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Margherita Hack, scienza e società

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Se pensiamo allo scenario scientifico italiano contemporaneo, non possiamo fare a meno di citare Margherita Hack, importante astrofisica di fama internazionale, la quale si distingue non solo per le sue scoperte e la sua dedizione nel campo della fisica astronomica, ma anche per il suo impegno sociale e politico.

 

 

Cosa la rese un’astrofisica di tale portata?

Margherita si laureò in fisica e in seguito in astronomia nel corso degli anni quaranta. Subito dopo la laurea iniziò il suo impiego all’Istituto di ottica della città , dove teneva corsi di perfezionamento per neolaureati in fisica e matematica e , nel frattempo, si occupava di monitorare le macchie solari nell’osservatorio dell’istituto. Dopo un breve periodo di lavoro in un’industria, margherita cominciò lo studio astronomico di alcune Cefeidi e della costellzione della Velpicula, recandosi in seguito anche al celebre osservatorio di Brera. Nel 1950 vinse la cattedra universitaria di astrofisica.

Nel ’52 lavorò per sei mesi all’ Institut d’Astrophysique di Parigi intraprendendo degli studi riguardanti la luminosità delle stelle. Una volta tornata a Firenze riprese l’analisi delle Cefeidi. Approfondì poi l’astrofisica sperimentale ad Utrecht, nel 1955 si trasferì all’Università di Berkley. Grazie ai suoi studi , si rivelò che la vicinanza tra due stelle può provocare uno stato di eccitazione dei loro strati superficiali. I risultati di questo studio vennero pubblicati dall’importante rivista Astrophysical Journal.

 

Dal 15 dicembre del 63 la Hack divenne quindi titolare della cattedra di astronomia dell’Università di Trieste, ed ebbe per legge l’incarico di direttore dell’osservatorio astronomico. In quegli anni l’osservatorio di Trieste era l’ultimo in Italia, sia per numero di dipendenti che per la dotazione strumentale.

Vi era quindi la necessità di avviare nuovi programmi di ricerca e bandire rapidamente concorsi per tutti i posti vacanti per tecnici e astronomi.Nel 1971, quando entrò in funzione il telescopio da un metro per le ricerche di fotometria, fu realizzata la succursale di Basovizza e la sua attrezzatura scientifica fu portata a termine.Margherita Hack aveva già risolto i principali problemi che si era proposta di affrontare nel momento in cui assunse la direzione. Nel giro di relativamente poco tempo l’osservatorio di Trieste divenne ben noto in campo internazionale, sia per le ricerche spettroscopiche e fotometriche di fisica stellare, che per quelle di radioastronomia solare. Nel 1974 proprio a seguito di tutto ciò a Margherita Hack fu chiesto di organizzare il secondo congresso europeo dell’Unione astronomica internazionale.

 

 

 

 

L’IMPEGNO SOCIALE :

Margherita però non va ricordata solo per il suo successo nel mondo della fisica e per il suo contributo alla divulgazione scientifica, bensì per il suo impegno sociale e politico, altrettanto degno di nota. Vegetariana, atea, sostenitrice delle coppie gay e dell’eutanasia legale, diventerà un punto di riferimento di giovani radicali, e prestò sempre il suo volto e le sue parole per battersi a favori dei diritti civili e sociali.

Per quanto riguarda i diritti civili..

Nel 12 agosto 2010 Margherita Hack fu premiata  come personaggio gay dell’anno per la sua attività a favore dei diritti civili e del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. In quell’occasione dichiarò che «da parte di altri paesi è certamente un segno di civiltà. Noi invece siamo un paese arretrato, che non sa cos’è il rispetto della libertà. Il Vaticano è certamente un deterrente che influenza la classe politica, ma la politica non è libera e non ha il coraggio di reagire. E se non reagisce questo significa che è più bacchettona della Chiesa e non sa cos’è il rispetto della libertà altrui».

La Hack si schierò poi a favore della proposta di legge a iniziativa popolare promossa riguardo l’eutanasia legale: l’astrofisica fiorentina si dichiarò favorevole alla liceità dell’eutanasia e al rifiuto dei trattamenti sanitari.

Nell’anno 2011: sottoscrisse il proprio testamento biologico.

Impegno per difendere gli animali:

La Hack è sempre stata un animalista convinta e vegetariana sin da bambina.Più volte la scienziata è intervenuta per difendere il vegetarianesimo  che deve essere abbracciato come scelta sia etica che scientifica e ha più volte denunciato gli allevamenti intensivi, dove agli animali sono causate enormi sofferenze e dove le bestie sono sottoposte a trattamenti ormonali che non ne rendono sana la carne.Una scelta che, nel corso degli anni, è stata supportata anche da una visione filosofica del rapporto fra uomini e animali: «Gli animali sono creature di questa terra – raccontava in un’intervista  – sono nostri fratelli e quindi non si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi,che hanno capacità di amare e soffrire. E quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più evoluto, più potente. Ma questo non vuol dire che dobbiamo abusare di loro».

Impegno sul nucleare:

Riguardo al tema della questione energetica Margherita Hack si è sempre espressa contro la costruzione di centrali nucleari in Italia, ma a favore della ricerca sul nucleare, spiegando che l’Italia non è in grado di mantenere i costi e i mantenimenti delle centrali. Sostenne perciò l’esistenza di «una paura irrazionale, anche scientifica, per l’energia nucleare», che però «inquinerebbe molto meno dell’energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere». Al contempo sottolineò sempre l’importanza della ricerca anche riguardo alle energie rinnovabili che contribuiscono a soddisfare parte del fabbisogno energetico.

La difesa del mantenimento dell’insegnamento in Italiano nelle università:

Nella sua intervista, rilasciata l’8 giugno 2013, la Hack affermò la sua contrarietà all’utilizzo esclusivo e obbligatorio della lingua inglese nelle università italiane, dichiarando che «non bisogna abbandonare la propria lingua, certi concetti si possono esprimere solo quando una lingua si conosce molto bene come la propria.

L’IMPEGNO POLITICO:

La fede politica rivolta alla Sinistra rimase sempre forte tanto che la Hack si candidò alle elezioni regionali in Lombardia nel 2005, all’interno della Lista del Partito dei Comunisti Italiani ottenendo 5634 voi nella città di Milano. Dopo la sua elezione cedette il seggio. Alle elezioni politiche dell’anno successivo si schierò nuovamente al fianco del Partito dei Comunisti Italiani: candidata in molteplici circoscrizioni della Camera, ancor una volta, dopo essere stata eletta, rinunciò al seggio ottenuto per continuare a dedicarsi all’astronomia.

 Nel 2009 si candidò alla Lista Anticapitalista per le elezioni europee di giugno come capolista nella Circoscrizione Isole e nella Circoscrizione Nord-Ovest, ma non fu eletta perché la lista non raggiunse la soglia del 4%. Lo stesso anno scrisse sulla rivista MicroMega una lettera aperta al Presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi, riguardo ai procedimenti giudiziari in cui era coinvolto e sul suo presunto tentativo di eluderli.Nel 2011 prese la tessera del partito Democrazia Atea, con cui si candidò alle elezioni politiche del 2013 come capolista alla Camera nella Circoscrizione Veneto 2. Infine, nell’Ottobre 2012 sostenne apertamente Nichi Vendola alle elezioni primarie del Centrosinistra, mentre, in fase di ballottaggio tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, si schierò a  favore di quest’ultimo.

SCIENZA E RELIGIONE:

Per quanto riguarda la religione, la Hack, proveniente da una famiglia aderente alla Società  teosofica, si formò da sé una propria opinione circa la religione e sempre si dichiarò atea, tanto da diventare Presidente onorario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Le sue posizioni non comportarono però mai il disprezzo nei confronti dei credenti, anzi la scienziata dichiarò che «Gesù è stato certamente la maggior personalità della storia. Il suo insegnamento, se è resistito per 2000 anni, significa che aveva davvero qualcosa di eccezionale: ha trasmesso valori che sono essenziali anche per un non credente». Inoltre riteneva possibile il dialogo tra scienza e fede: «Scienza e fede possono benissimo convivere. Lo scienziato credente adotterà il metodo scientifico per le sue ricerche e attribuirà la capacità del cervello umano di decifrare l’universo a questa misteriosa entità chiamata Dio, ispiratore della ragione e anche causa ultima del mondo. Il non credente, dal canto suo, prenderà atto del fatto che la materia nelle sue forme più elementari abbia la capacità di aggregarsi e formare atomi e molecole, stelle e pianeti, ed esseri viventi. Ateo e credente possono anche dialogare, a patto che ambedue siano laici, nel senso che rispettano le credenze o le fedi dell’altro senza voler imporre le proprie».

Più duri furono invece gli scontri con il Vaticano che la Hack riteneva un grosso ostacolo alla ricerca scientifica: secondo la scienziata, la Chiesa si era intromessa nelle questioni scientifiche già ai tempi di Galileo e continuava a farlo anche in merito alle più recenti scoperte, come quella delle cellule staminali, promuovendo una vera e propria azione antiscientifica. Ciò che criticò soprattutto furono quelle che lei definiva le ingerenze del Vaticano in tutti i campi dell’esistenza e sottolineò in più occasioni la laicità dello Stato italiano.

 

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XENOBOT/Arriva il primo robot vivente

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Con l’inizio del nuovo decennio l’umanità continua senza sosta nella ricerca scientifica volta a sfruttare ogni mezzo possibile per migliorare la nostra vita nel quotidiano e nei casi di estrema necessità. Che questi siano legati alla salute o alla conoscenza, questo nuovo millennio ha ampliato nuovi orizzonti considerati per anni irraggiungibili dall’essere umano, e oggi ci troviamo di fronte a una realtà che abbiamo sempre considerato essere al di fuori del possibile.
Stiamo parlando dell’invenzione del primo robot vivente.
Nonostante questa sembri una notizia irreale possiamo affermare con certezza la veridicità di questa nuova invenzione sviluppata nell’University of Vermont (USA), anche se non corrisponde precisamente a ciò che si può immaginare a primo impatto. Non si tratta di un robot tradizionale o di una nuova specie animale, ma di un organismo vivente e programmabile assemblato interamente con cellule viventi attraverso un super computer. Prendono il nome di “Xenobot”, in riferimento alla rana africana Xenopus Laevis dai cui embrioni gli scienziati hanno prelevato delle cellule staminali che uniti in un agglomerato danno vita a questi robot le cui dimensioni non supera il millimetro. Questo prototipo biodegradabile, definibile come una nuova classe di artefatti, è il risultato di simulazioni al computer attraverso algoritmi per la costruzione e dell’incubazione delle cellule staminali volta a moltiplicarle, fino a raggiungere il migliaio; questi due processi hanno permesso lo sviluppo di diversi tipi di tessuti, tra i quali anche strati cardiaci che permettono la locomozione dell’organismo e il trasporto. Ciò significa che l’utilizzo dei “Xenobot” può variare a diversi campi di applicazione: dalla somministrazione di farmaci attraverso il trasporto all’interno del nostro corpo, alla rimozione di microplastiche nell’oceano e alla ricerca di contaminazioni radioattive. Questi sono solo esempi dei possibili impieghi di questa affascinante invenzione, ma nonostante il prezioso vantaggio che l’umanità può trarre da essa, degli osservatori hanno fatto notare il possibile (seppur ipotetico) utilizzo della medesima per cause meno nobili, come lo sviluppo di bio-arme. Per tale ragione è facile immaginare che la crescita di questo filone di ricerca dovrà essere accompagnata dalla stesura di precise linee guida di carattere etico.

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ALCUNE PICCOLE COSE/8- In continua attesa di un’altra vita quello che non viviamo è l’oggi

Federico Pichetto

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Quando la settimana riprende il suo cammino,

le cose sembrano sempre troppo distanti per essere raggiunte,

le persone troppo lontane per essere toccate,

e io mi ritrovo in questa enorme distanza

che è la misura della mia solitudine. (altro…)

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ALCUNE PICCOLE COSE/7- E se per caso doveste partire, ricordate di portarvi dietro una porta

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Si chiama TOI-700D e sarebbe, secondo il telescopio spaziale Tess, il primo pianeta individuato al di fuori dal sistema solare nella cosiddetta “zona abitabile”. Ci sono le montagne, potrebbe esserci l’acqua, è a circa cento milioni di anni luce, ma il tempo e la tecnologia ovvieranno a questo problema. (altro…)

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