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LA REALTA'

Volti da pallone d’oro 3. Messi, il vincitore

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di Raffaele
– Un titolo annunciato, un trofeo al migliore, un riconoscimento meritato, scontato ma anche imprevisto. La concorrenza è stata infatti molto agguerrita, ma alla fine ha prevalso il migliore giocatore del pianeta. 
Andiamo a rivedere nel dettaglio i numeri straordinari della pulce in questo 2015. Messi ha giocato 61 partite segnando 52 goal e offrendo 26 assist (migliore dei suoi anche in questo) ai compagni. Cifre pazzesche ma leggermente inferiori a quelle del suo eterno rivale CR7. Cosa ha fatto allora pendere la bilancia dalla parte di Messi? Sicuramente i risultati di squadra – il barcellona ha conquistato ben 5 trofei sui 6 a disposizione dominando sul piano del gioco contro qualsiasi avversario – e alcuni record personali. Alcuni di questi sono il record assoluto di reti alle quali ha partecipato in liga: 49 complessive (34 goal e 15 assist) e il numero di dribbling completati in campionato: ben 168. Nessuno ha fatto meglio in europa. Insomma, dati pazzeschi che fanno intuire come Lionel in questo anno solare abbia espresso al meglio le sue qualità più cristalline: il suo essere imprevedibile, devastante e sempre decisivo nei momenti che contano. Vanno ricordati ad esempio i super gol in copa del rey con l’Atletic Bilbao, rete arrivata in finale nel concorso FIFA Puskas Award (finalizzato a stabilire il goal più bello dell’anno), il goal fantascientifico contro il Bayern Monaco in semifinale di Champios League (eletta rete più bella della competizione) e la doppietta in pochi minuti su punizione contro il Siviglia in Supercoppa Europea. Ma tutta questa magnificenza il campione argentino la vive con estrema normalità. Messi è infatti un idolo apprezzato da tutti per l’essenzialità con cui esprime il suo sconfinato talento. Pochi numeri da circo ma sempre un tempo di gioco davanti a tutti gli altri, una vita extracalcistica di basso profilo, senza clamori o scandali. Un campione a tutto tondo, semplicemente il migliore!

 

 

 

 

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NIGERIA/Quando lo sport si trasforma in guerra

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Un anno come questo, autore di catastrofi impensabili, non si lascia sfuggire proprio niente: la rabbia spesso è causa di tremendi mali. In un clima dove vittime e perdite non mancano a causa della guerra, ne sopraggiungono altre per tragedie sempre più strazianti. Nigeria, 29 Marzo 2022, con l’eliminazione dai mondiali della squadra nigeriana, in campo scendono i tifosi: infuriati per il pareggio (fatale per l’esclusione dal campionato) gli spettatori hanno trasformato lo stadio in un campo di battaglia. Una partita pareggiata 1-1 con il Ghana ha portato al fallimento della qualificazone al Mondiale in Qatar. Tragedie come questa non dovrebbero nemmeno esistere, eppure sono più attuali di quanto crediamo.

In un clima di scompiglio, rabbia e ribellione da parte dei tifosi, un medico addetto ai controlli antidoping dei giocatori è stato aggredito e ucciso. Non si conosce ancora con certezza la dimanica, ma una cosa si sa per certo: allo stadio nazionale di Abuja è scopppiato il caos. Una rabbia confusa, priva di fondamenti, sfogata su persone e oggetti, ha portato anche a questo: una luce in meno nel mondo dello sport. Anche i tentativi di rianimare la vittima, dopo essere stata percossa e calpestata violentemente dalla folla, sono stati inutili.

Così scompare un uomo, così si distrugge una famiglia: nello scompiglio di una semplice partita di calcio, un risultato sfavorevole ha portato alla morte di un innocente. L’uomo era stato numrose volte chiamato come medico in altri campionati e occasioni negli anni precedenti, ma a causa di persone così spregevoli non potrà prenderne più parte in futuro. Adesso il vuoto non è solo più in quello stadio, su quegli spalti e sul terreno da gioco devastato, ma anche nei cuori di chi lo conosceva.

Perde la vita Joseph Kabungo, che lascia un silenzio così profondo e triste da far riflettere anche i cuori più meschini. E’ bastata questa dimostrazione, qualche zolla di terreno strappata e panchine rovesciate, a insegnare che la guerra non esiste solo all’interno di determinati confini. Nessuno è salvo fuori dalle frontiere, perché a determinare la guerra è l’uomo stesso e i suoi istinti ingiusti, non  soldati e missili. La vera guerra è dentro l’uomo e per quanta paura possa fare, siamo i primi a ostinarci a combatterla contro gli altri. Questa tragica vicenda, per quanto brutale, è solo l’ennesima prova che la violenza è sempre causa e mai soluzione.

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MADRI LAVORATRICI/Come le donne liguri hanno affrontato il Covid

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Mancano ormai pochi giorni all’arrivo dell’estate e, con essa, di quel senso di spensieratezza e leggerezza che i mesi caldi portano con sé. Quest’anno, però, la fine della primavera preannuncia anche un definitivo abbandono delle tanto odiate norme anti-Covid.  (altro…)

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VIRUS/Cosa succederebbe se sparissero tutti?

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Nel corso dei secoli i virus sono stati responsabili di decine di milioni di morti, provocando malattie in parte ancora oggi incurabili. Quest’ultimo anno sarà ricordato per la diffusione della pandemia da Covid-19, che ha mietuto in tutto il mondo migliaia di vittime.  (altro…)

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