VIOLENZA/Il presente uccide il futuro
Oggi atti di violenza colpiscono sempre di più la nostra società, essi si esprimono secondo diverse modalità, le più gravi il suicidio e l’autolesionismo.
Per sensibilizzare l’argomento si è deciso di riportare alla luce un’episodio di tre anni fa, avvenuto in una tranquilla cittadina della Liguria.
Questo evento ha coinvolto la scuola media Giustiniani di Rapallo, i fatti testimoniano un tentato suicidio in data 22 marzo 2023 da parte di una ragazzina dell’età di dodici anni.
La giovane avrebbe avuto un futile screzio con un compagno di classe in mattinata, seguito da un rimprovero da parte della professoressa. Poco prima della fine delle lezioni, verso le 13.30, la ragazza si è diretta verso la finestra; la docente ha subito intuito le intenzioni della ragazza, per questo si è avvicinata a lei tentando di fermarla. Il tentativo si è dimostrato vano poichè la ragazza è riuscita a divincolarsi dalla presa dell’insegnante, per poi scavalcare il davanzale e gettarsi nel vuoto facendo un volo di sei metri di fronte agli occhi attoniti dei compagni di classe. A chiamare tempestivamente i soccorsi fu proprio la professoressa in stato di choc, in seguito alla chiamata i vigili del fuoco e i medici del 118 della Croce Rossa di Santa Margherita sono giunti sul posto portando con un elicottero la ragazzina in codice rosso nell’ospedale Gaslini di Genova con diversi traumi.
La domanda sorta a tutti è: “Cosa porta un giovane a tentare di commettere un gesto così estremo?”
Le ipotesi sono innumerevoli ma non hanno trovato risposta. È infatti difficile comprendere perché una ragazzina si sia trovata in un dolore tale da pensare che togliersi la vita sarebbe stata l’unica opzione possibile.
Ciò che fa riflettere è l’aumento dei casi d’autolesionismo e di suicidio da parte dei giovani. Solamente nel 2022, cinquemila diciassette giovani tra quindici e diciannove anni sono morti per suicidio nell’Unione Europea. I dati infatti testimoniano che, in questa fascia d’età, una persona su sei perde la vita a causa del suicidio; il tasso più alto si osserva tra i venticinque e i ventinove anni con un preoccupante dato di otto persone su centomila, seguito dalla fascia precedente dei venti e ventiquattro e infine dai quindici ai diciannove. L’aspetto più preoccupante di questi dati è l’età delle vittime, però la risposta si può nei cambiamenti che si sono verificati tra le vecchie e le nuove generazioni.
Dall’inizio degli anni 2010, i tassi di malattie mentali adolescenziali come ansia e depressione hanno subito una brusca svolta verso l’alto. L’anno 2007, quando lo smartphone comparì sul mercato, fu anche l’anno in cui il malessere tra i giovani cominciò a peggiorare significativamente. I fattori sono molteplici e includono anche isolamento sociale, confronti irrealistici, cyberbullismo e disturbi del sonno legati all’uso degli schermi.
La questione rimane comunque aperta e necessita di ulteriori indagini.
Di Nicole Di Sarro









