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TRAGEDIA A BRIGHTON/Modella uccide la figlia per negligenza

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Orrore e stupore. Verphy Kudi, aspirante modella, è partita per sei giorni per festeggiare i suoi 18 anni, lasciando da sola la figlia di soli 20 mesi a casa. Al suo ritorno, ha trovato sua figlia morta di fame e di sete. La giovane mamma, che oggi ha 19 anni, ha chiamato i soccorsi non appena ha visto che la sua bambina, Asiah, non si svegliava. I soccorsi sono arrivati immediatamente nella sua casa di Brighton, in Inghilterra, ma la piccola Asiah è deceduta in circostanze di totale solitudine e abbandono.

I soccorsi hanno portato la bambina al Royal Alexandra Children’s Hospital, ma purtroppo i medici  al suo arrivo hanno dichiarato il decesso. L’autopsia ha confermato successivamente la morte per negligenza.

Successivamente la madre ha ammesso di essere colpevole. Dalle indagini risalgono inquietanti rivelazioni: addirittura pare che la modella, il giorno in cui Asiah è morta, si  sia preoccupata principalmente di vendere i biglietti di un concerto, sapendo che non avrebbe più potuto partecipare; ma la circostanza è ancora da chiarire. Per la polizia sembra  assurdo che nessuno, all’interno del residence, abbia notato la presenza della piccola Asiah, dal momento che  avrà sicuramente pianto e urlato.

La famiglia di Verphy  è avvolta nel dolore. Il padre racconta che sua figlia è andata via di casa all’età di 14 anni e da quel momento hanno perso i contatti. In un’intervista, la sorella della ragazza  afferma che la famiglia abbia provato a parlarle, anche se ancora non è chiaro cosa stesse facendo in quei sei giorni o con chi fosse.

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ELON MUSK/Fuga dal feudo Twitter

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L’uomo del momento, Elon Musk, acquisisce Twitter.

Niente di anormale, se non che, in risposta alla mossa del fondatore della Tesla, alcuni utenti hanno storto il naso. È la libertà di parola, ultimamente sulla bocca di chiunque, a insospettire i dubbiosi. Il proposito che avrebbe spinto Musk a sborsare 44 miliardi, sarebbe proprio il voler rispettare quel sacrosanto diritto.

Difficile credere a queste parole, soprattutto se provenienti da un uomo che ha sempre promosso attività commerciali e incrementato i guadagni grazie ai tweet.

In ogni caso, la reazione degli utenti è stata repentina: una consistente migrazione verso un nuovo, e apparentemente più libero, social, Mastodon. Approcciandolo, sembra di trovarsi di fronte alle stesse funzionalità di Twitter, entrambe incentivano il microblogging, permettendo un massimo di 500 caratteri a post.

La peculiarità risiede nella decentralizzazione del server, compensata dalla presenza di “istanze”, come i nodi di una vasta rete, separate e distinte per regole d’uso e argomenti bannati.

Per ora solo una piccola fetta di utenti ha deciso di effettuare il log out, ma il numero crescente di disconnessioni fa notizia anche su Twitter, sotto il naso del nuovo proprietario.

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DIARIO DI SICILIA/Day 6 – Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

Durante la settimana appena trascorsa ci è stata raccontata la storia di un’altra figura di rilievo nella lotta contro la mafia: Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino. In particolare attraverso la visita alla casa di Peppino, e l’incontro con Salvo Vitale, suo amico storico, ci è stata delineata la figura di un uomo impavido e dai ferrei valori.

Peppino Impastato è stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista dell’antimafia siciliana. Il suo attivismo ha origine nel suo non riconoscersi nell’atteggiamento mafioso riscontrato in alcuni parenti e in particolare nel padre. Questa figura è rilevante perché nonostante assumesse un atteggiamento punitivo nei confronti del figlio, del quale non condivideva le posizioni, egli si oppose alla sua uccisione, consapevole che la sua scelta non sarebbe passata inosservata. Fu, infatti, ucciso dalla stessa associazione mafiosa di cui faceva parte e che pochi mesi dopo avrebbe ucciso il figlio il 9 maggio 1978.

Come si evince dalle parole di Salvo Vitale le attività portate avanti da Peppino erano contraddistinte dalla critica ironica della mafia. La sua ridicolizzazione sfacciata del fenomeno mafioso, che includeva attacchi diretti a personaggi intoccabili della vita di Cinisi come Vito Badalamenti, viene raccontata con fervore da Salvo Vitale, suo collaboratore presso la trasmissione Radio Aut. È celebre l’esempio della sagra della ricotta di Cinisi, spesso citato da Salvo, nel quale il boss Badalamenti viene sagacemente ridicolizzato.
Questo e altri episodi simili scatenarono la reazione esemplare da parte della Mafia.

“Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri” è una frase pronunciata durante uno degli incontri di questa settimana e che racchiude il senso della lotta alla mafia.                                                                                                                                                                                              Combattere la mafia è una scelta che in alcuni casi può rivelarsi complicata da da prendere, ma che denota altruismo, ma anche la speranza in un futuro basato sui valori di giustizia e legalità.

Con questo articolo si conclude la nostra esperienza in Sicilia. Speriamo di aver potuto condividere anche solo in parte le preziose esperienze che abbiamo vissuto.

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DIARIO DI SICILIA/Day 5 – Lotta alla mafia nel lavoro

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

La giornata di oggi si è aperta con l’incontro, a Marsala, con Don Fiorino, prete che si impegna quotidianamente per far conoscere le persone sicule che si sono impegnate nella lotta alla mafia attraverso l’associazione “I giusti di Sicilia”.

Con la guida di Padre Fiorino abbiamo conosciuto Giacomo Di Girolamo, coraggioso giornalista che da sempre racconta e denuncia le ingiustizie commesse ai danni del popolo siciliano senza censure. Con lui abbiamo dibattuto su quello che la mafia è stata e su come
si sta trasformando nel tempo, diventando “liquida”.

Successivamente ci siamo recati al Tribunale di Giustizia, dove abbiamo avuto l’onore di incontrare i pubblici ministeri della procura di Marsala: la Dottoressa Rana e il Dottor Piccitello.
Ci è stata data la possibilità di discutere la situazione siciliana da un punto di vista interno allo Stato. È stato interessante venire a contatto con persone istruite attraverso lo stesso percorso di studi intrapreso da Falcone e Borsellino.

L’ultima esperienza della giornata è stata la collaborazione con un’emittente locale (LaTr3) invitati da Padre Fiorino. Lasciamo di seguito il video della trasmissione.

https://fb.watch/ceMfElbXqa/

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