POV/ Interventismo contro neutralismo nella Grande Guerra

Questo articolo fa parte di una serie che è incentrata sull’analisi di diverse tematiche attraverso punti di vista differenti, analizzati a partire da dibattiti e ricerca delle fonti.

La Prima Guerra Mondiale, iniziata nel 1914 fu scatenata dall’assassinio dell’arciduca austro-ungarico Francesco Ferdinando a Sarajevo il 28 giugno 1914 da Gavrilo Princip, un nazionalista serbo.
L’Austria-Ungheria inviò un ultimatum alla Serbia, e dopo il rifiuto, dichiarò guerra il 28 luglio 1914, dando inizio al conflitto attraverso il gioco delle alleanze. In seguitò a ciò ebbe inizio un effetto domino che portò all’entrata in guerra delle maggiori potenze europee, come Russia, Germania e Gran Bretagna.
Inizialmente l’Italia rimase imparziale e così si svilupparono due correnti di pensiero contrapposte: i Neutralisti e i gli Interventisti.
La prima corrente di pensiero fu quella dei Neutralisti che si opponevano all’entrata in guerra per motivi principalmente economici, politici e morali; infatti essi ritenevano che l’Italia potesse raggiungere i suoi obiettivi tramite la diplomazia, temendo che il conflitto portasse solo morti e che si sviluppasse una crisi sociale interna a causa dell’inflazione.
Nel 1914 l’economia in Italia era debole a causa dell’industria poco sviluppata, della dipendenza dalle importazioni di materie prime e l’entrata in guerra avrebbe fatto impennare i prezzi e avrebbe causato forti aumenti di tasse.
Dal punto di vista politico sociale l’entrata in guerra avrebbe inoltre diviso profondamente l’opinione pubblica, provocato conflitti sociali, scioperi e proteste e avrebbe destabilizzato un paese già fragile.
Inoltre avrebbe ignorato la volontà del parlamento, avrebbe rafforzato una politica estera fuori dal processo democratico.
Dal punto di vista morale, le varie categorie avevano punti di vista differenti. I cattolici avevano motivi riguardanti la morale evangelica, dato che essa considerava la guerra come un’espressione di ateismo; i socialisti vedevano la guerra come disastrosa per i poveri e i proletari.

La seconda fu quella degli Interventisti che auspicava l’intervento dell’Italia nel conflitto a fianco dell’Intesa per molteplici motivazioni sostenute da personaggi di rilievo di partiti apparentemente caratterizzati da ideologie opposte.
Sulla sponda interventista si collocano anche i conservatori guidati dai liberali di destra, Salandra e Sonnino, diffidenti verso l’irrequietezza delle piazze e prudenti in merito ai tempi e ai modi dell’entrata in guerra, e i nazionalisti, desiderosi di dare lustro alla nazione. La monarchia e gli ambienti militari, all’inizio cauti, finiscono per vedere nella prova bellica uno strumento di rafforzamento del regno, in linea con i settori finanziari e della grande industria.
Vanno infine ricordate le correnti culturali emerse dai nuovi movimenti artistici, come il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, che definisce la guerra «sola igiene del mondo». Il più carismatico tra gli intellettuali è Gabriele D’Annunzio, il quale, abile a sfruttare i nuovi mezzi di comunicazione di massa, catalizza le irrequietudini del Paese e trasforma in uno stimolo le tensioni interne alla società italiana. Il 5 maggio 1915, dallo scoglio di Quarto dove cinquantacinque anni prima partirono i Mille garibaldini, il poeta-vate pronuncia una celebre orazione inneggiando la battaglia.

Lo scontro tra i due schieramenti pro e contro la guerra, durato dieci mesi, si risolve a vantaggio degli interventisti il 24 maggio 1915 con l’entrata della nazione in guerra, a seguito degli accordi internazionali siglati con il Patto di Londra, del 26 aprile 1915 tra le potenze dell’Intesa e l’Italia, imposto a una maggioranza parlamentare scettica.
Da questo confronto emerge che due fazioni caratterizzate da ideologie opposte possano avere entrambe validi motivi che giustificano le loro azioni. Interventisti e neutralisti avevano tesi differenti, infatti gli uni volevo entrare in guerra per rafforzare il loro paese ma al contempo gli altri non volevano unirsi al conflitto per paura che il regno si indebolisse, ma entrambe fornirono idee valide per sostenere le loro preferenze.

 

Beatrice Milanta, Margherita Campi, Alice Brinzo, Nicole Di Sarro

POV/ Interventismo contro neutralismo nella Grande Guerra

POV/C’è un clima da cambiare