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NEWS/Il canale di Suez bloccato da un enorme nave portacontainer

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Da martedì 23 la nave Ever Given, appartenente al colosso cinese dello shipping Ever Green, si è arenata nel canale di Suez. A causare questo inconveniente sono state dello forti raffiche di vento, accompagnate da una tempesta di sabbia che hanno reso la nave ingovernabile.

La nave perciò si trova intraversata nella zona sud del canale  e ostruisce completamente il passaggio nel canale “like a beached whale” dice il New York Times. Il canale di Suez è uno degli snodi più importanti al mondo per il commercio mondiale. Adesso questo passaggio è bloccato da ben 4 giorni e sta causando un enorme danno economico.

Le manovre di soccorso sono già partite mercoledì mattina, coinvolgendo diversi rimorchiatori. Questi ultimi però, non sono stati in grado di muovere di nemmeno un centimetro la nave portacontainer. Nave che pesa ben 220.000 tonnellate, lunga 400 metri e larga 59 metri e trasporta più di 20.000 contenitori(TEU) e non è possibile spostare solo con l’ausilio di rimorchiatori. Infatti sono intervenute sul posto anche delle imbarcazioni per il dragaggio del fondale, di modo da liberare l’imponente nave. Nelle operazioni di soccorso della Ever Given è stata coinvolta anche la società che si era occupata del recupero della Costa Concordia.

Le autorità egiziane hanno dichiarato nella giornata di venerdì, che entro 48/72 ore il passaggio sarà libero e il traffico potrà circolare nuovamente. Sembra quindi che l’attesa per le oltre 280 navi bloccate in coda nel canale potrà finire in tempi brevi. Anche se molti esperti hanno espresso un’opinione discordante da quella molto ottimistica delle autorità egiziane. Infatti pensano che il blocco del canale si possa protrarre per diverse settimane.

 

Numeri e curiosità su Suez

Ogni anno più di 19.000 navi attraversano l’itsmo, ogni giorno passano tre convogli formati da circa 17 navi ciascuno e la traversata dura circa 15 ore.                                                                                                                                                          I ricavi annuali dell’Egitto dal canale si aggirano all’incirca intorno a 6 miliardi di dollari ed è una fonte di reddito molto importante per il paese e questo conveniente gli costerà molto. Infatti si stima che il blocco stia costando ben 400 000 milioni di dollari all’ora che sono 96 miliardi al giorno. Poichè di lì passa il 30% dei container al mondo, 12% del commercio mondiale che comprende anche 1.74 milioni barili di petrolio al giorno. Il danno non è solo limitato all’authority egiziana che perde 100 milioni di dollari al giorno, ma anche a tutto il settore del commercio marittimo e alle società ad esso collegate.

 

 

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ELON MUSK/Fuga dal feudo Twitter

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L’uomo del momento, Elon Musk, acquisisce Twitter.

Niente di anormale, se non che, in risposta alla mossa del fondatore della Tesla, alcuni utenti hanno storto il naso. È la libertà di parola, ultimamente sulla bocca di chiunque, a insospettire i dubbiosi. Il proposito che avrebbe spinto Musk a sborsare 44 miliardi, sarebbe proprio il voler rispettare quel sacrosanto diritto.

Difficile credere a queste parole, soprattutto se provenienti da un uomo che ha sempre promosso attività commerciali e incrementato i guadagni grazie ai tweet.

In ogni caso, la reazione degli utenti è stata repentina: una consistente migrazione verso un nuovo, e apparentemente più libero, social, Mastodon. Approcciandolo, sembra di trovarsi di fronte alle stesse funzionalità di Twitter, entrambe incentivano il microblogging, permettendo un massimo di 500 caratteri a post.

La peculiarità risiede nella decentralizzazione del server, compensata dalla presenza di “istanze”, come i nodi di una vasta rete, separate e distinte per regole d’uso e argomenti bannati.

Per ora solo una piccola fetta di utenti ha deciso di effettuare il log out, ma il numero crescente di disconnessioni fa notizia anche su Twitter, sotto il naso del nuovo proprietario.

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DIARIO DI SICILIA/Day 6 – Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

Durante la settimana appena trascorsa ci è stata raccontata la storia di un’altra figura di rilievo nella lotta contro la mafia: Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino. In particolare attraverso la visita alla casa di Peppino, e l’incontro con Salvo Vitale, suo amico storico, ci è stata delineata la figura di un uomo impavido e dai ferrei valori.

Peppino Impastato è stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista dell’antimafia siciliana. Il suo attivismo ha origine nel suo non riconoscersi nell’atteggiamento mafioso riscontrato in alcuni parenti e in particolare nel padre. Questa figura è rilevante perché nonostante assumesse un atteggiamento punitivo nei confronti del figlio, del quale non condivideva le posizioni, egli si oppose alla sua uccisione, consapevole che la sua scelta non sarebbe passata inosservata. Fu, infatti, ucciso dalla stessa associazione mafiosa di cui faceva parte e che pochi mesi dopo avrebbe ucciso il figlio il 9 maggio 1978.

Come si evince dalle parole di Salvo Vitale le attività portate avanti da Peppino erano contraddistinte dalla critica ironica della mafia. La sua ridicolizzazione sfacciata del fenomeno mafioso, che includeva attacchi diretti a personaggi intoccabili della vita di Cinisi come Vito Badalamenti, viene raccontata con fervore da Salvo Vitale, suo collaboratore presso la trasmissione Radio Aut. È celebre l’esempio della sagra della ricotta di Cinisi, spesso citato da Salvo, nel quale il boss Badalamenti viene sagacemente ridicolizzato.
Questo e altri episodi simili scatenarono la reazione esemplare da parte della Mafia.

“Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri” è una frase pronunciata durante uno degli incontri di questa settimana e che racchiude il senso della lotta alla mafia.                                                                                                                                                                                              Combattere la mafia è una scelta che in alcuni casi può rivelarsi complicata da da prendere, ma che denota altruismo, ma anche la speranza in un futuro basato sui valori di giustizia e legalità.

Con questo articolo si conclude la nostra esperienza in Sicilia. Speriamo di aver potuto condividere anche solo in parte le preziose esperienze che abbiamo vissuto.

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DIARIO DI SICILIA/Day 5 – Lotta alla mafia nel lavoro

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

La giornata di oggi si è aperta con l’incontro, a Marsala, con Don Fiorino, prete che si impegna quotidianamente per far conoscere le persone sicule che si sono impegnate nella lotta alla mafia attraverso l’associazione “I giusti di Sicilia”.

Con la guida di Padre Fiorino abbiamo conosciuto Giacomo Di Girolamo, coraggioso giornalista che da sempre racconta e denuncia le ingiustizie commesse ai danni del popolo siciliano senza censure. Con lui abbiamo dibattuto su quello che la mafia è stata e su come
si sta trasformando nel tempo, diventando “liquida”.

Successivamente ci siamo recati al Tribunale di Giustizia, dove abbiamo avuto l’onore di incontrare i pubblici ministeri della procura di Marsala: la Dottoressa Rana e il Dottor Piccitello.
Ci è stata data la possibilità di discutere la situazione siciliana da un punto di vista interno allo Stato. È stato interessante venire a contatto con persone istruite attraverso lo stesso percorso di studi intrapreso da Falcone e Borsellino.

L’ultima esperienza della giornata è stata la collaborazione con un’emittente locale (LaTr3) invitati da Padre Fiorino. Lasciamo di seguito il video della trasmissione.

https://fb.watch/ceMfElbXqa/

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