VIOLENZA/Quando i sentimenti non trovano parole
Questo articolo fa parte di una serie di elaborati che hanno lo scopo di riflettere sul fenomeno della violenza nei vari ambiti della società, soffermandosi su fatti realmente accaduti cercando di indagare il ruolo delle istituzioni nei confronti di questa problematica sempre più in aumento.
Riconoscere, capire e gestire le emozioni non è automatico: perché gli adolescenti sono i più vulnerabili e come questa difficoltà può riflettersi sui comportamenti.
Cos’è l’analfabetismo emotivo?
Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di analfabetismo emotivo, un termine che indica la difficoltà di riconoscere, comprendere e descrivere ciò che si prova dentro. In psicologia questa condizione è chiamata alessitimia — dal greco a- (assenza), lexis (parola) e thymos (emozioni) — e descrive una vera e propria “assenza di parole” per le emozioni proprie e altrui. Non significa che le persone che ne soffrono siano fredde o prive di sentimenti. Chi è alessitimico sente emozioni profonde, ma fatica a nominarle, interpretarle e comunicarle, spesso pensando che esprimere ciò che si prova sia inutile o addirittura un segno di debolezza.
Perché colpisce soprattutto gli adolescenti
L’adolescenza è un periodo di profonda trasformazione emotiva e sociale. Il cervello sta completando importanti processi legati alla regolazione delle emozioni e alla comprensione delle relazioni complesse. Non sorprende quindi che, secondo studi recenti, tra il 7% e il 21% degli adolescenti mostri livelli significativi di alessitimia. In questa fase della vita, le emozioni sono intense ma ancora caotiche: rabbia, ansia, frustrazione e delusione possono diventare difficili da riconoscere e gestire, soprattutto se non si ha un vocabolario emotivo sviluppato.
Conseguenze comportamentali e sociali
Quando non si riesce a capire cosa si prova, le emozioni possono manifestarsi in modi distruttivi o incomprensibili. Gli adolescenti alessitimici mostrano spesso: comportamenti ostili o aggressivi, ritiro sociale o chiusura emotiva, difficoltà a gestire stress e conflitti, problemi relazionali e scolastici. Studi indicano una correlazione tra alessitimia e atti di violenza o comportamenti rischiosi tra coetanei. Recenti rapporti italiani hanno rilevato episodi di aggressioni fisiche nelle scuole, con una percentuale significativa di studenti che ha fatto uso di coltelli per intimidire o ferire. Questi episodi evidenziano come la mancanza di strumenti emotivi possa contribuire a reazioni impulsive e violente.
L’importanza dell’educazione emotiva
Affrontare l’analfabetismo emotivo significa offrire ai ragazzi strumenti per riconoscere, capire e comunicare le proprie emozioni. Non basta punire o limitare i comportamenti violenti: serve una formazione emotiva e relazionale, a scuola e in famiglia. Un vocabolario emotivo più ricco aiuta a: gestire la rabbia e la frustrazione, comprendere meglio sé stessi e gli altri, prevenire conflitti e violenze. Gli esperti sottolineano come l’educazione affettiva sia fondamentale, soprattutto nei contesti scolastici, per trasformare la vulnerabilità adolescenziale in consapevolezza e capacità di mediazione.
Un buco nel cuore
L’analfabetismo emotivo non è un “buco nel cuore” né una scusa per giustificare comportamenti sbagliati. È una difficoltà reale che può rendere complicati i rapporti e aumentare i rischi di conflitto. Gli adolescenti che imparano a dare parole alle proprie emozioni acquisiscono strumenti concreti per affrontare la vita, comunicare meglio, e prevenire episodi di violenza o incomprensioni. Investire nella alfabetizzazione emotiva significa costruire ragazzi e adulti più consapevoli, equilibrati e capaci di empatia.
Articolo di Rotundo Francesco, Natale Oscar e Cirillo Giuseppe










