Come possiamo dedurre dagli avvenimenti degli ultimi giorni, sempre più spesso gli episodi di violenza hanno luogo in spazi pubblici, quali parchi, stazioni e, soprattutto in ambienti scolastici. Gli atti violenti da parte di studenti, come dimostrano anche i dati, sono sempre più in crescita, sia verso il personale sia tra di loro, proprio a scuola, che dovrebbe essere uno spazio di dialogo, apprendimento e inclusione. Frequentare la scuola non dovrebbe avere il solo fine di acquisire conoscenze in campo culturale, ma anche di condividere le proprie esperienze ed emozioni che ci accompagnano tutti i giorni, proprio per evitare atti estremi dovuti ad un disagio personale.
In questa circostanza, che ruolo hanno i docenti? Qual è il rapporto da mantenere con gli studenti affinché venga fornito loro il giusto supporto emotivo?
Parlando della forma più comune di violenza, il bullismo, le statistiche emerse da un’indagine condotta su oltre mille studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado da “ScuolaZoo”, la più grande community di studenti in Italia, mostrano che 6 studenti su 10 sono vittime di violenza. Molti di loro raccontano di essersi sentiti ignorati o di aver visto le proprie richieste sminuite da compagni e docenti. Questa mancanza di ascolto può avere conseguenze profonde, portando i ragazzi a chiudersi in sé stessi, a sentirsi soli e a non cercare più aiuto. Uno degli aspetti più preoccupanti dell’indagine è che il 41% degli intervistati non è riuscito a confidarsi con nessuno a causa della paura, della vergogna o della mancanza di fiducia nelle figure adulte di riferimento. Chi ha parlato ha scelto prevalentemente la famiglia (44%) e gli amici (26%). Solo una piccola percentuale si è rivolta ad uno psicologo, evidenziando la necessità di potenziare il supporto nelle scuole.
Sono dati preoccupanti, dal momento che dovrebbero essere proprio i docenti le figure di riferimento per i ragazzi, e che invece sembrano i primi a non agire in merito a questioni terribilmente importanti. Sempre più spesso gli insegnanti confondono gli studenti con macchine robotiche, impostate unicamente sulla “modalità studio”, dimenticandosi anche del lato umano ed emotivo tipico dei ragazzi di quell’età.
Il problema più grande però sorge quando questi atti di violenza vengono denunciati: come si deve considerare la posizione dei professori?
In realtà secondo l’articolo 2048 del Codice Civile, gli insegnanti possono essere esonerati dalla responsabilità solo se provano di non aver potuto impedire il fatto. Questo implica che devono dimostrare di aver adottato tutte le misure preventive possibili per evitare l’incidente o il comportamento dannoso, anche se talvolta può non essere così. In altre parole, la prova liberatoria consiste nell’attestare che il docente non avrebbe potuto fare nulla per prevenire l’accaduto.
Sta però alla moralità del singolo intervenire nelle questioni private degli studenti in base al proprio buon senso e aiutare a chi ne ha bisogno, valutando caso per caso l’urgenza dell’intervento e la necessità di prendere provvedimenti più o meno drastici per evitare le conseguenze più estreme e per sostenere tutti i ragazzi che sono in difficoltà.
Di Giulia Parma