POV/Grave disputa alla corte circa gli Indios
Questo articolo fa parte di una serie che è incentrata sull’analisi di diverse tematiche attraverso punti di vista differenti, analizzati a partire da dibattiti e ricerca delle fonti.
La scoperta di nuovi territori, chiamati Indie, avvenuta nell’ ottobre del 1492 per merito dell’ esploratore Cristoforo Colombo ha fatto scaturire molte dispute all’ interno degli ambienti dotti della Corona Spagnola. La più recente, avvenuta poco tempo fa durante la Giunta di Valladolid, ha visto opporsi diverse opinioni riguardanti le popolazioni comunemente denominate Indios. La loro presenza nel territorio scoperto ha dato inizio a un acceso dibattito su come ci si debba comportare nei loro confronti.
In molti si sono detti favorevoli all’ assoggettamento di queste popolazioni, in primis per trasmettere loro i valori del cristianesimo e diffondere la Parola di Dio. Tra questi lo stesso Colombo ha espresso grande entusiasmo nel suo ruolo di evangelizzazione. Inoltre, Juan Ginés de Sepulveda, illustre scrittore nostro connazionale, ha descritto le popolazioni come selvaggi senza Dio, disperati dell’ aiuto della religione. Il portoghese Tommaso Ortiz, di uguale posizione, li ha descritti come “uomini (che) mangiano carne umana e sono sodomiti più di qualunque altra gente”
A questa diffusa versione dei fatti si accosta una visione più pacifica sostenuta, tra gli altri, dal vescovo Bartolomé de las Casas. Alcuni Indios arrivati in Spagna, contrariamente a ciò che è stato descritto, si sono dimostrati docili e benevoli, pur stando in un luogo a loro molto sconosciuto. Las Casas, che ha lavorato nelle encomiendas prima di intraprendere la carriera ecclesiastica, supporta la loro causa, incoraggiando il sovrano e l’autorità papale a non conquistare gli indigeni ma sfruttare le popolazioni africane.
Resta dunque aperta una disputa che non riguarda solo le terre d’oltremare, ma l’onore stesso della cristianità e il giudizio che la storia darà delle azioni compiute in questo tempo.
Mentre alcuni giustificano la conquista in nome della fede e della civilizzazione, altri parlano del riconoscimento dell’umanità e della dignità di quei popoli.










