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POLIS

TRA DUE DECENNI/Il tempo che passa, le consapevolezze che crescono

Federico Pichetto

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Non è inconsueto che, in questi giorni che segnano il passaggio da un anno all’altro, lo sguardo si posi sulle tante foto che documentano pezzetti della nostra vita e tempi lontani.

Sorrisi, volti e risate si mescolano nella mente con l’esito di portare a galla dentro di noi una spietata certezza: quella vita che noi guardiamo non c’è più, spezzata od oltrepassata dal tempo, dalle circostanze, dalle scelte. Le cose passano e a noi sembra poter toccare in sorte solo la parte di spettatori inermi, chiamati ad assecondare l’ineluttabile.

Eppure sappiamo che, in fondo, non è così.

 

Non esiste volto, infatti, che per il semplice motivo di averlo incontrato non continui a parlarci, a essere al nostro fianco, a farci compagnia. Una relazione conclusa, una morte improvvisa, una lunga e logorante malattia non possono cancellare il bene da una vita che ora si sente abbandonata, a tratti stanca. Il bene, infatti, non passa e non si spegne, non tramonta e non muore: siamo noi che non lo ricerchiamo più perché attaccati alla forma fisica con cui ci è stato consegnato, impreparati e impauriti a riceverlo nei mille modi con cui esso sopravvive e si trasforma. Siamo noi che lo abbiamo condannato a non esserci più, a tacere per sempre, non del tutto pronti a congedare il modo con cui lo abbiamo conosciuto e ad accogliere le manifestazioni nuove con cui esso – ad un certo punto – ricomincia a riempire le profondità della nostra vita.

E questa nostra incapacità, questo nostro essere impreparati, ci riporta al rito del passaggio dell’anno: esso è come un esercizio – fondamentale – a salutare un pezzo di noi e ad accogliere ciò che è ancora nuovo e sconosciuto. Siamo incapaci di gustare le infinite manifestazioni del bene perché non  siamo pronti a lasciare, a salutare, a congedare. Crediamo che tutto duri per sempre, che tutto si mantenga nella stessa forma e nella stessa solidità con cui lo conosciamo, nell’illusione che l’esperienza presente sia un’esperienza di eternità. Invece tutto cambia, tutto cresce e matura o declina e passa, tutto ha un tempo, tutto ha una durata.

Parafrasando antichi versi della Bibbia si potrebbe dire che c’è un tempo per rincorrere e un tempo per essere rincorsi, un tempo per giocare e un tempo per dormire, un tempo per amare e un tempo per attendere, un tempo per accogliere e un tempo per salutare. Ci fa bene che questo anno passi, che un altro sia arrivato, per imparare a stare e a gustare il tempo che abbiamo, per godere di quel Presente che è l’unica dimora in cui costruire una casa e una speranza per sorreggere e alimentare il nostro desiderio più grande, quello di essere felici.

Nato nel 1984 quando il passato era troppo lontano e il futuro ancora stentava ad arrivare. Cresciuto nell'epoca sbagliata, alla ricerca di un posto giusto

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GIOVANI E FEDE/Un progetto per capire le tendenze in atto

Tea Sperandio

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Molti popoli in passato hanno trovato nella religione risposte al senso della vita umana e alle incognite dell’universo. La maggior parte della nostra generazione è di conseguenza cresciuta all’interno di famiglie credenti e ha ricevuto un’educazione religiosa particolare. Ma Dio esiste? Che cos’è Dio per noi?

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ATTUALITÀ/La globalizzazione

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Che cos’è la globalizzazione? Leggendo la definizione su ciò che di più globale esiste, Wikipedia, corrisponde a un fenomeno in cui gli scambi economici e commerciali avvengono non più su scala regionale o nazionale, ma a livello mondiale. In pratica lo stesso prodotto si può acquistare in un supermercato in Tibet o a Recco.

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ERDOGAN/La sedia negata

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Momenti di imbarazzo durante il summit del 7 aprile, con la Presidente della Commissione che è finita relegata su un divano davanti al Ministro degli Esteri turco. (altro…)

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