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MARCHISIO/Il tentativo di salvare la sua città

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L’ex calciatore Claudio Marchisio, dopo aver trascorso gran parte della sua carriera alla Juventus Club con cui ha vinto sette campionati di Serie A, uno di Serie B, tre Supercoppe italiane e quattro Coppe Italia consecutive ha deciso di ” salvare ” la sua città natale.
Molte volte il calciatori finita la carriera in campo, non intraprendono un altro mestiere mentre lui fin da subito a mostrato interesse per diverse attività.

Possiede ristoranti, una società di comunicazione digitale e nel 2016 ha pubblicato l’autobiografia ” Nero su bianco ” e immediatamente dopo il ritiro dall’attività di centrocampista il giovane, attratto dal giornalismo, dal novembre del 2019 inizia a scrivere per l’edizione torinese del Corriere della Sera e dal settembre 2020 diventa opinionista per Rai Sport .
Per quando riguarda invece i suoi propositi per il 2021, rendendosi completamente disponibile per le elezioni comunali, ha deciso di candidarsi a sindaco .
All’inizio tutti pensavano che fosse soltanto una dichiarazione d’amore verso la sua città Torino ma oggi dal Partito democratico sembrano fare sul serio e Marchisio ha buone possibilità di diventare il nuovo sindaco.

Con ottime chance l’ex calciatore verrà eletto e potrà finalmente migliorare la sua città, come ha dichiarato durante un’intervista:

“La politica mi piace farla tutti i giorni, anche soltanto dentro casa, durante una cena con amici o parlando con i miei dipendenti. E’ giusto però – aveva precisato l’ex bianconero – che io faccia il mio percorso fuori dallo sport perché ho bisogno di imparare. In questo momento è necessario lavorare insieme per assicurare alla città un futuro migliore. Torino ha tanto da offrire, necessita di investimenti e di fiducia, serve inoltre tenere le tante idee che nascono qui ma spesso ci sfuggono di mano e vanno da altre parti”

Il soprannome che i tifosi gli hanno dato è ” Principino ” e non è solo adeguato per quel suo modo di fare elegante e preciso che aveva nel tocco di palla e che mantiene nell’abbigliamento e nella scelta delle parole ma anche perché ha deciso di prendere la politica seriamente e farà di tutto per rendere Torino ancora più spettacolare .

Al giorno d’oggi penso sia fondamentale trarre ispirazione da uomini come Marchisio, spesso i calciatori vengo identificati come quelle persone che per un pó giocano a calcio e si garantiscono un futuro migliore per poi verso i trent’anni abbandonare il mondo calcistico e godersi la vita, mentre lui è l’ottima dimostrazione che un sportivo può fare grandi cose per migliorare il mondo e continuare a inseguire i propri sogni, passando più tempo con la famiglia e allo stesso tempo migliorare una città.

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ELON MUSK/Fuga dal feudo Twitter

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L’uomo del momento, Elon Musk, acquisisce Twitter.

Niente di anormale, se non che, in risposta alla mossa del fondatore della Tesla, alcuni utenti hanno storto il naso. È la libertà di parola, ultimamente sulla bocca di chiunque, a insospettire i dubbiosi. Il proposito che avrebbe spinto Musk a sborsare 44 miliardi, sarebbe proprio il voler rispettare quel sacrosanto diritto.

Difficile credere a queste parole, soprattutto se provenienti da un uomo che ha sempre promosso attività commerciali e incrementato i guadagni grazie ai tweet.

In ogni caso, la reazione degli utenti è stata repentina: una consistente migrazione verso un nuovo, e apparentemente più libero, social, Mastodon. Approcciandolo, sembra di trovarsi di fronte alle stesse funzionalità di Twitter, entrambe incentivano il microblogging, permettendo un massimo di 500 caratteri a post.

La peculiarità risiede nella decentralizzazione del server, compensata dalla presenza di “istanze”, come i nodi di una vasta rete, separate e distinte per regole d’uso e argomenti bannati.

Per ora solo una piccola fetta di utenti ha deciso di effettuare il log out, ma il numero crescente di disconnessioni fa notizia anche su Twitter, sotto il naso del nuovo proprietario.

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DIARIO DI SICILIA/Day 6 – Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

Durante la settimana appena trascorsa ci è stata raccontata la storia di un’altra figura di rilievo nella lotta contro la mafia: Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino. In particolare attraverso la visita alla casa di Peppino, e l’incontro con Salvo Vitale, suo amico storico, ci è stata delineata la figura di un uomo impavido e dai ferrei valori.

Peppino Impastato è stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista dell’antimafia siciliana. Il suo attivismo ha origine nel suo non riconoscersi nell’atteggiamento mafioso riscontrato in alcuni parenti e in particolare nel padre. Questa figura è rilevante perché nonostante assumesse un atteggiamento punitivo nei confronti del figlio, del quale non condivideva le posizioni, egli si oppose alla sua uccisione, consapevole che la sua scelta non sarebbe passata inosservata. Fu, infatti, ucciso dalla stessa associazione mafiosa di cui faceva parte e che pochi mesi dopo avrebbe ucciso il figlio il 9 maggio 1978.

Come si evince dalle parole di Salvo Vitale le attività portate avanti da Peppino erano contraddistinte dalla critica ironica della mafia. La sua ridicolizzazione sfacciata del fenomeno mafioso, che includeva attacchi diretti a personaggi intoccabili della vita di Cinisi come Vito Badalamenti, viene raccontata con fervore da Salvo Vitale, suo collaboratore presso la trasmissione Radio Aut. È celebre l’esempio della sagra della ricotta di Cinisi, spesso citato da Salvo, nel quale il boss Badalamenti viene sagacemente ridicolizzato.
Questo e altri episodi simili scatenarono la reazione esemplare da parte della Mafia.

“Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri” è una frase pronunciata durante uno degli incontri di questa settimana e che racchiude il senso della lotta alla mafia.                                                                                                                                                                                              Combattere la mafia è una scelta che in alcuni casi può rivelarsi complicata da da prendere, ma che denota altruismo, ma anche la speranza in un futuro basato sui valori di giustizia e legalità.

Con questo articolo si conclude la nostra esperienza in Sicilia. Speriamo di aver potuto condividere anche solo in parte le preziose esperienze che abbiamo vissuto.

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DIARIO DI SICILIA/Day 5 – Lotta alla mafia nel lavoro

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

La giornata di oggi si è aperta con l’incontro, a Marsala, con Don Fiorino, prete che si impegna quotidianamente per far conoscere le persone sicule che si sono impegnate nella lotta alla mafia attraverso l’associazione “I giusti di Sicilia”.

Con la guida di Padre Fiorino abbiamo conosciuto Giacomo Di Girolamo, coraggioso giornalista che da sempre racconta e denuncia le ingiustizie commesse ai danni del popolo siciliano senza censure. Con lui abbiamo dibattuto su quello che la mafia è stata e su come
si sta trasformando nel tempo, diventando “liquida”.

Successivamente ci siamo recati al Tribunale di Giustizia, dove abbiamo avuto l’onore di incontrare i pubblici ministeri della procura di Marsala: la Dottoressa Rana e il Dottor Piccitello.
Ci è stata data la possibilità di discutere la situazione siciliana da un punto di vista interno allo Stato. È stato interessante venire a contatto con persone istruite attraverso lo stesso percorso di studi intrapreso da Falcone e Borsellino.

L’ultima esperienza della giornata è stata la collaborazione con un’emittente locale (LaTr3) invitati da Padre Fiorino. Lasciamo di seguito il video della trasmissione.

https://fb.watch/ceMfElbXqa/

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