CIME TEMPESTOSE/Un Harmony settecentesco

Il film “Cime Tempestose” è uscito nelle sale italiane il 12 febbraio, sull’onda dell’apparente successo in quelle americane. Il weekend di San Valentino centinaia di migliaia di italiani  sono corsi al cinema per vedere un adattamento svecchiato dell’omonimo classico, rimanendone, però, delusi.

I dialoghi imbarazzanti e privi di senso, la totale mancanza di trama e la relazione tossica tra i due protagonisti culminano in un finale dolce amaro: amaro perché la protagonista muore, dolce perché il film finisce. Su internet si legge, inoltre, che il film è l’ adattamento di un famoso libro di un’autrice inglese, ma guardandolo si può giungere alla conclusione che non possa essere altro che “50 sfumature di grigio”.

Si da il caso, però, che esista effettivamente un libro chiamato “Cime Tempestose”, scritto da Emily Bronte nel 1847. Il romanzo in questione tratta di argomenti come l’ amore ossessivo, la morte, il razzismo, le convenzioni sociali e la vendetta; appartiene, inoltre, ai sottogeneri del gotico, tragico e soprannaturale. Tutti questi elementi, uniti a una storia forse un po’ pesante, ma di sicuro non priva di colpi di scena, avrebbero potuto dare vita a un film avvincente, con una tormentata storia d’amore, visioni inquietanti e un’ambientazione avvolta dal mistero. Nonostante  i limiti inevitabili che subentrano nel passaggio dalla carta del romanzo alla pellicola del film, il regista avrebbe comunque potuto avere tutte le carte per rendere giustizia ad uno dei più grandi romanzi della storia inglese.

La pellicola realizzata invece, non rispecchia nessuno di questi argomenti: si concentra unicamente sulla storia d’amore, che però viene totalmente stravolta. Per dare un’idea, Cath e Heathcliff non confessano il loro amore in punto di morte come nel libro, ma intraprendono una relazione  extraconiugale che dura per metà film, dunque tutta la tensione emotiva per un amore impossibile. Vengono eliminate, inoltre, le parti importanti per la storia -Hindley, fratello di Catherine; i figli dei protagonisti, personaggi principali della seconda parte del libro; Nelly che racconta la storia al signor Lockwood.

Cosa rimane, alla fine, di questo film?

In una sola espressione: sesso tra i più belli di Hollywood.

Margot Robbie e Jacob Elordi si destreggiano in (senza) elaborati abiti settecenteschi in effusioni che lasciano poco all’immaginazione.

Tutto di questo film è stato creato per creare controversie: dal trailer, al marketing, fino alla scelta degli attori. Scegliere Margot Robbie e Jacob Elordi -due degli attori più pagati di Hollywood- come protagonisti è stata la prima scelta discutibile. Non solo i due non rispecchiano l’età degli innamorati nel romanzo, ma in più il personaggio di Heathcliff non viene rispettato nelle sue caratteristiche etniche specifiche e importanti anche ai fini della storia. Questi elementi contribuiscono a creare problematiche nella storia d’amore impossibile per motivi culturali e sociali.

Dunque, lo scopo di questo film non era altro che creare scalpore per attirare l’attenzione, creando una storia parallela che non c’entrava niente con la storia originale; ma dei personaggi apertamente classisti e razzisti, una relazione tossica e le pressioni che la società aveva sulla donna ai tempi non avrebbero creato lo stesso rumore mediatico?

Da qui, però, riemerge l’ eterno dubbio: perché continuare a realizzare film, se poi stravolgono completamente la trama e il significato dell’opera?

Di Giulia Gazzale e Martina Stolfo