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L'EDITORIALE

Quando l’educazione incontra l’affezione: dove porre dei limiti?

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L’importanza di preservare il proprio spazio

Ad accompagnare l’uomo nel corso della sua evoluzione sono proprio i tanto oggi discussi confini. Questi valgono di molteplici significati, applicabili in varie situazioni e contesti differenti; ma è importante denotare come essi non siano delle barriere poste tra noi e gli altri, quanto invece mezzi per salvaguardare la nostra sicurezza. Infatti, grazie a questi, delimitiamo lo spazio personale, che permette di dettare un limite invisibile e inviolabile sulla nostra persona.  Tuttavia, nonostante i confini siano fonte di perseveranza e stabilità emotiva, è fin troppo frequente la loro violazione, spesso causa di gravi ripercussioni su di noi.

Come precedentemente affermato, i confini cambiano il loro valore in base al contesto in cui si applicano, fattore determinante per definire la loro stessa natura. Per esempio, nell’ambito educativo, possiamo riconoscere dei “confini professionali” e morali.

 

I confini educativi

Crediamo che la figura dell’insegnate abbia una grande responsabilità nei confronti degli alunni. Infatti, oltre a trasmettere loro la conoscenza su una determinata materia, dovrebbe anche rappresentare un esempio positivo, sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista morale e civico, per gli alunni che si addentrano nella vita sociale.

Naturalmente, definire i confini di questa responsabilità non è facile, in una società complessa come la nostra. Lo dimostra anche il caso della presunta relazione amorosa tra la preside del Liceo Montale di Roma e un alunno appena maggiorenne. La vicenda ha destato grande scalpore e si è tramutata in un caso nazionale dibattuto in televisione. L’ufficio scolastico regionale ha fatto intervenire gli ispettori ed è iniziata un’indagine. Essendo entrambi maggiorenni, non hanno infranto nessuna legge; nonostante ciò, la vicenda fa riflettere famiglie, insegnanti e anche noi riguardo al ruolo di un docente all’interno della scuola in cui lavora.

 

Vita privata o professionale?

Qual è il limite per un insegnante che si innamora di un suo alunno? Data la differenza di ruolo, in che modo un adulto professionista è chiamato a gestire una situazione come questa?

È ipotizzabile che, se il rapporto non ha effetti negativi sul rendimento scolastico dell’alunno e sulle prestazioni professionali dell’insegnante, questo ricada semplicemente nella loro sfera personale. Ma è proprio in questo caso che l’educazione deve riconoscere dei limiti. Nel momento in cui la vita professionale di un individuo entra in contrasto con quella privata, è necessario definire delle barriere e avere la capacità di distinguere le due circostanze.

L'EDITORIALE

Quando finirà la guerra?

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Non è facile stimare il giorno in cui cesserà il fuoco tra l’Ucraina e la Russia, ci sono molti fattori che potrebbero influenzare e variare la situazione, in meglio o in peggio, anche in un solo giorno.

Vi è però un avvenimento che ha suggerito a un’ipotetica data. I soldati Russi sono stati informati di recente che la guerra avrà una fine e il giorno sarà il 9 maggio 2022. La notizia è giunta da Sky News. Si pensa che questa data non sia stata scelta per pura casualità, ma che lo scopo sia prettamente propagandistico. Infatti il 9 maggio è il giorno in cui in Russia viene celebrata la “Giornata della vittoria”, in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale.

I motivi per cui la fine della guerra è desiderata sono molteplici, gran parte di questi riguardano i danni subiti dal punto di vista economico date le spese militari.

Oleksiy Arestovich, consigliere della presidenza ucraina, ha affermato in proposito “siamo a un bivio ora: o ci sarà un accordo di pace molto rapidamente, entro una o due settimane, con il ritiro delle truppe e tutto il resto, o ci sarà un tentativo di mettere insieme alcuni siriani per un secondo tentativo e, quando respingeremo anche loro, ci sarà un accordo entro metà aprile o fine aprile”. Infine, “uno scenario completamente folle potrebbe spingere la Russia ad inviare nuovi coscritti dopo un mese di addestramento”.

Detto ciò gli interrogativi rimangono molti, ma c’è una risposta? Esiste una fine? Sarà oggi, domani o tra un decennio?

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L'EDITORIALE

Perché nella storia ciclicamente emerge la figura di un uomo che vuole imporsi sul mondo intero?

A scuola, al lavoro, nella vita.

A comando di un popolo.

È comune oggi nel mondo, ma quelli che controllano le nazioni e tiranneggiano sui popoli, cosa hanno in comune con le persone normali? E perché ciclicamente emergono delle figure che si impongono sugli altri, o che hanno intenzione di farlo?

Nascono nelle più disparate condizioni sociali, che li influenzano nella crescita, e poi, di botto, rinascono con nuovi ideali, fissati con la conquista e il potere.

 

Purtroppo, anche nel contesto scolastico, capita che si presenti un clima di competizione. Una competizione che, se portata all’estremo, rischia di spingere gli individui a voler emergere a tutti i costi.
Il desiderio di voler essere per forza superiore agli altri è ormai molto comune ai giorni nostri. Anche l’ambiente lavorativo,come detto in precedenza, è talvolta molto competitivo, e i bambini tendono ad adattarsi ai comportamenti dei genitori prendendone spunto e replicandoli con i coetanei.
Sarebbe intelligente se si iniziasse a pensare ad un tipo di organizzazione in cui primeggi la collaborazione e il lavoro comune. Questo affinché ognuno trovi il proprio posto nel mondo e si senta ascoltato e coinvolto, senza che si estremizzi  il livello di competizione.

 

C’é un uomo. Un uomo che negli ultimi mesi si è fatto riconoscere per la sua brama continua di potere. L’Ucraina deve difendersi da un aggressore, Putin. Un aggressore fuori tempo, che risveglia nelle nostre memorie le terribili guerre mondiali passate.
Putin, presto o tardi, si renderà conto di quello che ha fatto e sta facendo, e ricorderà l’attimo in cui ha dato il via all’attacco, distruggendo migliaia di famiglie. Il potere è tutto incentrato in lui, ed aspettava solo di esplodere. Il continuo desiderio di potenza, la voglia di ottenere sempre di più, il non essere mai soddisfatti. E questo è proprio quello che caratterizza un dittatore. Che caratterizza Putin. La sua ricerca di potere sembra non avere mai una fine.

 

A differenza della lunga storia di numerosi  tiranni che hanno preso il potere con la forza e senza elezioni regolari, spesso, lottando contro i loro predecessori con colpi di stato, sulla carta, in verità, non esistono veri dittatori. 

Nel corso dei secoli, tuttavia, ci sono state molte regine o presidenti che hanno acquisito il potere per eredità o per elezione, esercitando la loro carica in modo totalitario, rivelandosi spietati tiranni. Quasi sempre hanno succeduto i loro mariti, hanno preso le redini dello stato, e hanno commesso crudeltà, persecuzioni, ed esecuzioni.
Un esempio concreto è Wu Zetian che,nel settimo secolo,  governò da sola un impero grande quanto la Cina per più di 50 anni, passando da concubina a imperatrice, dopo aver abbattuto l’imperatore. Si può citare anche Maria Tudor, che ha licenziato l’erede di nome Jane Grey e ha preso la sua corona dopo soli nove giorni sul trono, sostenendo i diritti dinastici. 

 

Il potere attiva meccanismi nel nostro cervello che ci regalano piacere e contentezza.

Quando però il potere è troppo o troppo poco, gli effetti sul nostro umore e sul nostro comportamento si estremizzano e diventano incontrollati. I dittatori, per esempio, hanno un atteggiamento così simile tra loro, che è possibile identificarli su una base di atteggiamenti comuni.Ma anche chi non cerca la supremazia, non può fare altro che sentirsi soddisfatto quando acquisisce un potere sugli altri. È genetico, è nella nostra natura, e di per sé non è affatto un male, sempre che questo non diventi un’ossessione.

 Basta una piccola quantità di potere per cambiarci dal punto di vista mentale ed emotivo.L’aumento sconsiderato del potere causa psicologicamente problemi nel giudizio e nell’empatia, e porta alla perdita della consapevolezza dei propri limiti. Arriviamo a trattare gli altri come oggetti perché non ci rendiamo conto di far loro del male; anzi, il più delle volte, non ci interessano neppure le conseguenze che si riverseranno su di essi.

Se ci pensiamo quindi, i grandi “potenti” del nostro pianeta non sono nati dittatori, ma lo sono diventati attraverso un meccanismo di accrescimento del potere.

Ciascuno di noi, sotto questo punto di vista, può quindi diventarlo.

 

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L'EDITORIALE

Putin: le colonne portanti che reggono il suo potere

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In questo particolare periodo storico è molto influente il presidente russo Putin, a capo di tutto ciò che sta accadendo non è presente solo lui ma anche chi lo appoggia e lo sostiene. Di seguito troviamo una presentazione di tutti coloro che possono considerarsi una spalla destra del presidente, dagli amici, ai figli, ai suoi giornalisti fedeli.

Tra gli oligarchi con accesso al cuore del Cremlino c’è Gennady Timchenko, 69 anni, proprietario del gruppo di investimento Volga Group, amico intimo di Putin dai primi anni ’90, quando commerciava carburante a San Pietroburgo. Nel 1991, come capo del comitato per le relazioni estere della città di San Pietroburgo, Putin gli ha concesso una licenza per esportare carburante, che gli ha portato fortuna economica. Possiede anche nazionalità armena e finlandese. È stato nell’elenco delle sanzioni statunitensi dal 2014 e ha più di 22 miliardi di dollari di asset. Yevgeny Prigozhin, 60 anni, è il fondatore della società di sicurezza privata Wagner, che è stata utilizzata nell’occupazione della Crimea, del Donbass, della Libia e della Siria. Proprietario di Megaline che costruisce e ripara basi militari. Tre delle sue società sono accusate di ingerenza nelle elezioni americane del 2016 e di aver tentato di influenzare le elezioni di medio termine statunitensi del 2018, e l’ex diplomatico Dmitry Peskov, 54 anni, è il portavoce di Putin. La sua nuova moglie, l’ex campionessa olimpica di danza sul ghiaccio Tatiana Navka, possedeva una società registrata nelle Isole Vergini britanniche, Carina Global Assets, che è stata liquidata con un patrimonio di oltre $ 1 milione. Sergey Roldukin, 70 anni, imprenditore petrolifero e dei media. È considerato il migliore amico di Putin: è stato lui a presentarlo alla moglie Lyudmila ed è il padrino della loro figlia maggiore Maria. Era il guardiano segreto della ricchezza nascosta di Putin, secondo l’indagine sui Panama Papers, mentre il Guardian lo accusava di aver progettato una rete di 75 società offshore che avrebbero riciclato 9 miliardi di dollari per 69 milioni di dollari dell’élite russa.
Igor Shuvalov, un politico di 55 anni ed ex vice primo ministro e poi presidente della Veb, una delle più grandi società di investimento russe e delle principali agenzie di sviluppo della Russia, nel 2020 possedeva 50 miliardi di dollari di asset. Sua moglie, Olga Viktorovna, possiede diverse società che si occupano di immobili e azioni di società di materie prime russe. In effetti, questa signora si concentra solo sull’allevamento dei corgi, tutti gli affari sono attribuiti al marito. Infine ci sono i fratelli Rotenberg, Arkady e Boris: rispettivamente compagno di allenamento di Putin e istruttore di judo. Il proprietario Stroygazmontazh è un importante costruttore russo di oleodotti e gasdotti e Smp Bank. I beni valgono miliardi di dollari, e anche Boris è cittadino finlandese da tempo e, a differenza del fratello, non è soggetto alle sanzioni dell’UE. Arcadi è stato ministro dei trasporti dal 2004 al 2012 e, dopo l’annessione della Crimea nel 2014, i suoi beni sono stati congelati, anche in Italia, di proprietà della società cipriota Olpon Investments Limited, per un valore di 40 milioni di euro: Principal of Rome.Un hotel di lusso, due ville in Costa Smeralda e una villa nel sud Sardegna, una villa a Tarquinia, ma si sospetta anche di possedere due ville fronte mare in Toscana tramite una società offshore.
Ritrovarsi compatti ed uniti su un unico fronte, quello contro il “paese della menzogna”, come ha definito il presidente, è facile finché non si tratta del futuro dei propri figli.
Infatti molti dei rampolli dei sostenitori di Putin hanno studiato in Europa o in America come ad esempio il figlio maggiore di Boris Rotenberg, Roman, che ha studiato alla European Business School di Londra, oppure, Alexander, uno dei figli del giornalista Soloviev, che ha

studiato al London College Communication e lavora come regista tv a Londra, Lilija, figlia dello zio di Roman, Arkadj, è medico, e vive in Germania.
Le mete più richieste rimangono Londra e Svizzera e sono le preferite non solo dei figli dei Fedelissimi ma anche delle mogli, come per la moglie di Arkadi, Natalia Rotenberg, che vive tra il Surrey, con una villa stimata 35 milioni di sterline, e Londra, in un appartamento da 8 milioni, insieme ai suoi figli.
Anche Elsina, figlia del parlamentare Rinat Khayrov, oltre ad avere un appartamento da 10 milioni di sterline a Knightsbridge, possiede, come Natalia Rotenberg, una casa da 22 milioni di sterline nel Surrey.
I figli e i nipoti di Vladimir Yakunin e i nipoti di Vladimir Žirinovskij hanno, invece, studiato in Svizzera.
Ci sarebbero ancora molti nomi da proporre.
Sarebbe corretto che queste università, facenti parte dell’impero definito come “della vergogna”, chiudessero le porte ai ragazzi come Alexander, Elsina o Roman per spingere i loro padri a prendere una posizione contro il presidente Putin?
E’ giusto far ricadere le colpe dei genitori sui figli?
Infine tra i garanti della propaganda troviamo il giornalista Vladimir Soloviev, uno dei più vicini al presidente russo, possiede un patrimonio immobiliare che ammonta ai diciassette milioni di dollari e due ville sul lago di Como. Un altro personaggio che sta al fianco di Putin è la giornalista Margarita Simonyan, 42 anni, sua consigliera. Ella coprì la seconda guerra contro la Cecenia come giornalista e nel 2017 è stata definita come la donna più influente del mondo.

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