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ATTUALITA'

SCUOLA/ Lo studio della storia

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Di Pietro Vago

Oggi in tutta Italia ed in tutte le scuole, dalle elementari all’università, viene seguito un metodo di studio che, per molte materie, da quelle scientifiche a quelle umanistiche, si basa sulla storia. Si pensi alla matematica: in realtà ogni nuovo argomento affrontato segue un percorso storico e non un percorso logico progressivo; per questo spesso si passa da un argomento a quello successivo senza che siano direttamente connessi.
Anche per quanto riguarda la filosofia, ad esempio, non si parla di filosofia in sé ma di storia della filosofia e così per molte altre materie ancora.
Tutti i ragazzi italiani studiano seguendo un metodo strettamente dipendente dal percorso storico che forma, di conseguenza, quella mentalità tipica italiana che ragiona spostandosi su una linea temporale.
A questo punto però alcune domande sorgono spontanee: che cosa è davvero importante della storia?
È forse importante ricordare i nomi dei personaggi protagonisti delle vicende oppure le date precise di queste? E soprattutto, di quello che noi tutti studiamo, che cosa ci rimane? È corretto uno studio mnemonico? Che cosa dobbiamo assimilare davvero?
Forse, in questi anni, la dipendenza dalla storia è diventata radicale, tanto da farci dimenticare che cosa davvero è importante. Forse perdiamo troppo tempo a cercare di ricordarci, nomi, date e lezioni che ci vengono presentate come racconti, ormai distanti dalla realtà che stiamo vivendo, tanto che, a volte, nel parlarne, sembrano quasi frutto della fantasia di uno scrittore, tralasciando così ciò che dovremmo fare nostro. Studiare storia e studiare in relazione alla storia, significa fare propri i pregi del passato, imparare dagli errori di altri,  avere l’occasione di analizzare situazioni precedenti a noi per poterle perfezionare, comprendere come si è arrivati al nostro modo di pensare e da dove si è partiti e capire cosa ha portato ad un cambiamento e perché in un determinato momento. Non sono importanti i racconti, le date scrupolosamente precise e i nomi dei protagonisti, forse la storia andrebbe studiata come analisi degli eventi e dei comportamenti umani, per capire il meccanismo che sta alla base delle decisioni e delle azioni di chi è venuto prima di noi; per non dimenticare. La storia viene definita ciclica poiché, circa dopo 7 generazioni, viene completamente dimenticata l’esperienza passata e con questa gli errori che le appartengono, portando così gli uomini a compiere gli stessi sbagli e a causare nuovamente caos e distruzione. Forse, nel 2018 è il momento di dire basta e per farlo basterebbe partire da una cosa semplice come lo studio della storia, che probabilmente in Italia dovrebbe essere aggiornato, tralasciando il futile ed evidenziando l’utile, perché è nei giovani che è riposto il seme del futuro che necessita di una terra fertile per poter far nascere un florido germoglio.

DALL'ITALIA

CINEMA/Ai David di Donatello trionfano i grandi film

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di Caterina D’Amico

– Si sono svolti a Roma agli Studi de Paolis, mercoledì 27, i premi dei David di Donatello, con la conduzione di Carlo Conti.
I David di Donatello sono finalizzati a premiare i grandi film del cinema italiano usciti nell’anno 2018 e sono considerati come “gli Oscar italiani”.
La serata ha visto la presenza di numerosi ospiti: sia personalità del cinema nazionale sia personaggi di spicco del cinema estero. (altro…)

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ATTUALITA'

CHRISTCHURCH/Le due facce della Nuova Zelanda

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di Sara Avallato

– Un gruppo di credenti è riunito in preghiera in una delle moschee di Christchurch, Nuova Zelanda, quando un uomo irrompe nell’edificio. Comincia a sparare, in un paio minuti le vittime sono decine. (altro…)

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DALL'ITALIA

15 MARZO/Giovani in piazza per il futuro, ma domani?

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di Sara Avallato

– Migliaia di studenti da ogni parte d’Italia e del mondo si sono riuniti ieri in piazza per protestare e far sentire la propria voce. A nessuno è infatti rimasto indifferente l’appello di scienziati, attivisti e ambientalisti a prendere finalmente sul serio l’impatto che gli uomini hanno sulla natura che li circonda.

Cosa possiamo fare?
Per troppi anni si sono ignorate le conseguenze dell’industrializzazione, scaricando alle generazioni future il peso di dover far fronte a tale problematica. Adesso, però, è diventato impossibile rimandare ulteriormente le nostre preoccupazioni. Per quanto possa sembrare minimo, l’aumento della temperatura media di soli 1,5 gradi porta con sé conseguenze drastiche alle quali ci stiamo lentamente avvicinando. Basti pensare che in poche decine di anni questa sia già salita di 0,8 gradi e che non accenni ad arrestarsi. Secondo la scienza, però, siamo molto vicini a superare quella soglia. L’aumento del livello del mare, come anche la diffusione di grave siccità in zone fino ad adesso sempre state abitate, sono ciò che ci aspetta in futuro se non prendiamo immediatamente provvedimenti.
Per quanto ognuno si possa adoperare per ridurre al minimo i propri sprechi, il grande passo deve essere fatto dalle industrie e dai nostri politici. Nonostante questi abbiano attuato piani a lungo termine per diminuire le emissioni di gas nocivi al nostro ambiente e allo stesso tempo aumentare le energie green, questo non basta. Si stima che anche se tutti i progetti venissero rispettati, cosa già di per sé non scontata, si finirebbe solo per rimandare di qualche anno l’inevitabile.

Tutti in piazza
È per questo che si è deciso di far sentir il proprio dissenso ed incitare i nostri capi di stato a prendere in mano la situazione.
La folla di studenti di ogni età che ha riempito le nostre piazze è stata ispirata, prima di tutto, da una giovane attivista svedese di soli 15 anni: Greta Thunberg. Si è fatta conoscere grazie alla sua decisione di saltare scuola ogni venerdì per manifestare davanti al parlamento, con l’obbiettivo di convincere i parlamentari di Stoccolma ad affrontare il problema del riscaldamento globale. I suoi sforzi sono stati ascoltati quando ha avuto l’opportunità di parlare al Parlamento Europeo di Bruxelles, catturando l’interesse dei media e di moltissimi giovani nel mondo.
Proprio dal suo impegno è nata l’organizzazione Fridays for Future, che ha proposto lo sciopero del 15 marzo. Sono stati in migliaia a portare con sé striscioni e cartelli e marciare per le più grandi città d’Italia, non presentandosi a scuola e lasciando moltissime aule praticamente vuote.
Ancora una volta è stata lasciata ai ragazzi la responsabilità di lottare per il proprio futuro e per il mondo nel quale cresceranno, ma le loro richieste saranno ascoltate?

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