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PATRIMONIO FRANCESE IN LIGURIA/Ylenia Tittarelli vince il concorso e va una settimana ad Antibes

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Ylenia Tittarelli, studentessa del Liceo “Da Vigo” di Rapallo, si aggiudica il primo premio di un Concorso dal titolo “Impronte francesi sul patrimonio ligure, indetto dallInstitut Français – Italia,  dall’Alliance française genovese e dal Consolato onorario francese di Genova.

La ragazza frequenta la 5B linguistico, indirizzo ESABAC, percorso di eccellenza che permette agli studenti di accedere, oltre che alla maturità italiana, anche al diploma francese, il Baccalauréat. Appassionata di musica, di arte e di storia (materia, quest’ultima, che i ragazzi dell’ESABAC svolgono interamente in lingua francese), Ylenia ha risposto al tema proposto dal Concorso realizzando un video, della durata di tre minuti, che racconta le tracce storiche della presenza francese in un luogo assolutamente straordinario del Tigullio: l’Abbazia della Cervara. Il complesso monastico, risalente alla metà del XIV secolo ed appartenente oggi ad una famiglia privata, ha infatti visto il passaggio di illustri personaggi della storia francese ed internazionale. Tra questi Gregorio XI, ultimo papa francese della Storia, che soggiornò alla Cervara nel 1376  in seguito ad una tempesta durante il viaggio che avrebbe riportato la sede pontificale da Avignone a Roma, e Francesco I, che vi fu prigioniero nel 1525 dopo essere stato sconfitto dalle truppe imperiali di Carlo V durante la battaglia di Pavia. In epoca più recente, rispettivamente all’inizio dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, due ordini monastici, i Trappisti e i Certosini, entrambi fuggiti dalla vicina Francia in seguito a ondate di scristianizzazione del Paese, arrivarono in Liguria e lasciarono segni del loro passaggio nell’architettura dell’Abbazia. Aiutata dalla splendida cornice naturale della Cervara, con un francese fluido e il sottofondo musicale di brani di Maurice Ravel e Charles Camille Saint-Saëns, Ylenia ha conquistato la commissione esaminatrice ed è stata premiata, lunedì 3 giugno 2019, all’Alliance française di Genova dal Console Onorario francese Luc Penaud e dalla Delegata dell’Ambasciata di Francia in Italia Ileana Guzman: dopo la maturità, la ragazza trascorrerà una settimana di stage e vacanza in Francia, con spese a carico degli enti organizzatori. Si tratta di un grande successo per Ylenia, che conclude in modo ancora più soddisfacente un iter scolastico che ha avuto il francese come materia caratterizzante, oltre che di una concreta promozione delle eccellenze che, nelle nostre scuole, esistono e meritano di essere valorizzate.

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I Gilet Gialli

Anna Gosio

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In questo articolo tratterò un fatto di cronaca risalente a pochi mesi fa, che riguarda la Francia da vicino: le manifestazioni dei Giubbotti Gialli.

Chi sono, e perché si chiamano così?

I Giubbotti Gialli, o Les gilets jaunes in lingua francese, sono un gruppo di manifestanti che già all’inizio dell’estate del 2018 avevano creato una mobilitazione in rete contro le tasse sul carburante. In seguito ad una raccolta firme, è nato un vero e proprio movimento composto da lavoratori che invade le piazze ed organizza blocchi stradali in tutta la Francia. L’obbiettivo: mettere pressione al Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, per rievocare il Piano Antismog che sta creando scompiglio in tutta la nazione. Purtroppo queste manifestazioni hanno generato scontri diretti con la polizia, causando anche una vittima, più di duecento feriti ed circa trecento arresti.

Ogni grande rivolta o movimento di protesta ha avuto e continua ad avere tra i suoi simboli un capo d’abbigliamento distintivo: i vestiti bianchi delle suffragette, le scarpe rosse contro il femminicidio, gli abiti neri contro la violenza sulle donne o ancora i cappelli rosa contro il maschilismo di Trump.
Quello dei Giubbotti Gialli è, per l’appunto, un gilet giallo.
Questo abito è stato scelto come simbolo del movimento per diverse ragioni: spiccano nelle riprese delle telecamere, irrompono nel paesaggio e mirano a spezzare la continuità degli atti di un governo che non soddisfa richieste o non onora impegni.

Indossare quel capo di vestiario è oggi simbolo di uno status, di una condizione. L’elemento simbolico del gilet giallo arriva proprio dalla strada, un luogo ricco di situazioni di pericolo. Secondo il codice della strada, infatti, ogni conducente è obbligato ad avere un gilet giallo catarifrangente nella propria auto, da indossare in caso di incidente. Il messaggio che i manifestanti vogliono trasmettere indossando ora quei giubbotti gialli per le strade, è soprattutto di giustizia a livello sociale, economico, ma anche una richiesta di equità e tagli alle tasse. A tale proposito hanno anche redatto un elenco di istanze e priorità che dovrebbero essere applicate per riportare armonia e unità in una Francia percepita soprattutto come divisa in due: da una lato le metropoli ed i cittadini che fanno un uso ridotto dei mezzi di trasporto, dall’altro le periferie, vissute da persone che hanno maggiore necessità di usare mezzi di trasporto ogni giorno e di conseguenza risentono maggiormente dell’aumento di tasse su benzina, gas e gasolio imposto dal loro presidente.

Visto lo “smodato” utilizzo di automobili, camion, autobus e treni ad opera dei lavoratori francesi, pare sia stato messo in discussione il modo di vivere delle classi medie, con la conclusione che esse danneggino l’ambiente. In aggiunta, sono anche comparse delle nuove norme di “controllo tecnico” sulle automobili, che impediscono sempre di più alle persone di circolare per le strade con macchine di seconda mano.

L’avvento dei Gilet Gialli è stato sicuramente l’evento catalizzatore di tutti gli sconvolgimenti in Francia degli ultimi anni, e si parla di quarant’anni di liberalismo culturale ed adattamento economico forzato voluto dalle élites, al punto che il signor Rioufol, saggista conservatore autore di La Guerre civile qui vient, in un articolo del sito www.tempi.it paragona i Giubbotti Gialli ai Pellerossa: «come loro al tempo che fu si battono contro uno Stato rullo compressore per il quale l’antico popolo è un ostacolo alla “trasformazione” del paese. Ora, questi francesi indesiderabili non sono candidati al suicidio. I ribelli non hanno alcuna intenzione di restare nelle loro riserve indiane ad ammuffire: queste unità residenziali della Francia periferica, dove i parcheggi dei supermercati e le rotonde stradali servono oggi da punti di concentrazione dei manifestanti. L’insurrezione contro le tasse sul carburante unisce una gran parte della classe media».

Mentre in Italia le proteste dei Gilet Gialli sono interpretate come una semplice reazione degli utenti di auto, camion, autobus ecc, che non vogliono pagare la transizione all’economia decarbonizzata, e sostengono fermamente che non si possa tassare qualcosa in un contesto di mondializzazione dei trasporti, in Francia si pensa che questo possa essere l’inzio di una nuova grande rivolta popolare o, come scrive Alessandro Devecchio per Le Figaro «più che una semplice ribellione contadina è un nuovo sintomo della rivolta dei popoli contro la società mondializzata. Una rivolta che attraversa tutte le democrazie occidentali».

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La scelta del passato per poter costruire il futuro

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Ho da pochi giorni finito il quinto anno del liceo classico e mi sto preparando ad affrontare l’esame di maturità.

Da anni penso al mio futuro ed alla scelta universitaria; ma oggi più mai questo pensiero diventa centrale ed attuale.

Mi ha sempre attirato la facoltà di Giurisprudenza e il mio corso di studi, pur non annoverando tra le materie quella specifica del “diritto” , è a mio avviso senza dubbio una delle scuole che meglio prepara a tale facoltà.

Sono giunto a questa consapevolezza attraverso l’analisi delle competenze che un giovane studente del Liceo Classico acquisisce al termine del proprio corso di studi e nello specifico:

1.Conoscenza dell’italiano, proprietà di linguaggio scritto e parlato. Dopo cinque anni di latino e greco con relativi studi sulla grammatica, sulla sintassi e sull’etimologia delle parole credo che un qualunque studente del classico riesca a padroneggiare discretamente la propria lingua. Tale conoscenza è fondamentale per saper esprimere e motivare un proprio punto di vista, una propria opinione e quindi essenziale per l’attività del giurista.

  1. Conoscenza della storia come processo di formazione del presente. Tale competenza ci consente di conoscere ed apprezzare le nostre radici, da cui è nato il diritto ed ogni forma di civiltà. Come ignorare che il primo codice scritto sia il “Corpus iuris civilis” di Giustianiano e come questa prima raccolta dei pareri dei giuristi e delle decisioni degli imperatori, oltre a rappresentare una novità assoluta, introduce il concetto della “certezza del diritto” quale maggior forma di tutela di un popolo. Il popolo infatti per la prima volta veniva chiamato ad osservare leggi scritte: ciò che era scritto e solo questo doveva essere rispettato e non potevano essere sanzionati comportamenti che non erano vietati dal Corpus iuris civilis. Una vera rivoluzione sociale che limitava il potere assoluto dell’Imperatore.
  2. Conoscenza della letteratura classica e con essa delle orazioni dei primi grandi avvocati. Lo studio di grandi processi del passato (le Verrine ad esempio) fanno comprendere come il processo sia anche un’arte, nella quale alla tecnica del linguaggio debba essere unita una strategia nella quale è centrale l’arte di saper persuadere e convincere l’uditore.

Se quindi da una parte credo che la mia scuola mi abbia preparato ad affrontare con le giuste competenze questo tipo di studi, dall’altra mi sono interrogato sulle ragioni del mio interesse a studiare ed approfondire il campo del diritto.

Le ragioni sono molteplici.

Credo innanzi tutto che il diritto sia parte della nostra vita di tutti i giorni e la conoscenza della legge sia imprescindibile per affrontare anche le scelte più banali.

Ogni giorno quando facciamo colazione al bar, facciamo la spesa al supermercato o prendiamo un autobus concludiamo dei contratti. Aprire un conto corrente, firmare un assegno o prestare la propria attività lavorativa (anche se solo stagionale come bagnino o porta pizze) significa stipulare un contratto.

Non parliamo poi di aprire un’attività in proprio: tale decisione implica la scelta di aprire un’impresa individuale oppure mettersi in società con qualcuno. Ma quale tipo di società? Sappiamo che esistono s.r.l. o s.p.a., ma quali sono le differenze?

E poi, se l’attività va male e devo chiuderla, come mi devo comportare, quali sono le conseguenze?

Anche la semplice lettura di un quotidiano ci riporta continuamente al diritto: le riforme elettorali, il calcio – mercato, la cronaca nera cittadina. Ogni fatto implica la conoscenza di norme diverse, siano esse di natura amministrativa e costituzionale che civile o penale.

Ovviamente non è solo questa la ragione del mio interesse per questa materia. Dopo uno degli incontri del venerdì con il Prof. Picchetto avente ad oggetto l’attualità, abbiamo chiesto al nostro insegnate consigli per individuare nell’ambito delle nostre attitudini e propensioni, scelte ragionate collegate anche alle attuali offerte del lavoro.

Il nostro insegnante ha cercato di indirizzarmi verso campi attuali ed in via di sviluppo, anche legati al nostro territorio: nello specifico abbiamo parlato del diritto marittimo, che costituisce per Genova una grande tradizione.

Il Prof. Picchetto ha insistito sulla natura internazionale di tale branchia del diritto e sulla assoluta necessità di conoscere in modo fluente l’inglese tecnico – giuridico giacchè  il diritto della navigazione è diritto internazionale.

Un altro campo di attualità assoluta è quello della ristrutturazione delle imprese. La crisi economica ha infatti portata alla emanazione di leggi in materia di ristrutturazione delle imprese in crisi, aiutandole a risollevarsi da momenti difficili e tutelando i creditori. La specializzazione nel campo societario, fallimentare e della ristrutturazione aziendale può consentire pertanto un facile ingresso nel mondo del lavoro.

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Una settimana per scoprire chi SARO’

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Il Liceo Davigo, tra i vari progetti di “Alternanza scuola lavoro”, ha promosso la settimana “Sarò”, sostituendo per una settimana le consuete lezioni con incontri tra studenti ed esperti di vari settori, al fine di far conoscere ai primi le peculiarità di alcune professioni.

Ogni giorno per una settimana ci è stata offerta l’opportunità di assistere a relazioni (cinque corsi per mattina) di diverse figure professionali che hanno voluto condividere con noi studenti esperienze personali, elargendo opinioni e consigli. Avendo le idee abbastanza chiare sul mio futuro, legato alla formazione umanistica più che a quella scientifica ed avendo individuato nella Facoltà di Giurisprudenza la mia probabile futura scelta universitaria, sono stato maggiormente interessato dall’incontro con un legale ed un giornalista.

Il relatore che ci ha introdotto nella professionale legale era una donna, una penalista. La stessa, nel rappresentarci la sua specializzazione, ci ha chiarito la differenza tra il ramo civile, che si occupa tra l’altro di contratti, diritto di famiglia e societario, responsabilità civile per danni, e quello penale che si occupa di reati come il furto, l’appropriazione indebita, l’omicidio, la truffa.

L’avvocato ci ha chiarito che la diversità non è solo nelle materie trattate, ma anche nello svolgimento dei processi che hanno regole profondamente diverse e che richiedono, al di là di conoscenze di base uniformi e di una laurea comune, studi ed esperienze professionali differenti.

Ci ha spiegato in particolare come l’avvocato civilista esercita la propria attività mediante tutta una serie di atti scritti che vengono depositati nel corso della causa secondo le scadenze date dal codice di procedura, l’avvocato penalista deve essere invece un brillante oratore e la sua attività si svolge soprattutto nell’ambito di discussioni orali. Per intenderci, il penalista più che il civilista deve avere quelle doti che in questi anni di studio abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare in Cicerone, il più grande oratore di tutti i tempi.

Dopo averci illustrato la sua professione, l’avvocato si è intrattenuto su una breve spiegazione sui corsi universitari relativi appunto alla Facoltà di Giurisprudenza; oggi divisi in triennio (per chi ad esempio vuole inserirsi nel modo della consulenza alle imprese), e quinquennio (per chi intende esercitare l’avvocatura o la magistratura). La professionista ci ha suggerito senz’altro la seconda opzione, preferibile per un più veloce inserimento nel mondo del lavoro. Al termine del ciclo universitario, il quale consente approfondimenti a seconda di attitudini e propensioni ai diversi rami del diritto (oggi esistono tra l’altro numerosi corsi e master di specializzazione nel diritto internazionale e comunitario), il laureato in giurisprudenza deve fare un anno e mezzo di pratica presso un legale o corsi di specializzazione. Il legale ci ha spiegato che molti studi di avvocati (non il suo) “sfruttano” i giovani laureati e non offrono loro un compenso economico durante questo periodo di pratica obbligatoria. Ci ha anche riferito che tale situazione non è corretta e che sempre di più il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati cerca di evitare che i giovani laureati siano obbligati a svolgere attività di segretariato senza ricevere il giusto compenso, stabilendo delle regole precise a cui gli Avvocati che assumono praticanti devono attenersi.

Il legale ci ha fatto capire come la professione dell’avvocato sia tanto difficile, quanto affascinante ed appagante. Ci ha suggerito di stare attenti a seguire le nuove specializzazioni, quelle cioè che saranno utili ed attuali quando avremo completato il nostro ciclo di studi.

Altra professione che esercita su di me un fascino particolare è quella del giornalista, un lavoro che consente una straordinaria vicinanza con l’attualità, la cultura e l’approfondimento. Anche per i giornalisti esistono diverse specializzazioni; il giornalista sportivo, l’esperto di cronaca nera, di politica. Tutte figure professionali che hanno in comune la passione per la scrittura e la comunicazione, ma necessitano di preparazioni tecniche diverse e specifiche. Chi commenta e racconta dei risultati di elezioni non può infatti essere all’oscuro di leggi elettorali, della storia dei partiti, dei diversi schieramenti. Così chi racconta di una partita di calcio deve conoscere la vita ed il percorso di ogni singolo giocatore, dei suoi trascorsi, dei suoi infortuni.

All’incontro era presente il Direttore della testata del Levante del Secolo XIX ed una video maker. Il giornalista ci ha parlato della prima pagina del quotidiano, importantissima essendo la sola visibile prima dell’acquisto del giornale, in edicola.  La prima pagina presenta la testata (ovvero il nome del quotidiano) ed il corpo della pagina, che contiene gli articoli sulle principali notizie della giornata. Spesso gli articoli sono affiancati da immagini fotografiche. Molte testate presentano in apertura un articolo, che si configura come il pezzo più importante della pagina, chiamato “editoriale”. In alcune testate il direttore scrive ogni giorno l’articolo di apertura.  Spesso gli articoli che iniziano nella prima pagina continuano nelle pagine interne ed a completamento della prima pagina, troviamo vignette satiriche, messaggi pubblicitari o altri elementi caratteristici. L’importanza di una notizia rispetto ad un’altra è determinata sia dalla posizione (quelle più rilevanti vengono collocate in alto), sia dallo spazio e dalle dimensioni dei caratteri che essa occupa.

L’avvento dei giornali online non ne ha cambiato le caratteristiche fondamentali, ma ha introdotto nuove professionalità, quali quella del video maker che si occupa dell’editing di un video e quella di esperti di informatica che si adoperano per la creazione e l’allestimento del sito.

La varietà dell’offerta della settimana “Sarò” mi ha consentito di partecipare a molti altri momenti di confronto che mi hanno fatto conoscere ed avvicinare a realtà a me sconosciute che ho trovato estremamente interessanti (robotica, marketing, comunicazione, creazione app). Questo progetto mi ha fornito nuove e più approfondite competenze, ha fatto maturare in me ulteriore consapevolezza nell’individuazione di mie attitudini ed interessi nell’ottica delle attuali esigenze di mercato e dell’offerta di lavoro.

 

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