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MONDI

“LA LINGUA BATTE”/Il riconoscimento ufficiale della LIS

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RIl 21 maggio 2021 è stata una data storica per la comunità sorda italiana: infatti la LIS, ossia la lingua italiana dei segni, è stata riconosciuta come lingua ufficiale da parte della Repubblica italiana. Questo avvenimento era atteso da molto tempo e per me, che sono un ragazzo sordo, è un risultato molto importante. Inoltre spero sia solo l’inizio di una collaborazione sempre più profonda tra lo Stato italiano e le persone non udenti.

Perché ho scelto di recensire questo podcast?

In quest’ultimo periodo sono stati pubblicati molti podcast riguardo a questo avvenimento, ma ce n’è stato uno in particolare che mi ha colpito in positivo: “La lingua batte” pubblicato su Rai Radio 3.

A me è piaciuto in particolare questo programma radiofonico, condotto da Paolo di Paolo, uno scrittore italiano, perché è stata fatta un’analisi da diversi punti di vista del riconoscimento della LIS come lingua ufficiale da parte della Repubblica italiana, cosicché chiunque ha potuto capire l’importanza di questo avvenimento in maniera esaustiva.

Descrizione del podcast

Per poter far nascere diversi spunti interessanti sono stati intervistati differenti figure professionali: la prima è stata Silvia Bencivelli, giornalista scientifica, la quale ha spiegato l’importanza di questo riconoscimento, soprattutto dal punto di vista pratico, poiché d’ora in poi saranno previsti degli interpreti di LIS all’interno delle istituzioni italiane, come ad esempio negli ospedali; questo, ovviamente, è una notizia positiva per le persone non udenti, che grazie a questo nuovo decreto avranno meno barriere con il resto del mondo.

La seconda intervista è stata fatta a Benedetta Marziale, che si occupa di diritti delle persone sorde presso lo “Sportello di consulenza sulla sordità” dell’Istituto Statale per Sordi di Roma; lei ha spiegato questo nuovo decreto da un punto di vista burocratico e legislativo, sottolineando il fatto che l’ONU avesse consigliato ai vari paesi di inserire la LIS come lingua ufficiale da molto tempo:  l’Italia è stato l’ultimo paese europeo a farlo; per questo il nuovo decreto mi provoca ancora più felicità e soddisfazione, dato che per ottenerlo è stato necessario lottare per molto tempo.

Successivamente è stato intervistato Amir Zuccalà, antropologo responsabile dell’Ufficio Studi e Progetti della Sede Centrale presso l’Ente Nazionale Sordi, che per mandato statale ha la tutela e rappresentanza delle persone sorde in Italia. In questa parte del podcast è stato spiegato il fatto che la lingua dei segni sia molto differente nei dialetti delle varie regioni italiane e Amir Zuccalà ha affrontato un tema che secondo me è molto importante: l’integrazione delle persone sorde all’interno della comunità degli udenti. Nei secoli scorsi le persone che non sentivano sin dalla nascita venivano emarginate, se non addirittura demonizzate, mentre attualmente ci sono ancora dei dissidi, ma secondo l’antropologo sono più di matrice teorica, rispetto a quella pratica, dove le persone sorde spesso sono integrate nella propria comunità.

La quarta figura professionale intervistata è stata Virginia Volterra, una filosofa, che ha condotto studi pionieristici sull’acquisizione e sullo sviluppo del linguaggio, il ruolo dei gesti e le lingue dei segni. In questo caso è stata raccontata la storia che ha portato a questo riconoscimento così importante. Negli anni ’70 diversi filosofi, tra cui lei stessa, hanno iniziato a chiedersi il perché si è giunti al congresso di Milano del 1880, con cui si è detto “che il gesto uccide la parola”, quindi si è bandita la lingua dei segni da tutte le scuole e le istituzioni italiane. Da questo primo nucleo di filosofi negli anni ’90 è nato il gruppo “Orgoglio sordo” a Milano, che già ha iniziato a combattere per far riconoscere la LIS come lingua ufficiale da parte della Repubblica italiana.

Infine è stato intervistato Pasquale Rinaldi, psicologo e ricercatore del CNR presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione nel Corso di laurea in Logopedia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ed è stato tra i curatori del volume del Mulino “Insegnare agli studenti sordi”. In questa parte del podcast è stata analizzata l’importanza del comportamento che hanno gli insegnanti verso i bambini sordi: infatti non si può pensare di trattarli come i loro coetanei udenti, tranne per il fatto che non sentano, perché spesso nei bambini sordi si formano delle differenze psico-emotive molto profonde rispetto ai loro compagni. Secondo lui la soluzione migliore è quella di creare classi composte sia da bambini udenti che non, in modo tale che i primi possano rapportarsi con propri coetanei differenti da loro, imparando sin da piccoli l’importanza della diversità, mentre i secondi non si sentano soli ed isolati.

Informazioni riguardo alla produzione

Paolo di Paolo, ossia lo scrittore che ha ideato e prodotto questa trasmissione radiofonica, attraverso il podcast ha cercato di sottolineare e spiegare l’importanza di questa giornata per la comunità sorda italiana e in generale per tutto il nostro paese. Per far ciò ha cercato di intervistare cinque persone molto importanti e autorevoli che si occupassero di campi differenti riguardo alla LIS, per poter dare una visione profonda e completa di questo avvenimento.

Questo podcast è stato creato soprattutto per gli ascoltatori udenti, anche perché molte persone sorde non possono sentirlo, infatti l’intento dell’autore è stato quello di provare a sensibilizzare più persone possibili riguardo a un tema che troppo spesso viene sottovalutato, ossia la LIS, che per molte persone non udenti è l’unico modo per comunicare con gli altri.

Giudizio del pubblico

Per poter avere dei pareri differenti dal mio riguardo a questo podcast, ho chiesto ad alcuni miei amici sordi, ma che possono sentire grazie a degli apparecchi acustici, di fornirmi la loro opinione su questa trasmissione radiofonica. Tutti loro concordano nel dire che questo podcast ha raggiunto l’obbiettivo di fornire più informazioni possibili al pubblico di udenti riguardo all’importanza del riconoscimento della LIS come lingua ufficiale da parte della Repubblica italiana. Nessuno di loro mi ha riportato critiche particolari, quindi penso di poter affermare che in generale questo podcast sia piaciuto molto ai ragazzi sordi che l’hanno ascoltato.

Ho pensato di chiedere un parere anche ad alcuni miei amici udenti, per poter avere delle opinioni da parte del pubblico a cui era indirizzato il podcast. In generale mi hanno riferito che loro da un lato immaginavano che la lingua dei segni fosse molto importante per la comunità sorda, ma non pensavano che questo linguaggio avesse una storia così profonda e non immaginavano che il riconoscimento della LIS come lingua ufficiale da parte della Repubblica italiana fosse così importante e significativo. Inoltre non avevano mai posto così tanta attenzione al fatto che i bambini sordi potessero avere delle difficoltà così importanti nel relazionarsi con i propri coetanei. Perciò mi sento si poter dire che Paolo di Paolo ha raggiunto l’obbiettivo che si era posto componendo il podcast.

Interpretazione personale

Personalmente ritengo che questo podcast sia stato molto interessante e completo, però ci sono alcuni punti che, secondo me, devono essere chiariti. Innanzitutto ci sono persone e ragazzi che come me sono nati sordi e grazie alle nuove tecnologie possono sentire, quindi di fatto sono degli udenti. Nel mio caso comunque ho mantenuto un legame abbastanza solido con la comunità sorda, perché ritengo che non si debbano mai scordare le proprie origini e, soprattutto, ci tengo particolarmente a dare conforto e aiuto alle famiglie dei bambini sordi, che spesso inizialmente non sanno come agire. Inoltre, sebbene non utilizzi la LIS e non la conosca, ne capisco profondamente l’importanza, perché se fossi nato vent’anni prima sarebbe il mio unico metodo per comunicare con gli altri.

Il riconoscimento della LIS come lingua ufficiale da parte della Repubblica italiana è fondamentale secondo me, perché pone più attenzione verso le persone sorde, che normalmente non vengono aiutate appieno sia economicamente, che socialmente: infatti io penso che la sordità sia una malattia invisibile, perché non ci sono danni visibili esternamente, quindi spesso si tende a dimenticare i bisogni che ha quella persona.

Per far comprendere maggiormente questo concetto vorrei portare un esempio personale: io ormai, grazie ad anni e anni di logopedia e di impegno costante e agli apparecchi acustici, attualmente ci sento molto bene, quasi al pari di una persona udente, però alcune volte, se chi mi parla è particolarmente lontano, faccio molta fatica a capirlo, allora utilizzo la lettura labiale. In quest’ultimo anno, a causa del COVID-19, siamo costretti ad utilizzare le mascherine, però spesso le persone si scordano delle mie difficoltà, quindi spesso faccio molta fatica a capire gli altri, perché non posso utilizzare la lettura labiale.

Lodi

In generale questo lavoro mi è sembrato davvero interessante, però ci sono stati due argomenti in particolare che secondo me sono stati analizzati in maniera corretta e realistica.

Il primo è il fatto che con questo grande riconoscimento verranno dati nuovi aiuti economici e sociali alle persone sorde: infatti normalmente non si pensa quanto sia costoso per i non udenti comprare i pezzi di ricambio per i propri apparecchi o per fare le lezioni di logopedia. Inoltre verranno abbattute alcune barriere sociali, perché nelle varie istituzioni italiane ci saranno degli interpreti di LIS. Personalmente ritengo che questo argomento sia stato sviscerato e raccontato nei più piccoli particolari all’interno del podcast.

Il secondo è un argomento che a me sta molto a cuore: l’integrazione dei bambini sordi all’interno delle scuole, perché molte persone non udenti quando sono piccole si sentono diversi dagli altri. Ad esempio, nonostante io sentissi bene, alle scuole elementari avevo molta difficoltà a rapportarmi con i miei compagni, perché avevo paura che mi giudicassero per le mie differenze, quindi vivevo in un continuo stato d’ansia e preoccupazione, poi crescendo mi è passato grazie all’aiuto della mia famiglia, dei miei insegnanti e dei miei amici, però, purtroppo, non tutti i bambini sordi hanno intorno a sé delle persone così speciali. Secondo me la soluzione migliore potrebbe essere quella suggerita da Pasquale Rinaldi all’interno dell’intervista, ossia formare delle classi composte sia da un gruppo di bambini sordi che non, in modo tale che si possano insegnare a vicenda moli concetti positivi.

Critiche ed eventuali suggerimenti

Come si è potuto evincere dal resto dell’articolo, io penso che questo podcast sia un piccolo capolavoro, però avrei da dare un piccolo suggerimento: tramite un video su YouTube o su un’altra piattaforma, si potrebbe fare la traduzione di queste interviste nella lingua dei segni, in modo tale che anche le persone non udenti possano festeggiare un riconoscimento così importante con questo podcast.

Ho iniziato a frequentare Sharing nel 2017, da quel punto in poi la mia vita é cambiata...

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MONDI

F1/Il weekend è un puzzle

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Verstappen non si ferma più e vince il sesto appuntamento del mondiale, a Montreal in Canada nel circuito di Gilles, aumentando il divario fra se e il resto del Paddock.

Già dal venerdì si era capito che non sarebbe stato un weekend facile per la rossa; dopo le grandissime delusioni di Barcellona (ritiro di Leclerc partito dalla pole), Monaco (sbaglio di strategia e perdita dell’uno-due di sabato) e Baku (ritiro prima di Sainz e di Leclerc poi, partito dalla pole).

C’era bisogno di riportare entusiasmo nell’ambiente ma la partenza dalla penultima casella di Charles per il cambio della Power Unit, la quarta della stagione, presagiva già una gara di grandissima fatica e pazienza, mentre Carlos partendo dalla terza piazza avrebbe dovuto fare il massimo per portare a casa possibilmente la vittoria.

Al via Verstappen saluta e si trova dopo solo pochi giri in solitaria, Sainz dietro, dopo aver superato Alonso fantastico nelle qualifiche a guadagnarsi il secondo posto, con le gomme medie non può tenere il ritmo della Red Bull, il principino invece partito con la mescola più dura prova a recuperare più posizioni possibili tra il traffico mentre Perez è costretto a ritirare la sua RedBull per problemi, fatto che testimonia ancora una volta l’altalenante affidabilità delle nuove vetture che non è soltanto un problema Ferrari.

Leclerc ferma la sua rimonta dietro Ocon su Alpine che non riesce a sorpassare nonostante sia costantemente sotto il secondo di ritardo, infatti nel tornantino prima del lunghissimo rettilineo, dove la velocità è minima, il cavallino ha meno trazione in uscita e poca velocità in più sul dritto e tutto il vantaggio preso per farsi vicino svanisce.

A 17 giri dalla fine della gara per una Safety Car causata da Tsunoda tutti cambiano gomme. Leclerc finisce la gara in quinta posizione riuscendo a bruciarsi 5 piloti in pochi giri tra cui Alonso e Ocon con due manovre spettacolari al tornantino. Sainz per 15 giri rimane incollato a Verstappen sotto il secondo di ritardo ma sempre per i motivi dell’altra rossa, poca trazione all’uscita del tornantino e velocità di punta insufficiente, vede Max tagliare il traguardo prima di lui per pochi decimi, a seguire Hamilton che ritrova il podio davanti a Russell.

Questi weekend più di altri fanno notare come per vincere bisogna essere perfetti in tutto e sempre: non basta fare la pole il sabato, non basta fare bene soltanto la domenica, non basta la strategia se i pitstop sono lenti e non basta essere più veloci per battere i campioni del mondo. Parole come “accontentarsi” o “poteva andare peggio” al Drake non sarebbero sicuramente andate giù come tutto il resto, perché non è nel dna della scuderia di Maranello.

Bisogna voltare pagina e nella solitamente uggiosa Silverstone si parla di grandi aggiornamenti da parte di Mercedes, che è ancora lontana dal tornare a competere per la vittoria, e qualche cambiamento per RedBull, che vuole marcare stretto il cavallino rampante. Il campionato sicuramente non finisce qui.

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ARTE

ANDY WARHOL/Il quadro da 195 milioni

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Shot Sage Blue Marilyn raffigura l’attrice Marilyn Monroe, sintesi del sogno americano, un’immagine universalmente riconosciuta e impressa nella coscienza collettiva. Il quadro più caro del XX secolo è proprio questo, uno degli iconici ritratti pop realizzati da Andy Warhol (1928-1987). 

Nel 1964, è stato acquistato per 195 milioni di dollari da Christie’s a New York. Dopo una battaglia di offerte durata meno quattro minuti tra altrettanti potenziali compratori, ad aggiudicarsi l’opera d’arte è stato il gallerista Larry Gagosian, che non ha rivelato se ha comprato il quadro per sé o per un cliente.

Quella di Warhol è una Marilyn sorridente, simbolo di una Hollywood dorata e, al tempo stesso, avvolta da un velo di malinconia. L’immagine incarna il senso di una bellezza che incanta e che insieme sfugge e fu replicata da Warhol in cinque tele quadrate, ciascuna misura 101.6 x 101.6 cm, raffiguranti la diva Marilyn Monroe colpita alla fronte da un singolo proiettile con diversi sfondi colorati: rosso, arancione, azzurro, blu salvia e turchese.

“Il più significativo dipinto del XX secolo, la Marilyn di Andy Warhol, è l’apice assoluto della Pop Art americana e la promessa del sogno americano che racchiude ottimismo, fragilità, celebrità e iconografia tutti insieme. Il dipinto trascende il genere del ritratto in America, superando l’arte e la cultura del Novecento secolo. Accanto alla Nascita di Venere di Sandro Botticelli, alla Gioconda di Leonardo Da Vinci e a Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso, la Marilyn di Warhol è categoricamente uno dei più grandi dipinti di tutti i tempi”, ha dichiarato Alex Rotter, presidente di Christie’s 20th.

Tutti i proventi della vendita andranno a beneficio della Fondazione Thomas e Doris Ammann di Zurigo, che negli anni ha sostenuto numerosi artisti di arte moderna e contemporanea e si dedica a migliorare la vita dei bambini di tutto il mondo con programmi di assistenza sanitaria ed educativa.

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MONDI

F1/Notte insonne per la Rossa

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Nel lussureggiante e stravagante Gran Premio di Miami Max Verstappen vince ancora.

Dopo la totale disfatta delle Ferrari in una Imola tedia e uggiosa che vede la Red Bull recuperare tantissimi punti in classifica sia piloti che costruttori, si passa alla soleggiata e arida costa della Florida. A Miami l’arrivo della F1 attira, oltre i tifosi, tantissimi personaggi di spicco, da sportivi come Michael Jordan a cantanti come Post Malone. L’evento dai media locali è paragonato alla finale del Super Bowl o a un PlayOff NBA proprio per l’affluenza di persone.

Il layout del circuito è nuovo di zecca, classico isolamento da tracciato cittadino con poche vie di fuga e muri che delineano l’ampiezza del tracciato. Tre lunghi rettilinei che consentono l’uso del DRS alternano curve di alte e basse velocità; il percorso è lungo e le Red Bull sulla carta sono avvantaggiate.

Leclerc e Sainz ancora amareggiati da Imola, dove la Red Bull aveva nettamente un’ altro passo gara, danno speranza ai Tifosi: “la macchina è competitiva”. Infatti per contrastare la potenza Red Bull sul dritto la Ferrari porta modifiche all’aerodinamica della monoposto per renderla più veloce nel rettilineo. Ancora una volta la vittoria è in palio a due team, il resto del Paddock, a sorpresa anche la Mercedes, non riesce a portare novità sufficienti per ridurre il gap tra la Scuderia di Maranello e il team austriaco.

Il sabato di qualifiche la sorpresa: Leclerc in Pole Position, a seguire Sainz e poi Verstappen che fa un errore nell’ultimo giro da lanciato. I tempi sono veramente ristretti, in due decimi di secondo sono raccolte le prime tre macchine, ci si aspetta una gara molto tirata.

Alle 21:30, ora italiana, si spengono i semafori che danno il via alla gara; Sainz è in un primo momento troppo conservativo, lascia tutto l’esterno della prima curva a Verstappen che lo occupa subito, sfilando via al Ferrarista, incollandosi poi al posteriore della Ferrari di Leclerc. Nessuno regge il passo dei primi due piloti che fanno vuoto dietro di se fino ai primi dieci giri, dopodichè la mescola media delle gomme di Leclerc comincia a lavorare male, infatti nell’anteriore destra inizia a formarsi una striscia di graining.

Il graining è un effetto che si forma nelle gomme di Formula 1 quando, invece di aderire bene all’asfalto, scivolano. Ciò causa un distaccamento di piccoli pezzettini di gomma che si attaccano di nuovo alla stessa. Alla fine il contatto tra la gomma e l’asfalto è limitato a causa di questa sporcizia e di conseguenza la macchina diventa ancora più scivolosa. Dopo un certo periodo si dovrebbe pulire da solo se il pilota adotta il giusto stile di guida.

Le gomme medie non aiutano il pilota monegasco che si trova in grandissima difficoltà e viene facilmente superato da Verstappen. La gara davanti è congelata, al cambio gomme, introducendo la mescola dura, il campione del mondo e il pilota monegasco girano negli stessi identici tempi, ciò non da la possibilità a nessuno dei due o di fuggire o di recuperare.

Soltanto nei giri finali una Safety Car ricompatta il gruppo; alla ripartenza Leclerc nonostante rimanesse costantemente sotto un secondo di distacco non riesce a superare Verstappen, invece Sainz attuta una formidabile difesa sul secondo pilota Red Bull Perez mantenendo la terza posizione.

La gara finisce così, due Ferrari a podio. La Rossa dopo la vittoria in Australia si è adagiata sugli allori, mentre la Red Bull ha recuperato il gap e sembra essere diventata più veloce nel passo gara. Nonostante questo le macchine sono di identiche prestazione e saranno i piloti a fare la differenza. Prossima tappa Catalogna, la Ferrari porterà importanti aggiornamenti al motore e al telaio; il campionato è diventato cosa di chi sarà più scaltro.

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