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ATTUALITA'

Quella sedia vuota a cui non vogliamo guardare

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imagedi Federico Pichetto*

 

Mentre si dirada la coltre della festa e della felicità esibita di questi giorni, si ricomincia a vedere quello che la “retorica del Natale” cerca di negare, di addolcire, di anestetizzare.
In molte famiglie, infatti, il vero protagonista delle Feste non è né il cibo, né la tavola e neppure il senso di famiglia ostentato, talvolta senza pudore, da molte delle nostre fotografie. Il vero protagonista, invece, è il posto vuoto, la sedia che manca, quella a cui tanti pensano, ma che nessuno vorrebbe mai dover guardare.
È la sedia del nonno o della nonna, volati via durante quest’ultimo anno, è la sedia di un papà o di una mamma che non ci sono più, è la sedia dello zio, del cugino, del nipote. In molte case è la sedia di un figlio o di mio fratello. Quelle sedie vuote, così scomode nelle ore in cui tutti si “truccano di felicità”, fanno emergere la solitudine, il dolore, il dramma di una parola che si spezza in bocca, di una lacrima che non si trattiene, di un pensiero che riesce a smuovere perfino i più risoluti buontemponi. La morte ha fatto visita a molte case in questi anni e il Natale, quasi per una violenta magia, ne riporta alla luce tutta la forza, tutta la tragicità.
Ma la morte ha molte forme e non è detto che sia sempre quella fisica a dominare la scena. Quanti rapporti, infatti, sono morti, sono venuti a mancare, sono finiti. La sedia vuota può così appartenere ad una moglie che se ne è andata, ad un marito che ha tradito, ad un figlio o un amico che ha preso la sua strada e che quest’anno è scomparso dalla lista dei regali e degli “auguri”.
Nel silenzio delle luci di Natale che si spengono rimane così un gusto di assenza, una preoccupazione per il futuro, una recondita paura che l’anno prossimo una di quelle sedie possa essere realmente vuota per un nuovo dolore, per un altro dramma. E quest’inconfessabile timore, che le battute sovente cercano di attutire e la distrazione prova invece ad eludere, si riappropria in alcuni istanti della nostra anima, del nostro cuore, e ci restituisce il sapore di una vita vera, reale, lontana dagli artifici dei nostri gesti e dalla retorica dei nostri pensieri.
Sono vuote anche le sedie delle case dei profughi fuggiti dalla fame, dalla guerra e dalla persecuzione, sono vuote le sedie di chi è morto a Parigi lo scorso 13 novembre, di chi si è tolto la vita schiacciato dal peso di un’esistenza ritenuta ormai “fallita”, sono vuote pure le sedie dei poveri che non hanno casa e di chi oggi non ha ricevuto neanche una telefonata. Sono vuote tante sedie in questo nostro mondo.
Ma c’è una sedia che è vuota soprattutto nel nostro cuore: è la sedia di quelle parti di noi che non abbiamo davvero accolto, amato, ospitato. Quella sedia ci guarda, si insinua, ci segue e ci lascia senza parole. Eppure il Natale è iniziato proprio perché nel mondo c’era questo vuoto, queste sedie vuote. Il Cielo non ha voluto riempire con la sua presenza un negozio o un trono, ma ha scelto di iniziare a riempire una mangiatoia, un posto vuoto. Perché chiunque sentisse il dolore di quelle “sedie senza nessuno” potesse essere consolato non da una magia o da un’arguta discussione, ma dal pianto vivo e vero di un bambino che nasce.
Un bambino che ha attraversato il Cielo per venirci incontro e dirci – con le sue lacrimucce – quello che il nostro cuore in questi giorni non riesce davvero a gridare. Egli è infatti venuto non per spiegarci la vita, o per risolverci i problemi, ma per urlarci con tutto se stesso, semplicemente e umilmente, “Tu mi manchi!”. E davanti a questa frase così disarmata non resta altro che avere il coraggio – seppur sottovoce – di iniziare a pronunciarla, di permettere a questo Natale di non essere solo la Festa delle luci e dei colori, ma soprattutto di diventare, giorno dopo giorno, la festa di un uomo che ha bisogno del Cielo per guardare tutto. Anche quella sedia vuota.

*docente coordinatore del progetto Sharing

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LUIGI STRANGIS/Vincitore di Amici di Maria De Filippi

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Domenica 15 maggio si è svolta la finale del programma più seguito del sabato sera, inutile ricordare che la conduttrice De Filippi con questo programma, ogni anno fa moltissimi record di ascolti, solo in quest’ultima puntata ha raggiunto cinquemilioni di spettatori !
Come ogni finale la super Maria ci ha stupito con ospiti e collegamenti telefonici, da Ultimo, Sabrina Ferilli, Alessandra Amoroso e persino la campionessa italiana di scii alpino e di discesa libera, Sofia Goggia, quindi si può tranquillamente affermare che questa serata è stata colma di colpi di scena .

I sei finalisti al centro della serata

I protagonisti di questa puntata sono indubbiamente i sei finalisti, ognuno con un talento, ognuno con tanta voglia di lavorare e fare della propria passione un lavoro, tutti diversi ma con lo stesso sogno, alzare quella coppa.
I primi ad abbandonare questo sogno sono : Albe che con la sua leggerezza ci ha fatti divertire, Sissi che con la sua magnifica voce ci ha regalato emozioni uniche e poi Alex che si è sfidato per ultimo con il suo più grande avversario ma allo stesso tempo con la persona con cui ha legato di più…questo duello è stato pazzesco, entrambi hanno una personalità e un modo di emozionare da urlo e finalmente è stato bellissimo vederli supportarsi di nuovo a vicenda con tanti scambi di sorrisi e sguardi indimenticabili.
Per quanto riguarda la finalissima di ballo ad arrivare è stato Michele, ballerino talentuossisimo, inoltre invitato a ballare al final show di On Dance il 5 settembre a Milano da Roberto Bolle e Serena che abbattendo tutti i giudizi è riuscita ad arrivare in finale e ad ottenere un borsa di studio di un anno all’ Alvin Ailey School di New York .

Questa sera ad alzare quella coppa e a vincere 150mila euro è stato  Luigi Strangis ma come ha detto Maria, tutti hanno vinto, imparando e crescendo artisticamente e umanamente, demolendo ogni insicurezza !
Il vincitore ha dimostrato molta dedizione e un infinito amore verso la sua famiglia e queste seguenti parole, riguardanti il montepremi vinto, che ha rilasciato durante un’intervista lo ha confermato: “Li investirò per perfezionare il mio lavoro. Regalerò una vacanza ai miei che se lo meritano. Si meritano di staccare un po’. Hanno lavorato tanto per me e non farmi mancare nulla. Mi hanno sempre appoggiato. E poi, devo dirlo, non è stato facile stare al mio fianco”

L’omaggio a Piero Sonaglia

Inoltre alla fine della serata Maria ringrazia e dedica la puntata al mitico Piero, lo storico assistente di studio che ci ha lasciati il 2 aprile, citando queste fantastiche parole : ” Lo saluto attraverso l’immagine di tutti i cameraman, che stasera hanno una maglia dedicata a lui, spero e immagino che sia sempre con noi, con il suo pollice in su, a dire che va tutto bene”.

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IMMIGRAZIONE/Una moderna Odissea omerica

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È proprio di ogni essere umano, per natura, l’istinto di scappare da qualsiasi situazione si riveli pericolosa, insoddisfacente e, in qualche modo, non sufficiente per il proprio vivere. Non si tratta semplicemente di insoddisfazione o di un capriccio, ma di un istinto connaturato agli uomini da sempre, dai tempi dell’antica Grecia fino al ventunesimo secolo.

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LAGO DI BRAIES/A pochi minuti dalla tragedia

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Dall’intervista scioccante del soccorritore Franz Gruber, emerge una tragedia scampata per pochi minuti che mette in guardia, ancora una volta, tutti coloro che credono di conoscere a fondo la natura. Ricca di pericoli, proprio nei giorni scorsi ha dato prova della sua forza e imprevedibilità, abbracciando delle sue acque gelide e mortali una giovane famiglia innocente. La famiglia milanese è composta da madre, padre e un bambino di appena quattro mesi; “stavano camminando sul lago ghiacciato quando la lastra si è spezzata e sono caduti in acqua” – racconta il soccorritore.

Nonostante i numerosi interventi sulle Dolomiti, non gli era mai capitata un’emergenza del genere in tutta la sua carriera. Una situazione così precaria, instabile e pericolosa ha dato vita a un clima di timore: una vera e propria corsa contro il tempo, questione di vita o di morte. I soccorsi sono arrivati quando ormai la povera famiglia era stremata dal freddo e dalle condizioni atmosferiche sfavorevoli. Il bambino è stato il primo ad essere portato a riva, non appena l’elicottero di salvataggio è giunto sul luogo (c’era il rischio che fosse già morto). I soccorritori e gli infermieri dell’ospedale di Bressanone, in provincia di Bolzano, hanno poi portato in salvo i genitori (che si sono ripresi solo in ospedale) e il coraggioso ragazzo albanese che si era gettato in acqua nel tentativo di salvarli dopo aver assistito alla scena.

Ad ogni modo, l’impresa di portare a riva ai genitori è stata difficile: “bisognava far presto – afferma Franz Gruber – questa gente rischiava l’ipotermia”. Quando la madre, riacquistati i sensi, si è accorta di non avere con sé il bambino, ha iniziato a urlare tremare. Per uno shock del genere, riprendere completamente il controllo della situazione è un’impresa assai difficile e che richiede tempo. Un tempo che spesso, in situazioni estreme come questa, manca.

La natura non risparmia nemmeno i più innocenti, punisce chi prova in consapevolmente a sfidarla e chi la sottovaluta. Ad ogni modo, l’intera famiglia e il ragazzo albanese che ha provato coraggiosamente a salvarli, sono vivi e stanno bene. I due genitori sono però stati segnalati alla procura dagli investigatori, a causa della poca prudenza dimostrata sul lago: una passeggiata sul lago ricoperto da ghiaccio sottile non è mai l’ideale, e forse questa spaventosa vicenda sarà in grado di evitarne altre.

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