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COMPLOTTI/Il 5G manda a tappeto il nostro sistema immunitario

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Immagine tratta da Wired.it (Photo by Gary Miller/Getty Images)

 

 

 

 

 

Le teorie complottistiche esistono da sempre, si può dire che siano nate in contemporanea con la tecnologia. Nello specifico ora, secondo alcune ultime “interessanti” teorie, il 5G abbasserebbe l’efficacia del nostro sistema immunitario, provocando al coronavirus un vantaggio.

Le teorie contro le reti del 5G sono letteralmente esplose in questi ultimi tempi, alcuni addirittura sono andati a bruciare i ripetitori e ad aggredire gli ingegneri come simbolo di protesta. Per questo deve entrare in campo anche la scienza: il dottor David Robert Grimerd, ricercatore sul cancro dell’università di Oxford, per cercare di capire qualcosa riguardo a tutto questo, ha cercato di sentire alcune opinioni riguardo a coloro che pensano di aver riscontrato di problemi sanitari con il 5G. Secondo alcune testimonianze di persone che pensano di essere stati colpiti da queste radiazioni, si dovrebbe avere: mal di testa, sgocciolamenti del naso, mancanza di energie. In Base al ricercatore di Oxford, in verità le persone tendono più a credere a una teoria che porti gravi conseguenze, piuttosto che credere a teorie meno  sensazionali ma buone; e anche se ci sono migliaia di scienziati che dimostrano il contrario, loro saranno più interessati a credere alle teorie dei complottisti, in quanto (probabilmente) li fa sentire speciali. Un’altra teoria del dottor Grimerd è il fatto che il 5G non abbia le onde sonore radioattive per infettare qualcuno, anzi secondo lui è più pericolosa una lampada che il 5G. Secondo il dottor Grimerd questo fenomeno psicologico  si chiama conoscenza illusoria oppure superiorità illusoria.

Dall’altra parte invece c’è il maggiore sostenitore delle teorie contro il 5g, ovvero Mark Steele. Secondo lui il 5G porterà più danni che l’olocausto, basandosi sull’idea che nei posti in cui ci sono questi pali radiofonici non ci siano degli animali per la presenza di queste onde. Lui stesso gira con degli occhiali ventiquattro ore su ventiquattro per proteggersi. Che siano teorie strampalate o no, qualcuno lo ha seguito, tanto che ha ricevuto dai suoi sostenitori ben trecentomila dollari per mandare la sua causa avanti e punire coloro che hanno “osato” inventare il 5G.

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ELON MUSK/Fuga dal feudo Twitter

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L’uomo del momento, Elon Musk, acquisisce Twitter.

Niente di anormale, se non che, in risposta alla mossa del fondatore della Tesla, alcuni utenti hanno storto il naso. È la libertà di parola, ultimamente sulla bocca di chiunque, a insospettire i dubbiosi. Il proposito che avrebbe spinto Musk a sborsare 44 miliardi, sarebbe proprio il voler rispettare quel sacrosanto diritto.

Difficile credere a queste parole, soprattutto se provenienti da un uomo che ha sempre promosso attività commerciali e incrementato i guadagni grazie ai tweet.

In ogni caso, la reazione degli utenti è stata repentina: una consistente migrazione verso un nuovo, e apparentemente più libero, social, Mastodon. Approcciandolo, sembra di trovarsi di fronte alle stesse funzionalità di Twitter, entrambe incentivano il microblogging, permettendo un massimo di 500 caratteri a post.

La peculiarità risiede nella decentralizzazione del server, compensata dalla presenza di “istanze”, come i nodi di una vasta rete, separate e distinte per regole d’uso e argomenti bannati.

Per ora solo una piccola fetta di utenti ha deciso di effettuare il log out, ma il numero crescente di disconnessioni fa notizia anche su Twitter, sotto il naso del nuovo proprietario.

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DIARIO DI SICILIA/Day 6 – Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

Durante la settimana appena trascorsa ci è stata raccontata la storia di un’altra figura di rilievo nella lotta contro la mafia: Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino. In particolare attraverso la visita alla casa di Peppino, e l’incontro con Salvo Vitale, suo amico storico, ci è stata delineata la figura di un uomo impavido e dai ferrei valori.

Peppino Impastato è stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista dell’antimafia siciliana. Il suo attivismo ha origine nel suo non riconoscersi nell’atteggiamento mafioso riscontrato in alcuni parenti e in particolare nel padre. Questa figura è rilevante perché nonostante assumesse un atteggiamento punitivo nei confronti del figlio, del quale non condivideva le posizioni, egli si oppose alla sua uccisione, consapevole che la sua scelta non sarebbe passata inosservata. Fu, infatti, ucciso dalla stessa associazione mafiosa di cui faceva parte e che pochi mesi dopo avrebbe ucciso il figlio il 9 maggio 1978.

Come si evince dalle parole di Salvo Vitale le attività portate avanti da Peppino erano contraddistinte dalla critica ironica della mafia. La sua ridicolizzazione sfacciata del fenomeno mafioso, che includeva attacchi diretti a personaggi intoccabili della vita di Cinisi come Vito Badalamenti, viene raccontata con fervore da Salvo Vitale, suo collaboratore presso la trasmissione Radio Aut. È celebre l’esempio della sagra della ricotta di Cinisi, spesso citato da Salvo, nel quale il boss Badalamenti viene sagacemente ridicolizzato.
Questo e altri episodi simili scatenarono la reazione esemplare da parte della Mafia.

“Lo dobbiamo a noi stessi, ma anche agli altri” è una frase pronunciata durante uno degli incontri di questa settimana e che racchiude il senso della lotta alla mafia.                                                                                                                                                                                              Combattere la mafia è una scelta che in alcuni casi può rivelarsi complicata da da prendere, ma che denota altruismo, ma anche la speranza in un futuro basato sui valori di giustizia e legalità.

Con questo articolo si conclude la nostra esperienza in Sicilia. Speriamo di aver potuto condividere anche solo in parte le preziose esperienze che abbiamo vissuto.

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DIARIO DI SICILIA/Day 5 – Lotta alla mafia nel lavoro

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Di Angiolani Emanuele, Cichero Chiara, Crovetto Naoto, Maggi Pietro, Picardo Tommaso, Pistoia Paolo e Shelton Timothy.

La giornata di oggi si è aperta con l’incontro, a Marsala, con Don Fiorino, prete che si impegna quotidianamente per far conoscere le persone sicule che si sono impegnate nella lotta alla mafia attraverso l’associazione “I giusti di Sicilia”.

Con la guida di Padre Fiorino abbiamo conosciuto Giacomo Di Girolamo, coraggioso giornalista che da sempre racconta e denuncia le ingiustizie commesse ai danni del popolo siciliano senza censure. Con lui abbiamo dibattuto su quello che la mafia è stata e su come
si sta trasformando nel tempo, diventando “liquida”.

Successivamente ci siamo recati al Tribunale di Giustizia, dove abbiamo avuto l’onore di incontrare i pubblici ministeri della procura di Marsala: la Dottoressa Rana e il Dottor Piccitello.
Ci è stata data la possibilità di discutere la situazione siciliana da un punto di vista interno allo Stato. È stato interessante venire a contatto con persone istruite attraverso lo stesso percorso di studi intrapreso da Falcone e Borsellino.

L’ultima esperienza della giornata è stata la collaborazione con un’emittente locale (LaTr3) invitati da Padre Fiorino. Lasciamo di seguito il video della trasmissione.

https://fb.watch/ceMfElbXqa/

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