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L'EDITORIALE

Perché in fondo siamo tutti un po’ bulli…

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Di Alessandro

– Bullismo, bullismo e ancora bullismo! Nelle scuole e sui social media, sulle chat di WhatsApp ed in palestra: si sente sempre parlare del furbetto di turno che proprio non resiste alla tentazione di fare del male. Ma perché prendere in giro una persona ci fa sentire così bene?

Non c’è una risposta, solo storie di sofferenze e drammi che neppure possiamo immaginare.

C’è chi si vuole sentire superiore: molte persone vogliono essere migliori delle altre, e perciò alcune si impegnano a diventare migliori, allenandosi per raggiungere i loro risultati; altri decidono invece di far sentire gli altri inferiori.

Altri vogliono solo sfogarsi. Ci sono persone che, chi per problemi in famiglia, chi per problemi scolastici e chi per altre motivazioni, crescono con una grande rabbia interiore, e per rilasciarla usano persone più deboli di loro. Fuggono dai propri problemi senza provare a risolverli e sfogano le loro frustrazioni sugli altri.

E poi va be, i peggiori – sempre che si possa fare una classifica: alcuni ragazzi si divertono semplicemente a vedere gli altri star male e soffrire, anche senza una motivazione precisa. Queste persone prendono in giro gli altri per dettagli quasi impercettibili solo per il gusto di farlo, ed è proprio in questi casi che alcuni ragazzi vengono spinti al limite.

Capire che i sentimenti degli altri non valgono meno dei nostri: siamo ancora in grado di farlo? Questa è la nostra sfida, la sfida di tutti coloro che leggeranno questo articolo e saranno tentati ad infischiarsene. È un po’ tutto nelle nostre mani. Anche senza arrivare al bullismo, molti di noi si prendono ormai troppo spesso gioco di quanti li circondano. Parte un po’ tutto da noi, dalle nostre finte amicizie perché magari quella persona ci viene utile. Beh, forse è ora di capire che se continuiamo a guardare al bullismo come ad una realtà ai nostri antipodi, almeni una parte di ciascuno di noi continuerà ad essere “bulla”. E davvero “divertimento”, “voglia di sentirsi grandi” e “senso di accettazione” valgono più dei sentimenti di una persona?

L'EDITORIALE

GIOVANI/Siete sicuri che vada tutto bene?

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di Emanuele Canessa

– Partecipiamo alla vita di un mondo che sembra dover finire da un momento all’altro, ma non si parla né guerre né di catastrofi, bensì delle persone che lo abitano. Si parla di Noi. Nonostante tutto, decine di anni fa sembrava che tra tutti gli esseri che popolavano la terra ci fosse un sentimento di profondo bene; ora l’umanità appare l’unica “speranza” di sé stessa. E di fronte ad una realtà così dura, cupa e soffocante ci si chiede ancora perché noi ragazzi di questa generazione viviamo con un malessere di fondo apparentemente inguaribile. Ci deve essere un briciolo di verità nel malessere esistenziale dell’essere umano e, allo stesso modo, ci deve essere per Noi. Viviamo con la sempre più costante consapevolezza che domani tutto potrebbe finire, i progetti cadere, il mondo estinguersi. Siamo tutti “claustrofobici”: ci sentiamo attanagliati a tutto e ci manca la libertà di respirare.

Per trovare una risposta è forse troppo tardi, ma ci può essere, e ci deve essere, il tempo per trovare una soluzione, una cura. Non è un caso se sempre più ragazzi fanno di tutto per togliersi la vita o rovinarsela, non vedono alternativa alcuna e, se non si hanno alternative, il margine di errore si ingigantisce. Curare il corpo non serve a niente se la testa continua a viaggiare nel vuoto.
Le critiche non servono a nulla, i vari “questi ragazzi hanno tutto e ancora si lamentano, ai miei tempi…” o “se solo sapessero cosa passavamo quando noi eravamo giovani” sono disperatamente inutili. Se qualcuno lontano da noi ha un problema che non concepiamo, non possiamo chiamarci fuori dall’aiutarlo solo perché non consideriamo grave quel tale problema, il menefreghismo non ha mai aiutato nessuno.

A questo punto le domande nascono spontanee: Siamo tutti così sicuri di noi stessi? Davvero questi problemi sono così insignificanti? Siamo davvero sicuri di voler smettere di essere esseri umani, di essere noi stessi?

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L'EDITORIALE

FridayFever/Non avere paura di sbagliare

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Di

di Riccardo Ciuffreda e Enessa Scarlato

–  Oggi, noi di FridayFever vi parleremo della finale di Champions League tenutasi il 26 maggio 2018 e che ha visto andare in scena Real Madrid e Liverpool, sicuramente non sono mancati i colpi di scena. Dopo un primo tempo in cui le squadre si studiano e cercano una via per trovare il gol, il giovane portiere Loris Karius si rende negativamente protagonista. (altro…)

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L'EDITORIALE

Whatever it takes: è un male divertirsi?

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Di

di Alberto Zali

– In risposta all’articolo “Discoteca: ne vale davvero la pena?” di Maria Elena Cassinelli, che ringrazio per aver suscitato in me questa riflessione, torno a scrivere, questa volta in difesa di tutti quei ragazzi che cercano un po’ di divertimento frequentando le discoteche.

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