YEMEN/Una realtà consegnata al silenzio
Dal 2014 lo Yemen è teatro di una lunga e logorante guerra civile, scoppiata dopo la presa della capitale, San’a’, dal gruppo di fanatici religiosi Houthi, anche detti Partigiani di Dio, che hanno chiesto prezzi del carburante più bassi e un nuovo governo.
Nel gennaio del 2015, in seguito al rifiuto di queste proposte, gli Houthi, fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, hanno attaccato il palazzo presidenziale, costringendo l’attuale presidente, Abdrabbuh Mansur Hadi, e il suo governo a dimettersi.
Da allora la situazione è andata peggiorando.
Nonostante ciò, i giornalisti di oggi sembrano non dare il giusto peso alla vicenda; ormai i media tradizionale seguono le “mode”, non si interessano più della notizia in sé, ma solo dell’importanza che può avere per la loro visione del mondo.
Gli argomenti di tendenza, la guerra nella Striscia di Gaza o la presidenza Trump, occupano perennemente le prime pagine dei giornali. non si parla d’altro e la gente sembra quasi che si sia dimenticata di queste guerre “minori”.
Bambini che muoiono, crisi umanitarie e centinaia di morti non riescono a farsi sentire quanto Trump che proclama un nuovo dazio.
Ogni giorno centinaia di persone devono lottare per la loro vita, per un pezzo di pane o per un goccio d’acqua che sperano sia potabile.
Nell’arco di 10 anni, dal 2014 al 2024, circa 11 500 bambini sono morti o per la fame o per qualche malattia o per un attacco militare; la situazione è grave, ma la cosa ancora più grave è la facilità con la quale il mondo riesce a chiudere gli occhi e a voltare le spalle.
Fin dall’inizio del conflitto, la crisi umanitaria in Yemen si è affermata come una delle più grandi in tutto il mondo: su 19 mila persone che hanno bisogno di aiuti umanitari circa 10 mila sono bambini.
Secondo l’UNICEF, un bambino su due soffre di malnutrizione acuta e sempre più donne non sono in grado di allattare i neonati a causa della malnutrizione.
Un’altro campo in crisi è l’istruzione: più di seimila bambini avrebbero bisogno di essere seguiti, anche se circa tremila di loro non hanno accesso a una qualsiasi forma di istruzione.
Il bisogno di cibo, di acqua e di medicine aumenta sempre di più, ma la situazione non migliora: quasi tutte le strutture sanitarie yemenite non sono operative e non possono garantire un’assistenza medica adeguata, più di 15 mila persone non riescono ad ottenere acqua potabile e oltre 17 mila sono sprovviste di servizi igienico-sanitari essenziali.
Per far fronte a questa situazione l’UNICEF sta cercando di inviare sempre più aiuti di qualsiasi tipo, soldi, cibo e cose simili, però non basta: bisogna che la comunità internazionale intervenga per provare a risolvere un problema che va estirpato alla radice. E che non è solo dello Yemen.
Di Mattia Cioffi e Elia Curti









