Connect with us

NEWS

The role of women through the years

Julietta Figueroa

Pubblicato

il

The role of women has been greatly understimated in the last few decades. Throughout history in some past societies women were seen as wives who were intended to cook, clean and take care of their children. Other times male writers portrayed them as inferior to them.

Across Europe, women could not vote, were discouraged from owning a business. Young aristocratic women were forced to marry men and all their property was transferred to their husband. Women who broke the rules were punished or exiled.

After the First World War with the development of industry, the role of women changed. Women’s groups for example “Suffragettes” campaigned for women to be granted the right to vote.

During the Roaring Twenties women have made such gains in equality. They had more freedom and emancipation; they drank, drove cars. The two World Wars showed that women were able to work outside the home and that they could crontribute to the economy. The role of women in public life has encouraged greater reliability in institutions. They work shoulder to shoulder with men in all the areas.

Women enjoy a better level of equality today in Western-societies (many of them are financially independent), but in many parts of the World women do not enjoy equal opportunities to earn, participate in politics or get education. They are struggling against violence and discrimination. In the Middle East, until last year women weren’t allowed to drive. Saudi Arabian women were allowed into a football stadium to watch a match for the first time on January 2018. However, today they can only sit in ‘the family section’ and cannot mix freely with male.

The role of women in modern society is constantly evolving. They are aware of their worth in the family, in the society and in the world. Women continuously work hard to get equality, so they should be free to choose the career or lifestyle they prefer without being discriminated.

Continua a leggere

NEWS

Margherita Hack, scienza e società

Avatar

Pubblicato

il

Se pensiamo allo scenario scientifico italiano contemporaneo, non possiamo fare a meno di citare Margherita Hack, importante astrofisica di fama internazionale, la quale si distingue non solo per le sue scoperte e la sua dedizione nel campo della fisica astronomica, ma anche per il suo impegno sociale e politico.

 

 

Cosa la rese un’astrofisica di tale portata?

Margherita si laureò in fisica e in seguito in astronomia nel corso degli anni quaranta. Subito dopo la laurea iniziò il suo impiego all’Istituto di ottica della città , dove teneva corsi di perfezionamento per neolaureati in fisica e matematica e , nel frattempo, si occupava di monitorare le macchie solari nell’osservatorio dell’istituto. Dopo un breve periodo di lavoro in un’industria, margherita cominciò lo studio astronomico di alcune Cefeidi e della costellzione della Velpicula, recandosi in seguito anche al celebre osservatorio di Brera. Nel 1950 vinse la cattedra universitaria di astrofisica.

Nel ’52 lavorò per sei mesi all’ Institut d’Astrophysique di Parigi intraprendendo degli studi riguardanti la luminosità delle stelle. Una volta tornata a Firenze riprese l’analisi delle Cefeidi. Approfondì poi l’astrofisica sperimentale ad Utrecht, nel 1955 si trasferì all’Università di Berkley. Grazie ai suoi studi , si rivelò che la vicinanza tra due stelle può provocare uno stato di eccitazione dei loro strati superficiali. I risultati di questo studio vennero pubblicati dall’importante rivista Astrophysical Journal.

 

Dal 15 dicembre del 63 la Hack divenne quindi titolare della cattedra di astronomia dell’Università di Trieste, ed ebbe per legge l’incarico di direttore dell’osservatorio astronomico. In quegli anni l’osservatorio di Trieste era l’ultimo in Italia, sia per numero di dipendenti che per la dotazione strumentale.

Vi era quindi la necessità di avviare nuovi programmi di ricerca e bandire rapidamente concorsi per tutti i posti vacanti per tecnici e astronomi.Nel 1971, quando entrò in funzione il telescopio da un metro per le ricerche di fotometria, fu realizzata la succursale di Basovizza e la sua attrezzatura scientifica fu portata a termine.Margherita Hack aveva già risolto i principali problemi che si era proposta di affrontare nel momento in cui assunse la direzione. Nel giro di relativamente poco tempo l’osservatorio di Trieste divenne ben noto in campo internazionale, sia per le ricerche spettroscopiche e fotometriche di fisica stellare, che per quelle di radioastronomia solare. Nel 1974 proprio a seguito di tutto ciò a Margherita Hack fu chiesto di organizzare il secondo congresso europeo dell’Unione astronomica internazionale.

 

 

 

 

L’IMPEGNO SOCIALE :

Margherita però non va ricordata solo per il suo successo nel mondo della fisica e per il suo contributo alla divulgazione scientifica, bensì per il suo impegno sociale e politico, altrettanto degno di nota. Vegetariana, atea, sostenitrice delle coppie gay e dell’eutanasia legale, diventerà un punto di riferimento di giovani radicali, e prestò sempre il suo volto e le sue parole per battersi a favori dei diritti civili e sociali.

Per quanto riguarda i diritti civili..

Nel 12 agosto 2010 Margherita Hack fu premiata  come personaggio gay dell’anno per la sua attività a favore dei diritti civili e del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. In quell’occasione dichiarò che «da parte di altri paesi è certamente un segno di civiltà. Noi invece siamo un paese arretrato, che non sa cos’è il rispetto della libertà. Il Vaticano è certamente un deterrente che influenza la classe politica, ma la politica non è libera e non ha il coraggio di reagire. E se non reagisce questo significa che è più bacchettona della Chiesa e non sa cos’è il rispetto della libertà altrui».

La Hack si schierò poi a favore della proposta di legge a iniziativa popolare promossa riguardo l’eutanasia legale: l’astrofisica fiorentina si dichiarò favorevole alla liceità dell’eutanasia e al rifiuto dei trattamenti sanitari.

Nell’anno 2011: sottoscrisse il proprio testamento biologico.

Impegno per difendere gli animali:

La Hack è sempre stata un animalista convinta e vegetariana sin da bambina.Più volte la scienziata è intervenuta per difendere il vegetarianesimo  che deve essere abbracciato come scelta sia etica che scientifica e ha più volte denunciato gli allevamenti intensivi, dove agli animali sono causate enormi sofferenze e dove le bestie sono sottoposte a trattamenti ormonali che non ne rendono sana la carne.Una scelta che, nel corso degli anni, è stata supportata anche da una visione filosofica del rapporto fra uomini e animali: «Gli animali sono creature di questa terra – raccontava in un’intervista  – sono nostri fratelli e quindi non si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi,che hanno capacità di amare e soffrire. E quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più evoluto, più potente. Ma questo non vuol dire che dobbiamo abusare di loro».

Impegno sul nucleare:

Riguardo al tema della questione energetica Margherita Hack si è sempre espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che l’Italia non è in grado di mantenere i costi e i mantenimenti delle centrali. Sostenne perciò l’esistenza di «una paura irrazionale, anche scientifica, per l’energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell’energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere». Al contempo sottolineò sempre l’importanza della ricerca anche riguardo alle energie rinnovabili che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico.

La difesa del mantenimento dell’insegnamento in Italiano nelle università:

Nella sua intervista, rilasciata l’8 giugno 2013, la Hack affermò la sua contrarietà all’utilizzo esclusivo e obbligatorio della lingua inglese nelle università italiane, dichiarando che «non bisogna abbandonare la propria lingua, certi concetti si possono esprimere solo quando una lingua si conosce molto bene come la propria.

L’IMPEGNO POLITICO:

La fede politica rivolta alla Sinistra rimase sempre forte tanto che la Hack si candidò alle elezioni regionali in Lombardia nel 2005, all’interno della Lista del Partito dei Comunisti Italiani ottenendo 5634 voi nella città di Milano. Dopo la sua elezione cedette il seggio. Alle elezioni politiche dell’anno successivo si schierò nuovamente al fianco del Partito dei Comunisti Italiani: candidata in molteplici circoscrizioni della Camera, ancor una volta, dopo essere stata eletta, rinunciò al seggio ottenuto per continuare a dedicarsi all’astronomia.

 Nel 2009 si candidò alla Lista Anticapitalista per le elezioni europee di giugno come capolista nella Circoscrizione Isole e nella Circoscrizione Nord-Ovest, ma non fu eletta perché la lista non raggiunse la soglia del 4%. Lo stesso anno scrisse sulla rivista MicroMega una lettera aperta al Presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, riguardo ai procedimenti giudiziari in cui era coinvolto e sul suo presunto tentativo di eluderli.Nel 2011 prese la tessera del partito Democrazia Atea, con cui si candidò alle elezioni politiche del 2013 come capolista alla Camera nella Circoscrizione Veneto 2. Infine, nell’Ottobre 2012 sostenne apertamente Nichi Vendola alle elezioni primarie del Centrosinistra, mentre, in fase di ballottaggio tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, si schierò a  favore di quest’ultimo.

SCIENZA E RELIGIONE:

Per quanto riguarda la religione, la Hack, proveniente da una famiglia aderente alla Società  teosofica, si formò da sé una propria opinione circa la religione e sempre si dichiarò atea, tanto da diventare Presidente onorario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Le sue posizioni non comportarono però mai il disprezzo nei confronti dei credenti, anzi la scienziata dichiarò che «Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente». Inoltre riteneva possibile il dialogo tra scienza e fede: «Scienza e fede possono benissimo convivere. Lo scienziato credente adotterà il metodo scientifico per le sue ricerche e attribuirà la capacità del cervello umano di decifrare l’universo a questa misteriosa entità chiamata Dio, ispiratore della ragione e anche causa ultima del mondo. Il non credente, dal canto suo, prenderà atto del fatto che la materia nelle sue forme più elementari abbia la capacità di aggregarsi e formare atomi e molecole, stelle e pianeti, ed esseri viventi. Ateo e credente possono anche dialogare, a patto che ambedue siano laici, nel senso che rispettano le credenze o le fedi dell’altro senza voler imporre le proprie».

Più duri furono invece gli scontri con il Vaticano che la Hack riteneva un grosso ostacolo alla ricerca scientifica: secondo la scienziata, la Chiesa si era intromessa nelle questioni scientifiche già ai tempi di Galileo e continuava a farlo anche in merito alle più recenti scoperte, come quella delle cellule staminali, promuovendo una vera e propria azione antiscientifica. Ciò che criticò soprattutto furono quelle che lei definiva le ingerenze del Vaticano in tutti i campi dell’esistenza e sottolineò in più occasioni la laicità dello Stato italiano.

 

Continua a leggere

NEWS

Iran e “giustizia”, il caso di Nasrin Sotoudeh

Avatar

Pubblicato

il

Sfortunatamente, è insolito sentir parlare di Nasrin Sotoudeh tra gli adulti e i giovani di oggi; eppure, il caso della donna Iraniana, è molto più recente di quanto si pensi , e altrettanto preoccupante.

Chi è Nasrin Sotoudeh?

Nasrin è nata nel 1963 a Teheran, ed è un’importante avvocata, scrittrice e attivista Iraniana, militante per i diritti umani. Si lauerò in diritto internazionale nel 2011 e detiene ad oggi diversi premi a seguito del suo impegno sociale, tra cui il Premio per la Scrittura per la Libertà e il Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Oggi è sposata e madre di due bambini. Nel 2011 venne arrestata per la prima volta sotto l’accusa di aver diffuso “menzogne sullo Stato” e per aver collaborato con il Defenders of Human Rights Center, associazione che si occupa

della difesa e della tutela dei diritti delle donne, dei prigionieri politici e delle minoranze in Iran , non autorizzata dallo stato, ma riconosciuta dalla Commissione Nazionale dei Diritti Umani Francese. La sua pena di 11 anni, venne poi ridotta e nel 2013, Nasrin potè tornare in libertà, ma venne nuovamente accusata nel 2018 per aver commesso “reati di sicurezza nazionale”. A seguito di questa sentenza, venne condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate.

Il caso.

Alla prima sentenza del 2018, ne succederanno molte altre, tutte irregolari, che porteranno alla condanna di 38 anni di carcere totali . Si tratta di una delle pene più dure mai inflitte nella storia a un difensore dei diritti umani. Tra le svariate accuse partite dallo Stato Iraniano , possiamo sottolineare il reato per “incoraggiamento alla prostituzione e alla corruzione” e per “atti peccaminosi”, dopo essere apparsa diverse volte in pubblico senza indossare il velo.

Ma per cosa si è battuta Nasir, fino ad arrivare al punto di ricevere una condanna pari a quella di un serial killer?

L’unico vero “reato” che Nasrin ha commesso, è stato quello di difendere pubblicamente le ragazze di Engehelab Street , che tra il 2017 e 2018 , protestarono contro l’obbligo per le donne iraniane di indossare il velo (Hijab); l’avvocata, sentendosi molto vicina a questa rivolta, decise di farsi promotrice di quest’ultima, in modo totalmente pacifico.

L’agenzia di stampa della repubblica iraniana affermò che la scrittrice fu condannata a soli sette anni di carcere per la violazione delle degradanti e obsolete leggi che impongono l’uso del velo alle donne ( sotto l’accusa di “offesa alla Guida Suprema”) , e non fu mai chiarito se la dichiarazione si riferisse ad un processo separato, o meno.

Il caso di Nasrin, mobilitò inevitabilmente l’opinione pubblica internazionale, coinvolgendo soprattutto avvocati e giornalisti, i quali esprimono ancora oggi profonda solidarietà e vicinanza nei confronti della donna. La notizia dell’avvenuto arresto, venne diffusa dal marito di Nasrin, Reza Khandan, anch’esso arrestato e picchiato davanti alla prigione di Evian , per aver chiesto di poter avere novità circa la situazione della moglie in carcere. Il fatto, interessò fin da subito associazioni di portata mondiale, tra cui ricordiamo Amnesty International, la quale divulgò diverse petizioni online a favore della liberazione della giornalista, che contano oggi circa un milione di firme. Sempre grazie ad una delegazione di Amnesty , ha avuto luogo nel marzo di quest’anno, in occasione della festa della donna, la sit-in di fronte all’ambasciata dell’ Iran, a Roma; si è trattato di una manifestazione pubblica , durante la quale diverse donne sono rimaste per alcune ore in strada, in piedi, indossando il velo e mostrando la schiena scoperta, sulla quale erano presenti diversi segni rossi , con lo scopo di simulare le conseguenze delle frustrate alle quali è stata sottoposta Nasrin.

Purtroppo , a distanza di un anno dal suo arresto, ancora nulla è cambiato, ma, fortunatamente, molte persone continuano a lottare al suo fianco(seppur da altre parti del mondo), ritenedo la condanna di Nasrin un vero e proprio insulto al genere umano.

Inutile dire che il fatto in questione dovrebbe spingere tutti noi a interrogarci sulle condizioni alle quali sono sottoposte diverse donne in alcune parti del mondo. Nell’epoca del femminismo e delle libertà individuali, risulta ridicolo che esistano ancora stati nei quali le leggi vengono formulate esclusivamente dagli uomini e nei quali queste ultime subordinano le donne al genere maschile; sono molte le limitazioni imposte, come il divieto di abbandonare il paese da sole, o di partecipare ad eventi pubblici non accompagnate. A fronte di ciò, e di quello che sta accadendo oggi in diversi paesi democratici, occidentalizzati e “liberi”, i quali sembrano compiere molti passi indietro davanti ai diritti delle donne (basti vedere l’annullamento del diritto all’aborto in Alabama) , è giusto mobilitarsi, e ricordarsi che i diritti umani sono fondamentali per la salvaguardia e la tutela di tutti gli individui e della giustizia, e che per questo, non devono essere annullati .

Davanti ai diritti non si torna indietro.

Articolo 19. della Costituzione Italiana. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

La norma, afferma, implicitamente, il principio di laicità: lo Stato garantisce a tutti, cittadini e stranieri, di professare la propria fede, qualunque essa sia, senza che una religione sia privilegiata rispetto alle altre. Ciò accadeva, invece, sotto il regime fascista, quando lo Stato era dichiaratamente cattolico e tollerante verso le diverse fedi.

Articolo 18 Dichiarazione dei Diritti Umani.

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Continua a leggere

NEWS

Venezuela: senza educazione non c’è vita

Julietta Figueroa

Pubblicato

il

La crisi socio-economica e politica che inizia in Venezuela sotto la presidenza di Hugo Chavez, prosegue sotto la presidenza di Nicolas Maduro. Lo scenario di emergenza umanitaria complessa che attraversa il paese è riconosciuto sia nazionalmente sia internazionalmente.

Esiste un forte stato di necessità, è quasi impossibile trovare i prodotti di maggior bisogno come cibo e medicinali. Nella maggiore struttura sanitaria infantile del Paese, l’ospedale pubblico J. M. de los Rios di Caracas, sono insufficienti i macchinari adeguati per curare i piccoli pazienti.

Il campo educativo è in forte crisi, poiché la mancanza di cibo e trasporto ostacola la presenza degli studenti tra i banchi scolastici. Alcuni bambini, bambine e ragazzi rimangono a metà strada per carenza di energie. Altri invece continuano i loro percorso scolastico aldilà delle frontiere venezuelane. Secondo un’indagine sulle condizioni di vita, condotta dall’Università centrale del Venezuela, Cattolica Andrés Bello e Simon Bolivar, all’incirca sono 2,8 milioni di scolari ad essere stati assenti nei mesi scorsi, di cui il 19% per problemi con la fornitura d’acqua, l’11% a causa dei black out nella comunità e il 12% per mancanza di cibo a casa. Ad abbandonare, però, non sono stati solo gli alunni: secondo l’Associazione nazionale degli istituti di istruzione privata, nell’ultimo anno più della metà degli insegnati si è dimesso. Anche i professori venezuelani fanno parte del massiccio esodo migratorio verso i paesi latinoamericani vicini.

Il “Movimiento de Educacion, fé y alegria”, nella capitale venezuelana conta 40 mamme volontarie in 26 scuole, che hanno assunto il ruolo da docente. Solo in queste scuole mancano 189 insegnanti. La classe del terzo anno della scuola elementare “Escuela Virgen Niña” è sotto la responsabilità di Marberlis Padrón, mamma di Mariana una bambina di 9 anni che frequenta la classe. Marberlis, dopo che sua figlia insieme ai suoi altri 30 compagni sono rimasti senza maestri, ha avuto paura che sua figlia non proseguisse i suoi studi. In seguito la mamma decide di intervenire. Lei riceve il sostegno della scuola per pianificare le lezioni, il contenuto ed valutare. La Preside della scuola dichiara che è una situazione critica e perciò sostengono le mamme volontarie.

In Venezuela lo stipendio base di un maestro con la categoria più alta è di 102.000 bolivar che corrispondono a 8,83 euro al mese. Per ricoprire le spese principali come cibo, indumenti e servizi, occorrono approssimativamente 19,42 euro al giorno.

Continua a leggere

Trending