INTERNI/Quando una soluzione porta a un problema
Da quasi due settimane in italia la situazione politica è diventata alquanto delicata: le tensioni tra governo e magistratura sono ai massimi storici, idem quelle con gli organi internazionali; le accuse fatte al capo dello stato e ai ministri Nordio e Piantedosi sono l’ultima goccia che rischia di far traboccare il vaso.
IL FATTO
Almasri (che è il nome di battaglia per Osama al-Najeem) è un membro di rilievo di un gruppo militare islamista e gestisce le carceri di Tripoli; è accusato di svariati omicidi e il 18 gennaio di questo stesso anno è stato accusato dalla Corte Penale Internazionale (Cpi) di crimini di guerra e contro l’umanità. Il 19 gennaio, Almasri è stato catturato a Torino e rinchiuso subito dalla Corte d’appello di Roma. Per i prigionieri accusati dalla Cpi serve però un procedimento diverso dai comuni criminali: dev’essere il ministro della Giustizia stesso (nel nostro caso Nordio) a dover approvare la condanna da parte del giudice. Qui sorge il primo problema.
I CAVILLI E LA SCARCERAZIONE
Secondo procedura il ministro Nordio era stato informato il 20 gennaio dalla Corte d’appello, ma da parte della carica governativa non è giunta risposta, dunque il detenuto è stato liberato la mattina del 21 gennaio. Il ministro a questo punto avrebbe potuto incarcerare nuovamente il detenuto, ma anche in questo caso non è stato fatto ciò: infatti Almasri è stato riportato in Libia con un volo dei servizi segreti italiani la sera stessa della scarcerazione. Da quest’ultimo fatto nascono le accuse alla presidente del consiglio Giorgia Meloni e al ministro degli interni Piantedosi: il volo dei servizi segreti non sarebbe potuto partire senza il consenso di entrambe le figure statali.
LE DENUNCE
Il 28 gennaio, alla premier e ai due ministri indagati con lei, è arrivato da parte del procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi un avviso di garanzia. Il centro destra italiano si è subito schierato a favore della premier, indicando questa azione della magistratura come una “ripicca”: infatti in questo ultimo anno è stato caratterizzato da tensioni tra l’organo esecutivo, cioè il governo, e quello giudiziario, cioè la magistratura.
LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE ENTRA IN SCENA
La situazione aveva raggiunto quasi uno stallo, finchè il 6 gennaio la Corte Penale Internazionale, la stessa che ha accusato Almasri, ha inviato un fascicolo di indagine sull’operato del governo italiano, per verificare se ci sia stato un ostacolo all’amministrazione della giustizia, che andrebbe contro all’articolo 70 dello Statuto di Roma (in cui sono contenute tutte le norme che regolano i comportamenti degli stati membri della Cpi). Il 10 febbraio è stato ufficialmente dichiarato che la Corte aveva iniziato ad indagare, mandando una richiesta al governo italiano sulle motivazioni per le quali avessero adempiuto agli obblighi di cooperazione.
La situazione è dunque molto delicata: il governo italiano, dopo un periodo di tensioni con un altro dei tre organi fondamentali dello Stato, è sotto inchiesta da parte della Corte Penale Internazionale per inadempimento di obblighi internazionali abusando dei propri poteri esecutivi. Il fatto potrebbe spaccare in due il governo italiano, ma anche renderlo più saldo qualora ne uscisse illeso; la questione è ancora aperta e solo il tempo ci saprà dire cosa accadrà e soprattutto quali conseguenze avrà sul nostro Paese.
Di Gabriele Melis










