La memoria è per o contro la vita?

Durante l’anno scolastico le lezioni sui filosofi Henri Bergson e Friedrich Nietzsche hanno suscitato in me particolare interesse e curiosità, soprattutto la tematica della memoria, vista in maniera diversa tra i due pensatori.  Perché che cosa significa essere felici? La felicità è conciliabile con la finitezza della condizione umana, cioè con il suo senso del tempo e della storia ovvero con la memoria? Poiché una mente infinita vivrebbe di fatto in un eterno luminoso presente, la memoria è forse il segno più evidente di una mente finita: siamo “costretti” a ricordare proprio perché siamo uomini e sappiamo di non essere eterni. I nostri interrogativi sulla felicità riguardano quindi il ruolo della memoria nella vita dell’uomo, la sua funzione e la sua utilità, possono essere dunque sintetizzati nella domanda:

La memoria è per o contro la vita?

Se lo chiedessimo a Bergson la vita sarebbe impossibile senza la memoria: concepire un’esistenza priva di qualsiasi ricordo significherebbe esplorare un’instabilità assoluta, perché una delle condizioni principali della sopravvivenza è l’apprendimento attraverso l’esperienza, vale a dire la possibilità di memorizzare le esperienze fatte per poterle ripetere se sono vantaggiose ed evitarle se sono dannose. La memoria è quindi indispensabile alla vita, anzi è una delle sue prestazioni superiori, che innalza la vita a livello della cultura. La memoria per il filosofo dunque è intesa come essenza profonda della vita, egli è convinto che essa costituisca per l’uomo il principale strumento per sopravvivere, per lottare contro disgregazione e distruzione. Nella prospettiva del filosofo francese, la memoria non è una funzione puramente “intellettuale” ma agisce anche a livello fisico, perché anche il corpo, come la mente, conserva le “tracce” delle esperienze passate, senza le quali non potrebbe affatto muoversi nel mondo.

Per Nietzche invece la memoria porta con se un carico di dolore, al punto che si potrebbe dire che il senso stesso dell’esperienza è legato non tanto agli eventi positivi, quanto agli eventi negativi, che ci cambiano e che restano come “segni” o “tracce” nella nostra coscienza. Da questo punto di vista, il ricordo può risultare un impedimento per  la vita stessa, come accade nel caso di un trauma, di un evento infelice, che si vorrebbe dimenticare e che invece continua a gravare (a livello conscio e inconscio) sulla nostre scelte. Il “peso” della memoria può essere un’ombra che rende la vita meno luminosa e felice, un freno per la pienezza dell’esistenza. La vita ha bisogno di un oblio e la felicità coincide con la possibilità di dimenticare. La memoria e quindi anche la storia è un peso per la vita, qualcosa che la lega al passato e le impedisce di estrinsecarsi in tutta la sua forza e in tutta la sua libertà.

 

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