SPORT/Il raggio di sole di Milano Cortina 2026
Dal ritiro a sedici anni all’oro olimpico: la scelta di fermarsi che ha cambiato tutto
“Nessuno mi dirà più cosa mangiare, quando allenarmi, cosa indossare sul ghiaccio. Questa sono io!”. è questa la filosofia di Alysa Liu, la pattinatrice del momento che ha conquistato la medaglia d’oro nel pattinaggio artistico femminile individuale alle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Ma qual è la sua storia? Cosa le ha permesso di vincere l’oro nonostante il ritiro dalle piste nel 2022?
La bambina prodigio che volava troppo in fretta
Alysa Liu, la figlia maggiore di 5 fratelli, nati tutti attraverso la gestazione per altri, comincia la sua carriera da pattinatrice all’età di 5 anni. Il padre, Arthur Liu, fece della sua carriera il suo secondo lavoro a tempo pieno, arrivando a spendere tra i cinquecentomila e il milione di dollari per sostenerla. Nel 2019, a soli tredici anni, Alysa Liu diventa la più giovane campionessa nazionale nella storia degli Stati Uniti, un risultato che la proietta immediatamente sotto i riflettori del mondo. È la prima americana ad atterrare per ben tre volte il triplo Axel in gara e, l’anno successivo, inserisce nel suo repertorio anche un salto quadruplo. Il mondo del pattinaggio la guardava come la grande speranza americana, l’erede dell’iconica e amatissima Michelle Kwan. Tuttavia, quando tutto accade così in fretta, il rischio è che l’identità personale resti indietro. Alysa non è più solo una ragazza che pattina per divertimento: diventa un simbolo, un investimento del padre, una promessa che non può permettere assolutamente di deludere. “Non avevo un solo giorno libero, quindi era piuttosto intenso… Fin da bambina, mi dicevano cose come: ‘Non mangiare quello’. Non potevamo nemmeno bere acqua a causa del peso dell’acqua. Immagina di dire a una tredicenne che non può bere acqua a causa del peso dell’acqua!”, afferma l’atleta in numerose interviste, “Mi dicevano quando allenarmi, cosa mangiare, cosa indossare, quale musica scegliere”. Il padre, sempre presente, controllava ogni sessione di allenamento con una lista di salti da spuntare, e quando i tecnici non soddisfacevano i suoi standard, semplicemente li rimpiazzava.
Il cambiamento interiore a Pechino
In seguito alla pandemia mondiale causata dal covid-19, le piste di pattinaggio chiudono, “ho pensato: ecco come ci si sente quando ci si ferma. E mi è piaciuto molto”.
Ai Giochi olimpici invernali di Pechino 2022, tuttavia, torna a pattinare, quasi controvoglia. Ha solo sedici anni, ma l’attenzione mediatica su di lei è quella riservata a una leggenda dello sport. La sua gara è solida, tecnicamente valida, ma non basta per il podio individuale, arrivando al settimo posto complessivo. In pista si intravede qualcosa di diverso dal solito: il talento e la preparazione atletica ci sono, ma sembra mancare la gioia. Il pattinaggio artistico è uno sport spietato, dove il più piccolo errore può influire pesantemente sul risultato e la perfezione è l’unico standard accettato.
Il coraggio di fermarsi e respirare
Poche settimane dopo le Olimpiadi di Pechino, arriva un annuncio su Instagram che lascia molti spiazzati, “Heyyyyy, quindi sono qui per annunciare che mi ritirerò dal pattinaggio”. Sembra finire qui la carriera, a soli 16 anni, di una promessa del pattinaggio. In un ambiente che normalizza sacrifici estremi, controllo del peso, allenamenti totalizzanti e pressione costante, la scelta di Alysa appare quasi inconcepibile. Ma non è una fuga, è una decisione lucida. Per anni qualcuno ha stabilito per lei cosa mangiare, quando allenarsi, quale musica utilizzare, quale salto realizzare.. Alysa aveva bisogno di spazio, di una vita normale di una teenager normale: si iscrive all’UCLA, partecipa ai concerti, fa gite in macchina, dorme a casa delle amiche, scala fino al campo base dell’Everest in Nepal, scopre finalmente cosa significava scegliere cosa mangiare senza che qualcuno controlli il piatto.
Un ritorno consapevole e luminoso
Nel 2024, dopo una gita con gli sci in famiglia sul lago Tahoe, si riaccese qualcosa dentro di lei, una scintilla. Chiamò Phillip Di Guglielmo, un vecchio tecnico dei suoi allenamenti licenziato dal padre, e si presentò con le sue condizioni: avrebbe scelto lei la musica, avrebbe detto lei quando allenarsi di più e quando rallentare, avrebbe deciso cosa mangiare, cosa indossare… nessuno l’avrebbe più controllata. “Era felice, ma non volevo che mio padre fosse coinvolto come prima”. Arthur, venuto a sapere della situazione dalla stessa figlia, rimase ferito, ma capì.
Il ritorno è stato trionfale: a 11 mesi dalla ripresa, nel 2025, ha vinto il titolo mondiale a Boston e a meno di due anni è arrivato il titolo olimpico. La medaglia d’oro a Milano Cortina 2026 non è soltanto il coronamento di una carriera, ma anche la dimostrazione che fermarsi non equivale a fallire e arrendersi. La sua vittoria racconta qualcosa che va oltre il pattinaggio: il diritto di ridefinirsi, di cambiare ritmo, di mettere la salute mentale davanti alle regole ferree che molti promuovono. Sul gradino del primo posto non c’è solo una campionessa olimpica. C’è una giovane donna che ha imparato a separare la propria persona da un punteggio, che pattina per la propria felicità e non per quella degli altri, e questa, in fondo, è la conquista più grande.
Di Giuseppe Cirillo







