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L'EDITORIALE

Quel concetto di normalità che ci costringe

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Nella società di oggi, quanto si è liberi e quanto si è condizionati dall’omofobia?

“Non sono omofobo ma…”, “se siete gay va bene ma non dovete baciarvi in pubblico”, “due donne ok, però due uomini…”, “i gay sono tutti simpatici e divertenti!”,  “probabilmente hanno qualche malattia che li fa essere così”.

Quante volte si leggono queste parole sui social o si sentono in giro per strada?

E quante volte, purtroppo, molti generalizzano, discriminano e diffondono parole d’odio verso persone che, semplicemente, decidono di essere ciò che sono, amando chi vogliono.

Questo perché? Perché ancora nel 2021 accadono episodi omofobi, ogni giorno? Perché nella società di oggi continuano ad esserci pregiudizi e stereotipi nei confronti di persone che non sono considerate “normali”?

La nostra cultura ha introdotto nella mentalità della gente la parola normalità che è associata all’essere etero. Anche quando è “accettata” e rispettata l’omosessualità, non viene riconosciuto come associato il concetto di normalità.

Ma esattamente cos’è la normalità? Esiste davvero? Chi decide e definisce chi resta nell’essere normale o no, chi ci dice cosa si è liberi di fare o di essere?

Le persone così definite etero vengono considerate persone normali, mentre i cosiddetti omosessuali per accettarsi e farsi accettare rischiano la vita ogni giorno, proprio perché prima di poter vivere serenamente devono essere accettati.

Un tempo non c’era questa distinzione tra omosessuali ed eterosessuali, tutti erano liberi di rappresentare la propria sessualità e questo non era un problema per nessuno.

Poi sono arrivate molte cose: la religione, il bisogno di costruirsi una casa, i principi di famiglia e di matrimonio, che hanno cominciato ad occupare un posto vitale nella società.

Il problema è che la società è rimasta chiusa in questi principi, per cui c’è una difficoltà concreta ad accettare che due persone dello stesso sesso possano sposarsi, costruirsi una casa e una famiglia.

E oggi, anche quando ci si accorge che questi principi non hanno alcun senso, vi si rimane attaccati, perché sono parte integrante di quella cultura, in cui si è rimasti intrappolati.

A causa delle continue discriminazioni e generalizzazioni culturali, gli omosessuali per difendere i propri diritti, in mancanza di una legge contro l’omofobia, reagiscono in modo forte.

Fanno coming out, cercano di rispecchiare se stessi senza seguire i canoni su come vestirsi o truccarsi. Infatti al gay pride manifestano per ottenere l’accettazione, ma anche l’auto-accettazione, delle persone lesbiche, gay, bisessuali, tansgender e queer.

Molte persone pensano sia inutile, credono che lo facciano solo per attirare l’attenzione e che siano scelte frivole, così, per divertirsi ed uscire ancora di più dalla normalità.

Ma non si rendono conto che non c’è niente di frivolo nel rischiare la vita ogni volta che si esce di casa e che, queste persone, preferirebbero morire piuttosto che fingere di essere quello che non sono.

Nel mondo in cui viviamo e che ci sarà, non smetteranno mai di esserci gli omofobi, il parere delle persone non potrà mai essere giusto o sbagliato oppure lo stesso.

Sogno un giorno in cui ovunque, in strada, in qualsiasi luogo pubblico, due omosessuali, possano tenersi per mano o baciarsi senza il rischio di sguardi maligni o di insulti.

Spero che un giorno le persone siano mentalmente aperte, rispettose delle altre persone anche per ciò che non si condivide.

E che non si giudichi una persona per ciò che si vede con i propri occhi, ma con gli occhi della persona che si giudica.

Ma soprattutto che si capisca che TUTTI devono essere liberi e spensierati di vivere la propria vita amando chi si vuole, senza sentirsi discriminati rispetto alla “normalità”.

E quando un giorno accadrà questo, il mondo sarà un posto migliore in cui ognuno non si sentirà più solo.

L'EDITORIALE

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