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VIDEOGAMES/I cinque giochi più influenti del decennio

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L’anno nuovo è cominvicato e in queste settimane sono uscite le varie top ten, top five, top three, nelle quali si fanno classifiche di qualsiasi genere: gli uomini più ricchi dell’anno, i più influenti, le canzoni più ascoltate, i gesti sportivi più incredibili… Quindi abbiamo deciso di aggregarci anche noi: ecco la top five dei videogiochi più influenti del decennio appena finito (le posizioni sono puramente casuali).

1) MINECRAFT

Il gioco premiato come “più venduto nella storia” (480 milioni di copie vendute).
Il gioco uscito nel 2011 è caratteristico per la sua ambientazione: un mondo fatto interamente di cubetti.
Lo scopo di Minecraft è quello di creare, e sopravvivere nel proprio mondo; bisogna, in soldoni, vivere come gli uomini primitivi: costruendo ripari, cercando cibo e sfuggire ai predatori/mostri che si presentano in base alla difficoltà impostata.

2) FORTNITE

Molti non lo sopportano più, altri ancora addirittura sono finiti per odiarlo, ma Fornite ha un posto di diritto in questa classifica. Infatti, il gioco sviluppato dalla “Epic game” e pubblicato nella prima volta nel 2017, è diventato un must tra gli amanti dei videogiochi: qualsiasi gamer almeno una volta ha cominciato una partite di questo gioco.
Fortnite Battle Royale ha uno scopo molto semplice: 100 persone (ognuno comodamente seduto sul suo divano, dalla sua console) si tuffano in un isola, nella quale sono presenti armi di ogni tipo, lo scopo è sparare agli avversari, per restare l’ultimo in vita e fare la tua “Vittoria reale”

3) FIFA

Hai sempre sognato di diventare un calciatore, o un allenatore, ma con il tempo hai capito che allenarti poteva risultare faticoso o troppo impegnativo? Fifa è la soluzione adatta!
Il gioco sviluppato dalla EA Sports infatti permette di simulare partite di calcio con più di 300 squadre, dalle più tradizionali (Real Madrid, Barcellona, Juventus…) alle meno note (sono presenti squadre dei campionati arabi, o delle leghe  inferiori del campionato inglese).
Il gioco nasce nel 1993 e ogni anno esce una nuova versione (l’ultima è Fifa 20), e ormai il videogioco ha il monopolio sul mondo del calcio, sbaragliando la concorrenza dei coreani della Konami, che hanno creato PES (pro evolution soccer).
Una delle innovazioni migliori di fifa è stata l’invenzione di FUT (fifa ultimate team), nella quale è possibile creare la propria squadra aprendo pacchetti, come quelli delle figurine che tanto appassionano bambini o ex bambini, e schierarli in campo contro altri giocatori online.

4) GRAND THEFT AUTO V

Il gioco è del 2013, prodotto dalla Rockstar North, racconta le storie di Franklin (giovane gangster), Michael (ex criminale) e Trevor (criminale ancora in attività) che si incrociano, o ri incrociano, nel caso di Michael e Trevor, tra furti, attività losche ed omicidi che avvengono nella città di Los Santos (riproduzione fedele di Los Angeles) e dintorni.
Il successo del gioco è planetario, ed i meriti non sono solo da attribuire alla trama (che resta emozionante e mai monotona) ma anche alla grafica molto realistica e alla riproduzione dettagliata della città.
GTA V è l’ultima versione uscita di questo gioco, che segue i 4 capitoli precedenti: l’uno, il due, Vice city e San Andreas (considerato dai videogiocatori migliore tra i 5).
È prevista per il 2020 l’uscita del sesto capitolo.

5) TETRIS

Potrà sembrare strano, soprattutto per i meno giovani che ci giocavano nell’adolescenza, ma con l’arrivo della nuova tecnologia tetris è rimasto comunque uno dei giochi più influenti.
Il gioco, uscito per la prima volta nel 1984, dal Russo Aleksej Leonidovič Pažitnov, è rimasto nel tempo uno dei giochi più venduti al mondo, sbaragliando la concorrenza senza troppe difficoltà: resta, inoltre, il secondo gioco più venduto della storia (in prima posizione abbiamo minecraft).

 

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LETTURA/La veloce scomparsa delle biblioteche

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I giovani – e non solo – non ci vanno più; meno della metà della popolazione nel nostro paese legge libri. I dati sono devastanti: in dieci anni abbiamo perso tre milioni e trecento mila lettori; difatti risulta che quasi il sessanta per cento degli italiani non legge neanche un libro all’anno. (altro…)

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Da Vigo

DIARIO SCOZZESE/ Due mesi dopo

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Sono passati due mesi ormai dal nostro ritorno da Edimburgo, sembrerebbe che abbiamo voltato pagina eppure mancano ad ognuno di noi il tempo “moody” di Edimburgo, i pranzi a base di polletti e Domino’s pizza, le cene piccanti, la pizza pepperoni dell’hotel, le palestre gratis, la casa dello studente e il minigolf. Sicuramente, tra le mancanze più grandi, la più sentita è la convivenza. Noi ragazzi avevamo  infatti stabilito un certo feeling, arrivando a creare una sorta di famiglia, tant’è che Riccardo chiama ancora “figlia mia” Sara. Per questo motivo non mancano le rimpatriate. Il 15 giugno infatti ci siamo incontrati tutti in quel di Riva Trigoso ed è stato a dir poco commovente ritrovarsi tutti insieme riuniti su un tavolo – anche se questa volta davanti a del vero cibo.

Però quant’era bello svegliarsi e fare colazione con i conigli che saltellavano avanti e indietro tra un cespuglio e l’altro nel giardino dell’hotel, con le uova bollite rubate, gli utilissimi consigli di Lucia e i tram in cui i controllori, persino quelli italiani, chiedevano il biglietto appena saliti – Stefano ti pensiamo. Quant’era bello arrivare a lavoro e stirare 200 capi da portare nel negozio e vendere. Quant’erano magnifiche quelle passeggiate in cui Prof. Timossi si improvvisava stambecco, Caterina esperta di discese mediante una tecnica avanzata di rotolamento e Emanuele ed Alberto organizzavano un incontro di wrestling sul momento. Ma poi quanto erano interessanti gli studi pomeridiani alla casa dello studente in cui Gaia ed Emanuele hanno preso la laurea in cinematografia, Andrea in scienze culinarie di Reese’s, Alberto in filosofia e Riccardo e Arturo in neurofisiologia del sonno. Quanto erano belli i viaggi in treno alla scoperta del nord, in cui non ci stancavamo mai di fare partite a lupus e a scala 40 mentre scorrevano dal finestrino paesaggi scozzesi sbalorditivi e heilan coos. E quanto invece erano brutte quelle giornate  in cui mancavano i Nessie Hunters o i discepoli del mitico John, Federico e Davide – che erano dispersi nelle Highlands. Ci scusiamo in ritardo per aver divorato  inconsapevolmente la vostra cena. E invece quanto erano mozzafiato i tramonti! Specialmente l’ultimo tramonto che abbiamo visto, quello sulla collina da cui si vedeva tutta Edimburgo, dove abbiamo parlato, scherzato, riso, pianto e fatto dei video memorabili ma imbarazzanti.

È stato proprio un bel viaggio che a distanza di mesi ancora ricordiamo con il cuore che batte forte, tanto quanto Edimburgo ci è rimasta impressa. Quanto vorremmo tornare indietro per rivivere un’altro paio di volte, e perché no, anche altre tre o quattro, questa magnifica avventura che ci ha portato ad essere più grandi,più responsabili, che ci ha dato un’energia frizzante,come se avessimo fatto il bagno in un fiume gelato ad Aprile.

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#tbt/Alois e la stirpe Hitler

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di Serena Parodi –

Strones, 7 giugno 1837. In una giornata di inizio estate, fra i suggestivi paesaggi austriaci, Maria Anna Schicklgruber, una contadina nubile quarantaduenne, dà alla luce il figlio Aloys. Un giovane che diventerà un uomo con una vita sentimentale tormentata e intricata, che vedrà il succedersi di tre mogli e ben nove figli, uno dei quali, Adolf, viene ricordato ancora oggi a causa della sua travagliata, diciamo così, carriera politica.

Quando Aloys aveva 10 anni, la madre lo mandò a vivere nella fattoria di Johann Nepomuk Hiedler, fratello del suo nuovo compagno. Ci stette per tre anni, dopodiché decise di trasferirsi a Vienna dove andò a scuola e imparò il mestiere di ciabattino. Qualche anno dopo, non trovando fortuna col suo lavoro, decise di dedicarsi alla carriera militare ricoprendo il ruolo di guardia doganale austriaca.

Ma passiamo ai fatti importanti. Essendo un ufficiale ormai ultra trentenne, da lui ci si aspettavano anche determinati comportamenti nella vita privata; lui invece non seguì mai nessun protocollo ed ebbe il suo primo figlio, illegittimo, da una donna di nome Thelka. Qualche anno dopo decise di sposare la cinquantenne Anna Glassl, benestante figlia di un ufficiale. Con una carriera importante alle spalle, nel 1877 ricevette l’autorizzazione dalla Chiesa del suo paese per cambiare nome da Aloys Schicklgruber a Alois Hitler, assumendo così un cognome simile a quello del patrigno, anche se non si sa il motivo del cambio di ortografia. Durante il matrimonio, Alois intrattenne varie storie, tra cui quella con Franziska Matzelberger, che sposò in seguito all’ottenimento del divorzio richiesto dalla prima moglie Anna. Nel 1880 venne alla luce Alois Jr, secondo figlio illegittimo che fu però riconosciuto dopo il matrimonio dei due genitori.

Qualche anno dopo la famiglia si spostò a Vienna, dove venne alla luce Angela. L’allora ventitreenne Franziska si ammalò e morì poco dopo, lasciando il marito solo con due bambini. Alois decise allora di riassumere la cameriera Klara Polzl, che aveva già lavorato con lui prima del matrimonio con la Matzelberger, che la fece licenziare. Klara rimase presto incinta, ma i due non poterono sposarsi subito in quanto avevano un lontano legame di parentela. Riuscirono però ad aggirare il problema e sposarsi cinque mesi prima della nascita del primogenito Gustav. Poco dopo si aggiunsero alla già molto allargata famiglia Hitler Ida e Otto. Tutti e tre morirono poco dopo la nascita dell’ultimo genito; mentre lo stesso Otto morì a causa di complicazioni durante il parto, i due fratelli maggiori morirono di difterite.

Qualche anno dopo questo trauma familiare, venne alla luce Adolf, bambino cagionevole di salute ma che riuscì a sopravvivere ai molti problemi. Dopo la nascita dell’ultimogenito maschio Edmund, Alois decise di abbandonare temporaneamente la famiglia, in quanto, nonostante il lavoro e l’hobby dell’apicoltura, non riusciva più a sopportare la situazione a casa. Dopo la nascita dell’ultima figlia Paula e la fine del servizio dopo quarant’anni di lavoro, il vecchio Hitler, totalmente esasperato e in conflitto con la famiglia, decise di rifugiarsi in una taverna, dove, mentre leggeva il giornale, ebbe un collasso fatale e morì. I suoi resti (per approfondire), insieme a quelli della moglie, si trovano in un cimitero vicino a Linz.

 

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