethescienze/L’uomo bionico: l’uomo del futuro

Martina Grazioli

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La robotica è una scienza che potrebbe sembrare puramente tecnica e difficilmente applicabile nei diversi ambiti della nostra vita, ma se vi parlassi di biorobotica?

La biorobotica é una branca della robotica che si occupa dello sviluppo di macchine intelligenti ispirate alla natura, con lo scopo di replicare il meccanismo biologico di alcuni essere viventi. Questa scienza è la base su cui si fondano il settore medico-riabilitativo e quello ambientale e ha, un’importanza fondamentale per tutti coloro a cui, a seguito di un incidente o di una malattia, è stato amputato uno o più arti.

Le protesi robotiche, infatti, sono prodotti della biorobotica che negli ultimi anni ha raggiunto livelli altissimi per quanto riguarda la replicazione del funzionamento degli arti umani attraverso macchine e dispositivi intelligenti. Un esempio sono gli esoscheletri. Come suggerisce la parola, un “esoscheletro” è una struttura robotica che sostiene il corpo dall’esterno. Si tratta di una protesi indossabile che consente a chi ha perso l’uso delle gambe di rimettersi in piedi e tornare a camminare. Sono veri e propri robot usati nella riabilitazione robotica che sono in grado di restituire la mobilità a chi non può più camminare. Il loro meccanismo è semplice, ma i risultati sono strabilianti: gli esoscheletri hanno il compito di catturare gli impulsi nervosi inviati ai muscoli e di tradurli in movimenti, assicurando piena stabilità al paziente. Si tratta quindi di dispositivi rivoluzionari in grado di migliorare la qualità di vita di persone paraplegiche, con lesioni del midollo spinale o con deficit motori.

Esiste, inoltre, un tipo di esoscheletro chiamato “EKSO” usato in un ambito completamente diverso: quello militare. L’obiettivo di questo esoscheletro è quello di aumentare la forza e la resistenza dei soldati americani così da creare delle vere e proprie macchine da guerra.

Entrando più nello specifico nell’ambito dell’uomo bionico, inteso appunto come “uomo composto da parti robotiche”, esistono tipi di protesi robotiche permanenti che replicano il funzionamento di un arto vero. L’Istituto di Biorobotica di Pisa ha realizzato, infatti, una mano robotica in grado di rispondere ai comandi del cervello mediante quattro elettrodi impiantati sui nervi dei polsi e degli avambracci. Lo stesso principio è applicato per la gamba robotica, in grado di restituire mobilità a pazienti con deficit motori, che possono ritornare a camminare senza l’uso di esoscheletri. Queste protesi sostituiscono quasi in tutto e per tutto un arto umano, in grado di muoversi autonomamente e di rispondere ai comandi del cervello per compiere azioni quotidiane.

Ovviamente, non è finita qui: i progressi della biorobotica hanno permesso agli scienziati di arrivare a creare dei veri e propri organi robotici in grado di migliorare la vita dell’uomo resistendo alle malattie.

Un esempio riguarda proprio la vista. L’azienda canadese Ocumetrics è infatti riuscita a creare le Bionic Lenses, lenti impiantabili nell’occhio umano, capaci di restituire per sempre una vista praticamente perfetta, e potenziata, a chiunque, a tutte le distanze e per tutte le età. Insomma, si tratta di un’innovazione degna dei migliori film di fantascienza.

Per quanto riguarda il diabete, una delle malattie più diffuse in Italia, nasce dagli studi di alcuni scienziati di Boston in pancreas robotico. Si tratta di un dispositivo indossabile, efficace nel caso di diabete di tipo 1, capace di monitorare i livelli di glucosio nel sangue mantenendolo sempre entro i valori accettabili e svolgendo di fatto il lavoro che dovrebbe svolgere il pancreas ammalato. Il dispositivo è pratico e adatto a tutti in quanto dialoga via wireless con un’app installata nel telefono.

Gli studiosi di biorobotica sono perfino sono arrivati a creare un dispositivo cardiaco in sperimentazione. Questo dispositivo è formato da una membrana che riveste il cuore, monitorandolo grazie a una serie di sensori il cui obiettivo è inviare dati sulla salute dell’organo, e di intervenire in caso di attacchi cardiaci.

Si può dire, dunque, che il corpo umano non ha più segreti per la biorobotica, che continua ogni giorno a migliorarsi e a progredire in modo da rendere la vita di noi uomini sempre più facile. Sembra coronare il sogno di tutti quei bambini e adulti che hanno sempre sperato un giorno di svegliarsi per scoprire di essere diventati degli androidi, forti, potenti e invincibili. Ma non lasciamoci ingannare, la bellezza dell’essere umano risiede proprio nella sua imperfezione e precarietà. Proprio a questo riguardo, direi di chiudere con una citazione del famoso attore Christian Bale nel film Terminator Salvation: “Il comando vuol farci battere come macchine, prendere fredde e calcolate decisioni. Ma noi non siamo macchine, e se ci comportiamo come loro, qual è il valore della vittoria?!”.

 

"[…]That's what fashion is all about. I say, if at least ten people don't think your outfit is absolutely hideous, than it's not worth wearing, because you're not taking enough risks. Same thing goes for writing, or for comedy" cit.

ATTUALITA'

Il Risveglio della coscienza ecologica

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Buongiorno, sconosciuto lettore. Se anche tu stai leggendo questo articolo, significa che vivi e sei cittadino del mondo che ci appartiene. Significa che ne respiri l’aria, che apprezzi i panorami che ti offre, che ti bagni nelle sue acque e scegli di piantare le tue radici in qualche punto della sua superficie. E non ti senti, dunque, minimamente in dovere di proteggerlo?
La nostra unica e grande casa, il nostro pianeta, sta soffocando, non gli restano che una manciata di respiri affaticati, viene strangolato ogni giorno da tonnellate di plastica, dai rifiuti che finiscono nel suo mare, da decisioni sbagliate. E i suoi assassini sono proprio i suoi più folli innamorati: gli esseri umani. Solo in Italia ogni anno compriamo 9 miliardi di bottiglie di plastica e nel Mar Mediterraneo -che costituisce appena l’1% delle acqua mondiali- si concentra ben il 7% della plastica globale.

Nello stesso mare dove trascorriamo le nostre vacanze estive, in quel bel mare davanti cui ci emozioniamo guardando un tramonto mano nella mano con la nostra o il nostro partner, in quel mare che immortaliamo nelle nostre foto artistiche fieramente pubblicate sui social network, finiscono ogni giorno più di 700 tonnellate di plastica.
Chiaramente, si presuppone che la conoscenza di questi scioccanti dati svegli repentinamente le masse e le spinga a lottare per la tutela della loro casa stessa. E tuttavia, la cosa più allarmante, è proprio che la responsabilità non venga sentita da tutti i cittadini allo stesso modo. Giovani, Anziani, ricchi, poveri, uomini e donne si fanno scivolare questo problema di dosso, lo scansano come se non fosse un dilemma che li coinvolga personalmente, lo evitano come se non riguardasse chiunque su questo pianeta.
Forse nemmeno tu, lettore, sai che il nostro è un mondo quasi interamente danneggiato. Che l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e dove ci immergiamo e i cibi che mangiamo (nella maggior parte dei casi) sono inquinati e anche i vestiti che indossiamo possiedono microplastiche. Come puoi, razza umana, allora, non interessarti al tuo stesso futuro? Come fa a non allarmare ogni persona che nasce, cresce, invecchia, vive e si muove in questo mondo?
Nei mari abitano pesci deformati, i cui corpi crescono e si sviluppano intorno a lacci per pacchi, reti e sacchetti di plastica. Le tartarughe inghiottono le buste di plastica scambiandole per meduse; dentro gli stomaci di molti uccelli vengono trovati residui di diossina.
Ma la disattenzione è l’egoismo umano si allargano anche alla vegetazione continentale, non solo alla zona oceanica. Basti pensare alla deforestazione, all’intervento ingrato dell’uomo sui paesaggi naturali, su zone rurali oramai trasformate in zone industriali attive.
Senza contare, in più, le indelebili polveri sottili dello “smog” che respiriamo ogni giorno semplicemente camminando per strada o rilassandosi su una panchina al parco.

Ma quanto è efficace la sensibilizzazione al giorno d’oggi e, sopratutto, esiste?
Abbiamo ormai tutti sentito parlare almeno una volta, approfonditamente o di sfuggita, del buco dell’ozono, dell’effetto serra, delle fitte cappe grigie e torbide che sovrastano gli spazi urbani, della plastica come materiale avvelenante per eccellenza, ma quanti hanno concretamente preso delle contromisure? Quanti si sono informati e documentati e hanno agito di conseguenza cambiando le proprie abitudini o tentando di raggiungere un pubblico più vasto?

Numerose iniziativa governative sicuramente conducono verso una giusta direzione: la raccolta differenziata, il blocco della circolazione nei centri urbani e le zone a traffico limitato, le domeniche ecologiche, il compostaggio, le energie rinnovabili (pale eoliche, pannelli elettrovoltaici)… È nel nostro piccolo, tuttavia, che possiamo fare la differenza. Giocano un ruolo fondamentale anche i miseri gesti quotidiani che, se prese in considerazione da tutti, possono cambiare le cose o che, perlomeno, possono tentare di arginare il gravoso problema: limitare l’acquisto e l’utilizzo delle bottigliette di plastica, per esempio (o ricorrere a bottiglie di vetro), evitare di buttare gli scheletri delle sigarette per terra, spegnere la luce quando si esce da una stanza o quando il suo consumo non è strettamente necessario, scegliere la bicicletta all’automobile quando possibile.
Ciò che più mi stupisce, è che in questa atmosfera di indifferenza e negazione, sia stata un’adolescente avente soltanto ereditato un pianeta già guastato dalla generazione precedente a elevarsi contro questa violenza ambientale.
Greta Thunberg, ragazza svedese di appena sedici anni, candidata al premio Nobel si è stancata di aspettare e di crogiolarsi in una chiaramente falsa illusione perfetta. Greta ha creato un suo slogan che ha fatto il giro del mondo: “Skolstrejk för klimatet” (sciopero della scuola per il clima). Il 15 marzo 2019, così, è stato programmato il primo sciopero scolastico mondiale per il clima nella storia dell’umanità.
Dall’agosto del 2018, Greta combatte una battaglia importante, quella che ha una sola vittoria possibile, forse un po’ utopica: rispettare le leggi morali, rispettare l’ambiente, rispettare i diritti dell’uomo.
Come disse il Capo indiano Seattle già nel 1852, “La Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”: solo con la prospettiva del futuro, si può garantire un presente a chi verrà dopo di noi.

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Do you think war is ever justified?

Cesarina Remiz

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The thinking comes later, when they give you the time”

says Phil Klay through a soldier’s words in his collection of short stories “Redeployment” and that sums up the situation of a soldier during a war. In this case, we’re talking about the Iraq and Afghanistan Wars. The soldier, throughout the battle, has no time to think about his actions, but when he had the time he tries to distract himself in order not to dwell on his terrible acts.

In fact, this work deals with some stories of Marine Corps veterans and it tells us about the unseen horrors of war and, of course, the condition of soldiers when they return home with serious disorders. The most common of which was the “Post Traumatic Stress Disorder”. The war destroyed them.

So we can ask ourselves if we can justify  war, as it led to some bad consequences, such as economic problems, the loss of lives or destruction of whole cities (we can think about the city of Dresden, in Germany, at the end of World War II, which was bombed).

In many situations, humanity has chosen to address difficult issues with war and, I believe that happens because violence and aggression are typical aspects of human nature.

My  point of view is that war should not be the first choice in solving a problem, indeed, alternatives may be found to violence, especially in today’s society, which has studied what happened in the past.

However, sometimes, it may be necessary, for instance, in cases in which we are up against ideology or religious isseus, then war is not reasonable, but it is only logical. We could think about World War II, Germany was trying to invade the whole European continent and Hitler was murdering millions of innocent people, only because of their different religion or different way of thinking.

In that case, a war was needed, since Hitler was not prepared to negotiate.

In my opinion, war is the worst kind of situation that can happen because it can ruin millions of innocent people and it can lead to an unnecessary loss of lives.

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I DIRITTI UMANI/Dall’Età Antica ad oggi

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I diritti umani sono i diritti che appartengono a qualsiasi individuo a prescindere da razza, genere, età, religione, ceto sociale, orientamento sessuale e condizione economica e pertanto sono o dovrebbero essere:

  • fondamentali, poichè sono bisogni fondamentali (materiali e spirituali) dell’uomo
  • universali, poichè di tutti e riconosciuti in ogni Paese
  • inviolabili, quindi nessun uomo può essere vietato di questi diritti
  • indisponibili, perché nessuno li può cambiare o togliere

Tuttavia non sempre queste quattro obbligazioni sono state rispettate, infatti, partendo dall’Età Antica (1000 a.C.-476 d.C.), i diritti umani non erano né indisponibili, né inviolabili, né fondamentali, né universali, poiché il potere risiedeva tutto nelle mani del sovrano. In Grecia per esempio bisognava inginocchiarsi di fronte al sovrano, non guardarlo negli occhi e abbassare la testa (proskunesis), dunque la propria vita non aveva alcun valore. Cercando di ripercorrere qualche tappa delle origini dei diritti umani, il primo documento inteso in questo senso, si ritiene sia stato il Codice di Ur-Nammu, re mesopotamico che, nel 2050 a.C., mise in forma scritta un insieme di norme e pene per diversi reati. Successivamente, sempre in Mesopotamia, fu steso nel 1780 a.C. il Codice di Hammurabi. Anche qui, su una stele oggi conservata al Louvre, erano elencate una serie di norme legali con determinate casistiche e conseguenti pene.

Con lo spostamento della civiltà dalla mezzaluna fertile all’Ellade, troviamo le nuove legislazioni delle Polis e della Persia, influenzata dalla confinante Grecia. Importante allora il Cilindro di Ciro, testo scolpito nel 539 a.C. , in cui il sovrano persiano garantiva la libertà religiosa e aboliva i lavori forzati. Il testo deve la propria notorietà proprio al fatto di essere considerato il primo riconoscimento ufficiale dei diritti umani nella storia. Tant’è che una copia del Cilindro è conservata nel quartier generale delle Nazioni Unite a New York. Alcune parti dello scritto contengono, secondo gli studiosi, principi legati al concetto di “rispetto per l’umanità”.

Esistevano quindi, anche se non erano ancora definiti così, i diritti naturali. Si diffuse però in seguito l’idea di Giusnaturalismo, ovvero l’esistenza di una serie di diritti appartenenti a tutti gli uomini, semplicemente in quanto tali. Un passaggio successivo di rilevante importanza fu la concessione della Magna Charta Libertatum nel 1215 da parte del re di Inghilterra Giovanni Senza Terra ai suoi sudditi.

Il fratello di Riccardo Cuor di Leone, con questi provvedimenti, concedeva a tutti i cittadini la possibilità di non essere arrestati o ritenuti colpevoli senza prima aver sostenuto un regolare processo.

Facendo un balzo in avanti, risulta significativa la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776, dove viene affermata l’uguaglianza degli uomini e per la prima volta si parla di “diritto alla libertà, alla vita e alla felicità”. Immediatamente successiva fu la Rivoluzione Francese, nel 1789, che dopo la deposizione dell’Ancien Régime, segnò la nascita della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Vi si riportavano leggermente modificati gli stessi ideali già espressi nelle Americhe poco tempo prima, con alcune modifiche inerenti il diritto alla proprietà privata e alla sovranità del popolo.

Nell’epoca napoleonica gli ideali dei diritti appartenenti ad ogni singolo individuo si diffusero in tutta Europa, ma a causa della Restaurazione, ottennero un effetto pratico per i sudditi solo dopo le nuove Costituzioni seguite ai moti del 1848. Infatti nelle Costituzioni liberali adottate in quegli anni nella maggior parte degli Stati europei, venivano messe in primo piano leggi che stabilivano l’uguaglianza dei cittadini dal punto di vista legale. In seguito, durante la Rivoluzione industriale i diritti dei singoli vennero a sovrapporsi coi diritti dei lavoratori, per contrastare i nuovi casi di schiavitù e sfruttamento.

Col nuovo Millennio, età di guerre e stermini, i diritti umani vennero pubblicamente calpestati. Ecco perché nel 1948 alla fine del Secondo conflitto mondiale e anche come reazione agli orrori dell’Olocausto, nasce l’idea di una Dichiarazione universale dei diritti umani. La sua elaborazione avviene tramite un’organizzazione, l’Onu, fondata per essere garante di democrazia e pace.

Nei 30 articoli della Dichiarazione del 1948, si stabilisce per la prima volta il concetto di universalità. Ci sono articoli che sanciscono la libertà e l’uguaglianza degli individui, leggi che garantiscono la proprietà privata e l’obbligatorietà di un regolare processo, il diritto di asilo, la libertà di credo, la proibizione di schiavitù e tortura. Altri indicano la libertà di pensiero, di opinione e di associazione pacifica. Tutti questi diritti hanno avuto un ampliamento e chiarificazione in altri Documenti specifici negli ultimi anni, andando a costituire una rosa di leggi sempre più ampia.

Il problema non consiste tanto nella stesura delle leggi, quanto nella loro reale applicazione pratica. Infatti ancora oggi nel mondo ci sono diversi Paesi che non accettano o non applicano il riconoscimento di tali diritti e continuano a commettere crimini nei confronti dei singoli cittadini.

Dal Perù alla Birmania, dal Kenya alla Cina, ma anche nella nostra Europa, sono molti i casi di Paesi che fanno parte del mercato e della politica globale ma che continuano a non rispettare i diritti dei propri cittadini. Per questo motivo è soprattutto compito degli abitanti dei Paesi dove i diritti umani sono maggiormente tutelati, adoperarsi per promuovere il concetto che dovunque nel mondo ogni uomo è uguale e come tale deve veder riconosciuti i propri diritti fondamentali.

Concludo dicendo che con il termine “diritti umani” non si intende “di un uomo”, ma “dell’uomo” in quanto tale, ciò significa che tali diritti appartengono ad ogni cittadino del mondo. Eppure nell’unità si identifica un singolo e pertanto, sottraendo anche ad uno solo le sue libertà, se ne priva allo stesso tempo l’umanità intera.

Il diritto umano che ho voluto approfondire è il numero 28: “ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.”

E’ il diritto umano alla pace: pace interna e pace internazionale, pace nella giustizia sociale ed economica. Il diritto di fare la guerra e il diritto di fare la pace al giorno d’oggi vengono messi sullo stesso piano, per convenienza degli stati più potenti. Inoltre nel corso dei secoli, l’esercizio del diritto di far la guerra ha di gran lunga prevalso sull’esercizio del diritto di fare la pace. La pace, però, è un diritto e dovrebbe essere garantita ad ogni essere umano.

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