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L'EDITORIALE

Perché in fondo siamo tutti un po’ bulli…

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Di Alessandro

– Bullismo, bullismo e ancora bullismo! Nelle scuole e sui social media, sulle chat di WhatsApp ed in palestra: si sente sempre parlare del furbetto di turno che proprio non resiste alla tentazione di fare del male. Ma perché prendere in giro una persona ci fa sentire così bene?

Non c’è una risposta, solo storie di sofferenze e drammi che neppure possiamo immaginare.

C’è chi si vuole sentire superiore: molte persone vogliono essere migliori delle altre, e perciò alcune si impegnano a diventare migliori, allenandosi per raggiungere i loro risultati; altri decidono invece di far sentire gli altri inferiori.

Altri vogliono solo sfogarsi. Ci sono persone che, chi per problemi in famiglia, chi per problemi scolastici e chi per altre motivazioni, crescono con una grande rabbia interiore, e per rilasciarla usano persone più deboli di loro. Fuggono dai propri problemi senza provare a risolverli e sfogano le loro frustrazioni sugli altri.

E poi va be, i peggiori – sempre che si possa fare una classifica: alcuni ragazzi si divertono semplicemente a vedere gli altri star male e soffrire, anche senza una motivazione precisa. Queste persone prendono in giro gli altri per dettagli quasi impercettibili solo per il gusto di farlo, ed è proprio in questi casi che alcuni ragazzi vengono spinti al limite.

Capire che i sentimenti degli altri non valgono meno dei nostri: siamo ancora in grado di farlo? Questa è la nostra sfida, la sfida di tutti coloro che leggeranno questo articolo e saranno tentati ad infischiarsene. È un po’ tutto nelle nostre mani. Anche senza arrivare al bullismo, molti di noi si prendono ormai troppo spesso gioco di quanti li circondano. Parte un po’ tutto da noi, dalle nostre finte amicizie perché magari quella persona ci viene utile. Beh, forse è ora di capire che se continuiamo a guardare al bullismo come ad una realtà ai nostri antipodi, almeni una parte di ciascuno di noi continuerà ad essere “bulla”. E davvero “divertimento”, “voglia di sentirsi grandi” e “senso di accettazione” valgono più dei sentimenti di una persona?

L'EDITORIALE

Un buco nero dentro ognuno di noi

Emanuele Canessa

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Mercoledì 10 aprile 2019 sarà sicuramente ricordata come una data molto importante: è stata pubblicata la prima immagine di un buco nero.

I buchi neri, nonostante gli studi di Einstein e Hawking, sono corpi celesti attorno ai quali aleggia ancora un alone di mistero molto grande: le uniche informazioni certe su di essi parlano di una curvatura delle spaziotempo tale da non permettere neanche alla luce di sfuggirvi. Essendo impossibili da osservare direttamente, sono sempre stati studiati attraverso gli effetti sui corpi vicini; proprio per questo averne ottenuto un’immagine è così importante. Da qui in poi, il modo con cui l’uomo guarda il cielo potrebbe cambiare totalmente.

Tuttavia, oltre alla scoperta rivoluzionaria in sé, questa immagine fornisce numerosi altri punti di vista, ad esempio: in un periodo storico come questo, nel quale l’uomo sta facendo passi da gigante, a cosa si potrebbe arrivare col progresso scientifico?

Si pensi agli enormi sviluppi in campo robotico e, appunto, astronomico; essi sono i due fondamentali protagonisti di qualsivoglia romanzo o film di stampo fantascientifico, eppure in essi finisce sempre che l’uomo commette un errore nel tentativo di superarsi, diventa quindi tracotante. E allora ecco la ribellione delle macchine e i viaggi nel tempo senza possibilità di ritorno.

Ciononostante, nessuno pensa mai al perchè l’uomo cada in tale errore. Egli sembra essere talmente in difficoltà nel comprendere se stesso da ricercare quanto di più assurdo gli esista intorno, convinto che questi gli darà degli indizi per capirsi.

E’ stupefacente pensare come l’essere umano, nel costante tentativo di essere migliore, non consideri mai i rischi e le conseguenze delle proprie azioni.

Forse, prima di inventare un robot che ci risolva ogni problema, dovremmo trovare un modo per curarci da soli; forse, prima di voler sapere cosa risieda in un buco nero, dovremmo comprendere cosa ci sia dentro noi stessi; forse, prima di voler essere eterni, dovremmo voler esser felici.

O forse siamo dei particolari buchi neri che non capiscono come sia possibile che la luce continui a sfuggirvi.

 

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L'EDITORIALE

MAFIA/Perchè non ce ne frega più niente?

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Mafia. E’ questa una parola che sentiamo pronunciare spesso, a volte persino invano. Ma ne conosciamo il significato?

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L'EDITORIALE

GIOVANI/Sicuri vada tutto bene?

Emanuele Canessa

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di Emanuele Canessa

– Partecipiamo alla vita di un mondo che sembra dover finire da un momento all’altro, ma non si parla né guerre né di catastrofi, bensì delle persone che lo abitano. Si parla di Noi. Nonostante tutto, decine di anni fa sembrava che tra tutti gli esseri che popolavano la terra ci fosse un sentimento di profondo bene; ora l’umanità appare l’unica “speranza” di sé stessa. E di fronte ad una realtà così dura, cupa e soffocante ci si chiede ancora perché noi ragazzi di questa generazione viviamo con un malessere di fondo apparentemente inguaribile. Ci deve essere un briciolo di verità nel malessere esistenziale dell’essere umano e, allo stesso modo, ci deve essere per Noi. Viviamo con la sempre più costante consapevolezza che domani tutto potrebbe finire, i progetti cadere, il mondo estinguersi. Siamo tutti “claustrofobici”: ci sentiamo attanagliati a tutto e ci manca la libertà di respirare.

Per trovare una risposta è forse troppo tardi, ma ci può essere, e ci deve essere, il tempo per trovare una soluzione, una cura. Non è un caso se sempre più ragazzi fanno di tutto per togliersi la vita o rovinarsela, non vedono alternativa alcuna e, se non si hanno alternative, il margine di errore si ingigantisce. Curare il corpo non serve a niente se la testa continua a viaggiare nel vuoto.
Le critiche non servono a nulla, i vari “questi ragazzi hanno tutto e ancora si lamentano, ai miei tempi…” o “se solo sapessero cosa passavamo quando noi eravamo giovani” sono disperatamente inutili. Se qualcuno lontano da noi ha un problema che non concepiamo, non possiamo chiamarci fuori dall’aiutarlo solo perché non consideriamo grave quel tale problema, il menefreghismo non ha mai aiutato nessuno.

A questo punto le domande nascono spontanee: Siamo tutti così sicuri di noi stessi? Davvero questi problemi sono così insignificanti? Siamo davvero sicuri di voler smettere di essere esseri umani, di essere noi stessi?

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