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ARTE

Sharetheart, 12/Mood

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Dalla Redazione

– Mood… lo stato d’animo, quello che viene suggerito da una fotografia che non necessariamente deve indicare un soggetto preciso o un bel paesaggio pieno di colori. Il giovane Giacomo Baffetti del Corso di fotografia ci invita ad immergerci in questa sensazione di calma, di riflessione, di assenza sospesa, accompagnati da un tramonto che si è appena eclissato come i pensieri di noi tutti verso sera, pronti ad accogliere un po’ di agognata quiete e silenzio nel raccoglimento in noi stessi. In attesa del domani, con rinnovata linfa e propositi nuovi.

 

 

 

#ShareTheArt è il nostro tentativo di condividere i piccoli- grandi lavori degli studenti della nostra scuola su Sharing con un appuntamento settimanale. Per cui, che siate fotografi, pittori, disegnatori, poeti o scrittori, in crescita, professionali o amatoriali, o conosciate qualcuno con qualche talento artistico, mandateci per messaggio privato le foto dei vostri lavori e noi, ogni settimana, ne sceglieremo uno da postare con nominativo, descrizione e titolo.

ARTE

Il Nome della Rosa

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Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell’attesa di perdermi nell’abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l’Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione.”
È parte dell’incipit di uno dei capolavori della Letteratura italiana e straniera,        Il Nome della Rosa. Scritto da Umberto Eco e pubblicato nel 1980 costituisce un romanzo storico, ed un giallo, unico. Il libro ebbe un enorme successo: vinse il premio Strega, il più alto riconoscimento nella letteratura italiana, e venne riproposto in versione cinematografica nel 1986.

Il libro inizia con un tipico espediente letterario usato già da Manzoni per            i Promessi Sposi: il manoscritto ritrovato.
Il testo della pergamena tratta le memorie di un certo monaco Adso da Melk, il quale, ormai giunto alla vecchiaia, decide di trascrivere i suoi ricordi, riguardanti una tragica vicenda a cui assistette quando ancora era un novizio.
Nel 1327, infatti, l’erudito monaco francescano Guglielmo da Baskerville, seguito dal suo giovane novizio benedettino Adso, venne inviato in una lontana abbazia italiana, dotata di una prestigiosa ed inespugnabile biblioteca, dove grazie al suo finissimo intelletto avrebbe dovuto risolvere l’omicidio di un monaco. La vicenda si complica quando alla prima susseguono altre inspiegabili morti e Guglielmo sarà costretto a ricorrere a tutto il suo ingegno per avvantaggiarsi nelle indagini. Per sette giorni, Guglielmo ed Adso cercheranno l’ assassino fino a scoprirlo nel vecchio e cieco monaco Jorge; il quale anni prima avvelenó le pagine di un libro causando la morte di chi lo avrebbe letto. Il libro in questione, il II libro della poetica di Aristotele, giustificava ed apprezzava il riso, detestato ed aspramente criticato da Jorge. Il romanzo termina con l’ incendio della biblioteca e dell’ abbazia e con alcune riflessioni dell’ ormai vecchio Adso sulla natura umana.

Perché è importante?

Il libro tratta tematiche molto importanti come il conflitto tra i valori monastici e quelli che sono i piaceri profani, la difficoltà di operare contro il male senza provocarne altro, nonché tutta una serie di informazioni storiche riguardanti la vita di quell’ epoca, l’eresia e la inquisizione.
Libro lungo e a tratti difficile, ma coinvolgente, dallo stile elaborato e dal finale sorprendente, merita di essere letto da chiunque ami la letteratura.

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ARTE

Quando la musica manda un messaggio

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Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.”
(Victor Hugo)
Così si pronunciò uno dei più grandi autori che la Francia abbia mai visto riguardo la musica. La parola è uno strumento potente, e lo è ancor di più se abbinata ad una melodia. È in grado di farci prendere coscienza, di arrivare alle masse, ed è proprio per questo motivo che decine di artisti hanno usato questo mezzo per inviare un messaggio, sociale o politico che sia, col fine di smuovere le situazioni.
Ci basta pensare a “Bella ciao”, canto popolare associato al movimento partigiano italiano e divenuto simbolo della resistenza; o alla musica di Fabrizio De André, che con la sua ironia ha criticato aspramente la società. Il periodo più emblematico per la musica di protesta è senza dubbio gl’ anni 60 che videro lo scoppio dei movimenti giovanili ed una conseguente rivoluzione in ambito musicale. È in questo momento che band come The Doors, i Rolling Stones o i Creedence Clearwater Revival infondono attraverso i loro testi un messaggio di ribellione contro la guerra e la violenza, alla generazione dei “baby boomers”. Poco più tardi, negl’ anni 70, la band irlandese degli U2, gruppo che tra l’ altro decenni dopo compose la celebre “Ordinary Love” in occasione della morte di Nelson Mandela; pubblicó “Sunday Bloody Sunday”, la struggente canzone dedicata ai fatti del 30 Gennaio 1972 in Irlanda del Nord, che videro l’ uccisione di quattordici manifestanti per i diritti civili da parte del primo battaglione paracadutisti dell’esercito britannico. Troviamo poi gl’ indimenticabili Pink Floyd i quali rappresentano nei loro album temi che potremmo definire quasi filosofici, come la conflittualità all’interno dell’ uomo. Tra tutti spicca l’ album “The Wall”, il quale va a rappresentare nei suoi testi, il lutto per i genitori, l’ ingresso della guerra in una vita qualunque, una scuola priva di umanità, l’ incapacità di avere un amore adulto, e l’ alienazione.
Concludiamo questo viaggio attraverso la storia della musica “impegnata”, con le parole di un altro artista, che ha fatto della musica la sua vita:
“La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori” (J.S Bach)

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La Terapia dell’ Arte

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Leopardi, Chopin, Tchaikovsky, e poi Wagner, Monet, Picasso e Van Gogh. In una sola parola, arte. L’ arte che descrive il presente, che racconta il passato, o che dona una visione innovativa del futuro. La pura bellezza, in sé e per sé, e fonte di piacere. Arte come via di fuga dal dolore, catartica, pregna dei sentimenti di chi ne è fautore.
Proprio in relazione a ciò, oggi andremo ad analizzare l’ opera artistica come terapia psicologica.
L’ Art Therapy si sviluppa a cavallo tra gl’ anni 40 e 50 del secolo scorso, e prevede la creazione artistica come valvola di sfogo per il paziente, il quale riesce a dar espressione al lato più intimo di sé. L’ Art Therapy è inoltre in grado di mettere in contatto il paziente con la propria interiorità e con gl’ aspetti poco chiari o inconsci della sua persona. Particolarmente adatta per i bambini, i quali si divertono nel disegnare cantare o ballare, l’ Art Therapy è utile anche agli adulti, i quali difficilmente nella vita di tutti i giorni vengono a contatto con la propria interiorità. Questo tipo di terapia apporta molti benefici ed è qualcosa che possiamo fare in solitudine, sebbene in alcuni casi la presenza di uno psicoterapeuta che ci guidi attraverso questo percorso sia importante. L’ arte, può aiutare a migliorare i sintomi di molte malattie anche gravi, in quanto è in grado di ridurre ansia e dolore. Può essere di beneficio a chi soffre di cancro, di disturbo post traumatico da stress, o di sindrome bipolare.
Concludiamo con il pensiero di uno dei più grandi filosofi della storia, Schopenhauer, il quale, riferendosi momento della contemplazione dell’ opera d’arte afferma: “Allora sopraggiunge, improvvisa e spontanea, quella pace che, sempre dapprima cercata sulla via del volere, ognora sfuggiva, e noi siamo allora perfettamente felici. È quello stato senza dolore, che Epicuro lodò come il massimo bene e come condizione degli dèi: perché noi siamo, in quell’istante, liberati dal vile impulso della volontà, e celebriamo, noi forzati lavoratori della volontà, il nostro giorno di festa: la ruota di Issione si arresta.”

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